Suzanne Ruta.
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La Repubblica di Wally.
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Titolo originale: To Algeria, with Love. 2011.
Traduzione di: Lucia Olivieri.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Louise era una ragazza di New York che prendeva le misure al mondo, Wally un uomo in fuga dalle atrocit della guerra in Algeria. Nella Francia del 1961 erano due stranieri, a tutti e forse anche a loro stessi. La sola patria che condividevano era la stanza in cui si chiudevano a fare l'amore. Era la loro Repubblica: la Repubblica di Wally.
Con gli chansonniers in sottofondo, Louise imparer dal suo principe straniero tutto quanto  necessario sapere della vita: il francese di strada e la storia dell'Algeria, i film di Godard e i vini giusti da abbinare, le buone maniere a tavola senza una vera tavola.
Battagliero e romantico, intenso e lucido, La Repubblica di Wally  l'educazione sentimentale di una ragazza che, come ogni ragazza, impara quanto sono imprevedibili le conseguenze dell'amore.
Se "riconoscere l'altro  riconoscere una fame", in quella gelida stanza ammobiliata, nel 1961, Wally e Lousie si riconoscono, riconoscono la stessa "fame" di integrazione, di ospitalit, di conoscenza e di amore. Con il sottofondo della musica pop di quegli anni tutto sembra possibile e Lousie imparer dal suo "principe straniero", "gemello tragico e scuro di Albert Camus", tutto quanto  necessario sapere della vita: il francese di strada, la storia dell'Algeria, "le buone maniere a tavola senza una vera tavola". Ma ben presto, i doveri famigliari di entrambi, insieme al tragico corso della Storia, avranno la meglio su questo amore imprudente e idealista, la cui inevitabile fine lascer ferite tanto dolorose quanto incurabili. La repubblica di Wally  un romanzo politico e personale, dove l'abbandono, l'esilio, la scoperta di s e la guerra contro l'ingiustizia sono i grandi nodi attorno ai quali l'autrice costruisce una storia che ci ricorda quanto possano essere crudeli le conseguenze di un amore.
Sono passati quarant'anni, e oggi Louise  vecchia abbastanza per capire quanto giovane era allora: ma ha capito anche che deve fare ammenda in qualche modo. Deve farlo per Wally e per lei.
Deve ritrovare il loro figlio.
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L'autrice.
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Suzanne Ruta ha esordito nel 1987 con la raccolta di racconti Stalin in the Bronx and Other Stores, segnalato tra i New York Times Notable Books of the Year. Da allora Ruta si  dedicata al mestiere di traduttrice dal francese e dallo spagnolo e ha scritto su varie testate tra cui Time, Newsday, Bookforum. Dopo aver vissuto a lungo in Francia e Messico, oggi risiede tra New York e l'Italia.
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La Repubblica di Wally.
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PARTE PRIMA.
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Capitolo primo.
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Louise.
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In anticipo di mezz'ora e con quarant'anni di ritardo,
la storia della mia vita. Le tre e mezzo secondo l'orologio
di quel caff nel centro di Manhattan. L'appuntamento
era per le quattro. Come l'avrei riconosciuto?
Non c'era la foto sul risvolto di copertina del suo libro.
Tariq aveva detto che era alto e ossuto, aria ascetica,
occhialini rotondi di metallo, tipo Gandhi o John Lennon, uno dei due.
Era stato Tariq a fissare l'ora e il luogo dell'incontro.
Il mio angelo della strada aveva lavorato come autista di
ambulanza a Parigi. Ora guida una limousine a New York,
ma non ha perduto l'istinto del salvatore.
Attiro gli incidenti come una calamita, disse quel
giorno al pronto soccorso del Bellevue Hospital. Quelli
degli altri. Passava di li in macchina quel pomeriggio,
quando il povero vecchio Friedrich si era accasciato sul
marciapiede. Aveva sbattuto la fronte, sanguinava. Tariq
l'aveva visto, era balzato gi dall'auto, l'aveva sollevato e
portato in ospedale, dove gli aveva trovato nel portafoglio
il mio nome col numero di telefono.
Mezz'ora dopo, quando arrivai, dall'espressione di
Friedrich sembrava che alla fine le SS ce l'avessero fatta
a catturarlo. Era ancora in s? Trattenendo le lacrime,
provai a parlargli.
Hai sentito, Friedrich? Questo signore cos gentile
ha vissuto a Parigi, proprio come te. Era lucido: non
appena mi sent nominare Parigi, si alz faticosamente in
piedi e si mise a cantare La Marsigliese. La ricordava tutta,
parola per parola.
Raro esempio di sciovinismo, comment Tariq mentre
un'infermiera, accorsa a zittire Friedrich, spariva con
lui dietro una porta a spinta.
Oh, Friedrich non  francese,  un rifugiato francofilo
della Germania nazista. Uno dei tanti. Senta,  stato
davvero gentile, non so come ringraziarla, ma dovr tornare
al lavoro, immagino.
Tariq mi rispose di non preoccuparmi, che aveva orari
flessibili. Lavorava al consolato francese, come autista e
guida delle celebrit in visita.
Celebrit? domandai. Jean Gabin? Catherine Deneuve?
Bernard-Henri Lvy?
Tariq disse che di solito erano personaggi di cui a New
York non aveva sentito parlare nessuno, cosa che semplificava
il suo compito. In quei giorni, ad esempio, gli era stato
affidato un algerino in esilio, autore di un best seller. Si
strinse nelle spalle. Quel genere di libri per cui i francesi
impazziscono per una stagione. Lo sa come succede l, 
un fenomeno ciclico, breve come la vita di un moscerino.
Credo che a New York l'avranno letto al massimo in tre.
Quando disse il nome, esclamai: Davvero? Allora sta
parlando con una di quelle tre persone. Mi piacerebbe moltissimo
incontrare Aissa Abderrahmane. Crede di riuscire
a procurarmi un'intervista?
Tariq disse che non avrebbe avuto difficolt. Per quale
giornale lavora?
Mentii. Pi d'uno.
Sono certo che ne sar felice. Lasci fare a me.
Un tempo conoscevo l'Algeria a memoria. Grazie a un
canale diretto, che al momento si trovava in Francia, ma
sincero, loquace, appassionato.
Te lo giuro, Louise, ripeteva sempre.
Non giurare, dicevo a Wally, cos si chiamava, cos
l'avevamo chiamato noi. Ti credo lo stesso. Ma era un
tic verbale che non abbandon mai. Una spaziatura, una
scansione ritmica di quel che diceva.
Poi lo persi. Ci perdemmo. Colpa sua, colpa mia, di nessuno,
chiss. Mi stancai di provare a capire chi fosse da
biasimare. Preferii semplicemente dimenticare lui e tutta
la sua gente. Vissi la mia vita senza di loro imponendomi
una deliberata ignoranza di tutto ci che riguardava l'Algeria.
Lasciai la Francia, tornai a New York e sposai un
emigrato europeo, un uomo di buon cuore che parla correntemente
cinque lingue. Ho amato mio marito, allevato
i miei figli e insegnato spagnolo alle scuole superiori. Ma
la mia mente non  mai stata libera da vecchie distrazioni,
il rumore di una sega circolare, il latrato di un cane, che
rendevano difficile pensare al qui e ora.
Un jour tu verras, on se rencontrera. Un giorno vedrai,
ci rincontreremo: io e Wally ascoltavamo spesso quella
canzone. Non credo che avessimo il disco, ma quando la
sentivamo alla radio smettevamo di fare qualsiasi altra cosa.
Non era la nostra canzone, di quelle ce n'era una lunga
lista, ma il suo modesto ottimismo ci rinfrancava.
Quella promessa non  stata mantenuta. Desideravo
raccontare ad Aissa Abderrahmane, algerino errante e polisillabico,
cos'era accaduto. Leggendo il suo libro mi era
parso di sentire la voce di Wally. Con la sola differenza
che lui, quando c'eravamo incontrati, aveva un mondo intero
a cui sognare di fare ritorno, mentre quello di Aissa,
una generazione pi tardi, gli si era rivoltato contro, scacciandolo
ed esiliandolo in terra straniera.
Wally parlava tanto che io lo chiamavo il mio pappagallo.
Nel libro di Aissa il narratore  un pappagallo. E
quando l'uccello sparisce da un malconcio albergo su una
spiaggia a est di Algeri, il proprietario accusa di furto i suoi
giovani dipendenti, facendoli arrestare e torturare. Nel
frattempo il vecchio pappagallo  volato in Francia e si 
rifugiato in un parco pubblico, ma quando dal suo comodo
angolino viene a sapere del disastro che ha provocato
quasi muore di dolore.
Non stia tanto a pensare a quello che ha perduto, -
volevo dire ad Aissa. Ascolti me invece. Io e Wally abbiamo molte cose da raccontarle.
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Aissa.
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Non avrei mai pensato che quel libro da niente sarebbe
diventato un best seller. Una settimana dopo l'incidente mi
ero seduto a scrivere il biglietto da lasciare sulla scena del
mio suicidio. Dovevo avere molti conti in sospeso, perch
dopo sessanta pagine capii che avrei continuato a vivere
per concludere quella tirata. I francesi amano i libri vagamente
autobiografici: mi hanno paragonato a Esopo e La
Fontaine (sempre animali parlanti!), mi hanno invitato alla
televisione, e mi fermavano per strada per ringraziarmi.
Ringraziarmi di cosa? Sarebbe mille volte meglio se
mia moglie fosse ancora viva e io morto. Sarebbe rimasta
vedova, sola, ma pur sempre giovane, piena di vita, e un
giorno si sarebbe probabilmente risposata e avrebbe avuto
dei bambini, non miei, ma che importa? Qualunque cosa
accada, le generazioni devono continuare a succedersi l'una
all'altra,  questo che conta. Nella speranza che qualcuno
un giorno faccia qualcosa di buono.
Vous n'avez pas la priorit. Non avete voi la precedenza.
Perch no? Cos'ho io che non va? Per quale motivo non
conto nulla? Ho lottato contro quei segnali a tutte le rotatorie
che incontravo, e in Francia ce n' una a ogni passo.
Non prendertela, tesoro, mi ripeteva mia moglie tra
un sonnellino e l'altro. Si assopiva per sfuggire alle sue preoccupazioni,
e alle mie. Appena arrivati in Francia, in fuga
dalla guerra civile algerina, per un po' sembr che la sorte
ci sorridesse. Eravamo partiti con una valigia di libri e il
nome del protettore che avremmo trovato sull'altra sponda.
Francese dalla testa ai piedi, di una stirpe di contadini
del Berry, nel cuore del paese, Jean G. aveva insegnato
alle elementari in Algeria quando l'Algeria era nuova di
zecca, irrimediabilmente povera e dissestata. Cinquanta
ragazzini in un'aula, docili, desiderosi di imparare: la disciplina
non era certo un problema allora, solo la fame, i
pidocchi, la TBC e i genitori scomparsi. Una nazione di orfani.
Ci raccontava le storie di quei tempi leggendari, cucinava
per noi, ci prestava la macchina quando la nostra si
rompeva e ogni volta che gli chiedevo dell'affitto rispondeva:
Non c' fretta.
Ma la sua gentilezza non poteva salvarci dal nostro destino.
Una mattina di quel primo inverno in Francia un grosso
furgone di macelleria spunt dalla nebbia a tutta velocit
investendo in pieno la nostra auto dal lato del passeggero.
Ad aggiungere orrore all'orrore, durante l'inchiesta scoprii
chi aveva la precedenza. Non io, ma il furgone, il cui
autista era rimasto illeso. Mia moglie mor all'ospedale di
provincia qualche ora dopo l'incidente. Ero responsabile
della sua morte. Potevo essere imputato di omicidio colposo,
invece mi ritirarono la patente e mi mandarono via.
E io cominciai a scrivere il libro.
Il ministro della Cultura mi convoc domandandomi con
squisita cortesia se non fossi in qualche modo interessato a
fare un viaggio negli Stati Uniti in qualit di ambasciatore
della Francophonie, quel mondo che parla francese fuori
dei confini della Francia. Sarebbe stato vile da parte mia
rifiutare, visto il pessimo trattamento che a New York i media
riservano al popolo arabo. Accettai senza convinzione.
Era il primo anno della guerra al terrorismo e, come
immaginavo, al controllo passaporti mi diedero del filo da
torcere. Mi chiamarono da parte per prendermi le impronte
digitali e per interrogarmi. Dopo un'altra ora di attesa, mi
congedarono con la solita formula: Benvenuto negli Stati
Uniti d'America. Buon soggiorno. Tariq, la mia guida,
si scus per la tiepida accoglienza. I suoi poteri, come
li chiamava misteriosamente lui, non coprivano il campo
della sicurezza nazionale. Era un curdo di origine turca,
un emigrato come me. Mi era assai simpatico, ma trovavo
ripugnante l'idea di girare su una limousine coi finestrini
oscurati. Gli dissi di ritenersi libero per tutta la settimana
e mi accinsi a esplorare la citt a piedi.
New York era in lutto. Monumenti di bronzo e di cartone,
montagne di fiori, uno stuolo di candele. Orsacchiotti.
Cercai di immaginarli ad Algeri, che a stento si stava
rimettendo in piedi dopo la guerra civile. Impossibile. Il
nostro incrollabile regime ci imponeva di dimenticare la
violenza che aveva prima fomentato e poi portato avanti.
Mentre per quel che riguarda i gruppi islamici che erano
ricorsi alle armi nel tentativo, fallito, di abbattere il governo,
ecco, di loro era stato spazzato via tutto, spazzato
sotto un tappeto grande quanto la distesa del Sahara.
Non c'era n mai ci sarebbe stato nulla ad Algeri che
potesse essere paragonato al muro commemorativo davanti
a un ospedale di Downtown Manhattan, dove un centinaio
di famiglie angosciate avevano appeso le fotografie
dei propri cari: quei precipitosi appelli avevano da tempo
svolto la loro funzione, ma nessuno se la sentiva di far sparire
quella bizzarra schiera di ragazzi in tenuta da baseball,
spose in ghingheri e laureati in tocco e toga.
Il volto  la prova che rende la prova possibile, dice
Lvinas, il filosofo francese. E un muro di volti scomparsi, allora?
Eh gi!, sentii uno di quei volti esclamare in tono
canzonatorio. Guardai meglio. Nella seconda fila dall'alto,
tra un impiegato di Trinidad che sorrideva felice, e
un cameriere ecuadoriano in camicia inamidata e papillon
nero, c'era mia moglie, che mi fissava. La somiglianza era
troppo evidente per poter essere una coincidenza, non mi
sarei certo lasciato imbrogliare dal nome diverso. Conoscevo
quella fotografia, l'avevo scattata io il giorno della sua
laurea, nel 1987. Con un sorriso di sfida brandiva il rotolo
del diploma, come ad avvertire il mondo che era pronta a
scendere in campo. Mi era stato davvero concesso un tale
dono? L'universo stava sul serio per rinunciare alle sue leggi
per me? Forse non avrei dovuto fare altro che comporre
il numero sotto la foto e tutto sarebbe tornato a posto.
Composi il numero sul cellulare che mi aveva dato Tariq.
Il telefono continu a squillare finch non comparve
Tariq, chiss da dove, che mi tolse di mano il cellulare.
Mi aveva seguito per tutta la settimana? Come potevo non essermene accorto?
Meglio lasciar perdere, mi disse in tono pacato, porgendomi
il fazzoletto. Aveva ragione, avevo il viso bagnato.
Me lo asciugai e lo seguii alla macchina.
Da allora in poi obbedii docilmente a qualsiasi cosa dicesse
Tariq. Concessi interviste su e gi per Manhattan.
Sempre le stesse domande: Perch c' tanta violenza nel
vostro paese? In che modo l'11 settembre ha cambiato la
sua vita? Ero stanco di discutere. Fu un sollievo trovarmi
ad ascoltare Louise. Un'altra macchinazione del presciente Tariq?
Perch proprio io? domandai quando scoprii che
non voleva farmi domande. Voleva parlare. Una sorta di
confessione.
Lo capir quando mi avr ascoltato.
E perch proprio adesso?
Perch adesso sono abbastanza vecchia da capire quanto
ero giovane nel 1961.
Il 1961, forse l'anno peggiore della nostra ultima, lunga
guerra contro i colonizzatori francesi. Non che gli altri
fossero migliori.
Doveva essere una bambina allora.
Lei scosse la testa.
 gentile: avevo ventun anni.
E dove? Non in Algeria, c'era la guerra. In Francia,
forse? Ha conosciuto uno dei nostri. Un combattente? -
L'impetuoso esercito di ribelli che conquistava ogni cosa
sul proprio cammino, inclusi i cuori delle donne europee
che sarebbero poi rimaste deluse dalla metamorfosi dei nostri
liberatori in arcigni burocrati di una dittatura tirannica.
Vecchia storia. Con divorzio all'algerina.
Ero nel Sud della Francia. Ma Wally non era un combattente.
Era solo uno che cercava di tirare avanti. E,
dopo una pausa: Siamo stati buoni amici per un po', ma
alla fine l'ho deluso.
Lo ha deluso LEI? Questo era uno sviluppo inatteso.
Ma voglio fare ammenda, replic, ignorando la mia
perplessit.
Ammenda? Non sapeva che nel paese da cui vengo
io non esistono ammende, scuse, riconciliazioni, ma solo
rancori, faide, vendette, massicce rappresaglie, sepolture
affrettate e il silenzio imposto dalla legge? Adesso ero curioso,
ma con cautela.
Mi piacerebbe essere breve, senza tante digressioni.
Veni, vidi, vici. Per non sono all'altezza di quella concisione.
Anzi, la storia potrebbe andare un po' per le lunghe.
Capii come fosse potuto accadere che una strana combinazione
di malizia e malinconia l'avesse fatta finire nei guai.
In che anno  nato, lei? mi domand. Sans indiscrtion.
Nel 1965.
Per l'appunto, comment lei misteriosamente.
Per l'appunto, concordai, in attesa del resto.
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Capitolo secondo.
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Louise.
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...
Ho sempre detestato l'ingiustizia. Ho preso da mio padre,
in questo. Era un uomo di sinistra, un ribelle, non ha
mai impugnato un'arma, n messo una carica di dinamite
in un covone di fieno, ma in giovent ha girovagato per
gli Stati Uniti, da est a ovest, facendo la fame, senza un
soldo, in cerca di eroi, anarchici, socialisti e sindacalisti
leggendari. Io ne ho imparato i nomi, le canzoni, sin da
piccola. Ma quando aveva quarant'anni, una moglie e dei
figli da sfamare, si leg a un nuovo gruppo di amici, ex comunisti
mortificati a vita da un viaggio terrificante a Mosca
nel 1929. Uomini ripiegati e svigoriti che divennero i
suoi mentori e contribuirono alla sua carriera passandogli
informazioni che lui trasformava in articoli da prima pagina
per il quotidiano su cui scrisse con successo per qualche
anno, finch a met anni Cinquanta il giornale non chiuse
all'improvviso, lasciandolo senza un impiego. Mia madre
and a lavorare mentre lui restava a casa a ricordare i vecchi
tempi. Io ero costretta a fargli da pubblico. Mi nutr di
leggende che accesero la mia immaginazione e il mio senso
di giustizia. Ma quando cominciai a cercare, alle conferenze
e nelle marce antinucleari, il genere di compagnie
che aveva frequentato lui da giovane, grid al tradimento.
Sei tu ad avere tradito l'uomo che eri, gli risposi infervorata,
rimpiangendo quelle parole nel momento stesso
in cui le pronunciavo, perch non  giusto colpire un uomo
gi al tappeto, ma non mi scusai e lui non mi perdon.
Da quel momento in poi, finch non me ne andai di casa,
non ci rivolgemmo pi la parola. Attraversava la strada
per non incrociarmi. Se lo vedevo io per prima, mi infilavo
in un portone per risparmiargli la dura prova di un incontro
faccia a faccia.
In quegli anni di guerra fredda domestica, mi sarei sentita
persa senza gli zii. Gli uomini che avevano sposato
le sorelle di mia madre portavano l'aria d'altri mondi nella
soffocante intimit matriarcale che di fatto vigeva nella
nostra famiglia. Avevano combattuto la guerra che io ero
nata troppo tardi per conoscere se non attraverso racconti
altrui e vaghissimi ricordi. Dico combattuto, ma dubito
che nessuno di loro abbia mai fatto fuoco se non durante
l'addestramento o per esercitare la mira su qualche malcapitato
volatile esotico.
Lo zio Sid era stato fotografato in Europa, con la giacca
Eisenhower e il berretto militare. Aveva visto la disperazione
profonda a Bruxelles, donne che avrebbero fatto
qualsiasi cosa per mezzo chilo di caff. Nella Germania
settentrionale invece... non amava parlare di quello che
aveva visto. E non ne aveva mai fatto parola con sua moglie,
ma l'aveva raccontato a me perch sapeva che avevo
in mente di viaggiare e quando fossi arrivata in Europa e
avessi visitato musei e cattedrali, avrei dovuto in qualche
modo far combaciare tutto: la grande tradizione culturale,
gli edifici maestosi e i racconti dello zio Sid su Bergen-Belsen
nell'autunno del 1945. A quel tempo era un campo
profughi, era stato ripulito, ma aveva sentito storie da
far diventare i capelli bianchi nel giro di una notte. Non i
suoi, naturalmente, scherzava, visto che era gi calvo nel
1945 sotto il suo bel berretto militare.
Lo zio Max, un ufficiale medico focoso e baffuto, era
stato spedito nel Pacifico armato di ingenti quantit di
DDT, e aveva combattuto strenue battaglie contro la malaria
e la febbre gialla. Lui e la zia Phyllis avevano deciso di
sposarsi tre settimane dopo essersi conosciuti e dopo altre
tre lui era salpato da New Orleans e la zia Phyllis non l'aveva
pi visto per due anni. Ma lui le spediva delle belle
lettere scritte sulla carta sottilissima della posta aerea, insieme
a gonnelline di paglia, suggestive sculture intagliate
in leggeri legni esotici con frammenti di conchiglie opalescenti,
e minuscole fotografie dove compariva a torso nudo
e pantaloncini corti in compagnia di uomini tarchiati e
scuri di pelle vestiti come lui, non per scelta, ma soltanto
perch tra tutti non possedevano neanche una camicia. Lo
zio Max era un radicale, credeva nella rivoluzione dal basso
e alla fine della guerra sarebbe rimasto nelle Filippine
come consigliere del movimento di guerriglia se a casa non
ci fosse stata la zia Phyllis ad aspettarlo. E poi arrivarono
i figli, i miei cugini, tre in appena cinque anni.
 pi facile avviare una famiglia che fermarla, mi
diceva scherzando. Ricordatelo al momento opportuno,
piccola ragazzina.
Mi chiamava piccola ragazzina, traducendo dall'yiddish.
Mi sarei gettata nelle fiamme dell'inferno per lui.
Diceva sempre che mi conosceva meglio di quanto mi conoscessi
io: Hai il cuore tenero tu, proprio come tua zia
Phyllis. Devi fare attenzione a dove lo metti, se non vuoi
che ti si sciolga come un pezzo di burro.
Nel 1954 ci fu una grande riunione di famiglia quando
la zia Nora torn dall'Europa per la prima volta dopo la
guerra. Nora era entrata in contatto con la storia nel modo
pi rapido e diretto: sposandola. Suo marito, lo zio James,
alto e di bell'aspetto, era inglese. Si erano incontrati a New
York negli anni della guerra ed erano partiti per l'Europa
nel 1943 su un convoglio navale che impieg sei settimane
a raggiungere l'Irlanda, deviando verso sud fino alla costa
del Brasile per evitare i sottomarini tedeschi. La zia Nora
e suo marito erano vividi e reali, avevano conosciuto il
pericolo e i razionamenti alimentari e avevano visto con i
loro occhi le strade bombardate di Londra prima di volare
a Lisbona, dove lo zio James era stato inviato in missione
segreta. Problemi alla schiena gli avevano impedito di entrare
nella RAF, mi disse la zia Nora un pomeriggio quando
mi trov rintanata in camera da letto a leggere i diari
di Andr Gide. Avevo gi intuito che ero destinata a vivere
in Francia, e per essere pronta quando fosse giunto il
momento mi stavo leggendo l'intero scaffale di letteratura
francese della nostra biblioteca di quartiere.
Un uomo orribile, quel Gide. Non so proprio cosa
possa raccontarti che valga la pena di sapere. Come abbordare
qualche giovanotto in un bagno pubblico?
A quattordici anni non avevo la minima idea di cosa
stesse parlando la mia bella zia espatriata.
Il tuo accento non  male:  James a dirlo, lui se ne
intende. Ma ci sono altre cose da imparare oltre a quelle
che insegnano a scuola. Lo sai, vero?
Naturellement, risposi.
 per strada e nei caff che si impara una lingua. Immagino
che tu conosca gi Sartre a memoria?
Non ancora.
Un uomo ripugnante. Assomiglia a un pesce palla. Lo
vedevamo spesso al Flore nel '49. Comunque non capisco
proprio perch tu voglia imparare il francese.  molto pi
bello l'italiano. E non lo dico io, ma Stendhal. Fare conoscenza
con gli italiani non  pi semplice, ma almeno si
mostrano amichevoli. Per loro la vita sociale  un gioco,
una commedia dell'arte. In Francia le buone maniere non
esistono pi.
Non insegnano italiano nella mia scuola, dissi, sperando
che la zia si impietosisse e mi portasse con s in Europa
emancipandomi prima del previsto. La zia Nora e lo
zio James non avevano figli e disapprovavano il modo in
cui venivano educati i nipoti, viziati, secondo loro, dalle
famiglie. Nora era una convinta fautrice di collegi, letti
scomodi, docce gelide e grumose scodelle di porridge: il
regime del futuro sovrano d'Inghilterra.
Potrei mandarti in una scuola dove impareresti il latino
e il greco. James dice che sono alla base di ogni sapere.
Ma  impossibile strapparti a tuo padre. Sarai costretta a
vincere un'importante borsa di studio, dovrai usare le migliori
arti di persuasione, se vuoi convincerli a farti partire.
Peccato, perch sar pi difficile per te a quel punto, a
diciotto, vent'anni. Sarai un'americana dalla testa ai piedi,
una provinciale di New York: non c' provincialismo
peggiore di quello che nasce su questi marciapiedi. Vabbe',
io me lo sono scrollato di dosso, immagino che possa
riuscirci anche tu.
Ma certo, esclam lo zio James entrando, afferrandomi
per i fianchi con le sue grandi mani e sollevandomi
per aria, per poi rimettermi gi piano piano.
Allenati a camminare con un libro sulla testa, se vuoi
il mio consiglio. Mento sollevato, spalle sciolte, sedere in
dentro, per un'andatura alla Audrey Hepburn...
Sta leggendo Gide, disse la zia Nora, convinta che
ne sarebbe rimasto sconcertato.
Eh, perch no? In lingua originale? Ma certo. Ottimo
modo di ampliare il proprio vocabolario. Non ti preoccupare,
ti mander io qualcosa di meglio.
Mi sped Senza famiglia di Hector Malot. Era la copia
che aveva letto lui, orfano, a scuola, per imparare la lingua.
La letteratura francese  piena di orfani. Quella inglese,
del resto, non  da meno.
Da allora in poi lo zio James e la zia Nora vennero negli
Stati Uniti ogni due anni, trattenendosi abbastanza a lungo
per gettare nuovi semi di dubbio e scontento nella mia
mente. James si prendeva gioco dei cognati, i miei amati
zii. Cortese e rispettoso in loro presenza, quando era solo
con me esclamava: Per tutti i numi, uomini fatti che bevono
ancora latte!
Lui si limitava a critiche specifiche, era la zia Nora che
condannava in blocco la fibra morale dell'America del dopoguerra.
Mi consigliava di correre in Europa alla prima
opportunit. Lo zio James si era laureato all'universit di
Cambridge, era stato scartato dalla RAF perch era troppo
alto per entrare nell'abitacolo di un caccia. Ma era stato a
Londra durante il Blitz e non ne parlava mai perch, diceva
Nora, dando lustro alla reputazione del marito alle sue
dolenti spalle, lo zio James era un perfetto esempio dello
stoicismo, dell'altruismo e dell'attitudine al servizio che
avevano sostenuto il grande impero britannico per pi di
due secoli. La zia Nora ne rimpiangeva la scomparsa.
Dalla caduta dell'impero britannico non c' pi moralit
nei rapporti internazionali, la sentii dire una volta.
Mi parve un'affermazione infondata, ma non mettevo mai
in discussione quello che dicevano gli zii e le zie.
Non potevo, tuttavia, impedire che lo facessero tra loro.
L'Europa? esclam lo zio Sid quasi dovesse sputare
un boccone avvelenato. Decisamente sopravvalutata.
Tua zia Nora ti ha raccontato un mucchio di frottole.
Cos'hanno loro che noi non abbiamo, a parte un passato
infamante? Lo so, hai letto tutti quei moralisti, Camus,
Sartre e gli altri, con i loro manifesti e i loro premi Nobel,
ma quei nobili discorsi sono solo fumo negli occhi. Cercano
di giustificare la brutta figura che hanno fatto durante
la guerra, non personalmente, certo, ma diciamocelo, la
Francia non ne  uscita a testa alta, e la Germania, vabbe',
lasciamo perdere. Non hai intenzione di andartene in
Germania, vero? Te lo sconsiglio vivamente.
Io ero pronta ad andare ovunque la commissione
Fulbright nella sua saggezza decidesse di inviarmi, ma per
non contraddire mio zio, gli assicurai di avere chiesto una
borsa di studio per la Francia, visto che conoscevo un poco
la lingua.
Non stare via troppo. Abbiamo bisogno di te qui, -
replic affettuosamente. Se non mi ci avesse mandato
lo Zio Sam, io ne avrei fatto volentieri a meno. Per il momento
l'Europa non  tra le mie priorit, forse tra qualche
anno, concluse con un tono che lo faceva sembrare vecchio
e stanco e forte di certezze inoppugnabili. Una voce
da Vecchio Testamento, mi venne da pensare. Si sarebbe
quasi detto che lo zio Sid fosse nato con gli occhi scuri e
profondi e le sopracciglia marcate di un profeta tormentato.
Avevano tutti qualche consiglio da dare alla bambina
in partenza: ero una ragazzina viziata quell'estate, anche
se avevo ventun anni e una laurea in tasca. O, se non proprio
viziata, ero ingenua, ipersensibile, inesperta.
Hai qualcosa che qualsiasi uomo europeo troverebbe
desiderabile, mi avvert lo zio Bud, l'avvocato di famiglia.
Davvero, e cosa? domandai, non a caccia di complimenti,
ma per permettergli di dire la sua battuta. Facevo
sempre da spalla agli zii, soprattutto con Bud, il cabarettista
di famiglia.
Il tuo passaporto americano. Sei anche graziosa e carina,
 chiaro. Sin troppo, ti dir, per i miei gusti. Una vera
bocca da baci. Tua zia mi uccide se mi sente, ma qualcuno
ti deve pur dire le cose come stanno. Ricorda, si deve posare
il culo in un posto alla volta. Capisci? Lo zio Bud
non vantava origini italiane, ma sosteneva di avere stretti
legami con importanti personaggi di Cosa Nostra.
Lo zio Sid scese nello scantinato della villetta costruita
da poco in un nuovo quartiere di periferia e torn con
il suo vecchio giubbotto militare.
L'avevo addosso quando ho lasciato la stecca. Ti piace
l'espressione? Mi piaceva il suo infallibile senso dell'assurdo
e la solerte generosit.
Prendilo, non si sa mai. Quando ero li, il look da residuato
militare andava alla grande. Certo, si parla di quindici
anni fa. Se trovi qualcosa di pi attuale, compralo, te
lo pago io. Siamo d'accordo?
Lo zio Max fu affettuoso, materno. Vogliamo che tu
ti diverta laggi, ma ricordati, se succede qualcosa e cambi
idea, prendi il primo aereo e torna a casa. Perch tanto
pessimismo?, mi domandai. Aveva cos poca fiducia in
me? No, era lo Zeitgeist che lo preoccupava. La Francia
 in ginocchio: tua zia e io lo sappiamo per via degli amici
che abbiamo laggi. Non tutti si rendono conto che  una
nazione in guerra dal 1939. Vedo che  una novit anche
per te. Comunque, lo scoprirai presto. Migliaia di ragazzi
della tua et o poco pi sono stati arruolati e mandati a
morire in Algeria. Come al solito gli Stati Uniti hanno fatto
il doppio gioco, incoraggiando l'Algeria a parole mentre
fornivano elicotteri e mezzi pesanti ai francesi. Sono tutte
cose che troverai sui giornali. Potrebbe anche non riguardarti
da vicino, ma la Francia sotto De Gaulle non  un
paese progressista, non  proprio il posto ideale.
Parigi si rivel all'altezza delle cartoline: un grande spettacolo,
dotato di una sfavillante bidimensionalit scenica
che sapevo non sarei mai stata in grado di sfondare. Le
bancarelle di libri lungo la Senna, il panorama del fiume
dal Pont des Arts. Madame Chevai, davanti a venti studenti
Fulbright, si scus delle lacrime al ricordo di quando,
alla Gare de l'Est nell'estate del 1945, aveva atteso i
deportati di ritorno dai campi di concentramento.
In che stato arrivavano, non avremmo mai immaginato...
Rinunci a descrivere cos'aveva visto quel giorno.
Prima aveva garbatamente scherzato sulla comicit
del proprio nome. Indossava un raffinato tailleur grigio,
sciancrato. Il suo umorismo, l'eleganza e i ricordi dolorosi
erano in qualche modo collegati, come aveva suggerito la
zia Nora: l'estetica della tragedia. In seguito mi domandai
perch nessuno dei presenti avesse offerto la spalla o un
fazzolettino alla povera madame Chevai, assalita da inenarrabili memorie.
E che dire del gruppo di studenti che, seduti al tavolino
di un caff sul boulevard Saint-Michel, non lontano
dalla Sorbona, sbeffeggiavano un mendicante? Cos'aveva
fatto per guadagnarsi la loro ostilit? Perch volevano aggiungere
gli insulti alla sofferenza? Quel clochard era un
uomo in disgrazia e la loro insensibilit, i loro schiamazzi
ingiuriosi, mi sconcertarono. La Parigi crudele e compiaciuta
che scoprii nell'autunno del '61 mi fece venir voglia
di scappar via. Per quanto il mio francese potesse essere
grammaticalmente perfetto, perfetta la pronuncia (Vous
parlez rudement bien le franais, era l'ambiguo complimento
che mi veniva rivolto), ero una straniera, un oggetto
d'indifferenza, se non d'esplicito spregio. Persino sentirmi
chiamare mademoiselle mi faceva fremere di disagio, il
tono mi pareva canzonatorio pi che cordiale.
Quando a chiamarmi mademoiselle era Wally, invece,
c'era sotto qualcos'altro. Un sorriso dolente, con cui mi
teneva a distanza, finch non gli caddi tra le braccia.
...
.
...
Capitolo terzo.
...
.
...

La commissione della borsa di studio concedeva ai neolaureati
un mese a Parigi e poi li spediva in provincia, per
il nostro bene presumibilmente. Ed  cos che finii a Cularo,
nelle Alpi, per la prima volta sola e lontana da casa.
Il mio primo amico in Francia portava un lungo impermeabile
dal colletto rotondo che ne denunciava le origini
americane. Per me era una creatura esotica. Gli Stati Uniti
sono un grande paese e io non avevo mai visitato lo stato
da cui veniva lui, l'Arkansas. Una rigida educazione battista
e i due fratelli maggiori, pilastri della chiesa locale,
l'avevano spinto all'avventura europea.
Vogliono sapere della mia vita dissoluta nel covo dell'iniquit.
Non troppo dissoluta, per, altrimenti mi costringerebbero
a ritornare a casa in un batter d'occhi. Ci penser
la commissione di leva, comunque. Ho i giorni contati.
Era un tipo loquace, allegro, con un umorismo asciutto,
autoironico. Si definiva un tipo da pane al latte. Mi
incuriosiva: usava espressioni che avevo trovato soltanto
nei libri di Faulkner, tipo va' a scopare il mare. Io invece
lo attraevo per le ragioni sbagliate: non c'erano ebrei
nella cittadina da cui veniva.
Non aveva messo a frutto il denaro di quei due bacchettoni
dei suoi fratelli, diceva scherzando. Nessuna dissolutezza,
solo una flemmatica storia d'amore con una ragazza
francese che aveva incontrato quell'estate. L'aveva
seguita a Cularo per il primo semestre. Lei si era messa in
testa di farsi sposare, cosa che lui trovava lusinghiera, ma
anche allarmante. Gli sarebbe piaciuto poter essere pi
sicuro di lei e di se stesso. Aveva detto a Josette che forse
fare l'amore avrebbe potuto fugare i suoi timori, ma lei
non pareva disposta a compiacerlo: era giusto riuscito a
baciarla qualche volta, niente di pi. Perch era cos difficile
vincere le sue resistenze? Aveva forse la sensazione
che lui non fosse all'altezza, lo aveva gi inquadrato, o si
aspettava che la travolgesse?
Non sono un uomo travolgente, si rammaricava.
Sono un tipo impacciato, non si vede?
Scommetto che  proprio quello che le piace di te, -
dissi al povero Charles, che era alto e dinoccolato e assomigliava
un poco a Jimmy Stewart in Harvey. Si confidava
nel corso di lunghe passeggiate nella famosa fortezza della
citt: un monte in fondo a ogni strada, vantavano le locandine
pubblicitarie, ed era vero, anche se quelle fredde
montagne grigio ferro, invece di permettere allo sguardo di
spingersi lontano, lo rinserravano da tutti i lati. Intrappolavano
ogni mattina la foschia in quella stretta valle dove
le strade correvano lungo le sponde di un fiume impetuoso
dalle acque grigiastre. Una citt cupa, triste, con un gran
traffico di biciclette. Il riscaldamento centralizzato pareva
sconosciuto. Gli studenti si sedevano intorno a puzzolenti
stufe a gas, costretti a lavarsi con l'acqua fredda e a
rispettare il divieto di ricevere nella propria stanza ospiti
di ambo i sessi tanto di giorno quanto di notte ospiti che
avrebbero fatto salire la bolletta dell'elettricit, strillato in
strane lingue e disturbato il meritato riposo dei residenti.
Il problema non sei tu, dissi un giorno a Charles.
 questo posto. Fuggiamo.
L'idea gli piacque immensamente. Nessuno dei due
aveva ancora visto il Mediterraneo. Thalassa, thalassa,
esclamai. Mare, in greco. Nelle sue lettere da Londra la
zia Nora mi aveva ripetutamente avvertito: non lasciare
CHE GLI STUDI INTERFERISCANO CON LA TUA EDUCAZIONE.
Ma anche senza quel consiglio sarebbe stata irresistibile la
tentazione di abbandonare l'universit a met settimana:
le aule soffocanti, i professori, tronfi e arroganti, i compagni
infantili e imprigionati nelle maglie di un malriposto
timore reverenziale mescolato a un confuso risentimento.
Partimmo la mattina seguente. Io infilai un cambio in
un fagotto e lo legai a un bastone. Non ricordo dove l'avessi
trovato, quel bastone, ma era proprio della lunghezza
giusta.
Sono in partenza con zingari ed ebrei! esclam
Charles citando il suo Karamazov preferito, Dmitrij. (Ivan
era troppo duro, freddo, e il lato femminile di Alesa lo terrorizzava).
L'amore per Dostoevskij l'aveva incoraggiato
a studiare russo all'universit, una lingua che per lui rappresentava
un modo di sfidare l'abissale conservatorismo
dei genitori.
Il mio fagotto al vento non era pratico per fare l'autostop.
Dopo mezz'ora l'avevo smontato infilando il contenuto
nella borsa da viaggio di Charles insieme a una puzzolente
stufetta ad alcol che ci sarebbe tornata utile per farci il t.
Partimmo da Cularo verso le dieci del mattino su un camion
diretto a Montlimar. L'autista e il suo compagno sistemarono
Charles nel cassone coperto da una cerata, e dissero a
me di salire davanti, in mezzo. A quel tempo nutrivo un'assurda
fiducia in chiunque, incapace com'ero di prevedere o
di riconoscere cattive intenzioni. In vent'anni nessuno mi
aveva mai fatto del male deliberatamente. In maniera involontaria,
chiaro, era tutta un'altra storia, persino peggio
forse, perch non ci si pu difendere dal dolore che possono
procurarti, senza volerlo e senza neanche accorgersene,
i tuoi genitori, per esempio. Ci si trova a rammaricarsi per
loro e perdonarli in anticipo a costo di qualsiasi sofferenza.
I due camionisti ci lasciarono sani e salvi alle porte di
Montlimar; convinsi Charles a entrare in citt per assaggiare
il famoso torrone, poi tornammo sulla via principale
dove aspettammo un'ora e mezzo sotto le raffiche di un
vento gelido finch non si ferm un medico a bordo di una
spaziosa Citroen. Ci avverti cordialmente che quando soffia
il mistral, Marsiglia  un tormento, perch non andavamo
in Corsica? Ci voleva un attimo e l avremmo trovato
giornate calde, assolate e gente che parlava francese. Io ne
fui entusiasta e Charles felice di seguirmi.
Ma prima avevamo qualcosa da fare nella stanza di un
alberghetto a una stella vicino al porto vecchio. La nostra
richiesta di casti letti separati aveva provocato una tale
ilarit che avevamo fatto rapidamente marcia indietro
optando per un lit doubl. Esausti dal viaggio, crollammo
lunghi distesi sopra le coperte senza neanche spogliarci e
ci addormentammo come due bambini. Il mattino seguente,
per, le cose presero un'altra piega. Dev'essere stato
Charles a fare la prima mossa, ma sapeva che non gli avrei
detto di no. Dopo tutte quelle tristi confessioni, come potevo
respingerlo? Gli serviva la prova della sua virilit e a
mezz'ora dal nostro risveglio ce l'aveva. Fuori c'era il sole,
ma la stanza era ancora fredda quando lanci un grido
di estatica gratitudine.
Adoro gli ebrei! Ancora Dmitrij Karamazov. Rimasi
sorpresa, ma non offesa. Io non ero gli ebrei, io ero
io, una ragazza di New York, che nell'albero genealogico
aveva anche qualche rabbino generazioni prima in Lituania,
e se Charles non se ne rendeva conto, era colpa di
qualche carenza nella sua educazione. Ma non importava,
visto com'era soddisfatto di s e io di me stessa, perch 
bello dare piacere quando  cos semplice, e il suo corpo
caldo era gradevolmente intrecciato al mio in quel letto
freddo. Era molto pi alto di me e, non tanto sessualmente
quanto piuttosto zoologicamente parlando, in quel momento
mi fece pensare a un incontro ravvicinato con una
giraffa, ma una giraffa amichevole, molto amichevole, vista
la natura dell'atto.
Era un ragazzo dolce. Doveva solo crescere un po'.
Quella sera prendemmo il traghetto per la Corsica. Non
solo vedemmo il Mediterraneo per la prima volta, ma ne
solcammo le onde sulle panche del ponte di quarta classe
con un paio di logore coperte sulle spalle. Si gelava l
fuori, c'eravamo solo noi all'aperto. Charles pat il mal di
mare ma poi si addorment. Io rimasi sveglia tutta la notte,
euforica, a contare le stelle.
Non ho mai avuto intenzione di rubare Charles a Josette.
Stavamo passeggiando poco lontano da Corte, in
cima a una profonda gola, attraversavamo lentamente la
boscaglia ascoltando il torrente che correva sotto di noi.
Alla nostra sinistra, lungo il sentiero di montagna, correva
un filo spinato in cui una capretta si era impigliata per
le corna. Io tenni scostato il filo mentre Charles liberava
l'animale terrorizzato. La guardavamo tornare a balzi nella
macchia, quando Charles si chin su di me e mi domand,
un po' per scherzo, di sposarlo.
Risposi di no, naturalmente. Ero certa che sarebbe tornato
da Josette prima o poi, o qualche altra ragazza come
lei: coi capelli biondi e lisci, prudente, ottima sciatrice e
buona cattolica, o ancor meglio protestante, e per questo
bene accolta dalla sua famiglia.
Ma non and cos, o meglio non subito. Tre giorni dopo,
tornati a Cularo, Charles corse da Josette e le confess
ogni cosa. Lei scoppi a piangere, annichilita, mi disse
Charles quella sera stessa. La mia padrona di casa era meno
rigida di altre e nella mia camera in affitto il letto era
nascosto in una nicchia dietro una doppia porta. Seduto
su quel letto Charles, completamente vestito, si batteva il
petto alla Dmitrij K. in preda ai singhiozzi chiedendomi
cosa doveva fare. Non voleva far soffrire nessuno come
Josette. Era un mostro, meritava la morte.
Gli dissi di tornare da lei. Ha bisogno di te. Non era
magnanimit: amavo Charles solo se potevo essere sicura
che l'avrei perso per un'altra e sarei stata libera di soffrire
in santa pace per l'abbandono. Vedendolo rimbalzare di
nuovo da me a quel modo, era tutto diverso. Come poteva
essere tanto indeciso?
Amo Josette, ma voglio stare con te. Posso rimanere
questa notte?
Viste le sue condizioni, non ebbi cuore di scacciarlo,
essere rifiutato da due donne nel giro di poche ore poteva distruggerlo.
...
.
...
Capitolo quarto.
...
.
...
Charles incontr Wally a una fermata dell'autobus alla
periferia settentrionale della citt, dove i torrenti di montagna
che un tempo azionavano le ruote dei vecchi mulini
erano passati ad alimentare le turbine di un vasto quartiere
industriale. Con il tascapane a tracolla, Wally tornava
a casa dalla fabbrica di apparecchiature elettroniche in cui
lavorava sei giorni su sette. Si misero a chiacchierare dei
propri nomi. Wally prese in giro Charles dicendo che aveva
un nome intrinsecamente francese: Charles de Gaulle,
Charles Trenet, Charles Aznavour. Ray Charles era l'eccezione
che confermava la regola. Charles americanizz il
nome, esotico, anzi doppiamente esotico, di Wally: Clovis
Ahmed Ouali. Scarabocchi Wally su un foglio che
aveva in tasca. Ahmed Ouali, ribattezzato Wally, ne fu
entusiasta. Era sempre aperto alle novit, Il suo vero nome,
quello che gli aveva dato il padre, era un problema per
un algerino, disse. Clovis, Clodoveo, era un re dei franchi
convertitosi alla fede cattolica intorno al 500 d.C. Non
ricordo la data precisa. Wally la sapeva. Faceva parte delle
nozioni storiche che ogni ragazzino del grande impero
francese doveva rigurgitare a comando.
Assomiglia un po' a un francese, ma molto pi simpatico, -
dichiar Charles. Suo padre ha servito l'esercito
francese per dodici anni. Ha combattuto tutta la prima
guerra mondiale, dall'inizio alla fine. Clovis era il nome di
un ufficiale francese che lui rispettava e da cui era rispettato.
Erano insieme a Verdun.
Ti ha raccontato tutte queste cose alla fermata dell'autobus? -
domandai. Non deve passare molto spesso
quell'autobus.
Eh, Wally non ha perso tempo. Parla molto e in fretta
e con grande passione, un po' come te, ma diverso. Una
frase s e una no dice Te lo giuro. Je te le jure. Gli ho
detto che non era necessario che giurasse, che gli credevo
lo stesso. L'ha trovato molto divertente. Ma sembrava anche
commosso. Mi ha stretto la mano e mi ha ringraziato
per la gentilezza. Strano, vero?
Perch strano? Mi pareva dimostrare che quel tipo
aveva fame d'amici. Mentre aspettavano l'autobus,
Charles gli aveva raccontato del nostro viaggio in Corsica
e Wally gli aveva detto che era stato imprudente andare
in giro per la Francia in autostop con la guerra in corso.
Aveva rischiato di essere rapito e tenuto prigioniero in
cambio di un riscatto, e i suoi genitori sarebbero morti di
preoccupazione e di dolore.
 un gran rompiscatole, disse Charles. Gliel'ho
detto.  scoppiato a ridere e ha risposto che i fratelli maggiori
in Algeria sono cos. Hanno il dovere di tenere nei
ranghi il resto del gregge.
La maggior parte degli algerini che lavoravano negli stabilimenti
nella zona settentrionale della citt e producevano
interruttori elettrici, vagoni ferroviari ad alta velocit
e cabinovie della nuova societ dei consumi che i giovani
avrebbero tanto rumorosamente contestato nel 1968, vivevano
quattro per stanza in umide viuzze medievali lungo il
fiume. Wally aveva una stanza ammobiliata tutta per s in
una vecchia e nobile dimora piena di spifferi, in un vicolo
poco lontano dalla piazza principale di Cularo. Pare che
la solida famiglia borghese che un tempo vi risiedeva fosse
stata spazzata via da una catastrofe senza lasciare eredi.
L'edificio, abbandonato, aveva un elegante tetto mansardato
e un'imponente scalinata centrale con una balaustra
di ferro battuto, sbarrata per impedire l'accesso ai piani
superiori. Al piano terra c'era una distilleria e Wally abitava
proprio li sopra, come scoprimmo una domenica pomeriggio,
invitati a prendere il t.
Lo trovammo ad aspettarci sul portone. Ci condusse
su per le ampie volute della scalinata fino alla sua stanza,
stretta e dal soffitto molto alto, quasi fosse stata ricavata
dividendo un ampio salone. Anche i mobili avevano tutta
l'aria di essere cimeli di uno stile di vita alto borghese di
met Ottocento: un letto in ottone, molto alto, un armadio
in legno pregiato, ciliegio o noce, un'enorme scrivania con
sopra una pila di libri e manuali. In un angolo, dietro a un
paravento, c'era un lavandino con un rubinetto. L'unica
finestra era incorniciata da muri spessi e grandi imposte
scricchiolanti. Ci orientavamo grazie alla luce artificiale.
Eravamo in citt da otto settimane. Nessuno ci aveva
ancora invitato a casa a cena, n in un bar per un caff.
Wally era ospitale per natura e per tradizione. Aveva una
reputazione da onorare. Percepimmo prima la tensione e
poi il fascino, di essere avvolti da un rito in cui ogni passo
 dettato da leggi antiche. Fece bollire l'acqua su un fornellino
elettrico e la vers in una malandata teiera gialla,
di latta, con dentro un po' di t verde e un mazzetto di
menta (dove trovava la menta fresca a Cularo, d'inverno?),
aggiunse una montagna di zucchero e, tenendo la
teiera sollevata per aria, vers il t in tre bicchierini decorati
con un'iscrizione dorata in lettere arabe. Ci offr il
t su un vassoio rotondo d'ottone, posato su un treppiede
traballante. Lucido come uno specchio, ci restitu i nostri
volti con la stessa sfumatura ramata di Wally, rendendoci
subito fratelli.
Ci porse un piatto di paste acquistate in un forno a due
isolati di distanza: soffici e gonfie di panna, sapevano di
mazout, gasolio.
Agli americani piacciono i dolci, disse. Come faceva
a saperlo? Non ce lo rivel.
Cosa significavano le iscrizioni sui bicchieri, domandai.
Wally si scus della propria ignoranza. Le scuole pubbliche
dell'Algrie franaise insegnavano solo il francese.
Che impressione ti ha fatto? mi domand Charles
pi tardi.
Sembra un incrocio tra Albert Camus e Sammy Davis
jr, risposi, nascondendomi dietro a quella battuta perch
mi aveva colpito la sua serena vivacit, i suoi occhi cos
attenti. Al collo robusto portava una bandana rossa, come
Russ Tamblyn in Sette spose per sette fratelli. Un accessorio
indispensabile, spieg con un timido sorriso. Non riusciva
ad addormentarsi senza quella sugli occhi.
Il sole delle Alpi  troppo forte per te? domand
Charles.
O  perch torni in Africa nei sogni? suggerii io.
Mademoiselle  arguta, replic Wally. Intendeva a
proprie spese, ma non gli spiacque. Au contraire. Si rivolgeva
a me alla terza persona per evitare di dover decidere
tra il lei o il tu, mi dissi. Ma una volta che tra noi venne
abbandonato il lei, cosa che accadde piuttosto in fretta,
continu a rivolgersi a me cos per lungo tempo.
Non eravamo i primi americani di Wally. C'erano stati
i soldati del disastroso sbarco a Orano nel novembre del
1942. Erano morti a centinaia, sulle navi, sotto il fuoco
nemico. Molti scomparvero in mare. I sopravvissuti s'impadronirono
della citt due giorni dopo. Wally aveva dodici
anni. Noi eravamo ancora in fasce.
Wally era il nostro primo nordafricano, ma non glielo
dicemmo, per timore di urtare la sua sensibilit. Comunque
non era l'Africa in s a interessarci, era lui che ci incuriosiva.
Ai nostri occhi era unico.
Seduta su quell'alto letto d'ottone, un pezzo da museo
smisurato, facevo dondolare le gambe senza riuscire a
toccare per terra.
Quel letto ti dona, mi prese in giro Charles con il
suo umorismo sferzante.
Dev'essere il letto su cui  nato Henri Beyle, ribattei,
evocando il figlio pi illustre di Cularo. Wally domand
chi fosse.
Vuoi dire che a scuola non te l'hanno insegnato? Ti
hanno fatto sprecare tempo. Wally disse che probabilmente
al lyce lo insegnavano, ma lui non c'era mai arrivato,
aveva smesso di studiare a dodici anni, anche se ora
si dava da fare per recuperare, aggiunse indicando la pila
di libri sulla vecchia scrivania.
Credo che fu quel pomeriggio, in occasione della nostra
prima visita, che per gioco proclamai la Repubblica
di Wally. Attraversando da un capo all'altro quella strana
stanza mozzata, indicai la capitale, l'entroterra, il paese
d'origine, le colonie.
No, no, esclam Wally facendo schioccare la lingua
contro i denti. Niente colonie...
Proseguii. Wally  presidente, primo ministro e ambasciatore
plenipotenziario con la prerogativa di avviare
trattative diplomatiche con i rappresentanti di qualunque
potenza straniera, inclusi gli Stati Uniti d'America.
Trattative dirette, aggiunse Wally, senza supervisione
n interferenza alcuna da parte della Francia.
 chiaro, convenni.
Ma dovranno pur sempre tenersi in lingua francese,
fece notare Charles.
Il francese  la lingua della diplomazia, ribattei.
Nell'Algeria francese la condizione degli arabi si pu
paragonare, disse Wally, a quella delle donne in molti
altri paesi. Non venivano considerati cittadini a pieno diritto...
a meno che non si convertissero al cristianesimo.
Vivevano in uno stato di sudditanza.
Le donne non possono convertirsi al sesso maschile,
precisai, invalidandogli l'analogia.
 vero, ammise Wally senza difficolt. Amava discutere,
ma non aveva problemi ad accettare il proprio
errore. Era una delle cose che gli piaceva di pi, mi disse
in seguito, trovarsi costretto a cedere alla forza dei miei
argomenti.
E nella Repubblica di Wally uomini e donne godono
di pari diritti fin dalla nascita, giusto? intervenni con
socratica destrezza.
Chiaro, rispose Wally.
Intendi dire che non hai mai votato alle elezioni? -
intervenne Charles.
Nessuno di noi l'ha mai fatto, nemmeno mio padre,
che raggiunse il grado di sergente nell'esercito francese.
Se non fosse stato arabo, l'avrebbero almeno fatto colonnello.
Ma per quel che riguarda le elezioni, sono sempre
state truccate, e il conteggio dei voti, o l l, ogni genere
di raggiri. Ce ne siamo sempre tenuti alla larga.
E le tasse? Pagavate le tasse? continu Charles con
piglio senatoriale.
Certamente. Basta comperare un pacchetto di sigarette
in Francia.
Nessuna tassazione senza rappresentanza politica, -
esclamammo io e Charles in coro. Raccontammo a Wally
del Boston Tea Party. Lui si domand che fine avessero
fatto gli uomini che avevano gettato in mare le casse di
t. Erano stati ricondotti in Inghilterra in catene, a marcire
in galera?
Certo che no, rispondemmo. Non esistono cupe galere
sotterranee nella storia americana. Impensabile.
Sapete quanti algerini sono rinchiusi nelle prigioni
francesi in questo preciso momento? domand Wally.
Non ne avevamo idea. Non lo sapeva neppure lui con precisione,
confess. Ma erano molti, alcune migliaia. La conversazione
ebbe una battuta d'arresto. Ci fu un momento di
imbarazzato silenzio per quel numero indefinito di reclusi.
Fu Wally a riprendere il discorso.
La nostra Repubblica, come a mademoiselle piace chiamarla,
 una piccolissima isola.
Un'isola o un'oasi? domand Charles.
Sapete che non ho mai visto il deserto? Spero di vederlo
un giorno, quando tutto questo sar finito, disse
agitando una mano come un incantatore, Prospero che distrugge
le scene. Con tutto questo intendeva la guerra,
la prigione, l'esilio. Che pathos in quel gesto, e io mi rammaricai
del mio scherzo ciarliero di una repubblica privata,
una contraddizione in termini.
La cosiddetta Repubblica di Wally era una stanza angusta,
senza riscaldamento, in un edificio in terra nemica,
destinato a essere demolito. Malgrado tutto, la sua allegria
era autentica. Fu allora che cominciai a innamorarmi di lui.
Prima si era trattato solo di giocose provocazioni, di una
finzione. Il mio viso dovette rivelare qualcosa, un lampo di
tristezza, perch Wally cerc immediatamente di riportare
tra noi la spensieratezza di poco prima.
Mademoiselle, mi vuoi fare l'onore di scegliere il primo
pezzo? mi domand porgendomi una pila di 45 giri,
prestati, disse, da un compagno al lavoro.
Era l'epoca dei 45 giri, i singoli, economici da acquistare
e da produrre, amati da collezionisti e musicisti, leggeri e
facili da scambiare come una bustina di fiammiferi, come
un libro tascabile. Il formato non consentiva impegnative
operazioni di marketing, non c'era spazio per le contorte
dissertazioni che ai francesi piace trovare sulle copertine
dei dischi. Permettevano di ascoltare le ultime canzoni, i
singoli pi nuovi, freschi di giornata, e in pi, a differenza
dei cd, c'era il lato B che invece del successo della settimana,
la canzone in cima alle classifiche, offriva un secondo
qualificato, un'aggiunta che a volte, inopinment,
finiva per essere meglio, un vero sballo baby. Quell'anno
elaborai una vera e propria teoria del lato b, vale a dire la
legge delle conseguenze impreviste, il valore letterario delle
analogie forzate, fino a decidermi di consegnarla a una
rigorosa carta millimetrata francese e presentarla al mio
professore, bestia sacra della Fac. des Lettres, il quale non
parve particolarmente convinto delle mie argomentazioni.
Davanti a quella pila di 45 giri, ci affidammo alla superiore
conoscenza di Wally della cultura popolare francese.
Quel pomeriggio ci fece conoscere le ballate sentimentali
di Leo Ferr, dai titoli accattivanti come Panarne. Panarne,
il nome in gergo di Parigi. Una preziosa prima lezione del
francese di strada, mai pi dimenticata.
Perch non siamo tutti l? domandai alla fine del disco.
A Parigi? replic Wally, sul chi vive. Io ci ho provato.
Troppi poliziotti addosso, sempre a chiederti i documenti,
la busta paga. Disgustoso. Qui  pi tranquillo,
almeno. Si alz, cambiando argomento. Cosa ne dite
di un altro po' di t? Ci metto un minuto. Rimase un attimo
in silenzio poi aggiunse: Potevo rimanere a Parigi.
Quartiere Latino, Champs-Elyses, la Rgie Renault (vidi
che trovava eccitante pronunciare i nomi di quei luoghi
da cui era stato scacciato). Ma se fossi ancora l a sbrogliarmela
con les flics, non ci saremmo incontrati. Sarebbe stato un gran peccato.
Da quel momento le nostre domeniche appartennero a
Wally. Il t fin per sconfinare nella cena. Metteva qualche
coscia di pollo e del riso in una padella sul fornellino
elettrico insieme a una variet di ingredienti pi o meno
improbabili: olive, uvetta, mandorle, scorza di limone.
Conservava le scorte alimentari sul davanzale di pietra
tra le imposte e la finestra. Mangiavamo direttamente
dalla padella, con le dita. Ci insegn Wally. Non andava
sprecato un solo granello di riso. Dopo avere mangiato, ci
portava un panno bagnato per pulirci le mani. Si prendeva
cura di noi come un padre. I suoi figli erano lontano, sulla
sponda opposta del Mediterraneo. Aprendo il cassetto
della scrivania, tir fuori con estrema cura una minuscola
istantanea di tre volti dagli occhi luminosi. Forse per
correggere il difetto della generazione precedente, i suoi
figli avevano tutti nomi solidamente tradizionali: Mohamed,
Ali e Nour. Mohamed era serio e tranquillo come si
conviene a un fratello maggiore, bench avesse solo sette
anni. Ali, che ne aveva sei, era brillante, un vero pagliaccio,
a scuola. Nour aveva tutto, intelligente, bella, teneramente
discola. Come poteva sapere tutte quelle cose di
una bambina di due anni che non aveva mai visto? Sarebbero
andati a scuola il pi a lungo possibile, giur Wally,
e non avrebbero studiato solo le solite cose, matematica o
ingegneria, ma anche lingue straniere, cinese se volevano,
oppure calligrafia o filosofia antica.
Sei la personificazione del sogno americano, esclamai.
Vuoi che i tuoi figli abbiano pi di quanto non hai
avuto tu.
Questo  il sogno algerino, disse Wally guardandomi
negli occhi. Credete di avere il monopolio della speranza?
Scusate, ma tutto il mondo desidera le stesse cose
che desidero io. Intendeva dire e che voi avete, ma
era troppo educato per farlo.
Ci aveva zittito, a noi non rimase che annuire. Ma non
ci pes quella lezione. Au contraire,  confrres. Wally era
carino quando scherzava, e lo era ancora di pi, concordavo
con Charles, quando era serio.
Fin da principio, o quasi, si impegn a correggere i nostri
errori. Era un insegnante nato, capace di fermezza ma
anche di tatto. Cos fu lui a proseguire il lavoro dei rifugiati
europei che mi avevano insegnato francese a New York.
Non le rgie: la rgie, femminile. Fate cos pochi errori
e pensavo che forse non vi dispiacerebbe se di tanto
in tanto ve li facessi notare.
Certo che no.
E non esagerava mai con gli elogi perch lui per primo
aveva ricevuto sin troppi complimenti velenosi. Ma come
parli bene francese per essere straniero, un nordafricano,
un immigrante. La cosa peggiore, ci disse, erano quelli, e
ce n'erano parecchi in Francia, e nelle colonie, che valutavano
la padronanza linguistica in base al colore della pelle
e gli si rivolgevano in una sorta di francese semplificato,
una lingua che nelle colonie veniva definita petit ngre.
Imparare il francese, sosteneva Wally, non era difficile.
Ce n'est pas la mer  boire: non  come bere il mare. Conosceva
una gran quantit di espressioni stravaganti che
nessuno ci aveva mai insegnato a scuola.
Quale mare? domandai.
Il Mediterraneo, non credi? rispose lui senza la
minima esitazione. Io ero la sua spalla, lui la nostra star.
Prima o poi avremmo presentato il nostro spettacolo a un
pubblico, ma nel frattempo avevamo ancora molto da imparare.
Chi avrebbe mai detto che i francesi fossero cos
spregevoli? La prima lezione del suo primo giorno di scuola,
ci raccont Wally nel corso di quell'inverno, fu sulla
battaglia di Poitiers e la vittoria di Carlo Martello nel 732
d.C. sui mori giunti da al-Andalus. La lezione era stata
corroborata da una potente sferzata sul palmo della mano
con un righello affilato.
Povera mano, esclamai io, cercando con discrezione
di scorgere le cicatrici di un trattamento tanto brutale.
Wally aveva mani massicce, forti e callose come guantoni
da baseball. La destra si univa al braccio con un angolo
strano, come se fosse stato appeso per i polsi. Quell'anno,
a Parigi e nella periferia della capitale, c'erano celle di tortura
sempre in funzione. Era una cosa di cui non si sentiva
mai parlare, ma era chiaro che qualcuno da qualche parte
gli aveva fatto un bel servizio al braccio.
Questo? rispose Wally ridendo. Mi sono fatto
male giocando a calcio.
Faceva il portiere e si era tuffato di testa nella mischia,
volando raso terra.
Conosci le foot? domand.
Risposi di no.
Il portiere  una squadra a s: non porta i colori della
sua squadra, non deve sottostare alle stesse regole degli
altri giocatori e pu prendere la palla con le mani:  stato
cos che sono inciampato, atterrando sul polso, vedi, qui.
Ho fatto una gran parata, ma mi  costata la carriera.
Perch  tutto storto? domandai. Sembrava che la
mano destra fosse stata staccata dal braccio e riattaccata
alla meno peggio dopo essere stata girata di novanta gradi.
Gran brutto lavoro.
Ha fatto pratica qualche studente di medicina, un
melon, c'est normal.
Sarebbe a dire?
Ci chiamano cos. Ce n' quanti ne vuoi di nomi per
noi, di tutto di pi: melons, ratons, bicots, troncs de figuier,
chameaux, bou... Lo interruppi, non sopportavo di ascoltare
quell'elenco, come poteva la gente essere tanto crudele?
Eppure, allo stesso tempo, trovai eccitante constatare
che quasi senza accorgermene avevo ormai attraversato la
linea di confine e mi trovavo dalla sua parte, insieme ai
ribelli, agli emarginati, alle vittime, les bougnoules. Ormai
sapevo che mi sarei sforzata di compensare gli insulti, gli
interventi chirurgici rabberciati, gli studi interrotti, e avrei
combattuto al suo fianco dimostrando ai francesi che erano
in errore. Al diavolo, Cularo!
Non sapevo che i francesi fossero razzisti, i miei professori
non insegnavano nessuna di quelle parole quando ci
preparavano per gli esami, die t, passe compos, complment
d'object direct. Potevano avvertire gli studenti. Camus poteva
parlarne nella Peste. Ma la colpa era solo mia. Nessuno
ha il diritto di essere tanto ingenuo.
E chi aveva insegnato a Wally la sua unica frase completa
in inglese? La port con s per decenni, dimenticata
in tasca come una monetina straniera, dai giorni dello
sbarco di Orano. Immaginai la scena di uno scarno tredicenne
che aiuta un gruppetto di militari americani a cambiare
una gomma, portando qualche sasso per bloccare le
ruote della jeep ferma lungo un ripido vicolo nei dintorni
del porto, o che corre a recuperare un bullone che sta rotolando
gi, a cui viene poi offerta una gomma da masticare
e delle caramelle e che chiede raggiante di poter vedere il
motore di quel loro veicolo straordinario. Il colonnello e
il sergente maggiore, mentre si lavano le mani a una fontanella,
lo incoraggiano a partecipare alle loro abluzioni e
gli dicono: Sali, dai, che ti portiamo a fare un giro, facendo
spazio al ragazzino in pantaloni corti e vecchi sandali
ai piedi, e mentre sfrecciano lungo la costa, nella loro
immensa benevolenza, insegnano a quel promettente piccolo
arabo un tratto fondamentale della sua identit: I am a colord man.
...
.
...
Capitolo quinto.
...
.
...
La lettera della commissione di leva raggiunse Charles
a dicembre. Doveva fare immediatamente ritorno a casa.
Mi chiese di andare con lui, ma l'invito mancava di convinzione.
Sapeva che non ero pronta a lasciare la Francia.
Ero appena arrivata.
Trasferisciti a New York, gli dissi. L ci sono un
mucchio di ragazze come me.
Avrebbe potuto replicare: Tu sei unica. Invece non
disse nulla. Meglio cos, ma per un po' mi bruci.
Lo accompagnai alla stazione col cuore pesante, malgrado
tutto. Adesso ero sola a Cularo, ingabbiata tra quelle
montagne pietrose. Avrei potuto sciare, ma soffrivo di
vertigini. Tornai nella mia camera e cercai di leggere Tucidide.
La sua Atene, una democrazia che tiranneggiava i
vicini e annientava i ribelli con spietata crudelt, mi pareva
spaventosamente remota. Come erano stati eliminati
gli uomini di Milo? A fil di spada? Il grande storico non
lo dice. Le donne e i bambini furono venduti come schiavi.
Sciogliere le limpide frasi di Tucidide era un pregevole
progetto, ma non faceva per me. Qualcuno buss alla porta
della mia camera. Alzai la testa e vidi Wally, con una
giacca grigia che non gli avevo mai visto, le scarpe tirate a
lucido, i baffi spuntati. Era venuto, annunci, a portarmi
a ballare. Tra il tango e Tucidide non c'era da pensarci.
Accettai senza esitare.
Mi mantenevo gli studi all'universit con un lavoro da
dattilografa. In lotta perenne con fogli di carta carbone
volanti e gomme da cancellare, mal di testa e occhi affaticati
erano il prezzo che dovevo pagare per potermi permettere
rette sempre pi alte, i mezzi di trasporto e i conti del
dentista. Il greco era il mio unico lusso.
A cosa ti servir?, mi chiedevano i miei genitori.
Per le parole crociate, rispondevo. Oppure, cercando
di apparire pi pragmatica: A colpire la commissione
Fulbright.
Il greco mi piaceva, tutto qua. La sublime umanit di
Omero, i misteriosi frammenti poetici di Saffo. L'Edipo
re, la tragedia di Sofocle, con il suo gergo forense, era la
mia preferita. La rilegger uno di questi giorni. C' qualcosa
nella storia di un neonato esposto alla nascita, che
neanche Freud  riuscito a cogliere. Parlare di esposizione
 un eufemismo: nell'antica Grecia scorrazzavano i lupi.
Il re Laio getta loro in pasto il proprio figlio maschio.
Ma quella sera, in tutta innocenza, Wally venne a trarmi
in salvo. Esclam: Andiamo a ballare! Non aspettavo
altro.
Aspetta, non correre. Hai un paio di forbici?
Gliele portai senza fare domande.
Siediti, ordin. Ce l'hai un asciugamano? Hai bisogno
di un bel taglio di capelli.
Sei capace? domandai.
Nel mio paese al bisogno siamo tutti barbieri, sarti
e calzolai.
Gli ci volle un po' a sciogliere i nodi sulla nuca. Era
la prima volta che mi toccava. Nessuno dei due disse una
parola.
Petite sauvage, comment quando ebbe finito. Ma
chi ti ha cresciuta? E un sacco di tempo che voglio farlo.
Al Bal Musette, una fredda balera all'aperto, tre membri
del Fronte di liberazione nazionale erano fermi ai margini
della pista con aria da prepotenti. Ci guastarono la festa
circondando Wally proprio mentre mi stava mostrando un
sinuoso volteggio. Non si pu ballare il tango senza invertire
direzione. Quei tre con i loro giubbotti di pelle si misero
in mezzo e spinsero Wally da una parte, cominciando
ad accusarlo in arabo di essere l a divertirsi, mi rifer
lui pi tardi, mentre nel suo paese i suoi compagni andavano
incontro alla morte. Dapprima Wally replic in una
lingua che rimase sempre incomprensibile per me, quindi
si rovist nelle tasche in cerca della somma che pretendevano
ad ammenda.
E cosa ci facevano loro l? Erano venuti a controllare
te? domandai mentre tornavamo in citt di buon passo.
Gli interessa solo tirar su un po' di soldi per pagarsi
la birra. Parie pas de malheur. Prima la tua padrona di casa
mi ha permesso di entrare, credi che avremo la stessa fortuna
se ci riproviamo?
Madame Genoud, a differenza di molte altre affittacamere,
non era una ficcanaso. Gentile e distratta, entrava
nella mia stanza ogni giorno alle sei di mattina con un secchiello
di carbone per alimentare la stufa che riscaldava l'intero
appartamento. Come per compensare quell'inevitabile
indiscrezione, per il resto del tempo diventava invisibile,
muovendosi dietro porte chiuse e comunicando attraverso
una serie di biglietti dal tono vagamente burocratico.
Si prega di tirare la catenella con un colpo secco era
il tenore del messaggio appeso alla parete del bagno.
La pomme de terre en robe des champs (la patata in
grembiule), la chiamava Charles quando la vedeva con la
sua lunga sottana di lana marrone sopra misteriosi capi di
biancheria femminile. A me appariva remota come una
contadina di un quadro di Millais. Fu una sorpresa trovarla
nella mia stanza quella sera, di ritorno dal ballo proibito.
Lo sportello della famigerata stufa a carbone era spalancato
e la stanza piena di fumo. Wally non attese le presentazioni,
pass accanto a madame, riemp una bacinella d'acqua
al lavandino in un angolo e la vers nella stufa.
Da qualche parte ci dev'essere un tubo intasato.
Come si sale sul tetto? No, aspettate, fatemi prima provare
da qui In un attimo si era improvvisato vigile del fuoco
e distribuiva ordini.
Trovami un attaccapanni di ferro, svelta. Mentre
cercavo di raddrizzare il filo di ferro, Wally me lo strapp
di mano.
Dammi qua, che faccio pi in fretta. Infilando un
braccio nella stufa, frug dentro finch non agganci
un groviglio di sterpi facendo cadere per terra una pioggia
di fuliggine.
E il nido di una cicogna, un pezzo. Non ne avevo mai
visti cos a nord. Vengono sempre da noi a primavera.
Wally raccolse la paglia e i rametti portandoli nel lavandino.
Vengono a Cularo a fare il nido, le cicogne? domand
a madame Genoud, la quale ricord che nella primavera
dell'ultimo anno di guerra si era visto intorno alla citt un
insolito numero di cicogne, probabilmente perch il loro
territorio abituale era un campo di battaglia.
Quell'anno persino gli uccelli erano profughi, comment
Wally. E pi di recente?
Non se ne sono viste, rispose madame. Ma devo
ammettere che non vado spesso a passeggiare sul tetto.
Gi, disse Wally, non sarebbe un comportamento
appropriato da parte sua, in effetti. Senta, a questo punto,
se non le dispiace, andrei a controllare cosa c' lass che
dalla Grande Guerra aspetta di cadere dentro il vostro camino
con una bella folata di vento.
Non la Grande Guerra, l'ultima guerra, lo corresse
madame. Ma guardi, la sua giacca  tutta sporca di fuliggine.
Me la lasci, che le do una spazzolata.
Io nel frattempo vado su a dare un'occhiata. Wally
si tolse la giacca e la porse a madame Genoud, che arross
di piacere a quello scherzo della sorte che le aveva messo
in mano un capo d'abbigliamento di un giovanotto.
 davvero molto gentile, madame, la ringrazi cerimoniosamente
Wally.
 lei a essere molto gentile. Le sarei grata se dopo mi
aiuter a ravvivare il fuoco nella stufa.
Senza alcun dubbio. Tu non rimanere qui, non si respira,
va' con madame in un'altra stanza. Ti raggiungo li,
mi ordin Wally. Dopo qualche minuto era di ritorno,
dicendo che sul tetto non c'erano pericoli, anche se voleva
ripassare a dare un'occhiata di giorno.
Ma da dove viene lei? domand madame Genoud
come se fosse atterrato con tempismo perfetto da chiss
quale lontano pianeta.
Rue du Dragon, la conosce? rispose lui, impassibile.
Se la conosco! Ci  nato mio padre. Mia figlia sta proprio
l. Le sar capitato di vederla.
Purtroppo, madame, temo di non avere avuto l'onore.
Oh, s, invece, la fontana all'angolo con rue Fourier,
la piccola statua di bronzo nella nicchia, un'allegoria della
Virt. Mia figlia ha posato come modella. Lo scultore era
un amico di famiglia.
E lei  soddisfatta del risultato?
La somiglianza  abbastanza buona, ma non ci passo
spesso. Devo prepararmi, trovare il momento giusto,
capite.
Wally annu gravemente e mi lanci un'occhiata in tralice,
avvertendomi di evitare commenti.
Aveva ventiquattro anni nel '44. Si  unita ai partigiani.
La usavano come corriere, ero cos preoccupata
a pensare che faceva su e gi per i monti. Non venire a
trovarmi, le dicevo,  un rischio troppo grosso. Sei pi
al sicuro lass coi tuoi amici finch non finisce la guerra.
Ma quell'estate ci furono delle battaglie tremende, i tedeschi
circondarono i nostri ragazzi, incendiarono interi
villaggi. Qualcuno dice di avere visto gli incendi da qua,
ma non  possibile. Siete mai stati sul nostro massiccio
del Vercors? E famoso per la sua bellezza. Un tempo ci
andavamo a fare lunghe passeggiate d'estate.
Croll sulla sedia pi vicina con la giacca di Wally in
grembo. Prese a lisciarla distrattamente con la mano destra,
sollevando leggeri sbuffi di cenere.
Forse, madame gradirebbe bere qualcosa? sugger
Wally, come se fosse lui il padrone di casa e non viceversa.
Buona idea, concord lei alzandosi. La seguimmo
obbedientemente in salotto, dove non avevo pi messo piede
dal giorno del mio arrivo. Con i mobili scuri e pesanti
e la generale assenza di immagini e fotografie di famiglia,
ricordava un'austera chiesa protestante francese. Apr un
grande armadio e quasi vi scomparve dentro, riemergendo
con un piccolo involto di velluto blu. Lo srotol e comparve
lo stampo di gesso di un volto femminile dalla fronte
alta e spaziosa, incorniciata dai folti capelli.
Wally la osserv con attenzione. Assomiglia molto
alla madre. Ma lei  stanca di sentirselo ripetere. La vita 
ingiusta Trovavo superfluo sottolineare una simile ovviet,
ma madame Genoud parve trarne conforto.
Non  possibile farci l'abitudine, non si riesce, assent.
Mio marito  morto di dolore, alla fin fine. E andata
cos per molti.
A quel punto anche Wally si trov a corto di parole.
Io pure ero in difficolt bench fossi convinta che, dopo
avere vissuto tre mesi sotto lo stesso tetto, durante i quali
non avevo affatto sospettato quale contenuto tragico si celasse
negli armadi della mia padrona di casa, avrei dovuto
essere in grado di trovare qualche cosa da dire. Per tutta
la vita avevo sentito mio padre, mia madre e una decina
di zie e di zii descrivere i grandi cataclismi della storia, le
rivoluzioni, le guerre, le recessioni e gli orrori inimmaginabili
a cui ero sfuggita nascendo troppo tardi, anche se
c'erano posti in cui il 1940 non era stato un anno troppo
sicuro. Ma non ero nata l. Ero americana, un'ebrea di
New York, una bambina fortunata, come il personaggio
di quella fiaba che deve allontanarsi da casa per imparare
a rabbrividire.
 una maschera funebre? me ne uscii.
Madame Genoud mi guard smarrita e rispose solo dopo
qualche istante.
Ecco, no, vedete, non sarebbe stato possibile. Le
fiamme si presero ogni cosa. Questa fu fatta diversi anni
prima, come studio per il bronzo all'angolo di rue Fourier.
Una maschera in vita, si potrebbe forse dire, concluse
scomparendo ancora una volta dentro al mobile delle meraviglie
da cui trasse una bottiglia di Chartreuse, l'amaro
locale, di un intenso colore verde clorofilla: un intero
prato alpino distillato con scaltrezza dai monaci in modo
da ottenere mezzo litro di liquore ad altissima gradazione
alcolica. In una credenza a vetri prese un vassoio e tre
bicchierini, li riemp e ce li porse.
A votre sant, madame, esclam Wally.
Oh, la mia salute mi  del tutto indifferente. Alla
vostra, replic madame, scolando il proprio bicchiere in
un sorso.
Tanta indifferenza  di per s segno di buona salute,
disse Wally nel tentativo di ravvivare l'atmosfera.
Malauguratamente, comment madame Genoud.
Ma ha ragione. Sono forte come un mulo.
In seguito, poich l'aria nella mia stanza sarebbe stata
irrespirabile ancora per qualche tempo, il mio cavaliere mi
invit a trascorrere la notte da lui.
Non fu necessario un lungo corteggiamento. La mia
accondiscendenza lasci Wally stupefatto. Gli bast toccarmi,
anzi, a essere precisi, posarmi una mano sulla nuca,
perch fossi sua.
Non immaginavo che sarebbe finita cos stasera, -
mi disse dopo il primo assalto. Potevi lasciarmi aspettare
un bel po'.
Eccolo, sin dall'inizio, quello strano iato tra i suoi due
ruoli: seduttore e benevolo consigliere. Era come se mi
stesse, in un certo senso, preparando alla vita da dietro le
quinte. Un giorno o l'altro mi avrebbe spinto sul palco,
davanti al pubblico, e sarebbe scomparso. Era gi tutto racchiuso
in quel commento. Ma aveva ragione lui. Era troppo,
troppo presto. Non fui a mio agio con lui quella notte.
La colpa era in parte sua. Bench, a suo dire, sarebbe
stato disposto ad aspettare (forse si riferiva semplicemente
al fatto che l'avevo privato del piacere dell'attesa), una
volta che comprese di avere fatto breccia, si accinse a far
bruscamente cadere le ultime resistenze sconcertandomi
con baci graffianti e impetuosi. Era un uomo che gridava
al fuoco in un minuscolo teatro, davanti a un'unica spettatrice, me.
Poi, sprofond nel sonno all'istante. Fu una scena non
priva di una certa comicit. Wally lavorava cinquanta ore
alla settimana in quella fabbrica misteriosa, sempre in
piedi tra lo stridore delle macchine, il caldo e la polvere
di metallo, anche se non si sarebbe detto a vederlo fuori
dell'orario di lavoro, pulito, strigliato, con la pelle liscia
come una pesca. Mentre dormiva sotto la sua bandana rossa,
come un condannato con gli occhi bendati davanti al
plotone di esecuzione, baciai le sue cicatrici, il polso straziato,
i segni di lubrificante tatuati sotto la pelle vellutata
del capace avambraccio destro e infine la cesura minuscola,
quasi invisibile, unica traccia del giorno in cui, a sette
anni, era stato circonciso.
Cosa fai? domand svegliandosi di soprassalto e
scostandomi con dolcezza la mano dalla prova dello scempio subito.
Non mi  mai piaciuto essere toccato li, disse difendendo
la propria virilit. Ma poi aggiunse: Ma continua
pure, se ti fa piacere.
Un'altra volta, risposi. Hai bisogno di dormire.
Ma pauvre Louise, disse, ed era la prima volta che
abbinava quell'epiteto al mio nome, un vezzeggiativo,
chiaramente, eppure...
Perch pauvre? domandai. Ma si era gi riaddormentato, sotto la bandana rossa.
...
.
...
Capitolo sesto.
...
.
...
Dormivo ancora quando la mattina dopo Wally usc per
andare al lavoro. Mi lasci un biglietto scritto con una calligrafia
esuberante come il suo passo. Fa' come se fossi a
casa tua. Torner con il pranzo.
Una baguette, un camembert, una scatola di sardine,
il tutto annaffiato da vino rosso. Il vino m'illanguid, ma
Wally disse: Torna ai tuoi libri, va' a studiare, mentre
io do una pulita alla casa. E la mia routine, il sabato. Non
la cambierei per niente al mondo.
Poi mi diede una piccola lezione sulla necessit della
disciplina e su come i miei studi venissero prima di qualunque
altra cosa. Sempre e comunque.
Non farmi odiare me stesso, disse.
Jamais. Trattenevo a stento le lacrime. Si stava sbarazzando
di me?
Ma non stare via troppo. Puoi studiare fin verso... -
guard l'orologio, le sei. Cos possiamo cominciare la
domenica col piede giusto, cosa dici?
Nel mondo ingiusto di cui era schiavo, Wally era padrone
di se stesso soltanto la domenica. Adesso le sue domeniche
appartenevano a me sola. Un dono generoso, cercavo
di non approfittarne troppo.
Ma un fine settimana, dopo avere trascorso l'intera giornata
a letto, diedi voce a una piccola protesta.
Sai, quando facciamo l'amore, mi sento tagliata fuori.
Sei come un tuffatore, un bel salto e sparisci.
Avevo esitato a parlare per paura di ferirlo, ma lui al
contrario parve felice di essere il bersaglio della mia arguzia.
Tu as des expressions  l'emporte-pice, esclam, descrivendo
per esperienza diretta l'emporte-pice, un macchinario
utilizzato per stampare a freddo dei metalli, che
riusciva a tagliare l'acciaio come fosse burro. Ripet il mio
caustico commento per tutta la settimana, cos, anche senza
nessun motivo, scoppiando a ridere ogni volta. Adoravo il
suo inalterabile buonumore, il suo ego di ferro, monsieur
Beaufixe, signor Beltempo, lo chiamavo, ma non cambi
nulla tra noi fino al weekend successivo quando, la domenica
pomeriggio, a letto, Wally affront l'argomento. Mi
trovai a confessare che a parte Charles e il compagno di
universit che mi aveva tolto la verginit il giorno del mio
diciottesimo compleanno e che preferivo dimenticare, fare
l'amore era una novit per me.
Poi trassi un respiro profondo e confessai che nei miei
tristi anni di universit mi capitava di masturbarmi mentre
studiavo. Una mal tradotta Metafisica di Aristotele mi
aveva pi volte spinto a commettere peccato, ammisi mentre
lacrime di vergogna mi rigavano le guance.
Wally aspett che i miei singhiozzi cessassero e poi,
con voce irresistibilmente seria, disse: Tu croyais tomber,
tu es tombe dans mes bras. Funambolo di insospettata
dolcezza.
Si alz, prese a camminare su e gi per la stanza, quindi
torn con una proposta. Al suo paese c'era un'usanza
tra le donne che forse andava bene per me, se accettavo
di fare un esperimento. Risposi: certamente, non immaginando
cosa mi aspettava, mentre lui andava a prendere
un rasoio e un asciugamano insaponato. Torn e mi rase
il pube, il mio mons Veneris (fui io a insegnargli il termine
latino), affrontando quel compito delicato con affettuosa
concentrazione, senza fretta, quasi fossi un complesso
macchinario affidato alle sue cure. E quando ebbe finito,
contempl il risultato come se fosse stata l'unica cosa che
ancora mancava e poi, quando facemmo l'amore, subito
dopo, nell'esuberante calore dell'atmosfera creata da quel
gesto da Pigmalione, caddero per la prima volta le mie inibizioni.
Alla fine Wally disse: Adesso ho capito di cosa
hai bisogno. Una lunga preparazione.
Compiaciuto della sua scoperta, si rilass fumandosi
una sigaretta accompagnato dai tanti pensieri che, temevo,
non sempre mi rivelava. Pi tardi, mentre ci vestivamo
per andare a fare una passeggiata, mi abbracci e disse:
Vedi, anche con ma lgitime, la donna che ho sposato, il
suo piacere conta quanto il mio. Anche di pi, te lo giuro.
Quel termine sconfortante mi afflisse, povera lgitime,
lass sul suo piedistallo, con noi tutte intorno in un
turbinio senza fine, anonime e intercambiabili. Era quella
l'idea di Wally del mondo femminile? No, niente affatto,
decisi. Il gergo crudele della strada e dei campi da calcio
francesi oscurava la sua vera natura, la sua autoctona sensibilit
e gentilezza.
Avrei potuto correre a Parigi il weekend, come una giudiziosa
studentessa americana al suo primo viaggio all'estero,
invece rimanevo incollata a Wally. Divenni la sua concubina, la sua odalisca, depilata, strigliata, vezzeggiata, profumata.
Di tutto quello che la Francia aveva da offrirmi,
io desideravo solo lui e il suo paese in guerra. Parteggiavo
per l'Algeria e sostituii al Louvre e alla Sainte-Chapelle la
visione di un piccolo palco per la banda nella piazza principale
circondata di eucalipti della torrida cittadina africana
in cui era nato Wally, fondata per decreto coloniale nel
1872 dopo la pacificazione, eufemismo burocratico, delle
trib locali attraverso una serie di raccapriccianti campagne
militari durante le quali i francesi rivelarono la propria superiorit
in potenza di fuoco ed efferatezza. Imparai a memoria
il ruolino militare del padre e le prove d'amore assoluto
e incondizionato della madre di Wally. La mia famiglia
era implosa, avevo Wally, un eccellente sostituto. Era per
me padre, madre, fratello, sorella e amante, non necessariamente
in quest'ordine. Era abituato a prendersi cura di
un'incerta schiera di donne e bambini e neonati. Tutto l'amore
che non poteva offrire alla brigata che lo aspettava a
casa, lo riversava su di me, avida ragazzina. Mi risuolava le
scarpe, mi ricuciva l'orlo delle gonne, mi preparava la cena
dal luned al venerd e tutti i fine settimana, mi spronava
ad arricchire il mio esiguo guardaroba, mi strofinava i calzettoni
nel lavandino insieme ai suoi quando ero stanca,
mi portava il t a letto se avevo i crampi.
Continuavo a seguire le lezioni all'universit, ma mi
sembra ora che tutto quel che appresi quell'anno, lo imparai
da lui. Mi insegn la grammatica, la sintassi, la storia
della Francia e il francese di strada. Le buone maniere a
tavola senza una vera tavola. Religione, politica e cucina,
tutto nello stesso pentolone.
Mi copr di tesori dalla sua immensa riserva di conoscenze
fondamentali.
Nella giava, un valzer chiassoso simile alla polka, i due
ballerini si stringono l'un l'altro alla base della schiena, e
formano una specie di pretzel volteggiante. Il valzer parigino
 pi leggero, pi veloce, e la posizione delle mani 
quella tradizionale.
Kremlin-Bictre  il nome di un'antica prigione alla
periferia di Parigi, poi trasformata in un lugubre ospizio.
La nonna di dith Piaf era algerina, ma non partecip
in alcun modo all'educazione della cantante.
Henri Martin era un marinaio pacifista che prefer
finire in prigione piuttosto che combattere per l'impero
francese in Indocina.
Il vino rosso  un ottimo accompagnamento per una
cena a base di pane e camembert.
La moglie di De Gaulle era nota col nome di tante
Yvonne.
Edith Piaf, il cui nome significa passerotto, si trovava
dietro le quinte dell'Olympia, in attesa di entrare in
scena, quando qualcuno disse la mme piaffe, dal verbo
piaffer, nel senso di battere i piedi con impazienza, scalpitare
come un cavallo.
Non esiste al mondo nulla di pi freddo delle mani di
un barbiere e del sedere di una donna.
Un musulmano che compie il pellegrinaggio alla Mecca
si guadagna il titolo di hadj. A vita.
Qualche goccia d'acqua di fiori d'arancio rende squisita
un'insalata di fettine d'arancia e cipolla.
Messali Hadj  il fondatore del Movimento nazionale
algerino. Il suo rivale Ferhat Abbas era un farmacista, un
brav'uomo travolto dagli eventi. Vissero entrambi molti
anni in Francia e sposarono due francesi.
Le sardine en escabeche sono una vera delizia, ma quelle
che si acquistano in Francia in lattina non sono le vere
sardine en escabeche.
I grumi che si formano nella pastella delle crpe non
sono un problema se fatti debitamente sciogliere.
Il letto  luogo preposto al riposo.
Quando si  invitati a cena,  maleducazione alzare il
coperchio e sbirciare nella pentola senza chiedere il permesso
al proprio ospite, anche se si vive con lui.
Il credo della religione di Wally (diceva sempre ma
religion, mai l'Islam, perch sarebbe stato troppo pomposo)
recita: Non c' altro Dio all'infuori di Allah e
Maometto  il suo profeta. In arabo eufonico: La ilaha
illa 'Lha Mohamed rassoul Allah. E la professione di fede,
il minimo che qualsiasi credente deve conoscere per
potersi considerare tale. Si chiama Shahada.
C' chi prega solo quando  strettamente necessario.
Altri usano ogni pretesto per farlo, prima di radersi, ad
esempio, oppure quando accendono la prima sigaretta della
giornata.
I baffi devono essere sempre ben curati. Se vengono
spuntati troppo, per, cresceranno molto in fretta.
Per un'igiene approfondita  necessario utilizzare almeno
una volta alla settimana un guanto di crine o un panno
perfettamente asciutto che strofini via le cellule morte
da tutto il corpo. L dove non si riesce ad arrivare da soli,
alla base della schiena e tra le scapole, ad esempio,  possibile
chiedere l'aiuto di un amico o di un parente. E consigliabile,
fare il bagno in compagnia.
Fu Edith Piaf a scoprire Yves Montand, il cui vero
nome era Ivo Livi, cresciuto a Marsiglia in una famiglia di
poveri rifugiati italiani.
Wally non era al passo coi tempi, non ballava il twist,
non possedeva neanche un disco di Miles Davis, ma non
mi importava. Amava il tango e il paso doble, dignitosi,
eretti, con il loro intreccio elaborato di movimenti: anche
a me piacevano, sotto l'ala del suo insegnamento allegramente
severo. Pi tardi mi capit di leggere, in un resoconto
un po' snob di Parigi negli anni Cinquanta, che le
jazz hot era riservato agli intellettuali della Rive Gauche,
mentre il paso doble era il ballo della classe operaia. Che
Wally facesse parte della classe operaia era fuori discussione,
ma era anche un principe straniero sotto mentite spoglie
e quando ballavamo la samba nei corridoi del nostro
palazzo in rovina, nessuno poteva fermarci.
...
.
...
Capitolo settimo.
...
.
...
Quei giovani del Fronte di liberazione nazionale che
avevano costretto Wally ad abbandonare la pista da
ballo avevano ragione, naturalmente. Il 1961 fu un anno
crudele in Francia e in Algeria. L'Organisation de l'arme
secrte, i fuoriusciti dell'esercito francese, gli irriducibili
dell'era coloniale, gli ex della Legione straniera e i terroristi
cristiani perseguivano una sanguinosa strategia di
rappresaglia mettendo bombe nella Borsa di Parigi, nelle
Galeries Lafayette, nelle radio e negli uffici dei quotidiani.
Cercarono di colpire De Gaulle, senza riuscirci. Ad Algeri
e Orano, intanto, i loro commando sparavano sulla folla
di musulmani alla fermata degli autobus. Massacri alla
luce del sole definiti, imperdonabilmente, ratonnades.
Sapevamo tutte queste cose, leggevamo i giornali, ma
non ne parlavamo mai. Al riparo nella stanza di Wally, la
notte dell'ultimo dell'anno per il nostro souperdu rveillon
cucinammo le lumache alla bourguignonne sul suo fornellino
elettrico e ci scambiammo i regali. Lui mi diede un
dizionario del gergo della malavita compilato da due ispettori
di polizia di Parigi. Jepge que dalles (non ci capisco
un'acca) e tu as les portugaises ensables (hai il prosciutto
nelle orecchie) scatenarono risate fragorose. Lo stesso
une carte de France per descrivere le tracce lasciate sul
pigiama da una polluzione notturna.
Che sciovinismo spaventoso, esclamai. Lo sai cosa
siamo noi? Due franco-phonies!
Per quanto le nostre parole fossero appassionate e sincere,
c'era sempre qualcosa che tenevamo per noi. La nostra
lingua madre. Wally mi chiese il significato di quel phonies.
Era semplice: citai Sartre, uno dei maggiori esperti
mondiali in fatto di malafede e inautenticit.
Credi davvero che siamo due impostori? replic lui
ferito, come se l'avessi accusato di mentirmi, o di ipocrisia.
Non mi diceva mai nulla in arabo, gli feci notare. Io
non parlavo mai inglese con lui. Il francese era la fragile
struttura che faceva da quinta ai nostri incontri.
Ma non c' solo quello che diciamo, ma anche quello
che facciamo, ribatt lui con il suo solito aplomb. Non
si riferiva a quello che facevamo a letto, ma a tutto quanto:
le nostre cene sul fornellino elettrico e le lunghe passeggiate
nella citt immersa nel buio. Una sera davanti al
Pare Mistral incontrammo una donna del posto con una
gomma della sua vecchia Peugeot a terra. Wally gliela sostitu
in un lampo e quando lei cerc di pagarlo per il disturbo,
rifiut con tanto garbo che lei mi rivolse un raro
sorriso di calda e divertita complicit.
Il mio regalo a Wally fu un cappotto, di quelli che si
vedevano sui giornali addosso ai delegati algerini durante
i negoziati di pace di Evian. Un'armatura a doppio petto
che arrivava a met polpaccio intesa per uomini che combattevano
con altri mezzi. Ero dovuta andare in pullman
fino a Ginevra per trovare quel cappotto. Costava una
fortuna, un mese della mia borsa di studio, compresi i soldi
per l'affitto, i buoni pasto per la mensa e tutto il resto.
Ma mi sembrava la cosa pi giusta. Dal momento che ci
era stato detto che i francesi finanziavano il programma
Fulbright a rimborso dei prestiti per il piano Marshall, di
fatto la Francia aveva regalato a Wally il suo primo cappotto.
Era un modo di fare giustizia, per quanto in ritardo.
Lui se lo prov, guardando compiaciuto allo specchio
come gli ondeggiava intorno alle gambe, ma poi lo appese
nell'armadio e l rimase finch non mi trasferii da lui a
met gennaio. La notte, quando il freddo stendeva un velo
di ghiaccio sul pavimento, quel morbido palt di cashmere
blu oltremare si aggiungeva alla pila di logore coperte sul
nostro letto.
La prima cosa che avr pensato vedendo quel cappotto
dev'essere stato: poverina, le intenzioni sono buone, ma
non ha proprio capito niente. Era volgare fare i conti in
tasca a un regalo che veniva dal cuore, ma scommetto che
avr pensato almeno per un attimo a cosa avrebbe potuto
comprarsi la sua famiglia, o la mia se  per questo, con
quei trecento nuovi franchi. A lui sarebbe bastato un pacchetto
di scovolini per la pipa. Quel pastrano era un dono
troppo sontuoso, io stessa ero un dono sontuoso, esagerato,
superiore ai suoi mezzi. Quando mi trasferii nella sua
stanza, la Repubblica di Wally, come l'avevo chiamata il
giorno in cui ci incontrammo, divent un paese occupato.
Deve avere avuto ogni sorta di remore. Non era un
mascalzone. Bench gli americani fossero intoccabili, le
donne, tutte, correvano rischi terribili. Eppure io mi presentavo
ogni sera, lasciavo cadere la mia borsa di libri sulla
porta, gli gettavo le braccia al collo, e ogni perplessit
diventava puramente accademica. Force majeure, ce n'est
pas la mer  boire.
A volte finivamo subito a letto, ma di solito prima cenavamo.
A Wally piaceva cucinare per me, diceva, perch
era facile farmi contenta: mi mostravo cos grata per quelle
sue piccole attenzioni che quasi lo corrompevo.
Andammo al cinema quell'inverno, come tutti, ma scoprimmo
di avere gusti opposti. Wally detest Fino all'ultimo
respiro di Godard. Qualsiasi algerino che avesse ucciso
un poliziotto anche solo accidentalmente sarebbe stato arrestato
nel giro di cinque minuti, insieme a una ventina di
parenti, e non diverse settimane dopo, come quando Jean
Seberg tradisce il suo ex fidanzato consegnandolo alla polizia.
L'esempio di Wally di un bel film era uno sdolcinato
melodramma che narrava le traversie di un giovanissimo
tenore dalla voce di miele stroncato dalla tubercolosi. La
morte di Joselito, sentimentale prodotto della Spagna di
Franco, gli riemp gli occhi di lacrime. Alle mie canzonature
si risent, fece il broncio. Era un uomo semplice dai
sentimenti semplici e forti, a fior di pelle. Pi tardi pensai
che quell'orrendo orfanello dalla splendida voce doveva
avergli rammentato i figli, intrappolati nel loro paese
senza un padre. Ma non era una giustificazione al cattivo
gusto. Anche in tempo di guerra si dovrebbe saper distinguere
l'arte dalla realt.
Cos lo misi alla prova. Acquistai una copia del Rosso
e il nero e gliela porsi con grande trepidazione. Potevo vivere
con un uomo che non amava Stendhal? Sarei stata
costretta ad abbandonarlo? Wally lo lesse nella pausa del
pranzo per due settimane e, con mio grande sollievo, si
qualific senza fatica tra gli happy few di Stendhal. Si
era identificato con Julien Sorel, il protagonista, un povero
contadino della regione del Giura che arriva quasi al
punto di sposare la figlia di un marchese. In effetti, c'erano
dei parallelismi inquietanti. Le loro vite seguivano la
stessa traiettoria, disse Wally.
Ma non ti hanno decapitato, gli feci notare. La vita
di Julien Sorel si concludeva sulla ghigliottina.
No, guarda, rispose Wally girando la testa di qua
e di l per mostrarmi il collo robusto, ancora sulle spalle.
Ma il romanzo risvegli in lui un fiotto di ricordi, come
se Stendhal (l'unico francese che non mi ha trattato con
paternalismo) gli avesse offerto la sua vita su un vassoio
d'argento, pronta per essere raccontata. La domenica pomeriggio,
su quel letto d'ottone, con una sigaretta in mano,
mi raccontava la storia della sua vita, una puntata alla
settimana scherzavo io, tracciando con un dito la linea, la
strada maestra, che dal suo ombelico portava all'inguine.
Wally aveva diciannove anni quando approd in Francia
per la prima volta. Appena sbarcato, a Marsiglia, qualcosa
attir la sua attenzione: un tozzo di pane abbandonato
per strada, una cosa inaudita. Nel paese da cui veniva, il
pane era sacro. Gli parve di essere arrivato in una terra di
demoni che si cibavano di carne umana, disseminandone
per ogni dove le membra straziate. E cos era stato, sino a
non molto tempo prima. Rammentando le storie di suo padre
sulle guerre in Europa, fu tentato di fare dietrofront.
Poi, attanagliato dal mal di mare e dal terrore vomit in
mezzo alla strada. Prima di sera si era ripreso. Trov lavoro
come lavapiatti in un grande ristorante chiassoso vicino
al porto vecchio. Dormiva nella dispensa, custode non retribuito
dei sacchi da quindici chili di riso, farina e pasta.
Ingrass di sei chili in un mese e scopr di avere sempre
sofferto la fame.
Qualche tempo pi tardi conquist la Francia, non con
la spada, ma con un mazzo di garofani bianchi. Dopo una
settimana in ospedale con un polso malridotto, corse dal
fioraio pi vicino ad acquistare un mazzo di candidi garofani
per la caposala, una suora bretone con un paio di
occhiali dalla montatura invisibile sul naso a patata che
accett l'omaggio stupefatta, in silenzio. Alla fine disse:
Siamo tutti figli di Dio.
Non ne ho mai dubitato, ma sceur, replic Wally.
Fu tentato di baciarla sulla fronte, ma non era sicuro che
fosse lecito. Quindi usc ad aspettare l'infermiera, un'attraente
trentenne che l'aveva consigliato sulla scelta dei
fiori. (Lui voleva prendere delle rose: troppo sensuali per
una sposa di Cristo, gli aveva fatto notare lei). Quella sera
lo condusse a casa con s. Il marito era ufficiale dell'esercito
francese in Madagascar, dunque lei era libera di
fare ci che pi le aggradava, e quell'anno le fu gradito
insegnare a un giovane nordafricano sbarcato da poco le
usanze francesi. E quelle delle donne, a lui che non aveva
sorelle e dunque non ne sapeva nulla. Un giorno lo vest
di sete e fili di perle e scatt una fotografia al suo bel viso
incorniciato dai capelli ricci. (Tutto questo prima che lui
si facesse crescere i baffi). Ma quando il marito torn a
casa in licenza, lei avvert Wally di non farsi pi vedere e
cambi la serratura alla porta. Anche questo faceva parte
delle usanze francesi.
La madre di Wally sapeva tutto di lui, anche prima
di lui, grazie al suo istinto o agli sguardi curiosi delle sue
affettuose premure. Dopo un sonnellino pomeridiano si
avvicina alla credenza buia per un goccio d'acqua dalla
brocca. Sua madre glielo porge sorridendo: Mio figlio 
un uomo. Quando ti sei girato, nel sonno, ho visto ogni
cosa, ma non ti preoccupare, non lo andr a spifferare in
giro. Ha gi in mente progetti di nozze e il figlio ha appena
quattordici anni.
La prima notte di matrimonio, le donne della famiglia,
una sola famiglia dal momento che gli sposi erano cugini,
attesero fuori della stanza nuziale il lenzuolo insanguinato.
I fratelli di Wally gli misero del pepe nel caff a mo'
di precauzione. La zia della moglie arm la ragazza di un
lungo spillone. Quando lei lo estrasse dalle sottane, Wally
lo afferr e si trafisse una coscia, con forza, attraverso gli
ampi pantaloni a pieghe, dicendole di dargli il lenzuolo, in
fretta. Aveva gi lavorato come mtallo in Francia e non
ebbe difficolt a calcolare dove macchiarlo di sangue. La
moglie, com'era stata istruita dalla zia, si punse le dita con
lo spillone e il loro sangue si mescol sul lenzuolo. Due ragazzini
che si divertivano a imbrogliare i grandi. Non erano
due estranei, del resto, erano cresciuti nella stessa strada,
anche se lei era stata avvertita che la Francia aveva messo
strane idee in testa al marito.
La pi strana di tutte fu la sua insistenza a portarla con
s in Francia all'inizio del '55 con i loro due bambini. Nella
Charente-Maritime Wally lavor in una fabbrica che
produceva vasche, scaldabagni e taniche per la benzina,
l'armamentario del comfort domestico del dopoguerra, riscaldamento
e acqua calda a piacimento.
Come l'ispettore Maigret e Robert Oppenheimer e altri
grandi pensatori della met del ventesimo secolo, Wally
fumava la pipa. Lavorava in fabbrica da tre anni quando
scopr un grave errore nell'iter di produzione e lo indic
agli ingegneri. Se fosse stato una loro mancanza, avrebbero
potuto risentirsi di un suggerimento di un operaio,
ma dal momento che il colpevole era il poco amato erede
della propriet, furono felici delle informazioni di Wally.
Tanto felici da proporlo per un aumento, naturalmente negato,
e regalargli la sua prima pipa, promozione simbolica
a una classe di uomini che, come loro, avevano tempo da
perdere dietro a quell'arnese durante le ore di lavoro. Era
proibito fumare nello stabilimento dove Wally trascorreva
nove ore in piedi tra spruzzi di olio per motori e una
nube di polveri metalliche. Il suo stipendio serviva a mantenere
la famiglia in Francia e in Algeria, e il Movimento
di liberazione che si appropriava di una fetta della busta
paga di ciascun emigrato per finanziare la guerra in patria.
Wally aveva affittato una casetta da un contadino, due
stanze sotto una soffitta in cui il padrone di casa conservava
il raccolto di patate. Wally aveva convinto il riluttante
fattore che gli algerini non mangiano patate. Imbianc
dentro e fuori, coprendo con stuoie di paglia le tracce
di muffa pi tenaci. Presero qualche gallina per le uova,
seminarono un orto, i bambini cominciarono ad andare a
scuola e impararono a leggere e scrivere in francese. C'era
da lavorare sodo, era la douce France della canzone. Finch
un giorno Wally si alz tardi per il lavoro e rifil uno
schiaffo alla moglie perch il caff non era abbastanza caldo.
Lei lo perdon. Diede la colpa alla Francia, al troppo
lavoro, all'isolamento. Lui se la prese con le tradizioni del
suo paese dove potere e diritto di parola sono prerogativa
assoluta degli uomini. Se la prese con se stesso, e quell'estate
del 1960 accett le suppliche della moglie che chiedeva
di tornare a casa. La guerra sarebbe finita presto,
pensavano. Lei era di nuovo incinta (lo era gi quando la
schiaffeggi?, mi domandai facendo ansiosamente i calcoli)
e voleva partorire a casa.
La Francia era stata dura per i figli di Wally. La vita
nel villaggio ruotava rigorosamente intorno al ciclo di ricorrenze
cristiane, non le loro, dunque, ma le uniche che
conoscevano. A volte, Wally li prendeva sulle ginocchia e
cercava di spiegare come meglio poteva. Voi non siete
di qua, sapete. Nel nostro paese abbiamo i nostri santi e
durante le feste, dopo le abluzioni, ci si veste di bianco,
si recitano le preghiere, e poi si festeggia col cibo, musica
e cavalli al galoppo e cavalieri con i lunghi mantelli e fucili
che sparano colpi in aria, e le donne strillano di piacere.
Aspettate e vedrete. Nel frattempo, ricordate: Vous n'tes pas d'ici.
...
.
...
Capitolo ottavo.
...
.
...
Una volta vidi Wally colpire un uomo, o piuttosto sbattere
a terra la sigaretta ancora spenta che stringeva tra le
labbra. Fu in un caff vicino all'universit. Avevo chiesto
a Wally di raggiungermi dopo il lavoro in quel ritrovo
per studenti: una cattiva idea visto che, prima che Wally
arrivasse, un ragazzo pallido con un paio di baffi rossi di
nome Edouard, un habitu malgrado non fosse uno studente,
si era autoinvitato al mio tavolo mettendosi a pontificare
sulle idee di Wilhelm Reich leggendo ad alta voce
stralci della Teoria dell'orgasmo nel tentativo di farmi arrossire.
Ci riusc. Il rossore era scomparso quando arriv
Wally gettando il suo pacchetto di sigarette sul tavolino,
un gesto di rabbia contenuta, forse, anche se l per l non me ne accorsi.
Si diceva che Edouard fosse spaventosamente ricco,
che la sua famiglia possedesse azioni nelle miniere d'oro
sudafricane. Wally non ne era al corrente. Quello che non
gli and gi fu il modo in cui Edouard si serv dal suo pacchetto
di Disque Bleu senza chiedere il permesso. Prima
che potesse accenderla, Wally gli aveva fatto volare la sigaretta per terra.
Siamo piuttosto suscettibili, a quanto pare, esclam
Edouard, felice di avere una nuova chance di vedermi in
imbarazzo. Ed ero profondamente imbarazzata.
Wally, invece, non lo era affatto.  buona educazione
chiedere il permesso, prima. Prego, prendi pure.
Edouard sorrise e scosse il capo. Non mi permetterei
mai. Con uno come te rischio di ritrovarmi col sangue dal
naso. Sai,  cominciata cos, nel 1830, quando il bey di Algeri
colp l'ambasciatore francese con uno scacciamosche,
o un ventaglio. Non  ben chiaro quale dei due, i racconti
differiscono su questo dettaglio. Un ventaglio del resto pu
servire da scacciamosche e probabilmente viceversa, no?
I francesi chiesero soddisfazione, chiamando in soccorso
l'esercito e la marina. Sei fortunato che sono una persona
flemmatica. Non me la prendo. E non ho eserciti n flotte
di navi ai miei ordini. Okay, ci si vede, accarezzandomi
la testa mentre usciva.
Hai esagerato, dissi a Wally. Quel tipo  dalla nostra
parte. Porta libri proibiti dal Belgio al tuo amico libraio.
Gente come quella non ha rispetto per nessuno. Ti
meriti di meglio e dovresti pretenderlo, replic Wally.
Bon, lasciamo perdere. Cosa ti va di bere?
Un bicchiere di cognac, risposi. Lui scoppi a ridere
e mi ordin un doppio cognac. Era convinto che facessi
troppo l'intellettuale e gli piaceva vedermi bere di quando
in quando. Per s ordin una bire panache, birra e granatina.
I gusti sono gusti.
Gli studenti e la classe operaia non si mescolavano a
Cularo. N, men che meno, le razze. Comperare una scatola
di sardine o un camembert era uno strazio: la moglie
del droghiere ridacchiava con l'aria di saperla lunga, come
se si trovasse davanti una battuta salace, un'allusione
scandalosa fatta persona. L'unico posto in cui godevamo
di vera libert era la libreria di Albert, lungo il fiume. Albert
era un ebreo francese, un intellettuale che vendeva
libri in un negozietto su un umido vicolo in mezzo a una
fila di bugigattoli dove si mangiava cuscus. Aveva scelto
quel posto come dichiarazione di intenti e perch pagava
poco d'affitto.
Il padre di Albert era emigrato dalla Gubernija di Minsk
a Parigi, nel quartiere ebraico, intorno al 1924, in tempo
per imparare a conoscere la citt, ma non abbastanza da
perdere la sua fondata sfiducia nell'autorit costituita.
Quando, con il sopraggiungere dell'occupazione nazista, gli
era stato ordinato di registrare la propria famiglia ebraica
presso la polizia, invece di obbedire come fecero in tanti,
si trasfer nel cuore della Savoia. Albert non raccont mai
di quegli anni in clandestinit, ma doveva avere a lungo
vissuto nel terrore facendosi passare per il discendente di
una grossa famiglia di contadini, angariato dalle minacce
dei veri figli, indignati da quell'intrusione.
Dopo un simile esordio, la sua fedelt a una certa idea
della Francia era altrettanto misteriosa di quella di Wally.
Ma Albert non viveva in Francia, circondato com'era da
amici e studenti di sinistra che frequentavano la libreria,
un posto dove i disertori dell'esercito francese sapevano
di trovare una guida per valicare il confine svizzero. Il negozio
era grande a malapena per permettere a due persone
di stare in piedi una accanto all'altra. In un cucinotto dietro
agli scaffali, a volte Albert e Wally giocavano a scacchi
il sabato sera, mentre io leggevo Fanon, autore proibito,
in un'edizione fatta entrare in Francia di contrabbando.
Fanon era morto, mi inform Albert. Quell'inverno, di
leucemia, al Walter Reed Hospital di Washington. Non
aveva ancora quarant'anni. Leggevo lentamente, con reverenza.
Il Fanon psichiatra, nella sua diagnosi delle ferite
segrete inflitte dal razzismo, era brutalmente credibile.
Il teorico della rivoluzione invece no. Quel versante della
sua opera lasciava perplesso anche Albert.
Non  stato Fanon a insegnare agli algerini a combattere,
quello l'abbiamo fatto noi francesi. Li abbiamo reclutati
per tutte le nostre guerre. In Messico con Massimiliano
d'Austria, in Nuova Caledonia, a Verdun, sul Rif marocchino,
a Monte Cassino, in Indocina... Dove ha imparato
il francese il padre di Wally? Non a scuola, in trincea.
Wally  pacifista, dissi, inventandomelo, convinta
che fosse cos. Pi o meno. L'episodio di Edouard era
un'eccezione. Albert sorrise con benevolenza. Aveva l'aria
tollerante di un monaco fiducioso nella pazienza del
Signore, che rimarr in attesa finch la via non sar spianata.
Aveva persino l'aspetto di un frate francescano: la
tonsura della calvizie su un volto pieno, pantaloni di velluto
che cascavano come una tonaca.
Te l'ha detto lui? domand.
Scacco, annunci Wally che non prendeva parte alle
nostre discussioni politiche.
O l l, questa ragazza mi sta distraendo,  tutto organizzato, -
esclam Albert scherzosamente, come se corresse
davvero il rischio di perdere la partita. Era imbattibile,
un gran maestro.
Cos Wally non era un vero pacifista, ma neppure un
combattente della guerra di liberazione. L'avrebbe disprezzato,
Fanon?, domandai una volta ad Albert in privato.
Lui scoppi a ridere e trov un passaggio nei Dannati della
terra che rispondeva alla mia domanda.
Nei paesi sottosviluppati che accedono all'indipendenza
esiste quasi sempre un piccolo numero di intellettuali onesti,
senza idee politiche ben precise, che, istintivamente,
diffidano di quella corsa alle cariche e alle prebende, sintomatica
dei primi tempi d'indipendenza nei paesi colonizzati.
La posizione particolare di questi uomini (a capo di
una famiglia numerosa) o la loro storia (esperienze difficili,
formazione morale rigorosa) spiega quel loro disprezzo
cos manifesto per i furbi e i profittatori...
Il capo di una famiglia numerosa non era altri che Wally.
Fui felice di scoprire che c'era un posto anche per lui nel
canone di Fanon, sollevata di sapere che Albert, pur essendo
al corrente della famiglia numerosa, approvasse la nostra
amicizia. Era un po' come avere ricevuto la benedizione di
mio zio Sid, anche lui calvo come Albert.
Poi mi domand con tatto: Dimmi, pitchounette, anche
tu devi avere una famiglia numerosa.
Non mi piaceva la piega che stava prendendo la conversazione.
Sapevo come chiudere il discorso. Mio padre
 anti-stalinista, dissi ad Albert, comunista, certa
che avrebbe afferrato al volo. Mi vergognai di tradire mio
padre ai suoi nemici, ma era colpa sua se ne aveva una
schiera tanto nutrita: sinistroidi, simpatizzanti e fiancheggiatori
comunisti, pseudo-stalinisti e valenti idioti.
Abbagli, errori di valutazione e menzogne belle e buone
non lo riempivano di dolore o di rabbia, bens di un autocompiacimento
consolatorio che trovai allarmante non
appena fui in grado di riconoscerlo, negli anni della mia
adolescenza. Quando mi proib di andare a trovare zie e
zii sovversivi, risolsi di vederli di nascosto. Mi dispiaceva
per lui, ma iniziai a mentirgli senza rimpianti. Trovavo
ripugnante la sua condotta politica. Per lui l'ideologia era
il marchio della saliva su plichi di carte e lunghe ore al telefono
a bisbigliare dietro porte chiuse con le sue vecchie
conoscenze di Washington.
Ma non ha nulla a che fare con questa storia, precisai
ad Albert. I miei non viaggiano. Gli spedisco una
bella cartolina ogni settimana. Non fanno domande. Probabilmente
immaginano che ci sia qualcosa che evito di
raccontare, ma preferiscono non sapere di cosa si tratta.
Petite rebelle, comment Albert, adulandomi. Non
ero una ribelle, n avevo mai preteso di esserlo. Desideravo
solo godermi lo spensierato calore di Wally, senza mettere
in conto quanto sarebbe costato.
Albert non aveva capito nulla di me. Non solo non ero
una ribelle, ma non mi comportavo nemmeno da cittadina
americana. Non prendevo parte alle lotte della mia generazione,
per i diritti civili, contro la bomba atomica, per la
moratoria in Vietnam. L'unica causa che difesi anima e corpo,
con impudenza, fu Wally, nel corso di una discussione
con un professore, e i miei compagni assisterono sbalorditi.
Anch'io ero sbalordita dal loro comportamento. In gruppo
diventavano turbolenti, in mensa si esibivano in gare
di spintoni mentre aspettavano la loro razione di insalata
d'aringa, bistecca di cavallo e prugne cotte. Come dodicenni
allarmati dai primi slanci di desiderio, li contraffacevano
elargendo rutti al posto di baci, gomitate e ginocchiate
invece di abbracci. Si tiravano bocconi di pane da
un capo all'altro della sala e assalivano chiunque entrasse
in mensa con un foulard o un basco in testa. Chapeau,
chapeau, strillavano, pretendendo cos di difendere un'antica
tradizione studentesca. Alle conferenze attaccavano
crudelmente i professori di altri atenei. Li ho visti ridurre
in lacrime un vecchio sconclusionato costringendolo ad
abbandonare il palco.  anche vero che aveva annoiato
tutti a morte insistendo, con medievale scolasticismo, a
rintracciare le fonti dei versi pi belli di Rimbaud nell'opera
dei suoi predecessori. Voleva ridurre le pote maudit
alla stregua di un qualunque plagiario, spinto dalla desolante
convinzione (che lui sembrava peraltro considerare
in qualche modo confortante) che non esiste n pu esistere
nulla di nuovo sotto il sole.
Se numerosi erano capaci di dispensare crudelt con disinvoltura,
quando la classe era poco nutrita, i figli della
borghesia si facevano timidi e rispettosi. Mi fecero sentire
un pagliaccio quando replicai agli appunti sollevati nei
miei confronti dal vecchio professor Chiunsi. L'avevo scelto
perch il suo nome compare nei Guermantes come ospite
dei ricevimenti organizzati dal principe di Guermantes
intorno al 1905. Chiss quali segreti potevano essere conservati
sotto l'ampia volta di quel cranio pelato. E poco
importava se aveva una voce simile a un belato e le parole
erano accompagnate da una dentiera tamburellante. La
debilitazione e l'et veneranda gli garantivano autenticit
e saggezza. O cos credevo.
Ancora una volta mi sbagliavo. Le lezioni erano contorte
e ripetitive, come gli ultimi faticosi sforzi di un uomo
su una zattera. E quando scrissi il saggio di fine corso
senza chiedere prima la sua approvazione, mi accus praticamente
di lse-majest.
Innanzi tutto la sua relazione brulica di anglicismi
Us il termine pulluler, che suggerisce letteralmente un formicolare
d'insetti. Ero un moscerino, una nullit, ai suoi
occhi, o lo erano le mie pagine. Wally ne fu scandalizzato
quando glielo raccontai.
Sei venuta fin qua per studiare con questo tipo e lui
ha l'arroganza di umiliarti. Adesso lo capisci contro cosa
eravamo costretti a lottare. Cos'altro ha detto? Ha almeno
rispettato le tue idee?
Le mie idee! Wally aveva una tale fiducia nelle mie idee
e nel mio cervello che era convinto che avrei finito per fare
l'avvocato o l'insegnante. Oliava la mia Olivetti portatile,
contemplandone la linea elegante e pulendo i tasti con l'alcol.
Mi aveva anche procurato una lampada cos che potessi
lavorare fino a tardi sotto un piccolo cerchio di luce
mentre lui dormiva accostato alla parete.
Di quando in quando lanciavo un'occhiata al mio amante
con gli occhi bendati. Un'aria da plotone d'esecuzione,
a detta di Mathilde de la Mole nel Rosso e il nero. Gli
unici uomini che valeva la pena di conoscere nel diciannovesimo
secolo erano quelli che avevano meritato una condanna
a morte. Tutti gli altri erano solo meschini arrampicatori
sociali. Scrivendo a meno di un metro da Wally
bendato, reinterpretai Stendhal sulla base di quello che
vedevo, provavo, sospettavo. Mi era tutto chiarissimo,
mi pareva di sentire ribollire il sangue, come sotto l'impulso
del desiderio.
Quando il professor Chiunsi bocci la mia tesi, provai a
controbattere: non volevo che Wally mi rimproverasse per
essere capitolata di fronte a un'autorit tutta da verificare.
Potrebbe essere pi preciso? ebbi l'ardire di chiedere
all'esimio professore. Avevo visto le mie compagne
schiacciarsi contro il muro per lasciarlo passare, sorridendo
imbarazzate, compiaciute a un semplice cenno di saluto o
a un Buongiorno, signorine borbottato a capo chino a
nessuno in particolare.
Lesse la citazione che avevo apposto alla mia breve relazione
poich a mio giudizio racchiudeva in nuce il capolavoro
di Henri Beyle.
 di regola, in questo nostro diciannovesimo secolo,
che quando un individuo potente e nobile incontra un uomo
di carattere, o lo uccide, o lo esilia, o lo fa imprigionare,
o lo umilia a tal punto che questi commette la sciocchezza
di morir di dolore.
Al posto dell'individuo potente lei sostituisce l'esercito
francese; all'uomo che vale un ribelle algerino. E forse
convinta che Stendhal intenda giustificare il terrorismo?
Non so se fosse sua intenzione, ma di certo ricordava
la rivoluzione, conosceva la dinamica della lotta di classe.
Diceva che nel corso di una rivoluzione lo spargimento di
sangue  in proporzione diretta all'atrocit degli abusi che
 chiamata a estirpare.
Mah, si direbbe che ha imparato l'intero romanzo a
memoria.
Non ancora, risposi animosamente. Nel diciannovesimo
secolo Julien Sorel pu ben venire da una famiglia
di contadini del Giura. Un giovane nato nell'indigenza,
che non aveva, come dice lui, senza esagerare, neppure
il pane. Anche se fosse morto di fame, nessuno se ne sarebbe
curato. (Qui citavo Wally).
Julien non ha nulla, n una posizione sociale, n altro
su cui contare, se non l'ostilit e il timore innato dell'aristocrazia
nei suoi confronti. Nel ventesimo secolo, e Stendhal
nel 1830 dichiara di voler scrivere per chi vivr un secolo pi tardi, ha maggior senso che il suo eroe parta da pi
lontano ancora. Dall'Algeria, per esempio.
Mah, basta cos. Mi rincresce informarla, mademoiselle,
che  vittima di un grave fraintendimento. Ha estrapolato
alcune righe trasformandole in un'iscrizione nel marmo. Ma
il modello del romanzo di Stendhal non  un monumento
tombale, n un grattacielo di Chicago.  una conversazione
da salotto tra un gruppo di persone che danno vita a una
giostra di affermazioni sagaci e ispirate per il puro piacere
di discutere. Nel corso di una serata vengono esposti molteplici
punti di vista, esaminati, portati alle loro estreme
conseguenze e infine scardinati: non esiste nulla di fisso,
solo un grande flusso in movimento. Stendhal inseguiva,
pi di ogni altra cosa, la novit. Diceva di avere bisogno
di tre o quattro metri cubi di nuove idee ogni giorno come
a una nave a vapore serviva il carbone.
Adesso vediamo cos'altro lei ha scelto di sottolineare
in maniera tanto pletorica, continu il professor Chiunsi
scorrendo la mia povera relazione condannata alla garrota.
Ah, ecco, anche questo! Non esistono pi vere
passioni nel diciannovesimo secolo, ed  per questo che in
Francia ci si annoia tanto. Lei la definisce un'affermazione
profetica. Io la chiamerei piuttosto reazionaria. Stendhal
adorava il Rinascimento italiano: la vita intesa come
un melodramma di amori e ostilit appassionate, gelosie,
vendette e ambizioni sfrenate. Ancora una volta il desiderio
incalzante di novit, di tragedia, di individui eroici
dall'ego spropositato e la fascinazione per il gangster corso
che ha fatto emozionare l'Europa. Mi dica, cosa le viene in
mente quando legge questo brano: Si commettono le pi
atroci crudelt, ma senza crudelt? Le posso dire cosa vi
percepisco io? La stanchezza di una grande nazione che ha
dato fondo alle proprie risorse durante la rivoluzione e le
guerre napoleoniche, e si vede costretta a rincantucciarsi
e andare in letargo per qualche decennio. Il rosso e il nero
 il romanzo di un paese che sta lentamente morendo di
tedio. E qual  la cura? Una guerra di conquista in Africa!
Un outre jour de gloire!
Sapevo che si sbagliava. Conoscevo a sufficienza la
storia per essere certa che Stendhal (a differenza di Tocqueville,
per esempio) avrebbe denunciato le campagne
militari che fecero terra bruciata intorno al 1840 lasciando
l'Algeria occidentale devastata e decimata per due generazioni.
Quando il padre di Wally si offr come volontario
nell'esercito francese, lo fece attirato dal premio di
arruolamento. Era calcolato a peso, mi raccont Wally,
un tanto al chilo. Suo padre era un uomo esile e il premio
fu magro, ma sufficiente a sfamare la famiglia per qualche tempo.
Il professor Chiunsi era un brav'uomo. Conosceva
l'Algeria. Era andato a insegnare all'universit di Algeri,
quando De Gaulle aveva preso il potere, ma una volta
compreso che non vi era spazio, dopo sei anni di guerra,
per pacificatori e costruttori di ponti, musulmani o europei
che fossero, si era ritirato a Cularo. Lo seppi pi tardi,
e non da lui. In quell'epoca di rigide gerarchie era impensabile
che un docente della sua et e reputazione aprisse il
proprio cuore a un'impudente e impreparata studentessa
d'oltreoceano. Cos, dall'alto del suo antico piedistallo,
mise a segno punto su punto. Fu una vittoria facile. Mentre
io persi un anno di studio, un anno sprecato, se non fosse stato per Wally.
...
.
...
Capitolo nono.
...
.
...
Io e Wally litigammo per la prima volta quell'inverno.
In un ultimo tentativo di deragliare il cessate il fuoco in
Algeria, i terroristi cristiani dell'Oas piazzarono una bomba
nell'appartamento parigino del ministro della Cultura
del governo De Gaulle. Andr Malraux era fuori quella
mattina di febbraio del 1962, ma una bambina di quattro
anni nello stesso edificio fu raggiunta in pieno viso da una
pioggia di schegge e rimase cieca da un occhio. Un'atrocit
che non poteva mancare di colpire l'opinione pubblica.
Quella settimana vi furono pesanti proteste a Parigi. Tra
le fila della polizia c'erano numerosi reduci delle guerre
coloniali, contrari ai dimostranti. Otto ragazzi rimasero
uccisi nello scontro. Il giorno del funerale vi furono dimostrazioni
in tutta la Francia, compresa Cularo.
Wally disse che qualsiasi protesta a quel punto era
troppo poco, troppo tardi. Non aveva nessun desiderio di
partecipare. Se veniva, era solo per accertarsi che non mi
succedesse nulla. Gli dissi che non ero una bambina e non
avevo bisogno della sua protezione. E del resto, se le cose
si mettevano male, bench fosse alquanto improbabile a
Cularo, per quanto non si potesse mai sapere, avrebbe rischiato pi lui di me.
Con la mia tte de melon, dici? Avevo messo in dubbio
il suo coraggio, toccando un nervo scoperto. Credevo
di conoscere ogni fibra del suo corpo. Errore: solo perch
un uomo  loquace, non significa che dica sempre la verit.
Bisogna fare i conti con reticenze e omissioni. Spazi vuoti
su una cartina incompleta. La geografia  una scienza che
richiede tempo, io non ne sono ancora padrona.
Fu cos che alla fine partecipammo insieme a una grande
marcia pacifica, una sera, sotto la solita pioggerella gelida.
I miei compagni di universit, quelli che molestavano
i relatori in aula magna e si lanciavano il cibo addosso in
mensa, i cui fratelli erano rimasti uccisi o mutilati in quella
lunga guerra, trovarono infine la voce. Conquistammo la
citt, un ampio fiume di dieci, dodici persone affiancate,
con grandi striscioni che sventolavano come lunghi nastri
di telescrivente. Non il predominio della folla, ma la forza
dei numeri, della solidariet, della storia. Recitavamo
slogan degli anni Trenta: Il fascismo non passer. La
strada era diventata un organismo vivente di cui noi facevamo
parte. Wally quella sera ebbe un milione di francesi come alleati.
Ma lui non la vide cos. Disse che era stato necessario
lo shock della morte di cittadini francesi per mano di altri
cittadini francesi sul suolo francese per risvegliare le coscienze
francesi. Forse aveva ragione. Sei settimane pi
tardi fu firmato il cessate il fuoco.
La rivista satirica Le Canard enchain era il giornale
preferito di Wally. Mi insegnava a decifrarne gli astrusi
giochi di parole e le intricate allusioni, ma quella settimana
fu chiaro a tutti il titolo sulle locandine: merci de gaulle.
La guerra stava per finire.
Wally scorse Davy nella folla quella sera, diverse file
pi avanti, un ragazzone biondo con un grosso cane chiaro
legato a un complicato guinzaglio.
Un dimostrante cieco, eh, quello s che era coraggio!,
esclam Wally, tornato d'improvviso allegro e tirannico
come sempre. Aveva letto di quel ragazzo sulle pagine del
quotidiano locale. Un genio degli scacchi californiano accompagnato
da un golden retriever di nome Sasha che obbediva
a quarantatre ordini diversi. Davy conferm.
Sasha sa fare qualsiasi cosa eccetto giocare a scacchi,
e non  detto che non le insegni anche quello prima o poi,
ci disse davanti a un rapido piatto di spaghetti quella sera.
Ritorn spesso a mangiare e a fare una partita a scacchi
con Wally. Lo batteva sempre e Wally era felice come se
fosse uscito vincitore ogni volta. Adott Davy come un figlio
o un fratello minore. Avevano sempre talmente tante
cose da dirsi, che a volte mi sentivo esclusa.
Davy comunicava sicurezza di s, o almeno ci provava.
Nel corso della sua seconda visita alla stanza di rue du Dragon,
domand di poterci conoscere a modo suo. Ci chiese
di rimanere perfettamente immobili mentre lui ci passava
i palmi sul viso. Gli altri sensi sopperivano a quello che
gli mancava, spieg, toccandoci con discrezione, ma anche
con avidit. Le voci erano fondamentali. Non dimenticava
mai una voce. Avevano infinite colorazioni. Quella di
Wally era calda e fuligginosa come un fuoco di braci, la
mia acuminata come una pioggia di puntine, disse, massaggiandomi le spalle.
I ciechi sono i migliori massaggiatori del mondo, si
vant. Convinta che stesse esagerando, fui sul punto di
sbottare quando Wally mi fece cenno di essere paziente con
quell'amico che lui trattava con una deferenza che rasentava
la superstizione, quasi fosse un'profeta, o un oracolo.
Panni, quelli del profeta, in cui si cal alla perfezione.
Ci sfior il viso con la punta delle dita e pronunci il suo
responso. Un po' come quegli uccellini che vengono portati
in giro per le fiere, dissi pi tardi a Wally, e vengono
fatti uscire dalla loro gabbietta per scegliere le carte che
ti prediranno la sorte. Replic che ero una spietata razionalista, mi sarei dovuta vergognare.
Congratulazioni, esclam Davy al termine delle sue
esplorazioni tattili. Siete una coppia perfetta.
Come fai a dirlo? domand Wally incuriosito. C'erano
un sacco di cose che Davy ancora non sapeva di noi.
Fino a quel momento la nostra conversazione aveva toccato
gli scacchi, la Francia, il camembert e Sasha, che era
con Davy da otto anni, da quando lui ne aveva tredici e
aveva perso la vista in seguito a una meningite. Sasha era
la sua migliore amica e alter ego: erano cresciuti insieme.
Lo so che pu sembrare banale, ma possiedo un sesto
senso. Percepisco le vibrazioni sottili, rispose Davy.
Sto scherzando! Sono i discorsi che si sentono fare in
California. No, sul serio, vi vedo a voi due a Palo Alto,
sareste perfetti. Solo, Wally deve prima imparare un po'
meglio l'inglese, perch non glielo insegniamo?
Fa' pure, risposi. Stava cominciando a non piacermi
tanto, lui e quel suo modo di decidere per noi, come
se fossimo un prodotto della sua immaginazione, cosa che
in realt eravamo, in un certo senso. Wally aveva il suo
regno, quello delle sue origini, la sua area di esperienza,
la sua essenza solare, e io l'avrei seguito tra le sabbie del
Sahara se me l'avesse chiesto, ma non lo vedevo proprio
negli Stati Uniti. L'avrebbero schiacciato con la loro immensit
sterminata, riducendolo a una non-entit, all'ennesimo
emigrante appena sbarcato. Ma non avevo voglia
di discutere con Davy. Presto o tardi avrebbe saputo la
verit che si nascondeva dietro alla sua coppia perfetta:
avevamo i giorni contati. Lo avevamo sempre saputo. La
nostra intimit aveva una clausola di fuga incorporata.
Alla fine dissi a Wally che non potevamo lasciare all'oscuro
il nostro entusiastico amico. Lasciarlo brancolare
nel buio equivaleva a mentirgli. Quando l'avesse scoperto
si sarebbe sentito tradito. Cosa poteva ferirlo di pi di
scoprire che gli avevamo girato intorno in punta di piedi,
scambiandoci cenni e strizzatine d'occhio alle sue spalle
approfittando della sua infermit? Wally concord e disse
che gliene avrebbe parlato alla prima occasione. Due giorni
pi tardi Davy si present alle quattro del pomeriggio,
da solo, eccezion fatta per il suo cane. Quella primavera
Sasha fece da mediatore tra noi. Fissava uno standard di
onest che non potevamo sperare di poter uguagliare. Wally
diceva che aveva pi nif, vale a dire naso, nel senso di
rispetto di s, della maggior parte degli esseri umani che avesse mai incontrato.
Wally mi ha detto di voi, esord senza tanti preamboli.
Che mazzata.
S, uno di questi giorni mi abbandoner, risposi
con leggerezza.
Se non lo abbandonerai tu per prima, ebbe la sfacciataggine
di dirmi. Oppure lo seguiresti a...? Cit il
villaggio di Wally come se fosse un qualunque punto sulla
cartina geografica e non una misteriosa terra proibita, a me interdetta.
Lo farei, se me lo chiedesse, risposi. Era il mio turno
di mentire: quel profeta intrigante mi aveva proprio
mandato in collera. Ma lui non me lo chieder e adesso
sai perch. Perci lasciamo perdere, okay? lo supplicai
voltandomi verso Sasha, paziente e silenziosa li accanto.
Sei proprio brava, tu, le dissi accarezzandola. Non
come il suo padrone: Davy non si lasci scappare l'allusione.
Sono solo venuto a portare questa cartolina che ho
ricevuto oggi da Santa Cruz. Wally voleva vedere la mia
citt. Immagino di avere detto delle sciocchezze.  come
se stessi facendomi strada a tentoni in uno di quei film
francesi con... non saprei, Simone Signoret, forse. Hai
capito cosa intendo, vero? Sono appena arrivato. Immagino che si veda.
 la sorte di noi tutti: procediamo a tentoni fino al
calare della scure, dissi. Davy non afferr.
La lama della ghigliottina, la fine dei giorni a noi concessi, -
anch'io recitavo una parte, quella della donna fredda,
sofisticata. L'arrivo di Wally mi sollev ponendo fine
a quella messinscena. Fui straordinariamente contenta di
vederlo. E mi piaceva immensamente quello che vedevo.
L'avrei amato lo stesso se non avessi potuto vederlo? Mi
desiderava, mi confess quando stavamo insieme gi da
qualche mese, dal giorno in cui la mia gonna si era sollevata
mentre rotolavo gi per un prato in fanciullesco abbandono
e lui mi aveva intravisto per un attimo le cosce. O
diciamo che si innamor della possibilit delle mie cosce.
Il resto venne dopo. Il nostro Davy l'avrebbe compreso
a suo tempo. Nel frattempo Wally gli insegn a ballare la
samba, offrendomi come manichino o assumendo lui stesso
il ruolo della compagna di ballo perch Davy potesse
imparare a condurre. In quei momenti non ero pi gelosa,
adoravo guardare Wally ballare, aveva un talento naturale.
In qualunque angolo del mondo fosse finito, avrebbe
colto il ritmo al volo e si sarebbe mosso a tempo.
In aprile Davy part per un avventuroso tour in Italia.
Sasha rimase a Cularo, affidata alle cure di Wally. Per lui
significava precipitarsi a casa all'ora di pranzo per ritornare
senza fiato in fabbrica, ma lo faceva con piacere. Sasha
era un prodigio della natura e della cultura, nel francese
burocratico d'epoca bellica un interlocuteur valable, una
controparte affidabile di rara intelligenza. L'avrei aiutato
volentieri, risparmiandogli quella corsa a met giornata,
ma bench parlassimo la stessa lingua, Sasha non si fidava
di me. Se io la chiamavo col suo legittimo nome, lei se
ne rimaneva dov'era, sorda e sconsolata. Quando invece
Wally se ne usciva col suo comico americano raffazzonato
esclamando: Forza, Biscotto!, lei balzava in piedi entusiasta,
pronta a uscire. Sapeva che con lui non le poteva
succedere nulla di male. Ed era stata addestrata a obbedire a una voce maschile.
...
.
...
Capitolo decimo.
...
.
...
C' una lettera per te. Uno di quei tuoi amici Galli,
la calligrafia  inconfondibile. C. A. O.: Charles Andr Ormesson?
Non esattamente. Mi dovetti trattenere. Avrei voluto
strappargli la lettera di mano e correre via prima che
mia zia ne venisse a conoscenza. Il cervello di Nora era
un po' come il macinino che non la smette pi di triturare
sale nella favola Perch il mare  salato. Se avesse visto la
lettera, avrebbe insistito per sapere chi l'aveva scritta, cosa
facevano i suoi genitori, se fossero o meno benestanti,
quali erano le sue intenzioni e se ci ero gi andata a letto
(cosa che non sarebbe stato saggio fare nel caso di una famiglia
danarosa poich quei cattolici conservatori pretendevano
per i figli spose d'immacolata purezza). Fino a che
non avrebbe insistito per leggere la lettera e dettarmi una
risposta appropriata, e io avrei dovuto inventarmi chiss
cosa per impedirle di imbucarla. Una sfida di ingegni e di
propositi che ero destinata a perdere.
Dammela, per favore: non lo dissi, mi limitai a sorridere
mentre lo zio James, con il solito garbo, ripeteva
tipica calligrafia da Gallo senza malizia, naturalmente,
solo per scherzare. Del resto aveva insegnato francese
per qualche tempo e ora era preside del Wimbledon College.
Al momento era in vacanza nel cottage di un amico
nel Leicestershire dove ero stata invitata a trascorrere le
vacanze di Pasqua. Era la mia prima visita in Inghilterra.
Ero arrivata dalla Francia in nave, avevo preso un treno
notturno, quindi una coincidenza la mattina presto a
Saint Pancras e infine un passaggio da un'affabile coppia
di anziani che si erano presi la briga di accompagnarmi
fin sulla porta del cottage perch non amavano l'idea di
una ragazza ferma ad aspettare in mezzo alla strada, non si pu mai sapere.
Mia zia diceva che possedevo un'assurda sicurezza,
un'innocenza pericolosa per me stessa e per gli altri. Una
cosa  ficcarsi nei guai, un'altra spingerci chi mi seguiva.
Una bella storia da raccontare, anche se non c'era nessuno
a cui raccontarla, a parte noi tre, che la sapevamo gi. Ma
alla zia Nora non  mai dispiaciuto ripetersi.
Csar Antoine Olivier, Clovis Arnault Ornire. I
miei occhi dovettero tradirmi perch mio zio comprese al
volo di avere indovinato. Per tutti i numi, ho fatto centro,
vero? Ma ti rendi conto, chiamare il proprio figlio Clovis,
perch non Vercingetorige, allora, o Asterix? Una famiglia
di retrogradi, ptainisti, magari? Cosa studia, questo
Clovis? Povero ragazzo, sar bersaglio di battute spietate.
Non  uno studente, replicai in difesa del mio fedele corrispondente.
Come non  uno studente? disse la zia Nora facendo
irruzione dalla cucina. Indossava un grembiule e un fazzolettino
annodato alla nuca: sembrava una valorosa operaia
in una fabbrica di munizioni in tempo di guerra uno
stile che si addiceva ai suoi capelli corvini dall'accentuata attaccatura a punta.
Spero che non lavori in un negozio di scarpe: ci hai
raccontato di tutti quei negozi di calzature di Cularo. Appena
i contadini fanno un po' di soldi, la prima cosa che
si comprano sono le scarpe, dopo polli e maiali.
Individu la busta in mano a suo marito. Il venditore
di scarpe ha scritto una lettera. Gli hai dato il nostro
indirizzo, allora? Spero che non abbia intenzione di presentarsi
senza preavviso alla porta e approfittare della nostra ospitalit!
Oh, no, non pu partire cos. Lavora sei giorni su sette.
Cinquanta ore alla settimana,  legale in Francia, figurarsi.
Spifferai la verit senza tante esitazioni per una volta,
nell'ansia di assicurarmi l'indulgenza di mia zia. (Ma come
assicurarsi l'indulgenza di una donna tanto volubile?)
Capisco. Certo, comprendiamo quanto tu possa contare
per un uomo che lavora cinquanta ore alla settimana, -
comment Nora sollecitando il sostegno di mio zio con
uno sguardo di fuoco. Lui concord annuendo sobriamente.
Siamo innamorati, invece, esclamai io, desiderosa di
difendere la verit, visto che era venuta fuori. Lo sposerei
senza pensarci un minuto, aggiunsi. Quella era una menzogna,
anche se in quel momento la dissi con convinzione.
Non ho dubbi, mia cara, ma lui non te l'ha chiesto.
Dico bene, vero? replic mia zia. E naturalmente era
cos, anche se per ragioni ben diverse.
Venite a tavola, voi due, la vostra lettera pu aspettare.
Lo zio James pos la busta sulla mensola sopra il caminetto
nel salotto gelido. Non si poteva accendere il fuoco
prima dell'ora di cena, altrimenti i vicini, vedendo il fumo,
avrebbero accusato la moglie americana di avere inoculato
una colpevole mollezza nell'indole del marito inglese.
Dopo pranzo la zia Nora e lo zio James andarono a distendersi
per una siesta, un'abitudine che risaliva ai tempi
in cui avevano vissuto in Portogallo, durante la guerra, poi
conservata anche in climi pi rigidi. Non mi ero neanche
mai sognata di mettere in discussione tali abitudini. Ogni
mattina facevo il bagno in una vasca tiepida dopo che mio
zio prima, mia zia poi, avevano indugiato nella stessa acqua
mezz'ora. La Gran Bretagna aveva sofferto l'urto della
guerra e non si era ancora del tutto ripresa. Erano finiti
i razionamenti, ma autoimporsi di contenere il consumo
dell'acqua per il bagno era un dovere patriottico, mi aveva
spiegato Nora. Non confutai la sua tesi. Era l'unica donna
in famiglia ad avere visto la guerra in Europa. I miei zii
americani erano stati arruolati nell'esercito, gigantesca istituzione
burocratica che li aveva stretti nelle sue spire. Anche
Nora e James erano legati a un'istituzione: il governo di
Sua Maest. James aveva svolto un ruolo non ben precisato
al consolato britannico di Oporto, vicino al confine spagnolo.
Nora fece un paio di allusioni ad alcuni viaggi al confine
per ricevere gruppi di bambini ebrei fatti uscire illegalmente
dalla Spagna. Lo zio James a tale riguardo conserv sempre
un riserbo assoluto, mantenendosi sul vago, eppure io provavo
una sorta di timore reverenziale per quella coppia che
aveva attraversato l'Atlantico con un convoglio di navi militari
nel 1943. La vivace intelligenza e la bellezza di Nora
le riservavano in ogni epoca un'esistenza vissuta al centro
delle cose, non ai margini, come me, chiusa in una fredda
stanzetta di Cularo, legata senza prospettive a un uomo che
non avevo intenzione, perch nessuna speranza, di sposare.
Mi avviai per i campi, per una passeggiata tra giocondi
agnellini e distese di giunchiglie che recitavano versi di
Wordsworth. In un simile scenario la poesia mi parve un
puro dato di fatto, una semplice descrizione di quanto la
natura riversa su di noi in preda a soave, spensierata estasi.
Shelley o Keats? James l'avrebbe di certo saputo, ma l'alto
e snello James non amava passeggiare, costretto a una vita
semi-sedentaria dalla schiena dolente di cui, naturalmente,
non parlava mai, lasciando che lo facesse Nora.
James sta male, anche se non sentirai una sola parola
dalle sue labbra, mi riferiva mia zia, talvolta in privato,
talaltra davanti a lui, stimolando un brioso No davvero
da parte del marito afflitto e silente.
Estasiata dalla rivelazione di un aprile inglese, con tanto
di cielo azzurro, vaporose nuvolette, festose pecorelle e
giunchiglie in vena di lirismi, non mi rammentai della lettera
finch non raggiunsi il mio albero preferito, un tasso
che distava poco pi di un chilometro dal cottage. L me
ne sovvenni con un sussulto di gioia.
Prima la legger, poi la imparer a memoria, quindi la
far a pezzettini e li inghiottir uno a uno, mi dissi. Era
la soluzione pi sicura e allettante: avrebbe rafforzato la
nostra alleanza ingerire qualcosa che portava le tracce delle
mani di Wally, la destra che stringeva la penna, la sinistra
sul foglio, anzi i fogli, due. I nostri Accords d'vian.
Wally era il mio solo e unico interlocuteur valable.
Lo zio James lo avrebbe detestato: statura, colore, religione,
classe sociale, tutto sbagliato. Il resto poteva anche
essergli perdonato, ma la classe sociale, quella, no. Il
modo che Wally aveva di far schioccare la lingua contro i
denti per indicare che non era d'accordo. Provai una volta
a farlo davanti a Nora e fui severamente rimproverata:
Non fare cos,  volgare.
Come al solito, mia zia aveva ragione, almeno in parte.
Wally, anche se non mi piaceva ammetterlo, presentava
una concrezione superficiale di volgarit inevitabile in un
uomo sradicato che poteva contare soltanto su un'istruzione
elementare e un'intelligenza innata. Amava ripetere
le freddure che circolavano in fabbrica:
Quelle est la diffrence entre un gosse et une femme?
L'enfant aime le chocolat, la femme aime le choc au lit.
James, da parte sua, prediligeva battute da collegiali:
Una piuma solletica il deretano?
Chiedo scusa, cosa dite?
Gran brutta giornata, capitano!
La stessa imbecillit in versione blasonata.
La lettera di Wally mi fece arrossire. Sognava le mie incantevoli
cosce candide, ma anche, perch non lo trovassi
volgare, la mia mente lucida e penetrante. Nel frattempo
gli teneva compagnia la nostra amata Sasha.
Lungo il sentiero raccolsi alcuni soffioni ed espressi
una serie di desideri solenni prima di disseminarne i semi
nell'aria. Per mio padre, il sollievo dai propri tormenti, per
mia madre e mio fratello, una tregua dai malumori di mio
padre, e per tutti gli altri, buona salute e la possibilit di
viaggiare e vedere Parigi coi loro occhi.  un duro destino
quello di chi  l'unico ad avere viaggiato, privilegiato
paria della famiglia.
Il giorno che bussai alla porta di mia zia e mio zio, Nora
fu deliziosa. Mi offr sandwich al cetriolo senza crosta
e una crostata di melassa che aveva preparato apposta
per me con sciroppo Lyle's e panna rappresa, ed elenc
tutti i posti che avremmo visitato mentre io me ne stavo
accoccolata accanto al fuoco avvolta nella vestaglia di
mio zio perch i miei vestiti puzzavano di Gauloises. La
Francia intera ne era appestata, anche se non era possibile
accorgersene finch non si oltrepassava il confine,
dichiar Nora divertita mentre strofinava delicatamente
la mia gonna e il mio maglione con uno spazzolino per
le unghie intinto nell'acqua saponata, uno stratagemma
che aveva imparato da un'affittacamere francese che non
amava lavare in immersione per non rovinarne i tessuti.
Mentre i miei abiti maleodoranti erano appesi in cortile,
sul retro, a prendere aria, dovetti provare tutte le camicie
dello zio finch non ne trovammo una che rispondeva al
gusto infallibile di Nora: una lunga camicia da smoking
di morbido cotone color panna, privata del rigido colletto
smontabile. Mi arrivava appena sopra le ginocchia,
una lunghezza perfetta, mi ricord mia zia anni dopo,
quando erano di moda le minigonne. Lei era sempre in
anticipo sui tempi.
Attese fino al mattino seguente per lanciare l'assalto ai
miei capelli e passarmi il pettine tra i ricci.
Non startene li seduta con gli occhi chiusi: non puoi
permetterti di essere tanto passiva. Devi essere pi vigile,
devi cercare di imparare pi che puoi. Non sei la principessa
Anna, mia cara, se vuoi sposare un uomo ricco, dovrai
darti da fare.
Chi ha detto che voglio sposare un uomo ricco? replicai
senza pensarci, nel languore del momento. Fu il mio
primo errore. La melassa si trasform in bile, un lungo sermone,
un debordante profluvio di lagnanze. Dove si nascondevano
il giorno prima? In attesa dietro le quinte, in
punta di piedi? Oppure pronte ad affiorare, soffocate con
scaltrezza fino al momento giusto? Comunque fosse, quella
seconda mattina in casa di mia zia imparai una dolorosa
lezione, un dato irrefutabile: il mio egoismo criminale.
Invece di studiare in Francia (Cosa stai studiando? Che te
ne importa? Lo sai che dalla tua testa non uscir mai un
pensiero originale!), avrei dovuto abbandonare gli studi a
sedici anni, andare a lavorare per sostenere la famiglia e impegnarmi
a sposare un uomo ricco per assicurare a mia madre,
la povera, stoica sorella di Nora, una vecchiaia agiata.
Non credi che tua madre se lo meriti?
Ma tu te ne sei partita per l'Inghilterra in tempo di
guerra, avrei voluto dirle, lasciando tua madre vedova a
preoccuparsi. Ma mi trattenni, per rispetto, o forse anche,
a essere sinceri, per timore dell'ira di Nora e delle incontrovertibili
verit che era capace di pronunciare se provocata,
mentre le pulsava visibilmente la vena sulla tempia
destra e lo zio James rimaneva in ascolto dietro la porta
dello studio (quel minuscolo cottage aveva uno studio!) in
attesa del segnale che il temporale era passato, come accadeva
sempre, abbastanza in fretta.
James, non rintanarti l dentro, vieni a vedere i capelli
di Louise. Non viaggiare mai senza una parrucchiera personale, -
mi disse. L'umore era cambiato: difetti inqualificabili
erano di nuovo semplici eccentricit, atteggiamenti
bizzarri ma, in fin dei conti, perdonabili.
Bene, bellissimi! dichiar James. Non segregarti
in quella squallida Cularo, sei sprecata per quel posto: ti
vedo molto di pi a Roma, in un bar di via Veneto.
Stavo proprio pensando la stessa cosa, concord
Nora. Potresti fare l'attrice in un film. Gina Lollobrigida
 stata scoperta in un bar di via Veneto, sai.
Non so recitare, provai a obiettare.
Neppure lei, il regista le dice cosa fare e lei lo fa.
Ma non sposare un italiano, mi ammon James.
A meno che non sia un Agnelli o un Olivetti, precis Nora.
Neanche in quel caso, insistette lui. Gli italiani sono troppo gelosi.
E chi devo sposare allora? domandai presa dalla
vertigine di una simile sterminata distesa di possibilit.
Un uomo che ti lasci in pace, concluse James, irritato,
come se si rammaricasse di non averci pensato per s, e
si rinchiuse nello studio dove fu lasciato in pace per il resto
della mattinata mentre Nora mi portava a far spese da
Marks and Spencer a Melton Mowbray. Mi compr un paio
di scarpe nere col tacco, uno chemisier da indossare sopra la
lunga camicia di James priva di colletto e un buffo cappello di
rafia verde che assomigliava a un'abat-jour capovolta, tutta
sfilacciata. A me pareva orribile, ma Nora insist che avevo
un viso perfetto per i cappelli e non potevo non averne uno.
All'ora di cena l'incanto si ruppe di nuovo e fui informata
che ero una creatura spregevole e ingrata a dimostrare
un muto disprezzo per gli zii e le zie che mi amavano tanto
seppellendo il naso in un libro. Che esibizionista, leggere
Dostoevskij in francese, chi volevo impressionare? Intellettuale
di cartapesta, come i miei genitori, orgogliosi della
loro povert, della loro ignoranza, bench troppo ignoranti
per chiamarla con il suo vero nome. A cena conclusa
baciai entrambi augurando loro la buonanotte e me ne
andai a letto dove mi addormentai piangendo. E quello fu
l'andamento delle nostre giornate, mutevoli come il clima
inglese: dopo il sole, nubi, acquazzoni, e quindi nuovi, improvvisi
sprazzi di sole intercalati da altri scrosci d'acqua.
Infine a letto, tra le lacrime, e un sonno agitato.
Poi non mangiai la lettera, preferii conservarla in tasca,
come talismano contro gli attacchi di Nora. Wally era il
mio wali, il mio difensore in arabo, lingua dotata di magiche
virt. Il desiderio che mi abbandonava tra le lenzuola
fior in sua assenza.
In giro per i campi perdevo cognizione del tempo. Nora
mi richiam all'ordine.
Sei di nuovo in ritardo per la cena. Un nastro di fumo
dal camino preannunciava il tramonto.
Lascia qui le scarpe, sulla porta. Te le pulir James,
pi tardi. Lo so che lo faresti volentieri tu, ma non possiamo
impedirglielo, ci ho provato, credimi,  impossibile.
Lo sai, dopo la morte di sua madre, passava le giornate
con la servit in quella cupa residenza in Gloucestershire.
Il vecchio conte, suo zio, non aveva nessuna voglia di perdere
tempo dietro a un ragazzino di dodici anni, nessuno
l'avrebbe mai preteso, e un anno dopo lo spedirono in una
discreta public school, quelle che voi negli Stati Uniti chiamate
scuole private, lo sai, vero? E poi a Cambridge. James
 convinto che dovresti vederla, Cambridge, gi che sei
qui: dopo non vorrai pi andartene; ma sar necessario, se
non altro per fare le valigie, spedirle qua e poi, concluso il
semestre, arriverai anche tu. Mi sembra la cosa migliore,
non credi? Per l'anno prossimo si vedr, potrebbe essere
gi tardi, ci sono degli esami; non avresti avuto alcun problema
a superarli,  chiaro, ma si possono sostenere solo
in determinati periodi dell'anno,  cos da trecento anni,
e non vengono fatte eccezioni. Vabbe', si occuper James
di informarsi di tutte queste cose, non appena si sar occupato
delle tue scarpe, naturalmente. Allora, che ne dici?
Ci penser, risposi con mala grazia.  un'offerta
molto generosa.
Ho capito, esclam Nora. Stai ancora sognando
quel tuo venditore di scarpe o quel che . Francese, giusto?
Non l'hai detto, poi.
Eh, si, era in parte vero, visto che Wally aveva una
carta d'identit francese come tutti gli algerini in quegli
ultimi anni di guerra. C'era scritto: franais musulman
d'Algrie, FMA, per distinguerlo dai cittadini di origine
europea.
Un bel ragazzo? Sposato, magari? Preferirei, lo sai?
Sarebbe pi pratico, anche se in questa famiglia la concretezza
 sconosciuta. Oh, lo so che ti hanno comperato un
set di valigie e della biancheria di lana, ma ti hanno mai
detto nulla su come va la vita? No,  evidente, non ti ha
parlato nessuno, tua madre vive nel terrore che tuo fratello
scopra l'esistenza del sesso. Per questo  ben felice
che tu viva al capo opposto del mondo. Almeno cos non
costituisci una minaccia per la sua innocenza. Oh, mi dispiace,
mi rendo conto di avere toccato un tasto dolente.
Ma  cos in tutte le famiglie. Tieni, usa questo, disse
Nora porgendomi un fazzoletto spiegazzato. Prov a carezzarmi
la testa, quasi intendesse fare un esperimento, e
ritir subito la mano.
So bene cosa provi, anch'io ho dei sentimenti, anche
se non mi ci crogiolo. Se chiedessi a James di rinunciare al
suo mondo e trovarsi un lavoro negli Stati Uniti, in un college
sperduto tra i boschi, lo farebbe subito, per me. Ma 
per me che siamo rimasti qui, quando invece lui potrebbe
essere una stella del mondo accademico in qualche citt
di allevatori. Te lo immagini: col suo aspetto, i suoi modi,
la sua dizione, lo adorerebbero! Finirei per essere gelosa.
Ma non  il motivo per cui siamo qui, in realt; viviamo in
Inghilterra perch le mie sorelle desiderano tenermi a distanza
di sicurezza e io obbedisco. Sono il paria della mia
generazione, come tu lo sei della tua. E tu che credevi che
nessuno ti capisse. Mi dispiace, piccola, ma sei trasparente.
Oh, Nora, finiscila, intervenne James, fermandosi
un istante sulla porta prima di scomparire.
D'accordo, ti capisco. L'amore giovanile deve avere il
suo corso, disse Nora addolcendosi un istante. Lascia
che ti dia un ultimo consiglio, per, e poi chiudo una volta
per tutte. NON raccontare a nessuno dei tuoi aborti. Non
ne vuole sentire parlare nessuno.  come andare di corpo.
Sta cercando di strapparmi una confessione, pensai.
Ma non avevo nulla da confessare. Mi bastava udire quella
parola per avere i brividi. Oppure era un'ammissione di
Nora, obliqua, come al solito? Era chiaro che le sarebbe
piaciuto avere dei figli, mentre per James, orfano della
prima guerra, una nipote recalcitrante non poteva certo
sostituire l'erede che non aveva avuto. Pover'uomo.
Povera Nora. Le sue sfuriate ti sorprendevano con tale
improvvisa violenza che era quasi impossibile non essere
colti dal panico. Ma se solo si manteneva un minimo
di lucidit, dietro quelle tempeste improvvise si scorgeva
una vena di sofferenza. Wally, con il suo gran cuore,
l'avrebbe classificata una donna infelice, ormai in l con
gli anni.
Sii buona con tua zia,  la sorella di tua madre, mi
avrebbe detto, tautologico, deferente.
Charles lo definiva il suo umor biblico, o meglio coranico.
Avrei voluto poter parlare con Wally, ma forse era
meglio che non mi fosse possibile telefonargli: la zia avrebbe
trovato il modo di origliare.
Partimmo da soli, lo zio James e io, per Cambridge.
Senza Nora accanto, scoprii in lui un'imprevista loquacit,
nonch nuovi bersagli delle sue critiche finch, messo
da parte il veleno, non trovai la sua compagnia gradevole e
riuscii persino, mentre pranzavamo in un pub semibuio, a
spingerlo ad aprirsi un po'. Lui e Nora si erano conosciuti
nella primavera del 1940 in un club del Greenwich Village,
il Vanguard, c'ero mai stata? Scossi la testa.
La prossima volta che sei negli Usa, va' a vedere se
c' ancora, e fammi sapere.
Certo, risposi, desiderosa di essere utile a quell'uomo
d'intermittente gentilezza, misteriosa reticenza e, forse,
dall'anima tragica.
Siamo venuti in ospedale quando sei nata. Tua madre
era seduta sul letto con il giornale sulle ginocchia e le
guance umide di lacrime. Aveva letto della resa della Francia.
Vedi, era gi tutto scritto.
Cosa?
Ecco, l'affinit, o forse dovrei dire la simpatia, la tenerezza,
che provi per i Galli e il loro gallico mondo. Cosa
fa nella vita, il tuo Clovis? Lo sappiamo che non lavora
in un negozio di scarpe.
Che importanza ha? Tanto non lo sposer, risposi
dopo un attimo di esitazione.
Brava, questo  lo spirito giusto. D'accordo, abbandoniamo
questa linea d'indagine e andiamo a vedere la
mia vecchia stanzetta a Ewart House. Ci incamminammo
lungo sentieri ombreggiati da splendidi alberi. Solo ai
docenti con le loro lunghe toghe era permesso di attraversare
i prati perfetti, per antico diritto e privilegio.
Il vecchio alloggio di mio zio, in cima a una scala buia,
consisteva in un paio di piccole stanze spoglie dal soffitto
basso, popolate nel ricordo da una folla di futuri linguisti,
brillanti poeti e avvocati.
Aleggiava lo spettro della guerra, ma noi non vi facevamo
caso. La giovent  immortale. All'entrata, incisi
su una lastra di pietra alla parete, c'erano i nomi delle vittime
dell'ultima guerra, quella che aveva combattuto lui.
Undici, contai rapidamente.
Li conoscevi? Lugubre domanda all'inseguimento
di un brivido di seconda mano.
Siamo tutti sopravvissuti a qualcosa o qualcuno, non
credi? rispose James con il solito cortese distacco.
Nora ci stava aspettando sulla porta del cottage e corse
a mettere su l'acqua per il t. Non appena fummo seduti
intorno al tavolino, attacc.
Allora  deciso? Durante il semestre autunnale studierai
con un insegnante privato in modo da affrontare gli
esami tra un anno?
E con via Veneto come la mettiamo? domandai con
malgarbo.
Quello  il piano di riserva, se non passi gli esami per
la borsa di studio, replic Nora senza battere ciglio. Ma
non ce ne sar bisogno, col tuo cervello. Grazie al cielo in
questa famiglia c' qualcuno che sa far funzionare le rotelle.
Non posso pi pensare a te in quel posto cos provinciale.
Di chi  stata l'idea di seppellirti viva nelle Alpi francesi?
 la commissione Fulbright a scegliere la nostra destinazione, -
risposi. Volevo solo andarmene di casa al
pi presto.
Avresti potuto smettere di studiare a sedici anni, lavorare,
risparmiare e partire per Parigi senza l'aiuto di
nessuno.
Nora aveva interrotto gli studi a quattordici anni, pochi
giorni dopo la morte del padre. Tutto quello che sapeva,
l'aveva imparato da sola, le piaceva ripetere, o da James.
Lui le aveva insegnato la dizione, l'etichetta e la storia
anglo-irlandese, che era poi il passato della sua famiglia,
approdata in Irlanda al seguito di Cromwell, ottenendo
grandi possedimenti come ricompensa dei servigi militari,
per poi perdere ogni cosa al gioco. James aveva insegnato
a Nora ad abbassare la voce di un'ottava. Se avesse
avuto denti migliori, avrebbe fatto l'attrice, e James sarebbe
stato suo manager e mentore. Non era il momento
storico giusto, naturalmente: la guerra, i loro viaggi, l'Italia.
Nessuno pu ritenere di avere completato la propria
istruzione senza avere vissuto un anno in Italia. Non avevo
nessuna difficolt a crederlo. Detestavo sentire Wally
dire che non gli piacevano gli italiani, che non ci si poteva
fidare di loro, a differenza degli spagnoli, loro erano tra i
migliori amici che aveva in Algeria e mantenevano sempre
la parola data. Una simile ristrettezza di vedute non era
degna dell'uomo che amavo, pensavo, anche se evitavo di
discutere, dal momento che non c'era nulla di concreto:
Wally non si poteva permettere di viaggiare, e neanch'io,
per il momento, bench in futuro, senza di lui, sarebbe
stato diverso. Visti i suoi pregiudizi, forse era meglio cos.
Allora  deciso, insist mia zia. Appena torni,
prepari il baule. Non posso credere che sei partita con un
baule al seguito, come una ricchissima vedova anteguerra.
Non amava partecipare a quelle danze d'altri tempi, mi
spieg Nora mentre stavamo recandoci al villaggio, quella
sera, ma le piaceva osservare la gente del posto che si divertiva.
Erano commercianti e artigiani dei dintorni che
si incontravano una volta al mese al circolo: la spina dorsale
di una grande nazione. La loro morigeratezza e il loro
coraggio avevano vinto la guerra e salvato l'umanit dalla
barbarie tedesca, dalla disonest francese, dalla trascuratezza
austriaca e da tutto il resto.
Cos, se qualche simpatico vecchietto ti chiede di ballare,
accetta graziosamente e fa' un paio di piroette. Sono
i nostri vicini, capisci, non voglio che si mettano in testa
che siamo gente presuntuosa.
E cos preferisci gettarla in pasto ai lupi? domand
James in un tono non del tutto scherzoso. Era in collera
con Nora per qualche motivo. C'era stato uno scambio
animato a porte chiuse mentre mi preparavo per uscire.
Speravo non fosse a causa mia.
L'uomo che mi invit per un tango, aveva baffi e ispidi
capelli bianchi: una sorta di Wally vecchio, molto pi vecchio.
Era anche pi alto, robusto, rubicondo, ma aveva lo
stesso portamento eretto, si muoveva con la stessa leggerezza,
attento a osservare una decorosa distanza tra noi.
Mi sto comportando al meglio delle mie possibilit:
tua zia mi tiene gli occhi addosso e non ho nessuna intenzione
di contrariare una donna come lei, dichiar ridendo,
mentre mi faceva piroettare e poi mi attirava di nuovo
a s bloccandomi appena in tempo per neutralizzare un
urto frontale.
Gliene sono grata, dissi ripetendo un'espressione
che mi aveva insegnato Nora. Per tutta la settimana
mi erano state impartite lezioni sulle prudenti formule
di cortesia britanniche. Dal droghiere: Potrei chiederle
di essere tanto cortese da tagliarmi un paio di fette di
quella mortadella cos invitante?
Sono io a esserle grato, cara fanciulla, replic il mio
partner.  in visita da queste parti per qualche giorno?
Sono in Francia per un anno.
Magnifici ballerini di tango, l'hanno praticamente
inventato loro, se non ricordo male.
Cos dicono.
Ma lei non crede alle loro parole?
Mi piacerebbe tanto.
E allora, lo faccia.  troppo giovane per essere diffidente,
se permette che glielo dica.
Concordo perfettamente con lei, risposi senza riflettere,
come facevo tanto spesso con Wally, lasciando
che quell'espressione parlasse per me portandoci molto
pi lontano e molto pi in fretta di quanto non intendessi
e affidando al mio compagno il dovere di scegliere una
ritirata discreta e decorosa.
Nora mi batt su una spalla.
Scusateci, disse all'anziano signore. Ma siamo sul
punto di andarcene. Mentre ci dirigevamo verso la porta
di servizio sibil: D'accordo danzare con questi vecchi
barbagianni, ma non capisco perch tu debba flirtare con
loro. Non ho mai visto un comportamento simile. Adesso
capisco perch ti ritrovi nei guai in Francia.
Nessun guaio, affatto. Stavo solo conversando amabilmente.
Dov' James?
In macchina. Su, forza, andiamo a casa. Avevano di
nuovo discusso, alle mie spalle, e continuarono per tutto
il tragitto. Cercai di non ascoltare. Non erano affari miei,
mi dissi, anche se mi sentivo in colpa per avere turbato la
pace famigliare.
Chi ti ha insegnato a ballare il tango? attacc Nora
non appena ci trovammo nel gelido salotto. Mi vedo costretta
a dirle tutto, James. E non cercare di impedirmelo.
Non ci penso neanche. A che servirebbe? Lo sappiamo
tutti che non  possibile fermarti, replic James dirigendosi
ad accendere il gas sotto il bollitore.
E per fortuna, perch altrimenti sarei sposata con un
comunista di Brooklyn e dovrei fare di tutto per evitare
quegli orrendi comitati. E tu, invece... ma James non era
pi a portata d'orecchio e Nora desistette. Abbass la voce
di un'altra ottava e, se fosse stato possibile, di un gran
numero di decibel finch, in un sussurro arrochito, come
se stesse recitando una penitenza dopo la confessione (tre
Paternoster e due Avemaria), disse: Tua madre avrebbe
dovuto spaccargli la testa dieci anni fa, a tuo padre, invece
di prostrarsi ai suoi piedi e trascurare l'educazione dei
figli. Qualcuno deve pur interessarsi alla tua educazione
mentre sei in Europa, sul continente o in Gran Bretagna
o nelle colonie che sia.  tutta sulle mie spalle la responsabilit
che non ti succeda niente. L'impegno e la preoccupazione,
capisci, la preoccupazione. Come pensi che possa
sentirmi a venire a scoprire che mia nipote riceve proposte
lascive da sconosciuti al mio indirizzo?
Hai letto la mia lettera. Non ne avevi il diritto, la
interruppi. Non m'importava di sentire il resto: volevo
la lettera di Wally, il segno prezioso della sua mano forte.
Dov'?
Quella schifezza. L'ho bruciata nel caminetto alle
quattro del pomeriggio, oggi.
Rischiai di andare a sbattere contro James che tornava
con il vassoio del t. Aveva regolato la sua assenza in modo
da evitare la sfuriata. Codardo!
Non lo vuoi un t? esclam. Era davvero cos distratto?
Ebbi la crudelt di metterlo alla prova.
Mentre eravamo fuori Nora ha bruciato la mia lettera.
Vabbe', poco male. L'avevi letta e riletta e imparata
a memoria, replic perspicacemente.
Gli hai scritto, hai risposto a Wally, accusai mia zia
nella speranza di un veemente diniego.
Un biglietto molto breve, rispose lei freddamente.
Per dirgli che non desideri pi ricevere sue notizie dal
momento che ti stai preparando a entrare all'universit di
Cambridge il prossimo autunno. Ho firmato col tuo nome,
mi sembrava il modo pi rapido per chiudere la questione.
Mi precipitai nella mia stanza.
Oh, Nora, ecco, questa volta l'hai fatta grossa, te l'avevo
detto che un giorno o l'altro avresti esagerato, la
rimprover suo marito con quel tono vagamente severo di
abdicazione morale che non avrei mai compreso. Anche i
gesti pi arbitrari di Nora sgorgavano da una convinzione
sincera. James si limitava a rimanere a guardare ridendo o
sogghignando, o entrambe le cose.
Andai a fare la valigia. Non mi ci volle molto. Che fare
dei numerosi regali di Nora? Non era mia intenzione tenerli,
troppi lacci. Avevo un unico desiderio: risparmiare
un dolore a Wally. Non desideravo altro che poter essere
di nuovo con lui, nella nostra stanza, una caverna dove
non aveva accesso n la realt n la menzogna. Avrei dovuto
dire ogni cosa a Nora sin dal principio. Per questo,
capisci, non abbiamo mai fatto progetti di matrimonio,
 fuori discussione, stiamo soltanto insieme per un po' e
se ci si spezzer il cuore sopravviveremo:  di questo che
sono fatte le canzoni. In Francia tutte le storie finiscono
come una canzone:
les fueilles mortes;
un jour tu verras;
mais si je n'ai rien,
aime-moi quand-mme.
Il nostro legame  un grosso quand-mme. Malgrado tutto.
Non toglieteci anche questo. Il mio viso era bagnato di
lacrime, che sentimentale, proprio come il peggior Wally.
Si apr la porta e Nora sgusci in camera andandosi a sedere
ai piedi del letto.
Prendili, disse indicando il foulard color fiamma di
un tessuto setoso che lei chiamava georgette anteguerra,
il filo di pietre d'ambra opache donatele da un poeta italiano
che aveva conosciuto a Venezia diversi anni prima,
lo sfilacciato cappello/abat-jour.
So che sei arrabbiata, disse, una concessione di immensa
portata da parte di quella donna d'acciaio. Ma un
giorno, vedrai, mi ringrazierai.
Un jour tu verras, recitai, come stordita.
L'ho sentita, quella canzone, al Boeuf sur le toit, nel
1948, da quel buffo algerino, quel piccoletto col nasone,
una specie di Jimmy Durante. Apriva la serata per Juliette
Grco. Potevi andartene a Parigi e avere una storia con
pi stile. Mi  odioso pensarti con un provinciale che lavora
in un negozio di scarpe, aggiunse afflitta come se si
sentisse degradata al livello della propria famiglia plebea.
Non lavora in un negozio di scarpe. La sua famiglia
possiede enormi tenute in Nordafrica. Inventai, per vendicarmi.
Vigneti a perdita d'occhio. E un tipo alla Albert
Camus, ha le stesse origini.
Cos'hai intenzione di fare? domand Nora, incuriosita
dalle enormi tenute.
Torno a Cularo con qualche giorno d'anticipo. Sarei
comunque dovuta tornare.
Se la sua famiglia  cos ricca, perch lavora tanto?
In Algeria ci sono grandi sovvertimenti in atto, perderanno
tutto, risposi proseguendo con la mia favola.
Deve aiutare, fare la sua parte.
Mah, spero che tu sappia cosa stai facendo. Va' a dormire,
ti sveglieremo noi alle sei, ti accompagner James in
stazione.
Ma non mi fidavo. Di nessuno dei due. Rimasi sveglia
tutta la notte a scrivere mentalmente a Wally una lettera
dopo l'altra. All'alba chiamai un taxi dal paese pi vicino.
Nora usc in accappatoio e si lament: Non hai dormito?
Non ho chiuso occhio neanch'io.
Mi spiace aver creato tanto trambusto, dissi vedendola
pallida e come rimpicciolita: era davvero minuscola,
anche se era sempre stata una donna dal pugno di ferro.
Non  affatto vero, non ti dispiace. Sei testarda, inflessibile
e ostinata come tua madre. Come pensi che riesca
a vivere con quel despota? Lo prende a modello e insegna
ai suoi figli a fare lo stesso. Vabbe', scrivi, per farci sapere
quali sono i tuoi progetti. Una storia d'amore come la
tua non  un progetto,  un incidente. Ma mi permise di
baciarla su una guancia e mi strinse le mani per un attimo,
quasi volesse impedire a entrambe di affogare. Quando il
taxi part e mi voltai, c'era anche James accanto a lei che
mi salutava con la mano, un arrivederci allegro e spensierato:
che liberazione! I figli degli altri sono una terribile
seccatura.
Chiamai Davy dalla Gare de Lyon. Provai almeno una
decina di volte prima di trovare qualcuno nello studentato
che accett di andarmelo a cercare.
Conosco una persona che sar molto felice, disse
Davy quando gli annunciai il mio ritorno.
Gli ho spedito una lettera. Se la riceve prima che io
arrivi, digli di non aprirla.
Troppo tardi. L'ha ricevuta ieri,  passato da me stamattina
presto. Era in ritardo per il lavoro. Piangeva.
Digli di non pensarci. Digli che ho cambiato idea appena
l'ho imbucata. Piangeva?
Cercher di incontrarlo stasera. A che ora arrivi?
Il treno parte alle quattro. Sar l a mezzanotte.
Avrei preferito non sapere che Wally piangeva, mi terrorizzava
scoprire che avevo il potere di farlo piangere. In
ogni storia d'amore (lo dice Stendhal) c' una persona che
ama di pi. E cos dev'essere. Perch adesso far saltare i
nostri equilibri?
Ma come poteva essere arrivata cos in fretta, quella lettera?
In una notte. A meno che non fosse stata spedita per
posta celere o che fosse stata imbucata qualche giorno fa:
impossibile, se non ipotizzando che Nora avesse intercettato
la lettera di Wally appena arrivata e me l'avesse data
solo qualche giorno pi tardi, dopo avere impostato la sua
risposta. Denigratrice e demoniaca, eppure sangue del mio
sangue, sorella maggiore di mia madre, Nora, l'espatriata,
l'esiliata, l'integerrima, l'infelice. Avrei raccontato tutta la
storia a Wally, l'avrei messo alla prova. Se lui perdonava le
macchinazioni di mia zia, io avrei perdonato le sue lacrime
davanti a Davy. Ero profondamente irritata da quelle lacrime
che non aveva visto nessuno (io perch ero assente,
Davy perch era cieco) se non colui che le aveva versate.
Come osava piangere per me quando sapevamo entrambi
era prvu dans les accords, l'avevamo concordato che un
giorno, quando lui fosse tornato a casa dalla sua famiglia,
mi avrebbe lasciato e io sarei rimasta sola e abbandonata.
Fumavo di rabbia, finch non compresi che era il piano di
Nora, far perdere la testa al mio amante e seminare zizzania
tra noi. Non l'avrebbe fatta franca, giurai a me stessa,
guardando l'orologio per la terza volta in dieci minuti.
Cularo era l'ultima stazione di quella linea ferroviaria, alla
fine del mondo, dietro aspre montagne.
Wally aveva preparato una cena di mezzanotte sul tavolino
accanto alla finestra con un rametto di mughetti in
un bicchiere, poich era il primo di maggio. I francesi sono
legati ai loro piccoli riti, come tutti.
O Clovis, tu es mon seul vice, esclamai, rinfrancata.
Wally si aspettava di vedermi afflitta, forse persino malmenata
dalla mia famiglia, costretta a scrivere quella lettera
che gli aveva inferto una staffilata al cuore, anche se aveva
sospettato l'inganno, non da parte mia, naturalmente, ma
dei miei parenti. Le famiglie sono tutte uguali. Credono
di avere ogni genere di diritti su di noi. E in effetti  cos.
L'aveva presa seriamente, la lettera, proprio per quel motivo.
Rispose: Mi chiami Clovis per ridere di me, ma fa',
fa' pure, non mi dispiace, lo so che non  per cattiveria.
Non voglio ridere di te. Mi piace chiamarti col nome
che ti ha dato tuo padre, mi d la sensazione di conoscerti
da sempre. Come se... Non trovai le parole. Mi andai a
sedere sulle sue gambe e gli affondai il viso sulla spalla come
fanno gli innamorati sulle panchine al parco nelle canzoni
di George Brassens.
Mon clou de girofle, mormorai. Girofle, chiodo di
garofano, in inglese  clove, l'abbreviazione di Clovis.
Il tuo cervello non si vuole proprio fermare neanche
un momento, comment Wally. Un minuto fa ero un
vizio, adesso una spezia, e se invece fossi semplicemente
un uomo, non credi che potrebbe essere sufficiente?
Lo sai cosa amo di pi in te? replicai ignorando la
sua domanda. Il colore della tua pelle,  cos sincero. Non
riesco pi a guardare in faccia un uomo bianco, mi sembra
che abbia sempre qualcosa da nascondere, capisci cosa intendo,
o da cui nascondersi... Persino lo zio James, tanto
elegante e delicato, era un gran bugiardo.
Mademoiselle sta diventando razzista, disse Wally,
paziente. Mi avrebbe lasciato sfogare, capiva che dopo dieci
giorni con i miei zii, avevo i nervi a pezzi e poi... dalla
tavola al letto, il passo era breve.
No, ti giuro, non  questo. Detesto il colore della mia
pelle, voglio essere ridipinta del tuo.
Ci si pu provare, rispose accarezzandomi la nuca.
Dove vuoi che cominciamo?
...
.
...
Capitolo undicesimo.
...
.
...
Cosa fai oggi?, mi chiedeva Wally ogni mattina, prima
di andare a lavorare, per conoscere i miei movimenti.
Ora che le lezioni erano terminate, ero una donna libera,
per la prima volta nella mia vita. Potevo dormire fino a
tardi o andare a nuotare quando apriva la piscina o anche
rimanermene in casa in cerca di guai. E dal cessate il fuoco
di marzo i guai arrivavano, uno dopo l'altro, a raffica.
Dentro piccole buste quadrate imbucate in Algeria. Il loro
contenuto era per me un mistero, osservavo i francobolli,
francesi sino a luglio l'Algeria rimase francese, studiando
la calligrafia sulla busta: avevo imparato a riconoscere
due corrispondenti, il fratellastro di Wally, Daoud, e la moglie,
che Wally non chiamava mai per nome. Diceva ma
femme con lo stesso riserbo con cui diceva ma religion.
La zia Nora le avrebbe lette, sentendosi autorizzata.
Io avevo il mio orgoglio. Quelle lettere non erano destinate
ai miei occhi, i loro autori non mi avevano neanche
sentita nominare, n mai probabilmente avrebbero saputo
della mia esistenza. Malgrado l'intimit che c'era tra me e
Wally, esisteva una parte del suo mondo e della sua vita in
cui io non avevo cittadinanza. Una consapevolezza che mi
trasmetteva quel che io definivo un dolore ontologico.
Un giorno di fine maggio raccolsi la posta in fondo alla
maestosa scalinata che portava alla stanza di Wally e
vi trovai una cartolina di mio padre, la prima in un anno,
con scarabocchiato sopra: Che progetti hai? E un'altra
lettera per Wally dal fronte domestico. A quel punto
conoscevo i nomi dei suoi fratelli minori: erano tre in tutto,
miracolosamente sopravvissuti alla guerra, riuniti con mogli
e figli sotto il tetto del padre. Quanti bambini c'erano
in casa? Une vraie ribambelle, diceva Wally, sostenendo
di avere perso il conto.
Sollevai quell'ultima lettera contro l'abat-jour sul comodino,
cercando di decifrarne qualche riga. Se gliel'avessi
chiesto, Wally me l'avrebbe letta, come aveva gi fatto
in passato. Finivano tutte allo stesso modo: Nous vous
embrassons, cher frre, chacun pour son nom, commovente
espressione biblica, che sembrava rievocare il giorno in
cui vennero nominate le cose in Paradiso._
Fui trafitta da una nuova stoccata di dolore. Mi sentivo
schiacciata dal peso di un mondo intero da cui ero esclusa,
confinata al di qua della stessa muraglia dietro la quale
era rinchiusa la moglie di Wally. La simmetrica specularit
della nostra condizione ci rendeva sorelle, mi dicevo,
agitando la busta sul vapore che saliva dalla piccola teiera
di latta con cui Wally mi aveva preparato il t migliaia di
volte, finch la lettera non si apr come per l'intervento
di una mano invisibile, la partecipazione di un djinn servizievole
o, pi probabilmente, maligno.
Cher frre, perch lo chiamava fratello? (E come dire
cugino, lo sai che siamo cugini, mi immaginai di sentir
rispondere Wally). Attendiamo il tuo ritorno a casa. In
Francia vivevamo come tutti, ogni giorno c'era qualche
faccenda da sbrigare al villaggio. La moglie del droghiere
mi aspettava alle dieci ogni giorno, la vecchia madame
Fontaine, quanto era gentile.
Adesso tuo fratello maggiore ci tiene chiusi in casa. Lascio
che sia cos, dal momento che protestare provocherebbe
un dolore a tua madre, ma se tu non torni presto,
non so cosa accadr. Parla male di te, ti chiama il roumi,
l'europeo, anche davanti ai tuoi figli, sono terrorizzati, gli
ha requisito lo scooter perch portavano in giro Nour , ha
detto che  da scostumati, ma lei ha solo tre anni, e quando
gliel'ho fatto notare, ha detto che parlo anch'io come
una roumia. Questa lettera ti arriva da casa di mio fratello,
almeno possiamo fidarci che non la legger. Arrossii
al pensiero di quante persone la spiassero. Poi giunse la
frase che mi dimostr che era una donna che sapeva farsi
valere. Sto affilando uno spillone per il tuo ritorno.
Continuando a leggere, scoprii che il padre di Wally
era ormai quasi paralizzato a causa di un aggravamento
dell'artrite e il fratellastro, che voleva la casa tutta per s,
aveva gi minacciato di scacciare tutti non appena fosse
giunto il momento. Il caos che regnava nel paese a due passi
dalla liberazione si era insinuato nella vita famigliare.
A Charles piaceva immaginare la biblica purezza delle
origini di Wally. Eppure il Libro della Genesi come poteva
Charles, proprio lui, dimenticarsene? era gravido
di rivalit funeste, a partire da Caino e Abele.
Non avendo a disposizione un nome, chiamavo la moglie
di Wally Mafemme. Avevo visto un braccio, un'anca,
ai margini di un'istantanea di due ragazzini sorridenti,
appollaiati su un muro decrepito. C'erano altre foto da
qualche parte? Non provai a cercarle. Non era il timore di
cadere troppo in basso, ma di quel che avrei potuto trovare.
Il volto del mio tradimento. E del tradimento di Wally,
che tradiva Mafemme con me, come in futuro avrebbe
tradito me con lei. Detestavo sentirlo chiamare Mafemme
ma lgitime... come se fosse un francese qualunque
al posto del gemello tragico e scuro di Albert Camus. Ma
forse era soltanto un altro modo di nasconderne il nome
dietro a un velo.
Appena tornata dall'Inghilterra inviai una lettera alla
commissione Fulbright dicendo che avevo deciso di interrompere
gli studi e dunque, grata dell'opportunit che mi
era stata offerta, non mi sarei avvalsa del secondo anno della
borsa. Le opinioni di Nora, malgrado tutto, avevano il loro
peso. Dalla tua testa non uscir mai un pensiero originale
era una sentenza inesorabile. Confermata dal professor
Chiunsi. Un'indolenza che non conoscevo aveva bandito
ogni attivit dalla mia mente. Tentando di contrastarla,
tornai alla decisione, abbandonata l'inverno precedente,
di tradurre Il dialogo dei Melii di Tucidide, ma ancora una
volta l'impresa fin per languire. Wally not la mia apatia
e mi rimprover con dolcezza. Quando lo implorai di non
andare a ballare un venerd sera, fece il broncio per due
minuti, poi disse: Non importa, inviteremo Davy a cena.
Il giorno del mio ventiduesimo compleanno ero in fila
in banca per depositare l'ultimo assegno della borsa di studio
quando svenni. Mi ritrovai su una comoda poltrona di
pelle, circondata dagli sguardi preoccupati dei dipendenti
della filiale, compreso il direttore, un uomo gentile dai
capelli bianchi che mi offr un goccio di liquore prodotto
nella distilleria sotto la stanza di Wally. Bell'antidoto,
pensai. Una compagna mi diede il nome di un medico che
conferm i miei timori. Adesso avevo un altro segreto da
tenere nascosto a Wally.
Mafemme scrisse di nuovo. Questa volta non provai
nessuna vergogna a leggere la lettera. Con la gravidanza
ero divenuta un membro della famiglia in un certo senso.
Avrei seguito Wally in Algeria per diventare la sua seconda
moglie? Che sorpresa crudele dopo un'attesa tanto lunga:
Mafemme era Penelope, l'esercito francese d'occupazione
i pretendenti insolenti. C'era persino un olivo, non in
camera da letto, ma in cortile, non troppo lontano, dunque:
un'affascinante storia d'amore quando la udii la prima
volta, ora un tormento.
Perch Wally non not il cambiamento in me? Mi irritava
il suo incrollabile buonumore. Come poteva essere
tanto allegro quando sapeva che il fratello tormentava la
moglie, poverina?  chiaro che non poteva farci nulla, non
potendo preparare le valigie e correre a casa cos, da un
giorno all'altro; per altri sei mesi almeno l'Algeria avrebbe
attraversato un pericoloso periodo di caos. A quel punto la
mia gravidanza sarebbe stata evidente... a meno che non
facessi qualcosa in fretta, ma cosa?
Attesi tre settimane prima di dirglielo. Stava crescendo
dentro di me una parte di lui, impensabile anche solo
proporne la distruzione. Ma quando annunciai le mie intenzioni,
si mostr d'accordo, annuendo saggiamente. Certo,
interrompere la gravidanza era la cosa pi sensata, se
poteva essere fatto senza rischi. Ma poi la sua vera natura
ebbe il sopravvento e con un lampo di allegria negli occhi
si lasci scappare: Se  un maschio potremmo chiamarlo
Kamel. Significa perfetto. Se  una femmina, Leila. Significa
notte.  un nome che mi  sempre piaciuto.
Dalle sue parole sembrava quasi che avremmo avuto due
gemelli e fosse sua prerogativa dare loro un nome. Era la
mia prima lezione ufficiale di arabo, mi resi conto, e senza
la prospettiva di un figlio non l'avrebbe mai fatto, n
allora, n mai. E il dolore torn a farsi sentire, quasi intollerabile,
perch a parte qualche rara frase, qualche curiosit,
non mi aveva mai messo a parte della lingua araba. Era
un sapere privato, remoto. Come si dice alba e tramonto,
nascita e morte, bellezza e distruzione? Non me lo disse
mai. Non glielo chiesi mai.
Il gioco dei nomi fu il capriccio di un momento. Non
mi offr nessun consiglio pratico, per i trent'anni a venire.
Non disse: vieni via con me, mi prender cura io di te.
Sembrava soddisfatto della mia decisione, o quanto meno
rassegnato, in silenzio. Un silenzio tanto impenetrabile da
essere scambiato per indifferenza maschile.
Charles scrisse dai suoi giochi di guerra nelle terre paludose
infestate di serpenti del Texas pi profondo. Mostrai
la lettera a Wally. Lui la lesse e scosse la testa.
Dove vogliono mandarlo a combattere? Corea, Berlino,
Indocina? Da qualsiasi punto di vista la si guardi, non
 l'uomo che cercano. Il povero Charles non ha un grammo
di cattiveria in tutto il corpo. Lo sai che gli dobbiamo
molto? Ci ha presentati lui. Senza di lui rischiavamo
di non incontrarci mai. Oppure, impulsivi e impazienti
come siamo,  il nostro difetto principale, non credi?, ci
saremmo spaventati a vicenda.  stato un intermediario
perfetto. Ci ha dato il tempo di conoscerci.
Charles non sapeva di noi due. E di certo non sapeva
di Kameleila. Cos'avrebbe detto? Fantasticai per una
settimana di catapultarmi negli Stati Uniti a chiedergli di
sposarmi e adottare il figlio di Wally. Avremmo chiuso il
cerchio, per cos dire. Alla fine gli spedii una lettera tranquilla,
amichevole, esortandolo a fare attenzione al veleno
di teste di rame e serpenti a sonagli, sentendomi un po'
una serpe a mia volta. Quando Charles lesse la mia lettera,
Kamel non esisteva pi.
Il giorno che partii per la Svizzera, Wally controll il
mio aspetto sulla soglia della nostra stanza come se mi stessi
recando a un colloquio di lavoro per ottenere un impiego
fantastico che avrebbe fatto tesoro della mia istruzione e
delle mie doti. Anche le sue parole non furono molto diverse.
Non temere nulla e nessuno, mi disse sulla porta.
Poi aggiunse teneramente: Se a Ginevra le cose non vanno
come dovrebbero, non farti prendere dal panico, e
mi pos una mano incoraggiante sulla spalla. Se dovesse
essere necessario, ci sar sempre un posto per il bambino
nella mia famiglia.
Che offerta, e in quale momento! Non sapevo se essergliene
grata o inorridita. Credeva che avrei abbandonato
a quel modo il mio primogenito? (Kamel aveva eclissato
Leila nella mia immaginazione). Ma prima che gli potessi
chiedere cosa intendesse con un'offerta tanto ambigua, lui
aveva gi preso un'altra direzione.
Sai, viviamo in un posto molto pittoresco, esclam,
travestendo l'amarezza d'allegria. Bambini che corrono
di qua e di l seminudi e pisciano in un angolo. Il cortile
non  che un mucchio di sabbia. La sua famiglia era pi
povera e sgangherata di quanto non volesse ammettere,
ma adesso, nella possibilit remota che io potessi presentarmi
al villaggio con nostro figlio, me lo diceva come per
evitare che rimanessi scioccata da quel che avrei trovato
dietro i cactus lungo il recinto. Per risparmiargli quella pena,
cambiai rapidamente argomento.
Mi manderai Nour quando sar pi grande? Quando
torner negli Stati Uniti e avr una casa mia, potr venire
a imparare l'inglese.
Lo faresti sul serio?
Certo, se mi sar possibile.
Tu es trop bonne, esclam Wally ingannato dal mio
falso ottimismo o fingendo di esserlo.
Mah, non contarci troppo, lo avvisai. Pensare al
futuro di Nour mentre progettavamo la fine di Kamel mi
trasmise un capogiro, o forse era soltanto il disagio che
provavo ogni mattina, una leggera nausea di cui mi sarei
presto sbarazzata assieme alla sua causa: il bambino cui
Wally aveva dato un nome in un momento di abbandono per poi lasciarlo andare.
...
.
...
Capitolo dodicesimo.
...
.
...
Se nella Francia cattolica, come avevo scoperto di recente,
i medici non amavano nemmeno discutere di contraccezione
con i propri pazienti per timore di essere
perseguiti dalla legge, a pochi chilometri di distanza, nei
cantoni protestanti della Svizzera, l'aborto, bench illegale,
veniva prescritto da un'quipe di esperti in materia
di salute e benessere della donna. La composizione di tale
quipe, nonch la probabilit che concedesse l'accesso
a quella controversa forma di sollievo dalle conseguenze
della propria noncuranza, variavano da un luogo all'altro.
Avevo sentito dire che a Ginevra era sufficiente trovare
un medico la cui opinione avesse influenza sul parere
del collega designato a fungere da giudice di quell'ultima
spiaggia. Nel 1962 le donne in Svizzera non avevano diritto
di voto. In taluni cantoni s, ma non a livello federale.
I medici, per lo pi uomini, conoscevano la reputazione,
la storia e i sentimenti dei colleghi. Avevano amici e collaboratori
cui di quando in quando dovevano la cortesia
di un verdetto favorevole. In altre parole, i soliti giochi di
potere: era necessario premere i tasti giusti. Non lo sapevo
ancora quando arrivai in citt, abbagliata dall'evidente
prosperit della Svizzera dopo la spiantata Cularo. La
Francia, come mi aveva avvertito lo zio Max secoli prima,
era in guerra dal 1939.
Tanta prosperit mi fece giudicare l'intera procedura
un'estorsione: si consultava un medico ginevrino che certificava,
in cambio di una certa parcella, lo stato di gravidanza.
Un secondo medico, in cambio di una parcella pi
cospicua, confermava che tale gravidanza costituiva una
minaccia per la salute della donna. Quindi il tribunale
per il verdetto esigeva il pagamento di una terza e ultima
parcella, che si andava a sommare alle altre. Trovai un alloggio
economico, in un collegio costruito nello stile locale
in cima a un monte vicino al complesso delle Nazioni
Unite, con tanto di cimitero, vasti prati deserti e scuri
pini invernali. Gli studenti se n'erano andati al termine
dell'anno scolastico.
Condividevo la stanza con una donna venuta a Ginevra
per lo stesso triste scopo. Madre di cinque figli, con
un marito alcolizzato, veniva da Bruxelles in cerca di un
medico disposto a sterilizzarla. Anche in quel caso esistevano
norme e prerequisiti che mi furono elencati: la donna
doveva aver superato i quarant'anni, essere sposata da
almeno dieci e avere quattro figli o pi, tutti in vita. Requisiti
peraltro soddisfatti dalla mia compagna di stanza,
a cui tuttavia era gi stato negato l'intervento una volta,
l'anno precedente. Disse che dipendeva dal fatto che era
straniera. Gli svizzeri non volevano che il proprio paese
diventasse la meta di tutte le donne europee nei guai.
Gli uomini avevano pieno potere sulle nostre vite. Lo
accettavamo. Il sistema, con le sue regole ostili, a volte
persino punitive, era nel giusto e noi in errore. Quando il
giudice formulava un verdetto contrario, non ci ribellavamo,
n presentavamo petizioni. Sgattaiolavamo via deluse
e vagamente smarrite, soffocando l'angoscia, sforzandoci
di escogitare nuovi modi di correggere con l'astuzia una
decisione che non ci era dato di contestare. Le nostre alleanze
erano furtive, dominate dall'imbarazzo e dal calcolo.
Arrivai a Ginevra un gioved sera. Il tribunale si riuniva
ogni venerd pomeriggio. Quella mattina riuscii a farmi
visitare da un ostetrico che conferm per iscritto il mio
stato di gravidanza, come richiesto. Si offr di indicarmi
uno psichiatra per la seconda fase del procedimento.
Significava un'altra settimana di terribile incertezza. Decisi
di tentare la sorte presentandomi quel pomeriggio senza
la necessaria certificazione del mio fragile stato mentale.
Il tribunale non era altro che l'ambulatorio di un medico
su un ampio viale ombreggiato da alti platani al cui
confronto gli alberi di Cularo apparivano miseramente rachitici
e trascurati. Trovai il medico alla scrivania di un
ufficio smisuratamente grande, dalle cui eleganti finestre
a bovindo si vedeva passare il traffico. Alla sua destra era
seduta un'assistente.
Dice che lui  sposato con tre figli, replic alle mie
timide spiegazioni. C'era della piet nel suo sorriso, non per
me, ma per la mia storia. Io sinceramente ne dubito. No,
mademoiselle,  uno studente come lei. Non  cos, forse?
Perch dovrei mentirle?
 ovvio, no? Per spingermi a commiserarla. Ma io non
provo la bench minima compassione n per lei n per il
suo giovane fidanzato. Non  proprio il caso.
In tutta la mia vita non avevo mai incontrato nessuno
tanto compiaciuto di s, arbitrario e sprezzante.
Ma... farfugliai esterrefatta.
Mi spiace, dovr semplicemente sposare questo giovanotto.
 la soluzione migliore, mi creda. Un giorno
mi ringrazier.
La malignit di Nora non era quasi tale: imprevedibile,
appassionata e nutrita da profonde amarezze e frustrazioni.
Non avrei mai potuto non provare pena per lei, anche
nelle sue dimostrazioni di maggiore crudelt. Qui mi trovavo
al cospetto di qualcosa di totalmente diverso: la malignit
fredda e burocratica di un funzionario pubblico.
Dall'alto del suo scranno quel medico/giudice godeva della
mia umiliazione. Mi buttai per terra, presi a scalciare dalla
rabbia: non molto diplomatica come reazione, ma non
avendo nessuna speranza, almeno sfogai la collera, mentre
l'assistente dava man forte al suo principale per trascinarmi
verso la porta per le braccia, finch non balzai in piedi
e corsi fuori. Mi lasciarono andare senza ostacolarmi. La
parcella era stata saldata in anticipo.
Allora mi vergognai di quella crisi d'ira, ma a posteriori
non mi apparve pi tanto riprovevole quell'attacco alla
dignit di un tribunale fasullo. Qualsiasi cosa si possa dire
della misoginia mediterranea, quel medico svizzero fu l'esempio
peggiore che mi capit mai di incontrare. E tanto
vistoso che, malgrado il panico che rischiava di attanagliarmi,
fu evidente anche ai miei occhi, spingendomi alla
ribellione. Ero cos furibonda e confusa che non riuscivo
a pensare con lucidit. Dimenticai completamente un elemento
essenziale vale a dire Kamel, o Leila, o entrambi,
e se fossero stati gemelli? nel mio desiderio di raggirare
quel medico borioso e insensibile.
La mia compagna di stanza mi port buone notizie quella
sera. Aveva sentito che nel cantone vicino, a quindici
minuti di treno, lungo la sponda settentrionale del lago,
viveva un dottore che stava dalla parte delle donne. Avrei
avuto bisogno di una presentazione, ma sarebbe stato facile
ottenerla, tramite una cortese dottoressa. La mattina
seguente salii sul treno per Losanna, trovai un letto nell'ostello
della giovent, feci una lunga passeggiata lungo il
lago, spedii una cartolina a Wally e il luned mattina mi
recai dal dottor Vidal.
Era un uomo alto e dinoccolato, in pantaloni di velluto.
Con i suoi biondi baffi spioventi sembrava un diretto
discendente di Vercingetorige. Era appena tornato da un
viaggio nella Cina comunista: sul tavolino del suo ambulatorio
al primo piano di un edificio nelle vicinanze della
stazione di una piccola cittadina a met strada tra Losanna
e Ginevra, era posata una pila di riviste cinesi stampate
in inglese per il commercio estero. La stanza aveva
un parquet lucido, alcune sedie dallo schienale rigido e un
divanetto malconcio. A un appendiabiti in un angolo era
appeso un berretto di jeans da operaio con una rivelatrice
stella rossa.
Prima di ogni altra cosa raccontai la storia della mia
dbcle ginevrina.
Cos ti hanno bloccato la strada? domand, sorridendo
alla mia mancanza di malizia. Compresi di essere
stata incauta, ma era chiaro che trovava divertente la mia
ingenuit.
Sei americana, emigrata, tu o la tua famiglia, da quale
paese?
Quando gli dissi che eravamo ebrei russi, il suo viso si
adombr, quasi fosse stato colto da un dolore fisico.
Noi svizzeri non abbiamo fatto abbastanza per gli
ebrei durante la guerra, disse come se a quel punto ritenesse
imperativo almeno aiutare a me.
Ma io non ero in Europa durante la guerra, ero negli
Stati Uniti. Abbiamo giusto avuto qualche razionamento
dello zucchero, protestai.
Non preoccuparti, replic. Sei ebrea,  questo che
conta. E il tuo amico?
Algerino.
Sotto i suoi baffi da nos anctres les Gaulois si schiuse
un ampio sorriso.
Cos, un'ebrea e un algerino. Due razze oppresse al
prezzo di una, era nel suo elemento, quel comunista dall'animo
gentile. E cosa fa, il tuo algerino?
Lavora in fabbrica e manda i soldi a casa alla sua famiglia
allargata.
Capisco, disse con espressione grave. E capiva davvero,
grazie al cielo, quell'uomo generoso del Canton Vaud.
D'accordo, Louisette. Mi aveva gi adottata, come
dimostrava quel soprannome di sua invenzione. Faremo
cos. Tu adesso vai a trovare il mio amico Gagnon a Losanna.
 un socialista, ma  un brav'uomo e ti dar una mano
per le formalit. Poi venerd prossimo, la mattina presto,
torni qui a stomaco vuoto, e penser io a tutto. Dovrai
passare la notte sotto osservazione, nell'ospedale di questo
paesino, per precauzione, e dovrai pagare la stanza, ma per
il resto non ti devi preoccupare di nulla. La mia parcella
non sar troppo onerosa, non credo.
Quanto?
Cinque franchi pu andare?
Scoppiai a ridere. Pi tardi scoprii che il buon dottore
chiedeva a tutti la stessa cifra, per principio. Era famoso
il rimprovero rivolto a un ricco paziente che aveva protestato:
Non creder di essere migliore degli altri, pagher
come tutti!
Kamel sarebbe stato ucciso da una mano gentile. Presi
il treno per Cularo e diedi la notizia a Wally. Lui annu
gravemente. Se soffoc un sospiro, non lo udii. Si offr di
non andare al lavoro per accompagnarmi. Ma io avevo visto
la sua busta paga. Sapevo del prime d'assiduit e quanto
pesava sul calcolo dello stipendio mensile. Gli dissi che
l'avrei aspettato a Losanna il sabato sera. Fino ad allora
non si doveva preoccupare, ero in buone mani.
Gli occhi fondi del dottor Gagnon gli davano lo sguardo
scaltro di una volpe delle Alpi. Fumava una sigaretta
dopo l'altra, furiosamente, e i suoi commenti uscivano da
una grossa nuvola come sibilanti sussurri oracolari, espressione
non di cose viste su questa terra, ma di un'irrefutabile
visione interiore.
Sei terrorizzata, bambina, gli uomini ti spaventano
a morte.
No, niente affatto, risposi all'oracolo il quale replic
con un prolungato borbottio, una sorta di compiaciuto
grugnito. Era in possesso di informazioni da fonti superiori,
diceva quel mormorio.
Se gli faceva piacere credere di conoscermi meglio di
quanto non conoscessi me stessa, non gliel'avrei certo impedito.
Avevo bisogno della sua presentazione per il giudice
del nuovo tribunale.
Da quel momento in poi persi le redini della situazione.
Diventai una paziente che aveva bisogno di essere curata.
Finii sotto il bisturi, come programmato, in anestesia
generale. L'ultima cosa che udii prima di sprofondare
nel buio dell'incoscienza fu l'allegro saluto del dottor
Vidal, che esclamava dall'alto: Bonjour, Louison, tu nous
apportes le soleil!
Il giorno seguente, un sabato, intorno alle quattro del
pomeriggio, Wally fu arrestato al confine sul versante svizzero,
e condotto in cella, una questione complicata, mi
raccont in seguito, ancora scosso da quel contatto con
una burocrazia punitiva. Non aveva i documenti in regola.
Essendo cittadino algerino, cosa che Wally non tent
affatto di negare, la sua carta d'identit non era pi valida.
A meno che, dato che non aveva altri documenti in
mano, non significasse che era un apolide. Lui, un africano
proveniente da un paese con due mesi di vita, sull'orlo
di una guerra civile, non poteva buttarsi a terra e mettersi
a scalciare. Doveva comportarsi come si conviene, con le
mani bene in vista sul tavolo, niente sigarette, niente telefonate,
e rispondere alle domande che gli venivano poste.
Cosa andava a fare in Svizzera? A quale fazione apparteneva?
Era un ribelle o un terrorista? Quando avrebbe
avuto fine la violenza nel suo paese? Non bastavano sette
anni di guerra?
Lui disse la verit, che si stava recando a un incontro con
un'amica. Quando gli domandarono se era svizzera ment
e rispose di s, credendo che il pensiero di una compatriota
li avrebbe resi pi malleabili: un grave errore, come non
tard a rendersi conto. Quella bugia innocente non fece
che rinvigorire l'ira flemmatica di quegli imperturbabili
Fremdenpolizei dagli occhi chiari. Gelosia sessuale? Difficile
dirlo. Le loro brutte divise grigio azzurre coprivano
una moltitudine di rancori meschini. Ma alla fine non
stava a loro decidere del destino di Wally: telefonarono a
Berna chiedendo istruzioni. Lui doveva soltanto starsene
l buono ad aspettare.
Che ironia. Era scampato alla polizia e all'esercito francese,
all'FLN, all'Oas, agli harki e ai Bachaga Boualem, per
finire in una cella, se cos la si pu chiamare, della pi antica
democrazia del mondo. Mentre aspettava, lesse il giornale
dal primo articolo all'ultimo. Le notizie dall'Algeria
erano spaventose: la guerra sembrava destinata a non avere
fine, mentre due fronti contrapposti combattevano per il
controllo del nuovo stato. Migliaia di uomini che avevano
avuto la disgrazia di essere stati prima reclutati e poi
abbandonati dai francesi dopo avere combattuto al loro
fianco, erano vittime di brutali rappresaglie. E tutto allo
scopo di contendersi il bottino di guerra, vale a dire i beni
che quasi un milione di europei si erano lasciati alle spalle
fuggendo dal paese in preda al panico. Meglio prigioniero
in Svizzera che a piede libero nella nuova Algeria, avida
e in corsa per il potere? Era una domanda avvilente, a cui
non sapeva dare risposta.
Alle sei la polizia gli port una tazza di caff e un panino
al prosciutto. Mangi il pane, bevve il caff e pens a
Kamel che aveva appena fatto il suo ingresso nella vita ed
era gi uscito di scena. Amen. Per la centesima volta ripercorse
la solita scena nella sua mente:  di nuovo a casa,
con la sua famiglia, quando mi presento io, con Kamel tra
le braccia. La moglie sta sgranando i piselli in cortile con
una ciotola posata in grembo. Alza gli occhi e in un attimo
comprende ogni cosa. I figli imparano a odiarlo. Malgrado
la moglie cerchi di mostrarsi superiore, stoica e rassegnata,
insegna ai figli a odiare il padre. E il futuro si avvelena.
Era mezzanotte quando giunse una risposta da Berna.
Le divise grigie lo liberarono appena in tempo per salire
sull'ultimo treno per Losanna, un locale sferragliante dai
rigidi sedili di legno che faceva tappa in minuscoli paesini
dai nomi bizzarri: Avoriaz, Avressieux. Grossi macchinari
agricoli, erpici meccanici e pressaballe di fieno, gettavano
ombre fosche sui binari. Il treno attraversava dondolando
ricchi campi che nell'oscurit potevano essere scambiati per
la fertile pianura a sud del paese in cui Wally aveva vissuto
fino a dodici anni, quando il sindaco francese del villaggio,
dopo averlo sorpreso a rubare una manciata di albicocche
secche, lo aveva inseguito per tutta la piazza brandendo
un falcetto, e suo padre, disperato, lo aveva spedito a Orano
dallo zio. Ai suoi figli, pensava Wally, sarebbero state
risparmiate simili umiliazioni. Quel pensiero lo rallegr.
Avrebbero dimenticato la guerra lunga e crudele e ci sarebbe
stato lavoro, dignit, e se Dio voleva, anni di pace.
Tutto questo lo seppi, o lo immaginai, pi tardi. Quella
sera continuai a fare su e gi per il marciapiede in camicia
da notte come la pazza di Chaillot, pronta a saltargli al
collo. Lui pos la sua piccola valigia e mi abbracci sotto
il lampione. Poi mi chiese gentilmente di lasciarlo andare
perch potesse pagare il tassista.
Non era preoccupato per s, mi disse, in un hotel gami
che avevo trovato nella pagina degli annunci. Una stanza
in un seminterrato, affittata senza neanche chiedere di
vederla: tende di cinz, un bidet smontabile, un letto matrimoniale
sfondato, un'alcova per gente di passaggio come
noi. Durante le ore in cui era stato trattenuto, non era
tanto preoccupato per s, mi assicur Wally, quanto piuttosto
che io potessi convincermi che non era un uomo di
parola. Gli assicurai che non avrei mai e poi mai potuto
pensare una cosa simile di lui.
Cosa hai immaginato?
Temevo che ci fosse stato un incidente ferroviario, -
risposi. Lui rise e mi abbracci.
Ma pauvre Louise. Sei contenta di vedermi? Io sono
contento di vederti, te lo giuro. Riemp quella squallida
stanzetta con la sua presenza rassicurante. Mentre ispezionava
il corridoio, vide il bagno e si fece una rapida doccia.
Poi si sedette sul letto e mi chiese di sedermi accanto a lui.
E adesso? domand. Non mi sembr il caso di parlare
della mia settimana di pianti dietro la porta di un bagno
pubblico o lungo le scale di un ospedale.
Tienimi stretta finch non ci addormentiamo, risposi.
Come vuoi che ti stringa? Gli specchi chiazzati del
boudoir parvero ridere delle nostre esitazioni, ma si sbagliavano.
Ci stendemmo uno accanto all'altro e io presi il
coraggio a due mani, mi tuffai tra le lenzuola e ottenni una
dolce vendetta dalla fonte di tutti i nostri guai.
...
.
...
Capitolo tredicesimo.
...
.
...
Mi parve saggio, un maturo gesto di autodifesa l'avrebbe
definito Nora, rimanermene per un po' l dove ero finita.
Wally sarebbe presto tornato a casa, in Algeria. Il mio
destino era segnato. Dovevo smettere di dormire all'ombra
di un uomo con gli occhi bendati come Cupido o un
condannato a morte. Presi in affitto una stanza a Losanna,
meno squallida della precedente, e trovai lavoro presso
un trio di avvocati americani in cerca di un'impiegata
che conoscesse l'inglese.
Quella separazione preventiva non serv. Ci scrivevamo
ogni giorno e fumavamo d'impazienza. Ogni venerd
dopo il lavoro correvo a prendere il treno per Cularo. La
domenica non riuscivo a staccarmi da lui e spesso dormivo
un'altra notte nel letto di Wally, nella stanza di Wally.
La Repubblica stava crollando, ma non era ancora caduta,
anche se significava perdere mezza giornata di lavoro. Negligenza
inaudita persino in un ufficio del genere.
Qui trop embrasse, manque le train, mi lasci scritto
sulla scrivania Charlotte, la responsabile dello staff, perch
trovassi il biglietto un luned pomeriggio appena fossi
sgattaiolata in ufficio. Vidi tutti gli occhi puntati su di me.
Preoccupata dai ricordi, dimenticai di arrossire.
Brigitte era tedesca, snella, bionda, dal naso affilato e
innamorata di Mr Wiley, il contabile, che la corteggiava
in attesa dell'arrivo della moglie dall'Illinois a metter su
casa. Durante la mia prima settimana in ufficio, Brigitte
mi invit a bere un caff per inquadrarmi e vedere se poteva
ricavare qualcosa da me. La malizia di cui si dimostr
capace mi sconcert. Le avrei concesso qualunque cosa,
eccetto forse il diritto di ridere alle spalle di Wally, che
non conosceva, n mai avrebbe conosciuto. Accordandole
la mia fiducia, che lei non ebbe scrupoli a tradire senza
la minima esitazione, le raccontai le difficolt di vedersi
soltanto nel fine settimana.
Liebe auf Rate? mi scoppi a ridere in faccia. Amore
a rate, spieg con un'altra risata. Conobbi la crudelt
della gente durante quel primo anno in cui vissi da sola,
fuori dai confini del protettorato di Wally. Unica eccezione
il dottor Vidal. Sapevo che l'Europa si stava riprendendo
dalle fatiche della guerra. Non sapevo ancora che la guerra
non  altro che la normale cattiveria umana potenziata
e armata fino ai denti.
Wir assen Gras, diceva Brigitte cercando di impressionarmi
con i racconti della fame sofferta in Germania in
tempo di guerra. Mangiavamo l'erba. Rimasi debitamente
colpita anche se era evidente che nessuno soffriva la fame
a Losanna nel 1962. La strada principale, una sfavillante
parata di pasticcerie e squisite sale da t, si concludeva con
un caff dalle pareti di vetro in cui andavo dopo il lavoro,
seguendo alla lettera le istruzioni di zia Nora. Leggevo il
giornale finch non arrivava qualcuno a interrompermi. I
miei nuovi amici erano un pugile peso piuma di Singapore;
uno svizzero dinoccolato che vestiva come Marcel Proust,
in tight e ghette; un'intera banda d'ungheresi, giovani eroi
della rivolta del '56 ormai in disgrazia dopo cinque tetri,
uggiosi anni (parole loro) nella prosperosa Losanna; e un
disertore dell'esercito francese che rubava bistecche surgelate
al supermercato per coerenza con i propri principi
marxisti. Incontrai rifugiati, ereditiere, uomini che avevano
fatto fortuna col petrolio venezuelano o i tappeti persiani,
e giovani donne appena uscite dalla scuola di belle maniere
in cerca di amanti attempati e facoltosi. I loro progetti
e programmi per il futuro si combinavano come i tasselli
di un gigantesco puzzle caleidoscopico che pian piano imparai
a scorgere, ma sempre dal punto di vista di un outsider
incapace di sentirsi davvero parte di quella banda
di sognatori, arrampicatori sociali e giovani playboy che
sfilavano insieme ai loro paparini (ammiragli peruviani,
sceicchi sauditi) tra le bellezze locali.
Un venerd pomeriggio di inizio primavera presi il treno
per Cularo. Era buio quando arrivai da Wally. Trovai
Davy seduto davanti a tre scacchiere, Sasha che sonnecchiava
sotto il letto, e uno spagnolo, un certo Firmin, un
protestante senza futuro nella Spagna franchista, che strimpellava
la chitarra. Quella era la mia casa. Ma non ancora
per molto: la domenica pomeriggio, il momento che dedicavamo
a lunghe conversazioni, Wally mi fece un piccolo
sermone sul perch non si pu.
Sapevo gi che non era possibile, non mi aspettavo nulla
di diverso. Avrebbe potuto risparmiarmi le sue motivazioni
vaghe e astratte: non potevamo costruire la nostra
felicit sul dolore degli altri; oppure sciocche: era troppo
anziano per me, quando io avrei avuto quasi quarant'anni,
lui sarebbe stato vecchio, incapace di darmi ci che desideravo.
Le donne a quarant'anni hanno bisogno di molto
amore. Avrei preferito non sentirlo parlare come una versione
edulcorata di Colette.
Alla fine mi rivel la verit, semplice, incalzante. La
moglie gli aveva scritto per dire che nel villaggio si prendevano
gioco di lei. Suo marito aveva s o no intenzione
di tornare a casa?
Allora devi andare. Subito, dissi angosciata, sentendo
per la prima volta che Mafemme era una persona reale,
capace di provare vero dolore.
Ma era luglio quando partimmo per il nostro primo
e ultimo viaggio insieme. Prendemmo il treno a Port Bou e
attraversammo il confine con la Spagna. Ci sedemmo su
una spiaggia sassosa. Le onde si abbattevano fragorose
sulle coste d'Europa e d'Africa. Una volta non c'era divisione
tra loro: i due continenti erano uniti nel grembo
della madre Gaia. Quell'epoca era passata da tempo immemore.
Mangiammo vere sardines en escabeche. La Spagna
era un assaggio dell'Africa di Wally il quale lanciava
esclamazioni di gioia al vedere la luce, il caldo, i giocatori
di domino nei caff.
Nel ristorantino sul mare in cui cenammo una sera, assistemmo
ai borbottii indispettiti di un gruppo di tedeschi
che osservavano accigliati i propri piatti. Wally mi invit
a fare da interprete tra loro e la proprietaria, una donna
dall'aria tormentata che gestiva il ristorante insieme ai figli,
due ragazzi.
Perch deve subire tanta arroganza? replicai. Che
se ne vadano a mangiare da un'altra parte.
Wally mi riprese: Non pu permettersi di perdere un
cliente, figurati un intero gruppo. Deve avere preso un contratto
per l'intera stagione.
Cos parlai con quei turisti di Stoccarda che avrebbero
voluto la sogliola fritta nel burro e non affogata nell'olio
d'oliva. Quando lo riferii alla cuoca, rimase sbalordita a
sentirsi chiedere di risparmiare sull'olio come una vecchia
taccagna. Allora Wally si sedette a tavola con i tedeschi e,
mentre io traducevo, spieg che in Spagna potevano forse
chiedere che i piatti avessero poco olio, ma non se ne poteva
certo fare senza. Era la prima legge del Mediterraneo,
valida sulla costa vicina e su quella lontana. Sapendo che i
tedeschi avevano imparato a rispettare gli antichi greci, raccontai
loro la leggenda della sfida divina per il cuore degli
ateniesi. Poseidone e Atena, il cavallo e l'oliva. E sapete chi
vinse, rammentai loro: Atena dagli occhi grigi come il mare.
Un giorno ti mostrer i nostri olivi, ce ne sono di millenari,
mi disse Wally per strada quella notte.
Quando?
Lo sai anche tu, rispose stringendomi la mano per
un istante appena. La guardia civil franchista vietava ogni
dimostrazione pubblica d'affetto, per quanto casta.
A Barcellona ammir i vecchi sulle Ramblas impegnati
nelle loro tertulias senza fine. Anche a casa era cos, in
Algeria, disse, o almeno prima della guerra, quando si formavano
capannelli di uomini sotto il sole intenti a discutere
e discutere come se avessero gi trovato la soluzione
ai problemi del mondo e stessero mettendo a punto gli ultimi
dettagli. La soluzione, disse saggiamente Wally, sta
nel prendere tempo. Finch si discute, non si inseguono
antiche faide. Le inimicizie si sarebbero sopite e lo spargimento
di sangue rinviato a un futuro non meglio precisato.
Non ci furono addii tra noi. Non furono necessarie parole.
Lui mi avrebbe scritto e io gli avrei scritto e mi sarei
presa cura dell'istruzione delle figlie non appena fossero
grandi abbastanza da partire da sole. Era il nostro patto.
Avevamo la parola di Mouloudji: Un jour tu verras. Un giorno,
un colpo di fortuna, o il destino, ci avrebbe fatto rincontrare.
E come a sancire quella promessa, gli equipaggi
dei traghetti a Perpignan scesero in sciopero, ritardando
la partenza di Wally di ben tre giorni. Ce li godemmo fino
all'ultimo istante. L'essere  disseminato di non essere:
quella settimana scoprii il dolore ontologico nella sua
forma pi pura.
Quando venne il momento, ci recammo in stazione e salimmo
insieme sul treno diretto a nord. Agile ed energico,
solido, snello, Wally rimase in piedi accanto al mio sedile
senza impedire il passaggio nel corridoio. Il pi vicino possibile,
senza toccarmi, ferocemente vigile fino all'ultimo,
come per proteggermi da qualsiasi pericolo mi attendesse,
alleato incrollabile. E quando il treno si mise in moto con
uno scossone, balz gi dal treno attraverso la porta aperta
e io seppi che non l'avrei mai pi rivisto.
A suo modo mi rimase fedele. Mi sped lettere, fotografie,
persino, con mia sorpresa e delizia, un libro, avvolto
in carta da pacchi, legato da un cordino. Lo trovai nella
cassetta postale dell'ufficio un luned mattina, un'edizione
tascabile di racconti vagamente os ambientati alla corte
di Luigi XV, contesse in parrucca e decollet, senza il
bench minimo valore sociale. Lo nascosi nel cassetto in
fondo alla scrivania dove potevo di quando in quando carezzare
col palmo della mano destra la carta gradevolmente
ruvida in cui era stato avvolto e osservare quella calligrafia
tanto amata, inclinata in avanti, con le sue curve rotonde.
Era come se le lettere non si combinassero semplicemente
a comporre l'indirizzo di rue du Bourg dove lavoravo per
Mr Arnold (che non mi apprezzava al pieno delle mie capacit,
a detta di Wally), ma una formula alchemica che
poteva sollevarmi in volo e condurmi al di l dei mari fino
al luogo in cui il mio amante era in fila all'ufficio postale
della sua cittadina, in attesa che il suo pacchetto venisse
pesato, affrancato e spedito all'estero, per mare naturalmente.
Io mi mettevo in fila dietro di lui e riuscivo a sentire
il calore della sua schiena, delle sue spalle, stordita di
desiderio, presto avrebbe finito, si sarebbe voltato verso
di me, i suoi occhi sarebbero corsi sul mio viso fermandosi
proprio al centro e lui mi avrebbe rimproverato affettuosamente,
Sacre Louise, qu'est-ce que tu fais l? Dovresti
imparare a essere pi paziente, tra qualche giorno lo riceverai
il tuo libro, l'ho appena spedito. Lo vedi, te l'avevo
detto che mi sarei sempre ricordato di te, e comunque
spero che anche tu non smetta di ricordarti di me, te lo
giuro, anche se volessi, non potrei mai dimenticare quello
che hai fatto per me, la tua generosit. Mi dicevi che parlo
sempre, come un pappagallo, ma poi mi ascoltavi quando ti
raccontavo dei luoghi che ho attraversato dal giorno della
mia partenza da casa. Non avevo altro da offrirti se non
la mia vita a puntate, come la chiamavi tu. Ho pensato
che magari per una volta ti far piacere ricevere un libro
vero, con tante buffe illustrazioni, cos vieille France. Non
puoi immaginare quante cose finiscono al macero, se non
l'avessi salvato io, quel libro, dal mucchio, sarebbe probabilmente
stato gettato in un fal, ma sono troppi i volumi
dati alle fiamme negli ultimi tempi. Lo sai che l'OAS
ha bombardato la biblioteca di Algeri, l'ha rasa al suolo,
sessantamila volumi ridotti in cenere, su, su, non piangere,
 solo carta, non  insostituibile. Invece ci sono cose
che non si possono sostituire. Io e te sappiamo quali sono.
...
.
...
Capitolo quattordicesimo.
...
.
...
Come in una farsa alla Feydeau in cui c' sempre una
porta che si chiude e una che si apre, Wally se n'era andato
da appena due settimane quando arriv mia madre, per
il suo primo e ultimo viaggio in Europa. Dal momento in
cui la vidi, scatt la solita litania di rimproveri, quasi volesse
rifarsi del tempo perduto.
Continuano a chiedermi tutti: Cosa fa laggi? Lavora
in un ufficio legale internazionale, rispondo io, con tutte
le lingue che sa. Per lei  una bazzecola, tedesco, francese,
italiano, la conoscete, la mia Louise. La sorella di Jake,
Dora, si ricorda di quando eri piccola, di come hai pianto
quella volta che il cane di Tom, Queenie,  finito sotto una
macchina e l'hanno dovuto sopprimere, e io ho detto s, ma
adesso  cresciuta, si  laureata con lode, ha studiato greco
antico, e tua zia Frieda ha detto: Mia nipote  cos intelligente
che rischia di essere stupida, capite cosa intendo?
Non pensa sul serio che sei una stupida, ma sa quanto
sono preoccupata per te. Quando la gente mi fa domande,
dico sempre: Torner a casa quando se la sentir. Eravamo
tutti convinti che ti fossi ormai stufata dell'Europa.
Tuo padre mi ha detto di infilarti in una valigia e buttare via la chiave.
Aveva dovuto raccogliere il coraggio a quattro mani,
mia madre, per venire a trovarmi. Non  mai stata
una grande viaggiatrice. Terrorizzata dagli aerei, aveva
attraversato l'oceano su un enorme transatlantico a
pi piani. Non si era goduta la traversata, neanche per
un attimo. E poi la zia Nora a Londra era stata una tremenda delusione.
Non capisco cosa le sia successo, si lament mia
madre.  sempre stata cos vivace, cos divertente. Faceva
delle imitazioni fantastiche, ci faceva spanciare dal
ridere.  diventata una conservatrice spietata. Abbiamo
preso un taxi per attraversare la citt da Victoria Station,
lei vive in un quartiere molto fuori mano, e ha continuato
per tutto il tempo a recriminare contro gli irlandesi,
credevo che il tassista ci avrebbe fatto scendere. Ricordo
quando era una comunista accanita, raccoglieva i volantini
trotzkisti per stracciarli e bruciarli in un bidone dietro
alla fattoria di Frieda.
In quali anni, questo? Ero gi nata?
Oh, molto prima. Nora vuole che tu vada a vivere da
lei, lo sai. Mi ha detto di ordinarti di fare armi e bagagli,
e partire. Le ho detto che tu non prendi ordini da nessuno.
Men che mai dai tuoi genitori.
Ma tu vorresti che ci andassi?
A vivere da lei? Dovresti essere pazza. Suo marito
merita una medaglia,  dura sopportarla.
E tu? Sei tu quella che merita una medaglia. Stavo
affettando le zucchine per una ratatouille come mi aveva
insegnato Wally e, con la potenza dell'amore, trasformai
la fetta che avevo in mano in oro zecchino e cercai di
appuntargliela alla camicetta. Mia madre si scost, temendo di macchiarsi.
Ho i miei figli. Mi ripagano di ogni cosa. Le brillavano
gli occhi di lacrime, ma non pianse. La gente dice
che mia madre  una donna fredda. Non  vero, soffoca i
propri sentimenti per non esserne schiacciata.
Le ero grata di essermi venuta a trovare mentre mio
fratello era a un campo estivo e mio padre si era finalmente
sbarazzato degli inqualificabili amici di Washington e
aveva trovato lavoro come correttore di bozze per il bollettino
di un'organizzazione sindacale. Non osai chiedere
dove mia madre avesse trovato il denaro per quel viaggio,
probabilmente dallo zio Sid. Gli dovevo e non solo a
lui una lettera.
Non capisco perch tu faccia tutto questo lavoro. Gli
altri mettono le verdure in padella tutte insieme e viene
bene lo stesso.
Mi hanno insegnato a farla cos. Era un'impresa. Avevamo,
o meglio il mio amico aveva una stufetta elettrica
e una padella e la lavava ogni volta, dopo le melanzane, i peperoni e le zucchine.
Era uno chef?
No, ma aveva fatto lo sguattero in un ottimo ristorante.
E poi  stato promosso aiuto cuoco per qualche mese.
Dov' adesso? chiese mia madre, sorprendendomi.
Non faceva mai domande. A meno che non si trattasse di
notizie infallibilmente buone, preferiva non sapere.
 tornato in Africa, dalla sua trib.
Meglio cos.
Non aveva senso discutere con lei. Prima di partire, per,
acquist il New York Times e il Tribune per leggere
della marcia su Washington.  un grande momento,
esclam. Mi lesse alcuni stralci della ristampa del discorso
di Martin Luther King. Non la sentii neanche. Avevo la
mente altrove.
Il figlio di Wally, e mio, fu probabilmente concepito
l'ultima notte insieme. Come se Kamel, che non ammetteva
rifiuti, fosse tornato a bussare al cancello d'avorio.
Quando mia madre part, ero ormai certa di essere incinta.
Non glielo dissi, non era venuta a sentire notizie simili.
Da principio ne fui contenta. Significava che dopo tutto
Wally non mi aveva lasciato. Per altri nove mesi almeno
saremmo stati inseparabili, legati col sangue.
Nell'ufficio dei tre avvocati espatriati, i dipendenti lavoravano
in una grande stanza comune. Per sfuggire alle
occhiate indagatrici dei colleghi, comprai abiti nuovi,
gonne pi corte e stivali pi alti. Quell'anno andavano di
moda le mantelle. La mia era scura, scozzese, con un motivo
a passamaneria sul davanti, e la tenevo indosso tutto
il giorno in quella stanza non sufficientemente riscaldata.
Americana eccentrica e viziata, non stupii nessuno. Per
completare il look, portavo un berretto scozzese coordinato.
Alle cinque e mezzo, al termine della mia giornata
di lavoro, tornavo a casa e mi consumavo di desiderio per
il mio amante lontano.
Non ho mai amato Wally tanto come in quei mesi in cui
era irraggiungibile e io costretta a ritrovarlo nelle sue lettere
e in quel lento e graduale processo a cui avevamo dato il via
senza volerlo. Il burbero Mr Arnold, l'egregio avvocato Alan
Arnold come insisteva a essere designato su ogni documento
che portava il suo nome, rimase sconcertato dall'efficientismo
senza precedenti della mia attivit lavorativa. Lettere
perfettamente dattiloscritte in sestuplice copia. Il bambino,
il pensiero del bambino finch non lo si vede non  altro
che un pensiero, un dono dell'immaginazione mi dava fiducia;
una fiducia tristemente sperperata per l'ossequiosa
corrispondenza intessuta da quell'uomo dalle labbra sottili
con uomini potenti che, nel suo esilio volontario in Svizzera,
lo degnavano a malapena di una replica per dovere di cortesia.
Quando gli chiesi un aumento, in autunno, mi rimprover
di slealt. Se gli avessi chiesto un permesso di maternit,
mi avrebbe probabilmente accusata di alto tradimento
licenziandomi su due piedi.
Il mio piano, la mia folle idea, era che il bambino avrebbe
convinto Wally a tornare in Europa per un nostro appassionato
ricongiungimento. Sapevo che non si sarebbe
mai comportato in modo scorretto nei confronti di un figlio.
Ma col passare dei mesi non mancarono le complicazioni.
Un produttore di piccoli aeroplani del Kansas desiderava
aprire una filiale in Svizzera per poter usufruire
dei privilegi fiscali: come al solito calcolai i benefici, non
era necessario scomodare l'algebra, bastava della semplice
aritmetica, e preparai un prospetto. Il giorno successivo
Mr Arnold mi inform, ridacchiando, che il nostro potenziale
cliente mi aveva visto, e gli aveva domandato se per
caso ero incinta, oppure deforme. Mr Arnold, puritano
com'era, trovando il commento offensivo, aveva difeso il
mio onore (e quello dell'ufficio). Cos'avrebbe detto quando
avesse scoperto la verit?
Mia zia Nora scaten una nuova polemica. Un'intuizione
malevola doveva averle fatto indovinare, da qualcosa
che avevo detto, o non detto nelle mie lettere, la mia vulnerabilit
e sferr un nuovo attacco. Dopo diverse pagine
di storia famigliare sature di disprezzo per i pessimi matrimoni
delle sorelle oppresse da mariti impacciati e figli
sconfortanti, se la prese con me. Desiderava scrivermi dal
soggiorno di mia madre a Londra. Anzi, a esser sinceri,
aveva ripetutamente tentato di farlo finendo sempre per
strappare tutto. A quel punto, per, mio zio le aveva detto:
Imbuca quella dannata lettera e falla finita, e poi partiamo
e andiamo da qualche parte, il che significava che al
momento in cui avrei letto la sua lettera, lei sarebbe stata
in Cornovaglia, non lontano dal faro di Virginia Woolf, la
quale, come io certo sapevo, adorava la madre scomparsa
quando lei era ancora in tenera et, a differenza di certa
gente che non faceva nulla per l'anziana mamma costretta
a vivere una grigia esistenza di fatica in un povero sobborgo
di periferia, mentre la figlia, ingrata, se ne andava in
giro a fare i propri comodi in compagnia del primo venuto
come, anzi peggio, di una qualsiasi prostituta, dal momento
che loro almeno vengono pagate per... ecco... per
sfilarsi le mutande concludeva mia zia con un accenno
di imbarazzo, alla fine. Se provavo un grammo di rispetto
per me stessa, mi avvisava, dovevo tornare subito a casa
e impegnarmi a sposare un uomo benestante che potesse
garantire a mia madre una vecchiaia agiata.
L'unica possibile giustificazione per non seguire una
simile linea di condotta, continuava per altre tre pagine
fitte fitte, era l'Italia. Nessuno pu pensare di avere completato
la propria educazione senza avere vissuto un anno
in Italia. In tal caso, la mia ricerca di un marito ricco poteva
attendere qualche tempo, rifletteva ad alta voce mia
zia come le avevo spesso sentito fare, soppesando diverse
alternative, incapace di decidersi. In Italia, un paese gravemente
impoverito da due guerre mondiali, c'era una grande
richiesta di ereditiere americane, ma una donna priva di
mezzi bench in grado di tradurre latino e greco, nonch
di elencare tutte le pi importanti battaglie di Giulio Cesare
e citare Dante e Petrarca, non presentava alcun interesse
come possibile sposa. Peccato, ma c'era poco da fare.
Mia madre aveva forse confessato a sua sorella qualcosa
che mi aveva tenuto nascosto?, mi domandai con crescente
angoscia. Una malattia incurabile? Fui sollevata leggendo:
Naturalmente tua madre  forte come una roccia e con
ogni probabilit ci seppellir tutti, ma  proprio per questo
che devi pensare a lei e assicurarle un aiuto negli ultimi
anni della sua vita, persino dopo la tua morte, se dovesse
essere il caso. Sono cose che possono succedere.
Tuo zio James ha letto questa lettera nella sua interezza
e ne approva il contenuto a una condizione: dice di ricordarti
che il meglio  nemico del bene, a sentir lui. Credo
che intenda dire che non  necessario trovare un uomo mostruosamente
ricco, accontentati di qualcuno con una buona
posizione.  sufficiente che sia istruito e abbia un buon carattere,
eccezion fatta per un italiano, dal momento che gli
italiani solvibili tendono a desiderare famiglie molto numerose,
prospettiva ben poco allettante per una futura sposa.
Scrivici da Venezia, Roma o Firenze. Non scriverci dal
posto in cui sei adesso.  come se non esistesse. Non deludere
i tuoi zii che ti vogliono tanto bene, firmato Nora e
James. E poi, sotto: c.v.d. come volevasi dimostrare, nella
chiara e ampia calligrafia di James, uno scherzo innocente,
qualche goccia d'arnica per mitigare il colpo, chiss.
Quella lettera ebbe un effetto devastante. Se ci fosse
stato Wally, mi sarei potuta riprendere, ma non potevo
contare su di lui, che mi mandava messaggi sempre pi distaccati.
Non l'avevo ancora informato della riapparizione
di Kamel. Le premesse da cui partiva Nora non avevano il
bench minimo fondamento, ma la conclusione era corretta.
Non avevo la minima idea di quel che stavo facendo.
Un sabato di fine autunno presi per la prima volta il
treno per Berna, capitale federale. Non so cosa immaginassi
di trovarvi. Una risposta al mio tormento. Mi fermai
a dare un'occhiata al Barengraben, l'enorme pozzo
di cemento nel cuore della citt in cui vive una famiglia di
orsi, la selvaggia potenza delle montagne soggiogata, fatta
prigioniera e condotta a valle come bottino di guerra. Pensai
di gettarmi nella fossa con loro e affrontare cos una di
quelle prove cui venivano esposte le streghe in un passato
non troppo lontano. Se gli animali si fossero mostrati amichevoli
o avessero deciso di ignorarmi, mi sarei fidata di
me stessa. Se mi sbranavano, avrei saputo di essere sulla
strada sbagliata, ma a quel punto non avrebbe pi avuto
importanza dal momento che con ogni probabilit avevo
gi perso la vita.
Impossibile. Il recinto era troppo alto e un poliziotto
vigilava lungo il sentiero. Cos ripresi a passeggiare finch
non mi trovai davanti a una chiesa cattolica. Mi infilai in
un banco in fondo che prometteva un'ora di provvidenziale
invisibilit. Frau Tischer doveva essere a caccia di
anime perdute: mi aspettava sui gradini. Mi rivolse qualche
parola gentile e mi invit a bere un t in un bar poco
lontano. Non ci mise molto a scoprire che ero straniera,
alla deriva, bisognosa d'aiuto. Non mi tratt con condiscendenza,
non investig per scoprire i dettagli della mia
condizione. Piuttosto, parl astutamente di s.
Aveva sempre coltivato il sogno di essere consacrata
sacerdote, con tutti i poteri che a tale ufficio si accompagnano.
Forse nel giro di uno o due secoli poteva anche
diventare un'aspirazione realizzabile, ma nell'arco della
sua esistenza, certo no, niente da fare. Il nuovo pontefice
era democratico e lungimirante, ma non avrebbe mai
minato un simile pilastro della dottrina ecclesiastica. Cos
Frau Tischer aveva deciso di avvicinarsi il pi possibile alla
sua vocazione: si era laureata in teologia e aveva cercato
un ministro del culto illuminato disposto a condividere
i propri doveri con lei, pressoch alla pari. Sapendo che
quel pressoch significava che la strada da percorrere
era ancora lunga. Poteva dir messa, ma non amministrare
i sacramenti. Il miracolo della transustanziazione non
pu compiersi attraverso una donna. Superstiziose assurdit,
dichiar Frau Tischer. Alla stessa stregua della diceria
che una donna con le mestruazioni non pu preparare
una buona maionese.
Era particolarmente arduo per una donna essere esclusa
dal sacramento del battesimo, mi confid Frau Tischer,
che era sposata ma senza figli, un mese pi tardi, quando
avevamo cominciato non tanto a fare amicizia, quanto a
intavolare lunghe discussioni. Non era moralista. Non cercava
di convertirmi. Ma aveva una vocazione eroica. Come
il dottor Vidal, vedeva in me una vittima da salvare,
e non solo me, ma anche Wally e il bambino, giocando di
diplomazia al momento giusto.
Accettai il suo pressante invito, abbandonai il lavoro
e mi trasferii in un grande appartamento in un edificio di
nuova costruzione, tra gli alberi, alla periferia di una citt
di lingua tedesca nella Svizzera orientale, insieme ad altre
donne nella mia stessa condizione. Eravamo sotto la tutela
di Frau Tischer fino all'ultimo. In quegli anni la Chiesa
gestiva diverse strutture di accoglienza per donne cadute
in disgrazia. La nostra, secondo le nuove regole di Roma
dettate dal Concilio Vaticano II, intendeva offrire ospitalit
in modo gradevole e rispettoso. La parola peccato
non venne mai pronunciata. Quando Frau Tischer ci raccont,
con le lacrime agli occhi, che papa Giovanni XXIII,
il primo dopo molte generazioni, a solo pochi giorni dalla
sua elezione usc dal Vaticano per andare a fare visita
ai carcerati nella vicina prigione di Regina Coeli, potevo
forse dubitare della sua bont, che sembrava discendere
direttamente da quella del Santo Padre?
A differenza di Nora, Frau Tischer non sbraitava, n
architettava goffi sotterfugi. Se l'avesse fatto, mi sarei
ribellata fin dall'inizio, evitandomi molta sofferenza pi
tardi. Frau Tischer era una donna istruita, con una mente
salda e disciplinata. Era decisa a ottenere lo stesso con
me. Quando le altre ospiti, cos venivamo chiamate, erano
gi a letto, mi tratteneva fino a tardi, a conversare davanti
a un bicchiere di vino a bassa voce ma con grande determinazione,
citandomi autorit incontrovertibili, non tra i
dottori della Chiesa, bens antropologi, storici, romanzieri.
I bambini hanno bisogno di un ambiente stabile, coerente,
ripeteva. In quel mondo tribale arabo di cui sai
cos poco... come puoi essere convinta che possa essere
sufficiente la tua esperienza con un emigrante che nel suo
mondo  considerato un paria, non me l'hai detto tu stessa?
In quel mondo, qualsiasi figlio tuo, se si sapesse che 
tuo, potrebbe scatenare conflitti e divergenze nella famiglia
del padre, con effetti che rischiano di essere disastrosi.
Tu che sei una studiosa del mondo antico, diceva
Frau Tischer facendo appello anche alla lusinga pur di raggiungere
i suoi scopi, conosci la storia della casa di Atreo:
rancori che covano per generazioni e riaffiorano nei maschi
pi promettenti, sono noti in tutto il bacino del Mediterraneo.
Oddio! Cannibalismo, infanticidio? Forse Frau Tischer
non era poi cos diversa da Nora alla fin fine, con quella sua
tendenza a spingere la discussione a conclusioni assurde.
E se il bambino rimanesse con me? Se il padre non
venisse a sapere..., provavo a dire, ma era una domanda
teorica perch Wally sapeva gi, gli avevo scritto, e lui
aveva risposto Mine de rien, salaud. Come sempre in passato,
avrebbe accettato qualsiasi mia decisione.
Oh, per carit, sai quante situazioni del genere mi sono
gi capitate. L'appassionato attaccamento alla prole, la
tendenza filo-riproduttiva delle societ tribali ha una sua
bellezza, ma  anche pericolosa. Se tu allevassi tuo figlio
da sola, arriver un momento, tra tre, quattro, sette anni
magari, in cui il padre vorr far valere i propri diritti.
Per quanto possa sembrare illuminato, progressista ed europeizzato,
o persino esserlo, aggiungeva rapidamente
Frau Tischer, vedendo la mia espressione accigliata. Ma
ne riparleremo un'altra volta. C' ancora tempo perch tu
possa schiarirti le idee.
L'hai detto tu stessa, mi ramment Frau Tischer
quando ebbi firmato le carte che decidevano del futuro di Kamel.
Il tuo amico far da madre e da padre al tuo bambino.
Mi pentii di averle mostrato la fotografia che Wally
mi aveva spedito poco tempo dopo il suo ritorno.  seduto
su una di quelle belle spiagge di cui amava spesso parlare,
insieme a Nour, una bellissima bambina di quattro
anni, accoccolata all'ombra del padre. Con la sua zazzera
di capelli ramati, in mutande,  il ritratto dell'innocenza, infinitamente protetta.
...
.
...
Capitolo quindicesimo.
...
.
...
Nostro figlio nacque in un ospedale pubblico di quella
citt della Svizzera tedesca. Io feci il travaglio sotto sedativo,
nove ore di nebbie e quindici minuti di dolore intenso
e di intensa gioia. Era Kamel, venuto a reclamare
il proprio nome. Lo riconobbi subito. Era stato tutto per
me per nove mesi durante i quali avevo intrattenuto un
incessante dialogo con lui, quell'esserino ancorato al mio
corpo. Avevo solo quei nove mesi per raccontargli la verit.
Che i suoi genitori lo amavano, e si amavano, bench
si fossero incontrati nel momento e nel luogo sbagliato, e
che sarei tornata a trovarlo nei suoi sogni, e poi, in futuro,
anche nei suoi giorni. Non l'avrei abbandonato, giurai, e
intendevo mantenere la parola. Fortuna che la memoria
prenatale  un mito. Altrimenti, se fosse rimasto legato a
quelle promesse, chiss quale amarezza rischiava.
A quel tempo si restava in ospedale dieci giorni. Cercai
di viverli intensamente. Dopo un'accesa discussione mi
venne concessa la possibilit di averlo con me ventiquattro
ore su ventiquattro. Lo tenevo sempre al seno e lui acquist
subito peso e fu in grado di sollevare la testa. Aveva
una carnagione di un pallore soprannaturale e genitali del
tutto sproporzionati al suo corpicino di neonato. I maschi
sono cos. Un'orchidea carnosa e perfetta, color malva.
Gli uomini hanno tutto il potere di questo mondo ed ecco
quel minuscolo maschietto che avrei potuto annientare
con un rapido affondo di forbici. Era un pensiero che mi
terrorizzava. Me lo stringevo al seno e lasciavo che si sfamasse.
Era insaziabile. Cercavo di vivere nel presente, senza
dolermi in anticipo del fatto che l'avrei perduto. Sarebbe
stato ingiusto. Pensavo: se cos deve essere, che lui possa
vivere e io morire. Mentre Kamel dormiva sul mio petto,
tornavamo al passato, eravamo ancora fisicamente uniti,
senza la necessit di separarci. La nascita era un'illusione.
Si present il dottor Vidal, il mio migliore amico in
Europa, tir fuori il suo stetoscopio, gli ascolt il cuore e
sorrise. Vedere le sue grandi mani strette intorno a quel
corpicino fu rassicurante e insieme insopportabile. Disse
che era un bell'esemplare, un onore per la sua razza, quella
semitica, arabo-giudaica, giudeo-araba che, a dispetto delle
tante traversie passate, lui non dubitava avrebbe trovato
il modo di armonizzare elementi ancora in guerra tra loro.
Poi, mentre il bambino dormiva, mi condusse su una
terrazza lontana, tra sfiatatoi, ventilatori e sedie sdraio
rotte, una specie di terra di nessuno all'interno dell'ospedale,
della Svizzera stessa, e mi sottopose a una sfilza di
domande. Cos'era successo? Ero stata costretta a rinunciare
al bambino? Volevo ritornare sulla mia decisione,
negoziare un accordo pi umano, magari un affidamento
congiunto? Potevo andare a vivere in Algeria, ci avevo pensato?
Erano alla disperata ricerca di insegnanti. Una nuova
carriera in un nuovo paese. Ma credeva di avere davanti
una persona diversa: un'eroina, una militante, capace di
difendere una causa.
Avevo oramai inquadrato Frau Tischer. L'avevo fatto
durante le lunghe ore crepuscolari del travaglio, sotto la
parziale azione del sedativo. Era una burocrate con un bigotto
senso dell'ordine: i musulmani dovevano restarsene
al loro posto, sulla loro sponda del Mediterraneo. Le avrei
volentieri guastato le uova nel paniere, cos come mi ero
divertita a provocare la borghesia francese. Cos'erano i
francesi in fondo per me? Ma la mia famiglia era un'altra
cosa. I miei zii e le mie zie non erano razzisti, non credo,
ma nutrivano grandi ambizioni per i propri figli. Con
Wally avevo peccato contro la granitica fede degli immigrati
nell'ascesa sociale. Il tribunale di famiglia si era riunito
nella mia testa.
Lo scherno dello zio Bud: Due anni in Europa con
una borsa di studio, e questo  il risultato? Potevi farlo
anche qui, al Greenwich Village, senza neanche attraversare
la strada.
Lo zio Max: Un africano, eh? Bella gente, il sale della
terra, ma spesso maltrattano le loro donne,  una triste
realt delle ex colonie. Le ferite lasciate dall'imperialismo
non si rimargineranno dall'oggi al domani. Ricordati di me
nel caso avessi bisogno d'aiuto.
Lo zio Sid: niente parole, solo una cosmica scrollata di
spalle intrisa di delusione.
Lo zio James, parafrasando Montesquieu: Comment
peut-on tre Algrien?
La zia Nora: Se  questo che vuoi fare della tua vita,
accomodati, ma quanto sei noiosa, prevedibile! E adesso,
per almeno vent'anni, te la puoi anche scordare l'Italia.
Peccato.
Mia madre: Fa' solo in modo che tuo fratello non scopra
come nascono i bambini.
Il gelido disprezzo di mio padre: Cambiagli nome a
quel povero bambino, per Dio, a scuola sar lo zimbello
di tutti. Oppure suo padre ha qualcosa da obiettare? Ce
l'avr pure un padre da qualche parte.
Per salvare Kamel da quelle voci crudeli, no, per salvare
me stessa, avevo deciso di abbandonarlo.
Quando il dottor Vidal vide che non otteneva nulla, cerc
di dipingere un roseo futuro allo scopo di rallegrarmi.
Rimarrete in contatto, sarai l'oncle d'Amrque, in un
mondo come questo hanno tutti bisogno di uno zio o una
zia d'America. E un buon momento, questo, per crescere
in Algeria, un paese nuovo, con nuove scuole, nuove leggi,
assistenza medica gratuita, un socialismo africano autentico,
pionieristico e un nuovo orgoglio nazionale, etnico,
razziale. Negli Stati Uniti il tuo petit bonhomme sarebbe
un semplice ragazzo di colore alla merc di quegli sceriffi
in Alabama.
Non riuscii a dire una sola parola.
Lo ami ancora, vero, quel tipo? cambi tattica il
dottor Vidal. Quel drame. Anche dopo tutto quello che
ti ha fatto passare?
Non  facile neanche per lui, dissi, in difesa di Wally.
Lo difendevo sempre, anche quando ero furibonda con
lui, come mi era capitato a volte, da quando mi aveva, ci
aveva, abbandonati.
Ci penser sua moglie a fargliela vedere, immagino,
comment il dottor Vidal, sorridendo all'aspetto comico
della situazione. Per lui era una bella farsa alla francese,
fatta eccezione per qualche accento straniero qua e l,
dal momento che gli attori principali erano tutti stranieri.
Ma la cosa non lo disturbava troppo. Anzi, significava che
avevano bisogno della sua protezione.
Non si trattava di un'adozione, riconobbe Frau Tischer,
ma sarebbe stata condotta allo stesso modo, e non solo per
ragioni burocratiche: nessun contatto tra la madre naturale
e la famiglia d'arrivo. Era una condizione molto severa e
tutto sommato irragionevole, ma nel mio stato catatonico
l'accettai. Se trovavo la forza di spingermi col pensiero a
quel che sarebbe accaduto, immaginavo due donne anziane,
robuste, vestite di bianco, accompagnate da un uomo
giovane. Non avevo alcun desiderio di incontrarle.
Il dottor Vidal fu sconvolto quando venne a conoscenza
di quella misura punitiva e si attiv per sabotarla. Cos, alla
vigilia del trasferimento, come venne definito, io e Wally
ci incontrammo ancora una volta, nell'auto del buon dottore,
parcheggiata in un vicolo a qualche isolato dall'ospedale.
Il dottor Vidal disse che si sarebbe andato a bere una
birra e sarebbe tornato nel giro di mezz'ora.
Giusto il tempo necessario a scoperchiare ogni sorta
di timori e motivi di rancore, finch al suo ritorno avrebbe
trovato la scena che si aspettava di vedere, una coppia
stretta in un muto abbraccio, tra le lacrime, una sorta di
tregua della disperazione quando ormai le ostilit si erano
concluse lasciando entrambi sconfitti.
Wally doveva essere stato preavvisato e aveva tirato
fuori un bel discorsetto sul bellissimo dono che intendevo
offrire alla sua famiglia: l'avrebbero ricevuto con gratitudine
prendendosene cura nel migliore dei modi. Ero attonita.
Lo guardai chiedendomi: Chi  lo sconosciuto che
pronuncia queste frasi pietistiche? Lo osservai meglio e vidi
un uomo affaticato da un lungo viaggio. Pi magro, pi
scuro, come se l'avesse percosso un vento spietato, preoccupato
dalle complicazioni dell'impresa che lo attendeva.
Compresi che era terrorizzato che io cambiassi idea all'ultimo
minuto e lo costringessi a tornare a casa a mani vuote.
Ne aveva ben ragione. Nel corso dell'ultima settimana
si era fatto strada nella mia mente un nuovo pensiero.
Il piccolo corpo caldo di un neonato che tira con tutte le
sue forze non pu sortire altro effetto. La parola che volevo
sentire da Wally quella notte era materne Ile. Si chiamano
cos, in Francia, le scuole che accolgono i bambini
dai due anni in su, in modo che alle madri, anche quelle
non sposate, mres clibataires, sia possibile tornare al lavoro.
Sono ottime, a detta di tutti, un modello per molti
paesi che anche dopo quarant'anni non sono stati capaci
di eguagliarle. Kamel poteva andare in una matemelle nel
Sud della Francia, io avrei trovato un impiego e guadagnato
abbastanza per entrambi mentre Wally sarebbe venuto
a trovarci di quando in quando, un matrimonio da pendolari,
e tra una sua visita e l'altra, io avrei sognato di lui e
debitamente rammentato a nostro figlio: Tu n'espas d'ici.
Poteva essere una soluzione, per qualche tempo.
Le dissonanze erano tali che anche nei baci di Wally
sospettai secondi fini. Mi baci scompigliandomi i capelli
arruffati. Io affondai il viso nella sua spalla cercando la
realt perduta. I miei seni fraintesero e il latte affior,
imponendo la nuova realt. Per la prima volta da che lo conoscevo,
Wally si scost.
Non possiamo abusare dell'ospitalit del dottore.
Aveva sempre avuto un forte senso del decoro. Gli volli
offrire un'altra possibilit.
Togliti la giacca, dissi.
Lui obbed, per non contraddire la pazza? Poco importava.
Mi permise di carezzargli l'avambraccio. Il tatuaggio
era ancora dove lo ricordavo, la linea scura come inchiostro
lasciata dal lubrificante che gli aveva iniettato sotto la
pelle un macchinario che non sapeva ancora usare, il primo
anno che lavorava in fabbrica.
Esigo quest'isola in nome del figlio che sei venuto a
portare via da me.
Sei tu che mi hai mandato a chiamare, disse Wally,
con spietata franchezza.
Cos  un inferno, per, ribadii. Vidal ci deve
delle scuse.
Sacre Louise, esclam Wally, come aveva fatto
centinaia di volte in omaggio alla mia irriverenza e spensieratezza.
Ora la mia capricciosit lo allarmava. Lo vidi
sulla difensiva, distante. Storia chiusa? Troppo presto,
troppo presto.
Ho riempito otto biberon di latte. L'hanno surgelato.
Fatteli dare. Rassicurato del fatto che non avevo intenzione
di mandare tutto all'aria, Wally si rilass.
Non  la fine, disse, con qualche traccia dell'antico
slancio. Ti scriver, ti racconter cosa succede laggi.
Cose da non credere.
Raccontamele adesso, dissi baciandogli la mano, la
guancia, i baffi. Con riluttanza, mi fece scivolare un braccio
attorno alla vita, baciandomi rapidamente, una sola
volta, senza scomporsi.
Non c' tempo, disse mestamente. Mi domandai
quali fossero le scosse della sua vita l-bas.
L'uomo che mi aveva accolto con quel pomposo discorso
era il prodotto della nuova Algeria. La Repubblica di
Wally, quel luogo isolato e privilegiato che era stato il nostro
regno, era caduta.
Il dottor Vidal, incurabile romantico, buss discretamente
al finestrino, avvisando gli amanti avversati dalle
stelle che era tempo di riscuotersi.
Quando tornai in ospedale, la culla era vuota, senza
lenzuola, n coperte. Feci su e gi per il corridoio in cerca
di una spiegazione finch non arriv un'infermiera che mi
riaccompagn nella mia stanza. Chiuse la porta, mi fece
cenno di sedermi, si accomod accanto a me e disse prendendomi
la mano: Quell'intrigante di un dottore, lo so
cos'ha combinato, ottenendo solo di rendere le cose pi
difficili. Ci sono delle ragazze che non lo vogliono neanche
vedere, il neonato. Partoriscono e il giorno dopo se ne
vanno. Alla cieca, diciamo noi. Tieni, se nelle prossime
settimane hai bisogno, chiama questo numero.
Mi porse un bigliettino da visita. Il nome, stampato in
rilievo, rosso su sfondo bianco, era quello di Frau Tischer.
Wally mi scrisse, mantenendo la parola data. Ma le informazioni
erano sottoposte a una strana censura. Non seppi
mai quale nome avessero dato a mio figlio, che aspetto
avesse da bambino o una volta cresciuto, n se gli avessero
mai parlato di me, ed  passato tanto tempo ormai che
sarebbe sciocco, un capriccio, persino pensarci. Credevo
che nostro figlio avrebbe costituito un legame tra noi. Invece
divenne una barriera.
...
.
...
Capitolo sedicesimo.
...
.
...
(Pausa di dieci minuti per una sigaretta).
Aissa.
...
.
...
C' una ragione se le ho raccontato la mia storia. Mi
ci  voluto tutto questo tempo, ma far ammenda, abbatter
i muri. A qualsiasi costo, dichiar Louise.
Che pomeriggio. Ma lo sapeva Tariq a cosa mi mandava incontro?
Non pianga, dissi. E troppo tardi per le lacrime,
aggiunsi aspramente. Rimproverare una donna che poteva
avere l'et di mia madre? Meglio lasciar perdere. Le
dissi che avevo bisogno di fumare una sigaretta. Lei annu
e con l'ombra di un sorriso mi indic l'uscita. Per una
volta il divieto di fumare nei luoghi pubblici a New York gioc a mio favore.
Aveva smesso di piovere. Da terra saliva una tonificante
frescura. Accesi una sigaretta aspirando il mio veleno
preferito. Non ero solo davanti a quell'alto edificio a pochi
isolati dalle Nazioni Unite. Due ragazze chiacchieravano
allegramente tra una boccata di fumo e l'altra. Quando
ebbero finito, schiacciarono i mozziconi in un piccolo posacenere
d'acciaio con un coperchietto per non sporcare
il marciapiede. Oh, quanto siete solerti e coscienziosi voi
americani! Che donna pu abbandonare il proprio figlio
in fasce per consegnarlo al padre indigente, in un paese
appena nato, brulicante di orfani di guerra? Difficile immaginare.
Louise aveva decretato la deportazione di suo
figlio. Va' in Africa, torna da dove vieni.
Cosa potevo dirle? Non si preoccupi, non si dia pena,
si  persa i primi quarantanni di suo figlio, di vita del paese
in cui  vissuto, due decenni di malriposto ottimismo,
uno di corruzione galoppante e crisi sempre pi gravi e
l'ultimo, non ancora concluso, di sanguinosa guerra civile.
Lasci che la aggiorni rapidamente e ripartiamo da li.
Fatti un quadro giusto delle cose, anzitutto. Conoscevo
quella voce. Il mio amico Said era appoggiato a
un lampione, debole ma in piedi, i capelli neri folti e lisci
grondanti di pioggia, un uomo di cinquant'anni con l'aria
di un ragazzino sveglio. L'ultima volta che l'avevo visto,
era stato al suo funerale, ad Algeri, nel '93. Algeri era come
Baghdad oggi, autobombe, raid nel cuore della notte
e assassinii sempre pi efferati. Said era l'autore di un
editoriale per uno dei pochi quotidiani che il regime non
aveva ancora costretto a chiudere: un rapido e aggraziato
fraseggio sui titoli della giornata. Lo leggevamo ogni mattina,
bevendo il caff. Dopo notti trascorse nel terrore, il
tono pensoso, la dolce assennatezza e lo scetticismo beffardo
di quelle righe ci davano la forza di affrontare la giornata.
Gli spararono in una pizzeria di fronte al giornale,
due pallottole alla testa, durante la pausa pranzo. Alla sua
morte molti di noi capitolarono e abbandonarono il paese.
Senza la sua guida era lui che ci insegnava a convivere
con la paura perdemmo la speranza di potercela fare.
Anche per me, semplice ragioniere del giornale di cui
lui era direttore, era come un fratello maggiore, da cui ottenere
consiglio.
Cosa ci fai qui? domandai, sperando che non svanisse
prima di concedermi la possibilit di parlargli. New
York era piena di lusinghe, trappole e miraggi: mi accompagnavano,
non ero capace di scrollarmeli di dosso n di
abbracciarli. Una citt crudele.
Raccolgo materiale per il prossimo editoriale, disse
scherzando. No, sto solo cercando una sigaretta. Dammene
una, sono anni ormai.
E io che credevo che fossi venuto a darmi una mano.
Non ne hai bisogno. Non  un caso complicato.
Sul serio? Erano i dettagli che volevo, non un'immortale
concisione. Ma parlava con autorit incrollabile:
conosceva l'esistenza di qua e di l della tomba.
La vita  breve,  dura, non accanirti con lei. E
scomparve in uno sbuffo di fumo a scrocco. Avevo capito:
l'avevo sentito tante volte ammonire i giovani reporter di
dare ascolto ai fatti.
I fatti in questo caso parlavano di un tradimento reciproco.
Nella famiglia patriarcale di Ahmed Ouali un altro figlio
maschio poteva facilmente mescolarsi al piccolo branco di
mocciosi con le gambe nude destinati a diventare la prima
generazione di medici, ingegneri e architetti del nuovo
paese. Questo era stata indotta a credere Louise dal
suo amante. In realt era pi probabile che Ahmed Ouali
avesse scovato un lontano cugino che avrebbe accolto un
erede maschio malgrado le origini oscure deliberatamente,
convenientemente, lasciate nel vago. La moglie di Ahmed
Ouali avrebbe perdonato l'offesa perch, madre di tre figli,
anzi presto quattro, non aveva altra scelta, e perch al suo
ritorno dalla Svizzera il marito senza che lei ne sapesse
nulla, oppure s, chiss avrebbe consegnato quel fagotto
di cinque chili, un involto di asciugamani e coperte con
dentro un neonato stordito dal sonno, a un'anziana coppia
senza figli in un lontano villaggio che la guerra aveva
in certa misura risparmiato. La coppia si sarebbe offerta
di pagargli le spese per il suo viaggio all'orfanotrofio della
grande citt. Lui avrebbe rifiutato. I genitori adottivi
non avrebbero insistito, consapevoli della complessit
della transazione: un uomo che ti cede il proprio figlio in
fasce non si aspetta denaro in cambio.
Cosa, allora? Il diritto di poterlo vedere, esercitato con
discrezione? Forse. E se Ahmed Ouali, stufo delle liti e
dei battibecchi che si scatenavano per ogni sciocchezza nel
paese da cui era fuggito molti anni prima, avesse invece
preferito andarsene con la moglie e i figli nella citt pi
vicina, come il roumi senza Dio che i fratelli lo accusavano
di essere diventato in Francia? Met del paese si era
trasferito in citt negli anni successivi all'indipendenza.
E ancora la situazione non si  stabilizzata. La moglie di
Ahmed Ouali ne sarebbe stata felice, anche se significava
un'altra separazione dalla sua famiglia, e faccende domestiche
giornaliere, e trame incessanti, intricate di pettegolezzi,
chiacchiere che troppo spesso riguardavano l'orfanello
adottato da quei lontani cugini che era stata cos
contenta di lasciarsi alle spalle una volta per tutte, visto
che lo scandalo toccava anche lei. Almeno non sarebbe pi
stata costretta a sentire l'amaro in bocca ogni volta che il
ragazzino varcava la loro porta e gli occhi di suo marito si
fissavano su un paio di gambe robuste e i piedi nei sandali
di plastica.
La vergogna davanti alla propria famiglia, una vergogna
cos profonda che non era stata capace di parlarne per
quarant'anni, aveva spinto Louise ad abbandonare il suo
bambino appena nato. La vergogna horma, aib, hashuma,
il nostro elemento naturale aveva spinto Ahmed Ouali
a lasciare il figlio, come una gazza, in un nido non suo.
Per tenere a distanza i guai, fuori della cerchia famigliare
pi stretta. E che ogni congettura di dissolutezza fosse
pure attribuita a una tentatrice straniera, noto rischio degli
anni d'esilio, e che ogni peccato ricadesse sul suo capo
senza nome.
Gettai la sigaretta sulla strada lavata dalla pioggia. Il
garzone guatemalteco del fruttivendolo coreano a met
isolato stava rimettendo in ordine un fascio di fiori scompigliato
dall'acquazzone.
E questi cosa sono? protest Louise quando le posai
davanti un mazzo di tulipani arancioni. Allung di scatto
una mano sul tavolo e li carezz come si fa con un animale
assopito o un bambino addormentato.
C'era la guerra. Aveva le mani legate, era solo una
ragazza. Succede. Forse stavo cominciando a comprendere
quella donna priva di autoconsapevolezza e di autocommiserazione.
Non  cos, mi creda. Avrei potuto chiedere all'universo
di spostarsi di un centimetro o due. C'erano delle
alternative, avevo ricevuto delle offerte di soccorso. Le rifiutai tutte.
...
.
...
Capitolo diciassettesimo.
...
.
...
Louise.
...
.
...
Fu Irene a venirmi in soccorso. Il suo nome significa
pace e lei mi offr una tregua, anche se nessuna di noi
due fu in grado di difenderla. La incontrai in libreria, nella
citt in cui mi ero andata a nascondere in attesa che il
bambino nascesse. Di solito rifuggivo biblioteche e librerie,
ma quel giorno pioveva. Entrando, vidi una donna
esile, dai capelli grigi, che cercava un libro su uno scaffale
basso. Mi inginocchiai pesantemente, trovai il volume che
cercava, le poesie di Christian Morgenstern, e glielo porsi.
Su, lasci che le dia una mano, insist, ma non aveva
abbastanza forza e invece di sollevarmi, fui io a tirarla
gi e finimmo per terra tutte e due, una sopra l'altra. Mi
scusai, naturalmente, ma non era stata lesa n nella dignit
n nel corpo. Si rialz ancor prima di me, balzando in
piedi agilmente.
Mi invit a casa sua per un caff. Accettai. Mi erano
rimasti ben pochi amici in Europa. E quella donna aveva
un'aria franca e diretta. Occhi grigio verdi, del colore del
mare, un buon auspicio in un paese rinserrato tra i monti.
Viveva sola in un appartamento a pian terreno in cima
a una ripida collina. Non era abituata a vivere sola, aggiunse,
senza autocommiserazione, enunciando un semplice
dato di fatto. Il marito, scomparso da un anno, era
stato un uomo attivo, brillante, autore di commedie per
la radio e adattamenti di ogni genere di testi, da Via col
vento, in dieci episodi di mezz'ora, La Montagna incantata
in quaranta. Morto lui, amici e colleghi del marito l'avevano
dimenticata da un giorno all'altro. Non si lamentava,
poteva contare sulla pensione di reversibilit e di tanto in
tanto sul ricavato di alcune traduzioni dall'inglese. Pi che
sufficiente per una donna dai gusti semplici, senza eredi.
Parlava senza sosta, cosa che non guastava non avendo
io nessun desiderio di essere interrogata.
Mio marito diceva che il problema con i tedeschi 
che quando vedono la polizia fermare qualcuno per strada
danno per scontato che sia colpevole.
Mio marito diceva che la Germania finir per essere divisa
in due da un confine che va dall'Elba al fiume Oder.
Suo marito deve aver detto un mucchio di cose, lo
cita spesso, commentai.
Quando era vivo lui, non ho mai detto una parola,
aveva talmente tante idee, ed erano tutte cos brillanti e
profonde. I miei figli dicono che adesso mi sto rifacendo
del tempo perduto tentando di ficcare trent'anni di discorsi
nei prossimi dieci, Dio permettendo. E cos sono diventata
una vecchia chiacchierona.
Figli crudeli, pensai, risolvendomi ad ascoltare rispettosamente
quella donna perspicace, trascurata dalla vita.
Persino il marito, mi raccont in seguito, era innamorato
di un'altra, non in segreto, alla luce del sole a quanto pareva.
Irene si era sobbarcata per anni in casa la presenza
di lei. Dopo settimane di racconti cominciai a considerare
Irene una sorta di santa misconosciuta, artefice di salvataggi
miracolosi. Lei, ebrea tedesca, e il marito antinazista,
anche lui tedesco, avevano raggiunto il confine tra
l'Italia e la Svizzera nel dicembre 1943 dopo una serie di
improbabili e tragici tentativi di soccorso da parte di sacerdoti,
parrucchiere, corrieri comunisti e coraggiose suore
di un convento toscano. Ma al confine era stata Irene a
prendere in mano la situazione, minacciando di togliersi
la vita se gli svizzeri avessero rifiutato di offrire asilo al
marito, apolide.
Un anno pi tardi, liberati dal campo di raccolta svizzero,
erano andati a vivere nel piccolo appartamento ai piedi
della collina e il marito di Irene aveva ripreso a comporre
odi inneggianti all'amore della sua vita, l'amante d'un
tempo scomparsa durante la guerra.
Ti piacerebbe vedere il resto del mio piccolo appartamento?
domand Irene in occasione della mia terza
visita. Sedute al tavolo nella stanza da pranzo, vedevamo
lo studio con la scrivania del marito, la sua malandata
macchina da scrivere e i giganteschi schedari di legno.
Sul retro c'era un'ampia camera da letto in ombra con un
balcone che dava su una striscia di verde bordata d'alti pini
scuri che sembravano trapiantati dalla cima delle Alpi.
 tutto quello che posso offrirti, mi spiace. Ma se ti
stufassi della tua sistemazione attuale, potresti venire qui
per un po'. Ti darei questa stanza, io posso dormire sul
divano letto nello studio di mio marito.
Sei troppo gentile, risposi. Dubitavo che mi sarei
mossa da dov'ero, dopo avere accettato una lunga serie di
proibizioni, anzi dopo averle cercate per arginare il panico
che mi agguantava se permettevo al pensiero di soffermarsi,
per poco pi di qualche istante, sulla mia situazione.
La volta successiva che ci andai, Irene giocava a scacchi
con il figlio dei vicini, un bambino di otto anni, grassottello,
pallido, dai promettenti occhi scuri. Lo sped a
casa non appena arrivai. Io ero incinta di otto mesi. Volle
a tutti i costi che mi sedessi con le gambe su un poggiapiedi
e si prese cura di me come si era presa cura per tutta la
vita del marito.
Quel giorno mi parl dei suoi figli, due, che vedeva di
rado dato che vivevano negli Stati Uniti.
Li abbiamo mandati da alcuni parenti a New York nel
1936. Se fossero rimasti in Italia insieme a noi sarebbero
stati costretti a combattere nell'esercito di Mussolini: in
Africa, in Grecia, oppure in Russia. Sai che hanno mandato
dei ragazzi italiani in Russia senza cappotto n scarponi? La
maternit  piena di insidie, dichiar con un gran sospiro.
Quale termine us quel giorno per maternit? Non
lo ricordo. Parlavamo tedesco, con qualche frase in francese
e in inglese di tanto in tanto. Non una parola d'arabo, purtroppo.
Li abbiamo fatti partire per il loro bene, ma non ce
l'hanno mai perdonato. Il pi grande dice: Perch non
siete venuti con noi nel 1936 risparmiandovi tutto lo scompiglio
che c' stato? Perch non avete abbandonato l'Europa
dopo il 1918? Una guerra mondiale non vi era bastata,
dovevate restare per vedere la seconda? Non eravate
costretti a vivere in Germania per tutta la vita. Io non ci
sono restato. Ha cambiato nome, sai. Non fa niente. Non
sono queste le cose che contano. Ma non si d per vinto.
Perch siete rimasti in questo paese cos piccolo e noioso,
invece di tornare in Italia? In Italia eri una donna cos
coraggiosa. E anche il babbo, lo era. Non so perch faccia
cos, sar che rimpiange l'infanzia bruscamente interrotta.
Ogni volta che mi viene a trovare, dopo nemmeno
tre giorni sta male, fatica a respirare, d la colpa al clima,
all'umidit che c' in questo paese tra i monti, e io finisco
per supplicarlo di partire, per il suo bene, e il mio.
Quella confessione mi turb. Stavo facendo anch'io un
errore, a rimanere in Svizzera? Cosa mi impediva di ritornare
a casa, anche nel mio stato, cos platealmente incinta
che sul tram i vecchietti si alzavano e mi offrivano il loro
sedile. Come se mi avesse letto nel pensiero, Irene disse:
Ho una proposta da farti. Vorrei parlarne con te. I conventi
possono essere utili, ma adesso non siamo in tempo
di guerra, non ti devi nascondere da nessuno e la tua vita
non  in pericolo, a meno che io non abbia frainteso la
situazione in cui ti trovi. Perch tu e il tuo bambino non
venite a vivere qui? Ti dar la stanza grande e io dormir
nello studio di mio marito, finisco spesso su quel divano
quando non riesco a dormire, la notte. Puoi stare tutto il
tempo che vuoi. Io non ho nipotini, ormai non ci spero
pi, i miei figli negli Stati Uniti si sono lasciati dietro una
lunga scia di cuori infranti: forse, se li avessimo tenuti con
noi finch erano pi grandi, ma non avevamo scelta. Cosa
dici? Non ti ho fatto nessuna domanda finora e non te ne
far adesso. Lascio a te la decisione. Credi che riusciresti
a sopportare una vecchia chiacchierona?
Sono stati presi degli accordi. Non posso ignorarli, -
risposi. Brusca, risoluta, perch sapevo che se cominciavo
a parlare, sarei crollata.
Irene annu, soffocando la delusione, stringendo le labbra
sottili per un istante appena, diplomatica fino alla fine.
La ringraziai, per quell'offerta follemente generosa?
Non ricordo. In quei giorni avevo la cortesia di una iena.
Non te lo chieder pi, ma se dovessi cambiare idea,
dimmelo, possiamo trovare una soluzione, anche all'ultimo minuto.
Un pomeriggio pass la signora della porta accanto, una
donna corpulenta, trasandata, con due bimbi biondi aggrappati
alle gambone robuste, uno per parte. Dal modo in cui
sollev un sopracciglio arruffato, compresi che dovevano
avere parlato di me in mia assenza e fui contenta di avere
rifiutato di unirmi alla loro combriccola. Frau R. era una
vedova delle montagne, mi disse. Il marito era un montanaro,
a disagio sotto i quattromila metri. Era nei Grisoni per
un mese, in vista di una seconda spedizione sull'Everest.
Questa  una casa di donne, per un motivo o per l'altro, disse Frau R.
Donne e bambini, la corresse Irene.
A proposito, intervenne Frau R., ho dei vestitini
che questi due non riescono pi a mettere. Sia da bambino
che da bambina, ti va di venire a dare un'occhiata?
Sono superstiziosa, mentii, anche se c'era del vero
in quella bugia. Preferisco di no, finch non sar nato, -
risposi ammettendo per la prima volta quello che era chiaro
agli occhi di tutti. Ma ora quelle due sconosciute l'avevano
anche sentito dalle mie labbra. Se non facevo attenzione,
rischiavo di rimanere intrappolata nella loro bont.
Devo andare adesso, ho l'autobus, dissi. I due mocciosi
si erano staccati dalle gambe della mamma, avevano
preso dei biscotti sul tavolo e li stavano sbriciolando nel
palmo. La bambina allung una mano e me ne offr qualche
pezzetto. La ringraziai coscienziosamente e fuggii prima
che le loro facciotte quadrate minassero le mie difese.
Non parlai dell'invito di Irene alle mie compagne di
cella, temendo che mi sollecitassero ad accettare. La sua
gentilezza, la sua umanit cos spontanea, senza domande,
mi lasciava sbalordita. Mi sentivo diffidente, meschina, in
confronto. Era questo che aveva in mente il figlio quando
la punzecchiava dicendole ironicamente che in Italia era
una donna coraggiosa? Forse si sbagliava, lo era ancora.
Faceva vergognare me, e tutta la mia famiglia, e forse anche
Wally, di cui non ud mai il nome dalle mie labbra.
E Kamel, in tutto questo? Ma io non pensavo a lui,
pensavo a me stessa, detestavo l'idea di varcare le linee di
confine tracciate da Frau T., la geometria che mi sorreggeva.
Rinviando, rifiutando di assumermi la responsabilit,
ne facevo un gioco, un azzardo. Se qualcosa, una moneta,
un'ombra cadevano in un certo modo; se un cameriere in
un caff veniva a prendere il mio ordine dopo tutti gli altri
clienti, come spesso accadeva visto che una donna non
accompagnata, anche in un bar, aveva un'aria sospetta a
quei tempi; se nel parco le folate di vento non riuscivano
a strappare ai rami le foglie dorate del ginkgo, oppure se
quelle cadevano a un mio colpetto, erano tutti segni del
destino. Se sentivo un uccello cantare mentre mi arrampicavo
su per la salita che dal tram mi portava alla brutta
spianata di cemento della casa di Irene...
L'estate a Cularo, con Wally, nelle ultime settimane
prima della nostra separazione, rimanevamo svegli sin
dopo mezzanotte ad ascoltare un usignolo: il suo trillo
liquido, l'arcano silenzio carico d'attesa, e poi un'altra
esplosione del suo canto. Aveva fatto il nido nella caserma
dell'esercito in fondo alla strada. Wally, valente esploratore,
era sempre informato su questo genere di cose. L'usignolo,
aggiunse, canta solo in piena estate ed emigra a sud in autunno.
Come te, dissi io stringendomi a lui. Non c' nulla che duri.
Adesso nella Svizzera tedesca c'era un merlo che lanciava
un grido d'allarme dal platano cimato accanto alle
rotaie del tram. Oltre le basse palazzine acquattate ai piedi
della collina, si intravedevano le ville della borghesia,
circondate da un'oscena profusione di buganvillee e rose.
Poich la propriet  un furto, raccolsi un bocciolo da un
debordante tralcio di rose d'inverno e lo offrii a Irene, anarchica
in cuor suo. Se lo infil ordinatamente all'occhiello.
Non fiorisce nulla in questo angolo, dissi. Solo condomini
con gradini nudi di cemento, brutti e funzionali.
L'equivalente svizzero di una squallida periferia, pensai,
per piccoli impiegati statali, montanari costretti a valle e
vedove con una misera pensione.
Non ho nulla e non desidero nulla. Irene mi prese
sottobraccio e ci avviammo su per la collina tutti e tre:
Irene, Kamel, appollaiato al suo posto nell'oscurit, e io.
Non era vero. Aveva un gran desiderio di figli e nipoti,
suoi o di altri, non faceva molta differenza.
Dal fioraio accanto ai binari del tram acquistai un
mazzo di rose a stelo lungo. Dopo averlo pagato, non
mi rimase pi nulla, nemmeno i soldi per il biglietto del
tram per tornare all'appartamento-prigione, ma la strada
era tutta in discesa e potevo farla a piedi. Per quanto
avesse insistito, non avrei mai accettato di portare via a
Irene la sua camera da letto, ma avevo deciso che forse
potevo, dico forse, accettare l'alcova-santuario del marito
con il divano letto infossato e l'enorme macchina
da scrivere su cui aveva battuto nove romanzi, ottanta
commedie radiofoniche, centinaia di sketch, le liriche di
tre operette e due biografie inedite che Irene desiderava farmi leggere.
Sono per me? Mi apr la porta un uomo alto. Parlava
inglese con un forte accento mitteleuropeo. Era il figlio
ironico che veniva di rado a trovarla? Oppure quello imbronciato
che non veniva mai? In tal caso, che ci faceva l?
Mamma, hai un'ospite Irene usc di cucina. Un pesante
grembiule verde scuro di popeline proteggeva a mo'
di corazza, o anatema, la camicetta di raso e la gonna fatta
a maglia. Si scost i capelli dalla fronte col polso e disse:
Questo  mio figlio, Mischa, non ci vediamo dal 1954.
E poi, rivolta a lui: Mettile in un vaso, sto infarinando
le cotolette. Apparecchia per Louise.
A minuti arriver Dorothea con l'insalata, ricord
il figlio imbronciato alla madre. E poi, fedele al suo nomignolo,
aggiunse: Speravamo di averti tutta per noi,
mamma. Siamo venuti apposta dalla California per il tuo
compleanno, non credi che sarebbe pi corretto?
Ho gi mangiato e devo andarmene subito, sono solo
passata per portarti questi, dissi a Irene.
Rimani a chiacchierare con Mischa mentre io finisco
in cucina, mi supplic come se temesse, se solo lo lasciava
un minuto, che si potesse annoiare e scomparire per chiss
quanti anni ancora. E corse via chiudendosi la porta della
cucina alle spalle per risparmiargli la vista irritante di una
donna al lavoro.
Mischa vers a entrambi un bicchiere di sherry.
Si accomodi un momento. Che fretta c', il tram passa
ogni quarto d'ora. Puntuale come un orologio.  mai
stata in California?
Non ancora, risposi.Magari in futuro.
Peccato, speravo che mi avrebbe aiutato a convincere
mia madre che  un luogo ideale per lei.
Intende Irene?
 mia madre.
Oh, lo so, non fa che parlare di voi.
Mah, immagino che parli molto pi spesso di mio padre,
non  cos? Ecco, vede, lo sapevo. Poco male, le
baster arrivare a Carmel che non vorr pi muoversi. Mi
vuol dire che non ha mai visto il Pacifico?
Il suo accento si fece pi pesante, sembrava quello di
una SS in uno sketch comico, Vi faremo una lezione...
Ho appena scoperto il Mediterraneo, risposi con un
sussulto interiore di malinconia.
Credo di dover proprio andare a salutarla, a questo
punto. Corsi in cucina. Irene era indaffarata ai fornelli.
Le posai una mano sulla spalla. Non potevo abbracciarla,
il pancione me lo impediva. Sorrise tristemente.
Mi devi perdonare per oggi. Sono arrivati ieri sera,
senza preavviso, devono ancora ambientarsi, esclam
con una gratitudine quasi umiliante. Sono passati dieci
anni dall'ultima volta che l'ho visto,  quasi incredibile,
eppure  come se non fossimo mai stati lontani. Mi terrai
informata, vero? Andr tutto bene. Faremo presto una
bella chiacchierata. Niente sciocchezze, mi raccomando, -
esclam piegando il capo da una parte, con aria suadente
e civettuola.
Certo, risposi. Ma sapevo gi che non mi sarei pi
fatta viva.
Il figliol prodigo non era pi in vista, ma incrociai la
moglie sui gradini di casa mentre uscivo di corsa.
Griiss Gott, dissi. Lei mi fece un cenno con le dita
in aria.
A presto, cara, esclam passandomi accanto. In inglese.
Beccata.
...
.
...
Capitolo diciottesimo
...
.
...
Quando Wally si port via suo figlio, feci le valigie e
tornai da dove ero venuta, a Losanna, in una stanza ammobiliata,
al mio vecchio impiego. Mr Arnold mi offr
qualche settimana di lavoro, felice di avermi di nuovo con
s, finch non tentai il suicidio. Una sera trangugiai una
manciata di sonniferi, li annaffiai con un sorso di whisky
e vomitai. Non dovettero neanche farmi la lavanda gastrica
quando arrivai in ospedale.
Il dottor Gagnon venne a visitarmi nel reparto in cui mi
tennero in osservazione un'intera settimana. In piedi accanto
al mio letto come un angelo vendicatore disse che era ora
di finirla e che mi avrebbe fatto posto tra i suoi impegni,
sarei stata in cura per almeno due anni. Cos mentre Kamel
imparava a camminare e a parlare senza il mio aiuto, io regredii
all'infanzia en traitement, secondo il termine d'uso
pi comune. Fui indotta a credere che c'erano persone che
mi conoscevano meglio di me stessa e che dovevo studiare
con loro finch non avessi messo la testa a posto. Era come
se fossi entrata in una specie di consorteria segreta, in una
setta, o mi facessi di droghe pesanti. I miei anni di schiavit.
Volevo rimediare. Il sabato mi svegliavo pensando: basta,
non ce la faccio pi, vado a riprendermi il mio bambino.
Battei le agenzie viaggi, ce n'erano una decina in citt,
mi conoscevano tutte, prendevo fogli e fogli di appunti,
treni, aerei, navi, persino autobus sgangherati, purch esistessero
degli orari. Poi me ne tornavo nella mia stanza,
follemente felice, la redenzione a portata di mano; scrivevo
una lettera al mio capo, spiegando perch non sarei pi
tornata al lavoro, e la mettevo in una busta, pronta per essere
spedita lungo la strada per la stazione.
Poi il luned e il marted successivo telefonavo al consolato
per il visto. Ogni volta era una voce nuova a dare
inizio all'interrogatorio.
Pronto? Avrei bisogno di informazioni riguardo alla
possibilit di ottenere un visto e di inviare del denaro.
Chi parla? Lei chi ? Per quale azienda lavora? E affiliata
a qualche agenzia governativa? Quale? Non  permesso
andarsene in giro per il paese a proprio piacimento.
Mi ripete il suo nome, dicendomi esattamente come si
scrive? Qual  la sua nazionalit? Se  americana, come
dice di essere, perch parla francese?
Buttavo gi la cornetta senza fiato. Mi bastava percepire
quell'atmosfera da incipiente stato di polizia per fiaccare
ogni mio intento.
Mi capitava di vedere dei bambini per strada, piccoli,
dell'et di Kamel, e correvo a nascondermi. Giocavo a
nascondino, ma nessuno venne mai a stanarmi. La maggior
parte dei miei amici erano come me, non sposati, non
impegnati, ciondolanti compagni di serate: ballavamo religiosamente
al ritmo delle canzoni dei Beatles. In questo
modo una coppia di rifugiati ungheresi si erano conosciuti,
sposati e avevano avuto due gemelli, due maschi, Attila e
Choba. Continuai a sommergerli di regali finch i genitori
non mi dissero di smetterla. Non mandai un solo regalo
a Kamel. Wally mi aveva detto che non aveva senso, l'avrebbero
rubato prima che giungesse a destinazione. Non
un solo vaglia postale. Non avevo soldi, quasi tutto quello
che guadagnavo mi serviva a pagare le tratement. Secondo
il dottor Gagnon la nascita di mio figlio era un episodio
sfortunato, un incidente di percorso. Da cui alla fine
sarei uscita illesa, o meglio guarita.
Metti ordine nella tua testa, e poi potrai provare ad
aiutare gli altri, fino ad allora seminerai solo dei danni.
Quando?, chiedevo.
Quando sar arrivato il momento, lo saprai. Era
sempre cauto, ma io ero stufa di quella vita in quarantena morale.
Alla fine mi salv la necessit di guadagnarmi da vivere.
Dovendo abitare da qualche parte, nei corridoi degli
uffici e delle pensioni di Losanna incontrai rifugiati in fuga
dall'Ungheria, dalla Palestina e dall'Egitto di Nasser,
le cui vite erano andate in pezzi peggio della mia e poi rappezzate
alla meglio. Irene mi salv.
Grazie alla diligenza letteraria della vedova, di quando
in quando le cronache degli anni di Weimar del marito venivano
ancora ristampate sui quotidiani locali. Due anni
pi tardi me ne capit uno tra le mani nella sala d'attesa
del dentista. Trovai il numero sull'elenco telefonico, sotto
il nome del marito, a uso e consumo dei redattori. Era rimasta
delusa dalla California, allora? Chiamai e la trovai in
casa. Mi invit ad andarla a trovare il weekend successivo.
Entra, accomodati! Come stai? Ti devo delle scuse,
ma hai visto anche tu com'era la situazione. Mio figlio 
rimasto una decina di giorni, poi c' stato un tremendo
litigio. Piatti rotti. Bicchieri. Non da me. Ero in preda al
panico, sono andata a rifugiarmi dai vicini.  stato un errore
imperdonabile. Umiliato,  rimasto alzato tutta la notte
a compilare un atto d'accusa nei confronti del padre sulla
sua vecchia macchina da scrivere. Un elenco delle nostre
colpe. In quanto genitori, esseri umani, cittadini. Di quale
nazione, poi? La Germania? Per anni e anni fummo apolidi,
come milioni di persone. E poi tornammo tedeschi, sul
passaporto, ma niente di pi. Trovai quella lettera terribile
nella macchina da scrivere la mattina dopo. Se ne and
durante la notte. Senza un addio. Quando era partito per
gli Stati Uniti nel 1936, era un ragazzino introverso, gentile.
Torn dopo la guerra pieno di rancore, contro di noi,
contro il mondo intero. Come se tutto quello che era successo
fosse colpa nostra, e non di Hitler o di Goebbels. E
se avesse avuto ragione lui? Ero disperata. Frau R. veniva
a tenermi compagnia, oppure mi mandava i bambini. Pian
piano mi hanno aiutato a riprendermi. Ma a quel punto,
tu te n'eri andata. Eri in collera con me? Ne avresti avuto
tutte le ragioni. Ti ho abbandonata.
No, non in collera, quello no, piuttosto sollevata che
non mi venisse richiesto alcuno sforzo eroico.
Ho provato a chiamare in ospedale, sai, quando doveva
essere il momento... ma non sono mai riuscita a parlare
con nessuno siccome non ero della famiglia. Avrei potuto
mentire e dire che ero tua zia, se non addirittura tua
madre. Come facevano a saperlo? Mio figlio ha ragione.
Non Mischa. L'altro. Quando dice che la Svizzera mi ha
trasformato in una stupida borghese onesta. Non so pi
affrontare la vita, quella vera. Un italiano avrebbe mentito
senza farsi tanti problemi, io invece mi sono lasciata
frenare da scrupoli fuori luogo.
Non parliamone pi. Non volevo le sue scuse. Non
mi doveva nulla, se non la possibilit di cambiare in fretta argomento.
Traduci ancora? domandai. Ti hanno promossa
da Agatha Christie a Conan Doyle o Chesterton?
Le case editrici non la chiamavano pi, mi disse tristemente.
Il suo tedesco era superato negli anni Sessanta e
aveva bisogno di tempi sempre troppo lunghi.
Volevano una persona pi giovane, non posso biasimarli.
Per guadagnare qualcosa era costretta ad affittare la
stanza da letto. Al momento viveva con lei un'economista
thailandese. Una donna affascinante, sulla trentina,
tutta diversa da come ci si potrebbe immaginare. Irene
si era trasferita nel piccolo studio del marito, tra i volumi
rilegati di Goethe e Schiller e gli schedari Art Dco stipati
di manoscritti datati e invendibili.
La domenica facemmo una lunga passeggiata su per la
collina, attraverso gli orti-giardini di Schreber, abbuffandoci
di ciliegie dai rami pi bassi. Di chi erano quei rami?
E quegli alberi? Non importava. Mundraub: nelle terre di
lingua tedesca  lecito sin dall'antichit raccogliere da un
albero sul proprio cammino una manciata di frutti da mettere
in bocca. Anche in Svizzera, aggiunse Irene, sputando
elegantemente un nocciolo di ciliegia in un fazzoletto
dal bordo di pizzo.
Senti mai la nostalgia del tuo paese?
Mi manca l'Italia, sospir. Gli anni prima della
partenza dei nostri figli sono stati i pi belli.
Non sono durati molto, vero?
Cinque anni, fra il '30 e il '36. Mia cara, ma lo sai
cosa sono cinque anni nell'ordine delle cose? Scusa, non
dovrei tediarti con quello che i miei figli chiamano polemicamente
le mie Lebensiveisheiten. Ognuno di noi deve
trovare la propria strada da solo. Be', non male anche questa
come banalit, eh?
Quella sera bevemmo del liquore alla pera, io abbassai
la guardia e mostrai a Irene una fotografia che avevo appena
ricevuto da Wally. La figlia pi piccola, la pi vicina
a Kamel (c'erano solo pochi mesi di differenza), gli stava
seduta in grembo, accanto a un tavolo con sopra una
distesa di ricambi di bicicletta: una ruota, un manubrio.
Stringe tra le piccole dita grassocce una chiave e un cacciavite.
Lui ha addosso una maglietta a righe che gli ha dato
Davy. C' la pipa, vicino alla sua mano. Un'intera iconografia
di addizioni e sottrazioni. La sottrazione  Kamel.
Sebbene Wally continuasse a scrivermi come promesso,
non vidi mai una fotografia di Kamel. N seppi mai nulla
di lui. Qualche riferimento eufemistico, come se la posta
venisse censurata. Nient'altro.
Allora  questo il mascalzone?
Perch sei cos severa con lui?
Ma, mia cara, un uomo sposato con dei bambini, molto
pi anziano di te...
Come lo sai?
Si vede. Ha dei begli occhi, vivaci. Certo, dal mio
punto di vista, trenta, trentacinque anni sono pochi. Mio
marito ne aveva cinquanta quando ha messo la testa a posto.
Era innamorato di un'attrice, una chanteuse, un tempo.
Io ero la sua confidente, non mi ha risparmiato nessun
dettaglio. Era uno scrittore, gli scrittori hanno bisogno di
una figura da adorare da lontano. Chiamano a raccolta le
parole per riempire il vuoto. Goethe s'innamor l'ultima
volta a ottant'anni, di una ragazza di diciannove. Era un
maschio, vero? Ecco, me l'ero proprio cercata, quella
domanda, non dovevo farle vedere la fotografia di Wally.
Cattiva idea. Annuii.
Non devi raccontarmi niente, disse Irene. La pera
sotto alcol sembrava un piccolo feto sotto vetro. Ma se
mi permetti, non  stato un Mundraub, tra voi due. L'albero
 stato spogliato di tutto, continu come tra s, ma
in modo che potessi sentirla.
Gli alberi danno i loro frutti ogni anno, per. Quindi,
come se fosse la logica conseguenza di quel che aveva
appena detto, una nuova domanda.
Perch non torni a casa? Da quanti anni sei via, tre?
Quasi cinque.
Povera mamma. Non sa nulla, vero?
Niente di niente. Preferirebbe sapermi morta.
Ne sei proprio sicura?
Non posso tornare a casa a mani vuote. Senza Kamel
sarei sempre stata a mani vuote. Quella privazione era
la mia identit. Non voglio mettere un oceano tra noi,
non capisci?
Ma se quel bambino ti  stato sottratto...
Non  andata cos, te lo giuro. Non voglio che si dia
del ladro a suo padre.
Chi ha detto che  un ladro? Un uomo fatuo, magari,
o piacevolmente vanitoso. Ma anche solo, oppresso
dalla nostalgia, stanco della guerra, tormentato, insultato
per strada tanto dalla polizia e dai cittadini qualunque, lo
sappiamo cosa succedeva in quegli anni, ne parlava come
se fossero passati secoli. Tu sei stata gentile con lui, lui
 stato gentile con te, dal suo punto di vista, almeno. Ma
era un punto di vista distorto, se permetti.
Non sono venuta a consultare un oracolo, replicai
sgarbatamente, ma Irene non se la prese. Scoppi a ridere
e domand senza rancore: Ti sembra che parli come
una vecchia strega? Accidenti, ho proprio bisogno di un
buon sigaro.
Si allontan e fece ritorno con una scatola piatta con
dentro dei sigari piccoli e ritorti come rametti di un albero
da frutta.
Sono toscani. Ti va di provarne uno? E un vizio che
mi  rimasto dai tempi dell'Italia. I miei anni di antifascismo.
Non siamo ancora arrivate da nessuna parte, eh?
Ecco, lascia che te ne accenda uno, graffia un po' la gola,
se non ci sei abituata.
Tirai una lunga boccata. Irene scoppi a ridere.
Ma guarda, sembriamo due vecchi contadini con il
nostro bel bicchiere davanti e un sigaro in mano. Andiamo
a sederci sul balcone, c' la luna piena stanotte.
Eccola li, che ci aspettava, una grossa luna rosso oro col
volto di un bambino che ondeggiava sopra i cespugli lungo
il cortiletto in cui Kamel avrebbe potuto imparare a camminare,
se il destino l'avesse permesso. Se fosse stato scritto.
Sei fatalista tu, dissi a Irene dopo qualche altra boccata
e un principio di mal di testa.
La luna si era nascosta dietro una nube. Rimanemmo
sedute nell'oscurit, lei su una sedia dallo schienale rigido
e io ai suoi piedi, come un discepolo.
No, sono ottimista, mi corresse Irene. Mio marito
diceva sempre: Le cose andranno nel peggiore dei modi
comunque, vedrai, anche senza i tuoi timori. Ricomparve
la luna, un piccolo volto raggrinzito sempre pi alto.
Il giorno dopo Irene mi port davanti agli scaffali di
Goethe e di Schiller e mi disse di prendere tutti i libri che
volevo. Potevo tenerli, o restituirli, un giorno. Mi caric
di narrativa, Keller, Storm, Adalbert Stifter, un autore che
Kafka adorava. Avevo smesso di leggere quando Wally era
partito. I libri mi ricondussero a me stessa e, alla fine, mi
riportarono a casa, dove li restituii al figlio ironico di Irene,
che li aveva letti da bambino, in quella stessa edizione
dalla rilegatura sbiadita. C'erano le sue ditate dappertutto.
...
.
...
Il Ground Zero di Aissa.
...
.
...
La storia era finita. I tulipani ancora l, sul tavolo.
Ecco,  ora di chiusura. Ma non mi ha raccontato nulla
di s, disse Louise.
Non me l'ha chiesto.
E non intendo farlo ora, non si preoccupi. Ma aveva
un'aria cos triste quando l'ho vista entrare, questo pomeriggio.
Per un attimo sono rimasta impietrita. A cosa
stava pensando?
A mia moglie, risposi automaticamente. Non era vero,
se non in parte. Non si allontana mai dai miei pensieri.
L'ha persa durante la guerra?
 facile immaginarlo leggendo il mio libro.
Un incidente stradale, in Francia, su una strada di
campagna, una mattina di nebbia. C'ero io al volante.
Non guido pi.
Mi dispiace molto, dichiar con il volto inespressivo,
come spesso fa la gente, anche la gente istruita, che
ha viaggiato e parla diverse lingue. Sono sinceri, sono
davvero dispiaciuti, non sono dei mostri, ma li prende
l'imbarazzo, cos lo dicono in fretta per togliersi il pensiero.
Poi mi chiese, coraggiosamente: Siete stati insieme
molti anni?
Dieci, ci eravamo incontrati al primo anno di universit.
Ma ancora non avevo imparato a conoscerla.
La capisco. Sono sposata da trent'anni a una sfinge.
Non parlavo metaforicamente, dissi, e le spiegai
perch.
Fecero l'autopsia. Dopo l'incidente. Trovarono la rottura
della milza. E la gravidanza, al terzo mese.
Louise si copr la bocca con una mano, come per soffocare
un grido.
Avevate gi scelto il nome? domand alla fine.
No, niente del genere. Non sapevo nulla. Non me
l'aveva detto.
E adesso si domander perch. Dev'essere un tormento,
non saperlo. Non averlo saputo. Ma potrebbe anche
essere semplicemente, le parlo per esperienza, che sua
moglie non sapesse di essere incinta.
Impossibile!
Perch? A volte  difficile capire cosa sta succedendo.
Oppure era superstiziosa, e non voleva dirglielo, nel caso
dovesse capitare qualcosa. Come  poi successo. E a quel
punto ripet che le dispiaceva, e io la ringraziai.
Chiss a cosa stava pensando, mentre io continuavo
a parlare, oggi pomeriggio. Le hanno detto se era maschio
o femmina? Sarebbe stato ancora pi terribile.
Pare che io abbia perduto un figlio maschio che non
sapevo di avere finch non l'ho pi avuto.
Il caff stava chiudendo. Stavano abbassando le tende.
Ci stringemmo la mano e ci separammo, sfiniti da quel
lungo corpo a corpo col passato.
Tariq mi telefon per chiedermi come volessi trascorrere
la mia ultima notte a New York.
Mi far una passeggiata, se smette di piovere. Devo
schiarirmi un po' le idee.
Voi intellettuali, si lament. Non siete proprio
capaci di smettere di arrovellarvi una volta tanto?
Ci vediamo domani, risposi, e lui mi salut senza
insistere.
Rimasi a lungo alla finestra della mia stanza d'albergo
a guardare New York di notte. Dal venticinquesimo piano
non vedevo il marciapiede. Magari Said era ancora accanto
al suo lampione, qualche isolato pi in l. Cosa ci faceva
cos lontano da casa? Irrequieto e tormentato come il
fantasma del padre di Amleto.
E se, incontrandolo di nuovo, avesse gridato vendetta?
Cos'avrei fatto, sapendo che per entrambi la vendetta
coincide con la verit?
La verit era che mi aveva assunto neanche una settimana
dall'apertura del giornale, nella primavera del 1989.
Che carica ti piacerebbe? mi aveva domandato con
la matita sospesa sull'organigramma.
Uomo dei numeri, algebrista: ha una bella radice araba, -
avevo risposto.
Cosa ne diresti di direttore amministrativo e finanziario?
Lo sai che lavoravo per una fabbrica di calzini?
Peggio per loro e tanto di guadagnato per noi, aveva
replicato con una bonomia che non veniva tanto dalle
mie qualit personali, quanto piuttosto da quel momento
straordinario che avevamo il privilegio di condividere: la
nascita di un giornale libero dai lombi di una dittatura ormai
vecchia e intimorita.
Nella primavera del '96 Said era gi morto da tre anni,
un'autobomba islamica aveva demolito i nostri uffici e un
giudice servile aveva appena spedito in prigione il nostro
giovane, brillante vignettista per offesa alla bandiera nazionale.
Non avrei mai ceduto finch il giornale era costretto
a resistere all'assalto dei nemici su pi fronti, ma quella
primavera l'attacco giunse da un altro versante.
Il giorno della condanna del nostro vignettista, una donna
alta, emaciata, ci segu fuori. La riconobbi: era una
delle figure che si vedevano intorno al tribunale. Con i loro
voluminosi scialli in testa e le gonne fino a terra, sembravano
appena sbarcate in citt da chiss quale villaggio
sperduto con un paio di galline tra le pieghe delle vesti per
corrompere un impiegato degli uffici giudiziari dai gusti
ben pi stravaganti. In realt venivano dai quartieri pi
poveri della citt, spesso nel mirino della polizia e di raid
che il nostro giornale non denunciava. Uno dei tanti segreti
di quegli anni sotto gli occhi di tutti: centinaia, qualcuno
diceva migliaia, di ragazzi scomparsi durante la guerra civile.
Quelle donne erano le loro madri.
La loro portavoce ci parl da dietro una mano che le
copriva la bocca, per timidezza. Ma parl, non permettendoci
di allontanarci.
Ci dispiace per il vostro ragazzo ..Non dovrebbe stare
in prigione. Sono anni che non vediamo i nostri figli. Perch
non pubblicate i loro nomi sul vostro giornale? I nomi
e le fotografie. Qualcuno potrebbe riconoscerli, averli
visti. Chiss, magari in Francia, visto che ci dicono che i
nostri figli hanno lasciato il paese da anni.
 un'ottima idea. Lo riferir al redattore capo, rispose
un collega colmo d'amarezza. La poveretta invoc
la benedizione di Dio su tutti noi e ci lasci allontanare.
Quella sera raccontai a mia moglie di quella donna che
ci aveva parlato da dietro il cancello delle sue dita serrate.
Non ha creduto a una sola parola. Non si aspettava
nulla da noi, come non si aspetta nulla dal tribunale. Perch
ha voluto parlarci?
Mia moglie conosceva la risposta.
Non farlo equivarrebbe ad arrendersi, abbandonare
le ricerche. Le avete dato una speranza, qualche giorno di
sollievo.
Un'illusione, ecco cosa le abbiamo dato, replicai io.
Il nostro giornale era un'illusione: pubblicavamo solo quello
che il regime ci permetteva di pubblicare. L'alternativa era
unirsi alla lista di quotidiani costretti a chiudere i battenti.
Cosa farebbe Said? domandai a mia moglie.
Lei disse: Erano tempi diversi, i suoi. Dicevamo
sempre che ogni anno di guerra civile corrispondeva a un
secolo. Quella notte sbattei la testa contro il muro. Mia
moglie non si allarm. Sbattere la testa  un segno di vita.
Non protest quando infine mi dimisi dal giornale, sei
mesi dopo. Ma lott per non lasciare il paese. Insegnava
inglese in un lyce di Algeri, non voleva abbandonare i suoi
studenti, adolescenti in tempi tanto duri.
Ebbi la meglio solo promettendole che saremmo ritornati
appena avessero sospeso lo stato d'assedio.  ancora
in corso.
La donna che vinse la propria paura affrontandoci fuori
del tribunale e Louise, eloquente, sicura di s (aveva finto
di essere una giornalista per depistarmi), capace di rivelare
i dettagli pi intimi, non potevano essere pi diverse.
Soppesare il divario tra loro, tra la lama di ferro del destino
e le volute di un'ambigua relazione adulterina, poteva
condurre alla disperazione.
Ripensai all'amarezza di Said al suo ritorno da un breve
viaggio ad Amsterdam, pochi mesi prima di morire.
Chi ha deciso che i bambini olandesi e quelli algerini
debbano avere un'esistenza tanto diversa? mi apostrof
fermandosi sulla soglia. La risposta era sepolta sotto migliaia
di anni di pietre e di rovine. Il nostro Sisifo appese
la giacca e si mise al lavoro.
Le sofferenze di Louise erano reali, come mi aveva ricordato
il fantasma di Said. Lo stesso, senza dubbio, poteva
dirsi di quelle di Ahmed Ouali. (Il nome Wally mi irritava,
un gioco di parole mal riuscito, un inizio mal riuscito, da
cui non poteva scaturire altro che quel che ne era venuto).
Ma perch, madri del mondo, mi cingete d'assedio? Non
posso fare nulla per aiutarvi. Io stesso porto la macchia di
un solenne fallimento.
La mia confessione in quel caff semibuio aveva sconvolto
Louise. Aveva cercato di ravvivare l'atmosfera con
un proverbio italiano che aveva imparato nei suoi viaggi.
Era un detto popolare, nulla pi, e non era neanche sicura
del significato, ma aveva voluto dirmelo comunque. La
natura americana ha orrore del vuoto.
Chiodo schiaccia chiodo. Rimasi esterrefatto. Quale
altra calamit mi stava augurando?
Tariq voleva a tutti i costi mostrarmi Ground Zero
quella mattina, l'ultima che avrei trascorso in citt. Non
riusciva a credere che non mi ci fossi gi recato in pellegrinaggio
da solo.
Non sto cercando di boicottare Ground Zero, spiegai.
Ho un impegno. Discreto come sempre, non insistette.
Telefonai a Naima e le chiesi di raggiungermi in
albergo a mezzogiorno.
L'avevo incontrata in metropolitana cinque giorni prima.
Un chitarrista honduregno suonava miti ballate sui
binari della stazione dell'Ottantunesima Strada. Mi ero
fermato ad ascoltare. Lei pure. C'erano dei cd in vendita
nella custodia della chitarra, mi affrettai ad acquistarne
uno e glielo regalai. Non se ne ebbe a male, anzi mi ringrazi
garbatamente e mi domand: Sei colombiano, per
caso? Assomigli a Juan Valdez. Scoppi a ridere. Ti
mancano solo i baffi.
Cercher di rimediare, dissi, e domandai: Chi 
Juan Valdez? Credevo fosse un famoso bandito o un patriota
ottocentesco. Quando mi disse che era un attore di
una famosa pubblicit di un caff colombiano, non mi parve
vero. Che differenza da quello che succedeva a Parigi,
sul metr, dove il mio volto provocava nella gente sdegno
o piet a seconda delle esperienze dei padri durante il servizio
militare in Algeria quarant'anni prima.
Quella bellezza metropolitana mi disse di aver lontane
origini colombiane. E un irresistibile nome arabo trasmessole
da una bisnonna libanese emigrata, Naima. Naima studiava
fashion design. Il mercoled ci eravamo incontrati
brevemente davanti alla sua scuola, sulla Settima Avenue.
Un piccolo bazar occupa il marciapiede con varie bancarelle,
molte di africani, un po' come i nostri trabendistes,
piccoli contrabbandieri, in Algeria. Accett una sciarpa,
un paio di occhiali e una cartina del metr di Parigi come
souvenir del nostro incontro. Conosceva il film Pp le
Moko con Jean Gabin, altrimenti dell'Algeria non sapeva
nulla. Che sollievo. Non sa che sono stato sposato. Non 
venuto fuori. Mi ha chiamato ancora Juan Valdez ammirando
la vaga traccia di baffi sopra il labbro. Colombiano,
io, perch no? Questa  la terra delle infinite opportunit.
Let freedom ring.
Gioved Naima aveva degli esami. Ha accettato di
pranzare insieme venerd, prima del mio volo. Quando le
ho suggerito di venire da me in albergo, quella bellezza in
carne si  presentata con un sacchetto di carta con dentro
due enormi sandwich, un mix newyorkese di carne fredda,
formaggio e ogni sorta di guarnizioni. Il nostro primo bacio
ha avuto il gusto un po' aspro dei sottaceti, poi  stato
puro miele e accettazione, nella luce accecante del mezzogiorno,
e quando le ho chiesto di tenere gli occhi aperti,
per favore, perch potessi guardarvi dentro, come in un
sogno in cui si  allo stesso tempo attore e osservatore, mi
ha accontentato.
Mi ha accontentato in tutto, ho pensato quella sera, rivivendo
il nostro incontro sul mio aereo. Come Louise sin
da principio con il suo Wally. Il suo Wally, che con tutti i
difetti che aveva (non potevo resistere alla tentazione di
portare avanti quel paragone), si era comportato meglio
di quanto non avessi fatto io, tutto sommato. Lui mentiva
solo se messo all'angolo, io per abitudine, per divertimento.
Prima di dirci addio, in un gesto di magnanimit,
ho dato a Naima il mio vero indirizzo di Parigi. Chi non
desidera un amico a Parigi? Aggiungendo tutto d'un fiato,
contrito, che vivevo l con la mia fidanzata, la quale
non riusciva a decidersi se voleva che ci sposassimo o ci
separassimo. Pura fantasia. Naima non ha fatto domande,
anche se deve aver avuto le sue perplessit. Meglio cos.
Meglio, se mi ha giudicato inaffidabile. Fa parte di una
ben oliata strategia per uscire di scena.
Un tempo non usavo tattiche squallide, strategie. La sola
idea mi avrebbe disgustato, ma poi la mia vita  cambiata.
Finch continuavo a pensare a me stesso come a un suicida
mancato, un condannato nel braccio della morte, un
uomo coi giorni contati, ogni avventura romantica era una
sorta di ultimo pasto a cui avevo diritto. Come quando
quell'insensibile di Julien Sorel, nel Rosso e il nero, dando
il peggio di s, decide di avere il diritto, anzi il dovere, in
quanto discendente di una famiglia di poveri contadini, di
sedurre la figlia del marchese suo benefattore.
Con le sue malinconiche rivelazioni, la sua ossessione
per Stendhal, Louise mi aveva mostrato cos'ero diventato
in quegli anni senza mia moglie: un cinico sempre sulla
difensiva (perch ero stato ferito, d'accordo, ma chi non
lo  stato mai?), un raffinato manipolatore.
A proposito di manipolazioni, cosa dire di Tariq e della
sua magia bianca? Mi aveva tenuto in pugno. Permettendomi
di allontanarmi, di vagabondare per la citt, mi
aveva in realt sempre tenuto al guinzaglio, mentre reclutava
un incontro casuale e fortunato per strada, a Manhattan,
a suo dire l'ignara, severa Louise, per rimettermi
in carreggiata e pormi involontariamente di fronte alle
mie manchevolezze.
Quell'autista d'ambulanza curdo francofono sa pi di
quanto non desideri rivelare. Non gli era piaciuto il mio
libro, mi ha detto accompagnandomi all'aeroporto.
Con il solito tatto ha dichiarato: Sono libri che vanno
bene in Francia, ma io e te sappiamo come stanno le cose:
ti dovevi pulire il fango dalle scarpe. La prossima volta
punta pi in alto.
Cos'era, il mio spirito guida, inviato allo scopo di spingermi
verso la strada dell'illuminazione e della giusta condotta?
Chi pu crederci? Dov'erano gli spiriti guida durante
gli anni della nostra guerra civile? Tre generazioni
fa il nostro paese aveva prodotto una schiera di uomini
rispettati per la loro santit ed erudizione e uno speciale
stato di grazia. Invidiosi della loro autorit morale, i
francesi li avevano uccisi o esiliati. Adesso ce ne sbarazziamo
da soli.
Naima era deliziosa, le avevo lasciato qualche carezzevole
ricordo ma, diciamocelo, un istante dopo aver visto
chiudersi la porta alle sue spalle, ero tornato me stesso,
non un magnate del caff, bens un uomo solitario, in fuga.
Mentre mi radevo i baffi da latin lover che coltivavo
da tre giorni, ho evitato di guardarmi allo specchio.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Louise.
...
.
...
Wally mi scrisse per l'ultima volta nell'autunno del '68.
Una societ francese lo aveva ingaggiato per l'apertura di
uno stabilimento per la produzione di latte in polvere in
Algeria. Lo avrebbero rimandato in Charente per sei settimane
di formazione sulla manutenzione di macchinari,
condotte e bollitori, una specie di corso in ingegneria senza
diploma. Era troppo orgoglioso per chiedermi di abbandonare
tutto e raggiungerlo a Poitiers, ma deve averci sperato.
Quando arriv la sua lettera, ero incinta di tre mesi e
sul punto di sposare il figlio ironico di Irene. Di pochi anni
pi giovane dello zio Max, anche Walt era stato nel Pacifico,
ma a differenza dello zio Max aveva combattuto in
prima linea ed era rimasto gravemente ferito nelle Filippine
nel 1945. Sfiorare la morte gli aveva lasciato un profondo
senso di legittimit che pur non potendo condividere,
ero disposta a servire. La guerra gli aveva devastato
l'udito da entrambe le orecchie. Imparai a parlare ad alta
voce, a sillabare e a fare da interprete tra lui e il mondo,
tra lui e i nostri tre figli. La gente a volte diceva che sentiva
solo quello che voleva sentire, estraniandosi ogni volta
che c'era qualcosa che lo tediava o lo disturbava. Se era
cos, ne aveva il diritto. Quell'uomo aveva pagato a sufficienza;
avrebbe potuto evitare la guerra come artista di
divisione, dipingendo ritratti di colonnelli della Guardia
Nazionale nell'indiana, invece aveva chiesto di essere inviato
sul fronte, in fanteria.
Quei poveri ragazzi del Kentucky che erano nella mia
divisione non sapevano neanche perch andavano incontro
alla morte, io almeno s, mi disse una volta. Difendevo
quel che restava della famiglia di mia madre. Ma non
trovai la morte. A differenza di molti di loro.
Lo amavo per il modo in cui ricordava i compagni caduti.
Era pi riservato di Wally, se non chiedevo qualcosa,
non me ne parlava, ma quello che scoprii di lui mi rivel
un uomo dai sentimenti sinceri. La sua sordit rendeva
impossibile conversazioni intime, confessioni sussurrate.
Come potevo parlargli di Kamel? Non era una dichiarazione
da fare intorno un tavolo, a cena, con voce chiara e
squillante. Avrei potuto scrivere, firmare una confessione.
Mi trattenni per una serie di buone ragioni.
Irene fu adamantina: Non gliel'hai detto, vero? Lo
immaginavo. Neanch'io.  la cosa pi giusta. Non tradiremo
i segreti reciproci. Non fare del male a mio figlio, te
ne prego. Dopo quello che ha passato durante la guerra,
non pu sopportare di essere ferito di nuovo.
Spedii a Wally un breve biglietto, dicendogli che stavo
per sposarmi. Non mi scrisse mai pi. Almeno non credo.
Ha sempre saputo come contenere i danni. Magari stava
gi incantando un'altra con le stesse storie che aveva raccontato
a me durante il nostro primo inverno a Cularo.
Sarei stata presto una rispettabile donna sposata, potevo
permettermi di guardare estenuata a quello che era stato.
Ma Kamel, in quel modo, che fine faceva?
La primavera successiva, insieme al bambino che ci era
nato da poco, facemmo il nostro primo viaggio in Ecuador.
Arrivammo in un paradiso di montagna, un paese coloniale
di grandiosa bellezza e lussureggiante, antica ingiustizia,
dove non arrivavano n il servizio postale o l'ufficio
delle imposte degli Stati Uniti, n il New York Times
con l'annuncio dell'era Nixon. Fummo in molti, in quegli
anni, il periodo della vietnamizzazione in Indocina, a
scegliere un elegante esilio. La lejama, la lontananza,
cos un poeta messicano giramondo defin il fascino che la
povera, squallida Santa Prisca esercitava su un gruppo di
esuli pensosi: un altro modo di chiamare la fuga.
Se si vuole mantenere un segreto, si pu partire e andarsene
lontano, ma come fare quando la persona che si
desidera tenere all'oscuro dorme nel proprio letto? Difficile.
La lejania aiutava e insieme peggiorava le cose. Avevo
gi vissuto la mia vita. Il matrimonio con Walt era una
seconda chance immeritata. Non potevo lamentarmi.
Quando le donne mi chiedevano: Come hai conosciuto
tuo marito?, intendevano dire: Com' che questo
affascinante e raffinato pittore, impetuoso, romantico,
squattrinato,  finito con te? Andammo in Ecuador perch
l la vita costava poco e, dal momento che non guadagnavamo
un soldo, vi restammo per qualche tempo, senza
TV, senza radio, senza libri n acqua corrente. Impiegavo
molte ore per le faccende di casa, come riscaldare l'acqua
per riempire una vasca da bagno di stagno due volte alla
settimana o cucinare in pentole di terracotta su una stufa
a carbone. La sera, d'inverno, il nostro quartiere odorava
di pino, per via dei rami resinosi che usavamo per accendere
le stufe ricavate da vecchie taniche dell'olio. Dopo il
tramonto, una donna che abitava due case pi in l vendeva
il pane cotto nel forno di casa. Preparava pagnottine
dai nomi straordinariamente poetici come hojarasca, foglie
secche, che disponeva una a una in grossi cesti piatti portati
fino a lontani barrios da anziane donne scalze vestite
di nero. Un giorno, pensavo, sar una di loro.
Durante il quinto anno da emigrati incontrammo diversi
giovani fuggiti dal Cile di Pinochet. Appena potevo,
annotavo quello che dicevano. Se mi vedevano prendere
appunti, non aprivano pi bocca. Cos memorizzavo
i loro racconti e li trascrivevo quando se n'erano andati.
Non lavoravo per la CIA, volevo solo tenermi informata,
conoscere notizie che non era possibile leggere da nessuna
parte, come non lo  ora, ma che desideravo potessero
essere un giorno divulgate, in qualche modo. Poi incontrammo
gente che era stata costretta a lasciare l'Argentina
e l'Uruguay. Parlavano di torture, di persone scomparse.
I militari francesi avevano esportato tecniche e strategie
dall'Algeria in America Latina con l'entusiastica collaborazione
degli americani. In Uruguay due figli di missionari
americani si unirono ai gruppi di resistenza perdendo molti
amici. Un guatemalteco che venne a trovarci organizz una
partita a calcio, per pallone un'enorme faccia di Kissinger
in cartapesta. La testa l'avevamo modellata io e i bambini,
e Walt aveva dipinto il volto. Erano uomini di passaggio,
che si nascondevano sulle montagne in attesa del visto
per un esilio a lungo termine in Svezia, Gran Bretagna o
Francia. Noi restammo anche dopo che fu partito l'ultimo
di loro. Walt aveva vent'anni pi di me, una generazione
d'esperienza da espatriato in pi. Mi insegn il punto di
vista ironico, passivo e compassionevole dell'outsider che
rimarr sempre ai margini, ma non se ne cura. In quegli
anni dipinse trecento quadri. Furono spediti a New York
su una nave carica di banane di Guayaquil. I miei ricordi
visivi non sono di chiese e profili di montagne al tramonto,
ma di lotti deserti, di terreni trascurati, disseminati di
erbacce su cui sbocciavano minuscoli fiori arancioni, e che
la pioggia trasformava in una distesa di fango argilloso da
scrostare dalle suole ogni due o tre passi. Per chi le scarpe
ai piedi le aveva.
Quando infine lasciammo Santa Prisca, qualche nostro
vicino era gi emigrato negli Stati Uniti. Se lo facevano
loro, potevamo provarci anche noi. I nostri figli arrivarono
negli Stati Uniti negli anni Ottanta, adolescenti. Impararono
a preoccuparsi di denaro, del benessere e di tutto
quello che non gli avevamo mai dato nella lejama. Fummo
noi, con la nostra mancanza di rigore, a insegnare loro la
necessit di lottare.
Il nostro era stato un matrimonio organizzato, organizzato
da noi, certo, ma comunque non un'unione d'amore
come s'intende di solito. Ci volle qualche anno perch riuscissimo
a trovarci. A volte fui tentata di arrendermi. Fu
la ferrea benedizione di Irene, la sua forza di carattere, a
tenerci insieme. E i nostri figli.
Quello che amo di Walt, l'ho gi detto,  che non fa
domande. Se c' qualcosa che non va, preferisce attendere
che passi. Non so ancora se  un segno di saggezza o piuttosto
d'indifferenza; forse entrambe le cose. Quando lo
zio James mi disse: Sposa un uomo che ti lasci in pace,
aveva in mente uno come Walt.
Lo stabilimento di latte in polvere fu prima nazionalizzato
e poi condotto al fallimento, sia in Algeria che in
Francia. Wally sarebbe stato sempre un semplice operaio.
Gi nell'estate del 1965 (cos presto!) aveva espresso
una cocente delusione nei confronti della nuova Algeria.
Non era diversa da quella vecchia, disse. Si riferiva forse
al colpo di stato che aveva portato al potere la cricca dei
militari che ha ancora in pugno il paese.
Portai quella lettera nel borsellino per anni, come una
patente che attestava la mia appartenenza alla razza umana.
Era legata per me alla canzone di Ferr che ci aveva
fatto ascoltare per la prima volta Wally nell'inverno del
1961. Panarne, si on te battait, je prendrais des armes. Ero
pronta a imbracciare le armi contro i colonnelli che dirottavano
il corso della repubblica sognata da Wally. Intanto
lui aveva smesso di scrivermi.
Una rivista bimestrale, pubblicata da un'organizzazione
non governativa legata alla Chiesa che da ottant'anni
 impegnata in missioni benefiche in tutto il mondo, ha
accettato di mandarmi in Algeria per scrivere un articolo
sulla ripresa del paese al termine della recente guerra civile.
Lo staff  molto limitato, anzi c' un'unica persona,
un giovanotto di neanche trent'anni, laureato in antropologia,
a fare da direttore, grafico e capo-reporter. Comunque,
mi  parso colpito dalle mie credenziali: l'evidente
saggezza della mezza et, ottima conoscenza del francese,
una famiglia estesa residente in Algeria (cui ho accennato
senza fare nomi) e l'amicizia con il polemista in esilio
pi noto del paese. (Perdonami, Aissa, se ho fatto il tuo
nome, niente di male, quel giovanotto non sapeva di chi
parlassi). Con il pretesto di questo incarico mal pagato (ma
che almeno coprir le spese del viaggio) ho intenzione di
cercare Kamel e presentare a mio marito un piccolo fait
accompli, vale a dire il racconto a posteriori di un tardivo
ricongiungimento famigliare che si vedr costretto ad
accettare perch gliene parler solo al mio ritorno, sana e
salva, dall'Algeria, quando possibili avvertimenti o motivi
d'apprensione da parte sua riguardo alla mia incolumit o,
Dio ce ne scampi, alla mia fedelt, saranno ormai superflui.
Sar a casa, libera.
In vista del viaggio, la scorsa settimana ho consultato
il professor L., docente in una piccola universit cattolica
nella contea di Rockland.
Gran belle persone, gli algerini: determinati, scettici,
cinici, e ne hanno ben ragione. Non  facile diventare
loro amici, a dire il vero, sono profondamente diffidenti,
e ancora una volta hanno i loro buoni motivi. Ma se ci si
guadagna la loro fiducia, e ti accettano, e guardi che ci pu
volere del tempo, non c' migliore amico di un algerino.
Ti adottano. Diventi parte della famiglia. Per tutta la vita.
Per tutta la vita, ho assentito. Era l il giorno che
il paese ottenne l'indipendenza?
No, e lei?
Io ero in Francia, ho risposto. Festeggiai con alcuni
amici. Quante speranze, allora, forse troppe, immagino.
5 luglio 1962. Il giorno dell'indipendenza dell'Algeria
cadde di gioved. Wally usc per andare al lavoro alle sei,
come al solito. Mentre lui era fuori, cucii la bandiera della
sua nuova nazione con degli scampoli di stoffa rossa, bianca
e verde che avevo conservato apposta per quel giorno.
Erano piccoli ritagli, non sarebbe stata una bandiera regolamentare,
da sventolare a una parata, ma poco pi grande
di un fazzoletto, a uso strettamente personale.
Wally torn alle sei del pomeriggio, con il tascapane a
tracolla come un umile Sinbad. Quando vide la bandiera
si illumin, poi osserv con cura il mio lavoro e disse:
La stella non  al posto giusto. La mezzaluna  un po'
storta. Non ti dispiace se te lo dico, vero? Adesso mi lavo
le mani e ti faccio vedere. Abluzioni prima di toccare la
bandiera, presi nota. Mentre tagliava e cuciva, raccont
una storia che non avevo ancora mai udito e che risaliva
al primo anno di quella lunga guerra, l'anno in cui lui era
partito, e a quel punto divenne chiaro perch.
Ottobre 1954. Un cuginetto fa la prima elementare in
una scuola francese. I bambini iniziavano a studiare tardi,
allora, a sette, otto anni. Non c'erano mai abbastanza
posti per i ragazzini arabi. Un giorno, a met novembre,
il maestro distribu carta e matite e invit la classe, di soli
maschi, a disegnare quello che pi preferivano. Il cugino
di Wally disegn la stella e la mezzaluna sulla bandiera algerina
proibita dai francesi. Il maestro, girando tra i banchi,
si ferm a domandargli dove l'avesse vista.
Ce l'ha mio padre, in fondo a un baule.
Quella notte i gendarmi arrestarono lo zio di Wally, lo
portarono alla centrale nella cittadina vicina e gli fecero
conoscere la vasca, disse Wally, la bagnoire. Non chiesi
dettagli e lui non me ne offr, ma  ormai risaputo che si
tratta di una forma di tortura in cui la testa della vittima
viene affondata in un water o in un secchio pieno d'acqua
e sapone, o acqua e, per esempio, cherosene, finch non
rischia di soffocare.
E lo stesso trattamento gli fu somministrato pi volte,
nel corso di tre settimane, finch i gendarmi non si convinsero
che lo zio di Wally ne sapeva quanto loro dei responsabili
degli attentati che il primo novembre di quell'anno
avevano preso di mira una serie di bersagli militari e sedi
della polizia in tutto il paese, segnando l'inizio di quelli
che i francesi chiamarono gli eventi in Algeria. Gli algerini,
assurdamente fiduciosi, la chiamarono invece la
rivoluzione. Lo zio di Wally venne trattenuto un'altra
settimana finch non gli fu permesso di andarsene con
l'avvertimento di tenere la bocca chiusa.
Una settimana pi tardi quell'uomo robusto di neanche
cinquant'anni fu colpito da un ictus. Pian piano riacquist
la parola, ma non l'uso del braccio destro. E Wally
part per la Francia, perch sapeva che era solo questione
di tempo prima che trascinassero dentro anche lui per interrogarlo.
E perch sarebbero presto arrivati tempi duri
e l'intera famiglia aveva bisogno del suo aiuto.
E il tuo cuginetto che fine ha fatto? domandai.
Torn a scuola l'anno successivo e impar a tenere
la bocca chiusa.
Ma davvero gli insegnanti spiavano gli alunni?
Prima che potesse rispondermi, arriv il suo amico Larbi.
Quando vide la bandiera, il suo volto squadrato, severo,
si apr in un largo sorriso mai visto prima.
L'ha fatta Louise, si vant Wally, incoraggiando
l'amico ad accettare un bicchiere di vino.
Per questa volta soltanto, disse Larbi. Dopo il secondo
bicchiere cominci a parlare dei progetti per il ritorno a
casa. Voleva aprire una carrozzeria, aveva gi visto il posto.
Promise a Wally che gli avrebbe fatto le riparazioni gratis,
quando avesse avuto un'auto,  chiaro. Ricordo di avere
pensato che si era combattuta una guerra per permettere a
Larbi di smartellare vecchie auto ammaccate. Una guerra
stupida e insensata, oggi ne sono tutti concordi.
L'era delle utopie socialiste  finita, ha dichiarato
il professore prima di disfarsi di me. In Algeria? Cosa
ci va a fare?  un paese nel caos. Perch piuttosto non al
Cairo, per un paio di settimane?  l'Egitto la terra madre;
non per nulla  stata definita culla dell'umanit.
Credevo che il peggio fosse passato, oramai.
Le citt sono abbastanza sicure, ma non si pu mai
sapere. Per un giornalista  un nido di vipere: rancori
insanabili, voltafaccia all'ordine del giorno. Per uscirne
incolumi servono le antenne, mi ha avvertita. Mi dica,
le ha le antenne lei?
Mi congedai. Rischiavo di mettermi a frinire come un
grillo.
Ho letto di recente che le donne incinte conservano
per tutta la vita nel proprio corpo alcune cellule fetali.
Esistono cellule maschili nel fegato di donne che hanno
partorito, o anche soltanto concepito e poi abortito, figli
maschi. Kamel mi ha colonizzato il fegato. Dar a entrambi
la libert. Quel professore rimarr a bocca aperta
quando lo verr a sapere.
Walt  preoccupato. Il motivo non  un mistero: non
vuole che vada in Algeria senza di lui. E non vuole venirci
con me. Me l'ha detto chiaro e tondo. E ha intrapreso
una campagna di dissuasione ad alta intensit.
Partire per un paese sconosciuto  una cosa che si fa
a venticinque anni, non a sessanta, dice. Sei troppo
vecchia per una cosa del genere.
Ed  per questo che devo affrettarmi, prima di perdere
del tutto la memoria.
 di Gedankenflucht che tu soffri Intende dire che
ho la testa tra le nuvole.
In America Latina sarebbe diverso, continua. Almeno
l ci hai vissuto, sai come muoverti.
Per favore, non litighiamo.
Ma non conosci nemmeno la lingua. Parlare francese
con un algerino  come parlare inglese con un pakistano, -
insiste.  un cimelio coloniale.
 tardo pomeriggio, manca poco al tramonto, lunghi
raggi obliqui filtrano nello studiolo di Walt. Dovrebbe
essere seduto in silenzio davanti alla sua tela, a tentare di
cogliere lo spirito di una catasta di frutta e verdura putrescente,
multiforme paesaggio d'interni arricchito dalle
barocche volute e spirali delle borse di plastica servite a
trasportare frutta e ortaggi acquistati in offerta sui banchi
di un modesto supermercato di quartiere. Invece  qui ad
arringarmi facendo su e gi per la stanza.
Ti comporti come una donna ricca che pretende di
andare dove le salta in mente.
Non hai occhio, continua. Non sarai capace di tirar
fuori una buona storia, come  gi successo in Ecuador
per tanti anni Uomo crudele.
Lo perdono.
Sarai un'ebrea americana in un paese arabo. Non verrai
bene accolta. Se almeno la situazione in Israele fosse
risolta...
Potrebbe essere necessaria un'altra generazione per
questo, gli rammento con dolcezza.
Non importa, ha gi trovato un nuovo argomento.
Quanto coster?
Pochissimo. Questo  un capo d'accusa a cui posso
rispondere. Le spese sono a carico della rivista e star in
un albergo economico.
Cos ti farai rapire. Non ho neanche mai sentito parlare
di questa rivista, brontola. All'ultima critica non
replico perch condivido le perplessit di Groucho Marx:
difficile fidarsi di qualcuno che  disposto ad assegnare
un incarico a me.
Walt prende in mano il pennello. Il rumore graffiante
delle setole sulla tela mi insegue da un capo all'altro della
stanza. Dipingere  come un esercizio di scrittura automatica
per lui, affiora dall'inconscio. Intanto la sua mente sta
vagliando nuove argomentazioni.
Le persone che potresti essere interessata a intervistare
saranno tutte in carcere o in esilio, immagino.
Oppure sotto terra, aggiungo.  morta un sacco
di gente. Compreso il padre di Kamel, probabilmente.
The masquerade is over, era il titolo della canzone sul retro
di uno dei 45 giri di Wally.
Per un attimo mio marito non dice nulla. Poi lancia
un'altra stoccata.
Non si possono intervistare i morti. Rimani qui e leggi
le loro memorie, non  pi ragionevole?
Ma c' una nuova generazione, pi della met della
popolazione ha meno di trent'anni. Mi limiter a fare
qualche domanda in giro, con prudenza, e registrer le risposte, -
dico con finta sicurezza.
Non sai come muoverti in uno stato di polizia. Finirai
per mettere qualcuno nei guai.
Abbi un po' di fiducia in me, per favore, lo supplico.
Non sto parlando a un muro, ma al lato bianco della
tela. Walt sta dipingendo dall'altra parte. Seduto davanti
al cavalletto, quasi del tutto nascosto. Il suono graffiante
accelera, poi si arresta.
Ho raccolto informazioni da vari esperti. Non vedono
particolari ostacoli, mi invento.
La sua replica  un colpo al cuore. L'ignoranza americana
mascherata da efficienza. Mi sembra di sentir parlare
George Bush.
Quando  troppo  troppo. Quella provocazione riesce
l dove anni di distaccata gentilezza avevano fallito. Irata,
gli racconto tutta la storia, dall'inizio alla fine, riversandogli
addosso un mucchio di fatti e di sentimenti, senza
risparmiargli nulla. Ora mio marito sa che ho un figlio in
Algeria che intendo incontrare prima di morire. Reagisce
come un principe, o pi semplicemente, visto che non siamo
monarchici, da uomo.
Non gli ho detto che si chiama Kamel visto che non so
se  il nome che gli hanno dato e perch ha un suono esotico
che potrebbe confondere le idee. Ho detto semplicemente
un figlio. Lo sanno tutti cosa significa.
Gi, lo sospettavo, sai. Da una frase che mia madre
disse prima di morire. Irene mor di infarto, nel sonno,
a novantadue anni, nel 1985. Ci conoscevamo da ventanni.
Non ho mai amato nessuno pi di lei.
Ah, si? E cosa?
Niente, ha detto soltanto che eravamo rimasti entrambi
feriti in guerra.
Una strana cosa da dire. Lo sospettavi, ma non mi hai
mai chiesto nulla. Non eri curioso?
A dire il vero, preferivo non saperlo. E mi sembrava
che tu preferissi non dirmelo. Ho rispettato il tuo desiderio.
Santo cielo, che strana moratoria si stava rivelando
il nostro matrimonio.
Capisco. Ti dispiace che te l'abbia detto, allora? Ho
fatto una bella sparata, eh?
Mah, almeno adesso capisco cosa c' sotto. Perch
questa improvvisa ossessione nei confronti dell'Algeria.
Credevo che avesse a che fare con l'11 settembre in qualche
modo.
Vabbe', comunque, conclude sbrigativamente. E il
suo modo di spazzare via vecchi problemi irrisolvibili. Comunque,
per lui,  una proposizione dichiarativa completa.
Succede nelle migliori famiglie, un altro proverbio
tedesco, vi fa ricorso sempre pi spesso negli ultimi tempi.
Concorda con me, alla fine, sulla necessit di un gesto
da parte mia nei confronti di quel ramo della nostra famiglia,
dice proprio cos, nostra, commuovendomi profondamente,
per quanto in ritardo.
Ma non chiedermi di venire con te. Sono troppo vecchio
per simili avventure, aggiunge, rattristandomi, perch
dieci anni fa non l'avrebbe mai detto. Oppure  un
eccesso di discrezione il suo, per paura che sia il padre, e
non il figlio, che desidero rivedere. C' ancora qualcosa
che lo angustia,  evidente, perch mi chiede: Non potevi
abortire?
Era troppo tardi, rispondo. Poi gli domando: Mi
avresti sposato se l'avessi saputo quando ci siamo conosciuti? -
Mio marito  un uomo dai sentimenti profondi,
scarsamente esibiti. Una conversazione di questo genere,
tanta franchezza,  insolita tra noi. Sono sempre state tante,
fin dall'inizio, le cose non dette. Anche adesso esito,
e devo ripetere due volte la mia domanda perch la senta.
Probabilmente no.
Perch?
Mi sarei preoccupato che tu potessi lasciarmi per
l'altra famiglia che avevi. Hai intenzione di farlo adesso?
Assolutamente no! Come poteva dubitare di me?
Siamo insieme da trentacinque anni. Ho posato un bacio
sulla sua testa pelata per rassicurarlo. Il suo braccio destro
ha continuato a far correre il pennello sulla tela, in
alto a destra.
Dopo averlo detto a mio marito, dovevo dirlo ai miei figli.
 stato pi semplice. Mia figlia maggiore  un avvocato
ambientalista, sa come va il mondo, e nel giro, vale
a dire gran parte delle due Americhe,  conosciuta come
una tosta. Ed  necessario, per citare in giudizio le pi
grosse societ petrolifere e vincere. Ha subito cominciato
col prendere una deposizione.
Mamma... senti... Ci sono altri segreti che ci hai tenuto
nascosti in tutti questi anni? Hai una fotografia di
questo fratello?  carino?
Non ti preoccupare, se lo dovessi incontrare, gli dir
che  stato fortunato, si  risparmiato la fatica di crescere
in una famiglia disfunzionale come la nostra. Almeno ci
conosce gi adulti, quando ormai ci siamo ripresi dal modo
strampalato in cui siamo stati allevati. Sa essere dura a
parole, ma  una persona di cuore, in segreto tenerissima.
Anni fa bivacc per mesi in un minuscolo parco in un
quartiere di Seattle in fase di rapida rivalorizzazione per
cercare di proteggerlo da un costruttore senza scrupoli.
Un giorno mi disse che per essere una buona attivista, si
deve voler bene alle persone di cui si difendono i diritti.
Tutti nel parco le chiesero di uscire, persino i vagabondi
che non avevano nessun posto in cui andare e solo consigli
da offrire. La mia bambina mette la sua fiaccola sotto un
moggio grande come la cupola del Vaticano. Non so se sia
proprio cos: quando si tratta dei miei figli perdo ogni senso
di proporzione. A volte, quando la guardo, mi sembra
di avere dato alla luce una creatura di una razza pi robusta,
pi in gamba della mia, un puledro selvaggio, oppure
un procione, forse, o un incrocio tra i due. Aveva centrato
il punto, comunque. Le mie mancanze nei confronti di
Kamel non sono diverse da quelle nei confronti degli altri
miei figli. Kamel mi costringe ad aprire gli occhi:  la sua
vendetta, forse?
Goldkind, cos Irene era solita chiamare nostro figlio
Isaac, che adorava, recuperando la lingua sentimentale della
sua infanzia: il nostro bambino d'oro, tranquillo, affidabile,
buono, generoso. Quando gli ho detto di Kamel, ha
serrato le labbra e piegato la testa di lato come se gli avessi
scagliato addosso un piccolo oggetto duro, appuntito. Poi,
con mia sorpresa, gli si sono gonfiati gli occhi di lacrime.
Si  girato dall'altra parte, imbarazzato.
Cosa c'? ho domandato allarmata. Ma lo sapevo
gi, senza bisogno di chiederglielo. Il mio tenero ragazzo,
da poco divenuto padre, provava una straziante piet per
quel bambino abbandonato dalla madre.
Oppure era come se, d'improvviso, tutti i dispiaceri cui,
per trent'anni, non aveva dato sfogo per riservatezza, o
modestia, oppure galanteria o imbarazzo, fossero tornati
alla carica a esigere riparazione. Ho pensato: Perch inseguire
il desiderio di raddrizzare torti immaginari, quando
hai davanti agli occhi necessit reali. Ho allungato una
mano e gli ho carezzato la testa, come facevo quando era
piccolo e soffriva di dolori alla pancia perch vivevamo a
tremila metri sul livello del mare. Non  mai riuscito ad
adattarsi all'altitudine. Se non avessi saputo che amava
sua moglie e le raccontava le proprie pene, sarei crollata.
Ho avuto un cedimento, comunque, lo confesso. Ho
cominciato a preoccuparmi. Forse la mia ossessione nei
confronti di Kamel era un lusso che avevo assecondato a
spese degli altri figli che, sin dalla nascita, non hanno mai
ricevuto da me attenzioni incondizionate.
Agli occhi di mio figlio, Kamel non  un rivale, bens un
sosia segreto, nascosto, vulnerabile. E siccome fino a quel
momento lui  stato il nostro unico figlio maschio e aveva
sempre desiderato compagnia, ha cominciato a pensare a
Kamel come a un fratellino bisognoso di aiuto, di una guida.
Un po' come facevamo tutti. Eppure perch pensare a
lui come a un bambino piccolo, scuro e bisognoso? Poteva
anche essere grande e robusto, un uomo di successo, un
altro Zinedine Zidane, per quel che ne sapevamo noi. Oppure
poteva essere un piccolo satrapo di provincia, anche
se ne dubitavo. Un figlio di Wally non poteva diventare
un satrapo, chiunque l'avesse allevato. Il tronco contorto
di un olivo non potr mai trasformarsi in un rinoceronte.
Una settimana dopo mio figlio mi ha detto: Se hai
bisogno dei soldi per il volo, posso darti una mano. Ho
sempre diritto a un paio di biglietti frequent flyer, in un
modo o nell'altro.
Sei munifico come un principe, ho risposto. Chiss,
magari un giorno ci sar una grande riunione di famiglia...
In Algeria? No, grazie. Ma tienimi informato. Allora,
non sono il tuo primo figlio maschio? ha aggiunto.
Aveva riflettuto sulle diramazioni dell'albero genealogico.
No, sono stata costretta ad ammettere. Ma, sai...
Meglio cos. E sempre il primogenito a rimetterci,
come in Egitto, al tempo dei faraoni. E una scoperta rassicurante,
mamma, capisci? Non mi chiama pi mamma
da anni, se non per scherzare.
Avevo ancora i seni gonfi di latte quando trovai la cartolina
nella cassetta della posta, con una veduta del Monte
Bianco dal versante svizzero. Wally doveva avermi scritto
in anticipo per assicurarmi di essere arrivato a casa senza
problemi. Mi ringraziava ancora una volta del beau
cadeau che avevo voluto fare alla sua famiglia. La sua
famiglia! Ecco qual era il piano. Kamel non apparteneva
ai suoi genitori, ma a un intero clan che stava serrando i
ranghi contro di me. Una trib di cui Wally faceva parte,
pur standone ai margini, altrimenti non ci saremmo mai
incontrati. Mi stava dicendo, il pi gentilmente possibile,
che nostro figlio era stato allontanato da entrambi. Fu
dopo avere decifrato quel messaggio che corsi a comperare
i sonniferi.
Aspettare un visto  come un parto: una lunga gestazione,
monitorata da una famiglia ansiosa, tormentata da
notti insonni. I miei figli simpatizzano, fremono e mi portano
doni.
Mia figlia minore  la pi timorosa. Da piccola gli incubi
la spingevano a rifugiarsi nel nostro letto. Dormiva
spesso con noi, per sicurezza.
Alle quattro di notte i suoi sogni si popolavano di mostri.
Perch non mi hai chiamato, nel sogno? Li avrei scacciati.
Nel sogno ero gi grande, dovevo cavarmela da sola,
si lamentava.
L'11 settembre le ha provocato una sorta di regressione.
Ha paura di non vivere abbastanza a lungo per sposare
l'uomo che ama e che si sta facendo inseguire, o per
diventare primo violino o solista.
Mio fratello  un terrorista? mi ha chiesto l'altro
giorno.
Di quale fratello parli?
Lo sai, quello che incontrer. E se dovesse odiare tutto
quello che noi rappresentiamo?
Parli come Bush.
Scusa. Non le  mai costato troppo ammettere di
avere sbagliato. Ma si parla cos tanto di quello che potrebbe
succedere. Hanno di nuovo alzato l'indice dello stato
di allerta,  arancione. Ma non avrei dovuto dire una
cosa cos. Mi perdoni?
Ma certo, dolcezza. E colpa mia, che ho creato questa
strana situazione. Quando lo incontrerai, vedrai. Chiss,
magari,  un musicista e potrete suonare qualche duetto.
Una visione da Pollyanna, forse, ma perch quello che
era iniziato dolorosamente non poteva concludersi in armonia?
Quando Wally mi scriveva, chiamava Kamel le
beau cadeau per evitare il suo nome, per discrezione e
perch i nomi possono far male, e voleva risparmiare a
me, e a se stesso, altro dolore. Beau cadeau poteva essere
una traduzione francofona, eufemistica e spensierata
di un disastro algerino, tout finit par des chansons: la
spensieratezza che mi aveva tanto commosso in Wally
da principio, e in cui in seguito avrei imparato a non
avere fiducia.
Ho fatto un cd per mio fratello, ha annunciato ieri
Anna. Parla di lui con titubanza, come se temesse di
offendere.  timida, garbata, malgrado la tenacia che ha
sempre dimostrato nel perseguire i propri obiettivi:  violinista
nell'orchestra della New York City Opera.
C' una suite di Rimskij-Korsakov con una certa cadenza
orientale che ho pensato potesse piacergli. Per il resto,
Bach e Mozart, va bene?
A meraviglia, grazie davvero. Te l'ha suggerito Isaac?
No, risponde seccata, e ha ragione. E stata un'idea
mia. Sono un essere umano anch'io, sai? E c' anche il mio
amico Polo, che suona il violoncello, nel cd. Appena gliene
ho parlato, si  offerto, non  carino?
L'hai raccontato ad altri?
Oddio, non credevo che ti sarebbe dispiaciuto. Polo
 mio amico, viene dal Marocco, la sua famiglia ha lasciato
il paese nel 1960 per Israele, e Parigi. Comunque l'abbiamo
registrato apposta per... non mi hai detto come si
chiama. Ma lo sai? No, vabbe', non c' problema, perch
mai dovresti conoscere il suo nome, oppure non ti va di
dirmelo, fa lo stesso, capisco quanto deve essere stato difficile...
Non sei arrabbiata con me, vero?
Ma certo che no, perch dovrei?
Il pezzo di Bach  un trio, abbiamo lasciato fuori una
voce cos se suona il violino, pu accompagnarci in una performance
virtuale. Si fa di continuo ormai. Altrimenti, pu
limitarsi ad ascoltare. Quello che preferisce, okay?
Sono certa che sar emozionatissimo. Ti porter una
lettera da parte sua. Magari un cd.
Cos' questa favola che vado raccontando? Sono tre
mesi che aspetto un visto che non arriva.
Ma perch non essere ottimisti? Non si  risolto tutto
per il meglio per la generazione dei miei figli? I successori
dei profughi del nazismo e della partizione dell'india vivono
bene negli Stati Uniti, lavorano e ne traggono buoni
frutti: denaro, prestigio e riduzioni fiscali.
Se c' mai stato un momento in cui far partecipe Kamel
della nostra particolare solidariet tribale,  questo.
E se non avesse un lettore cd? domanda Anna.
In tal caso gliene compro uno io, no?
 tutto cos strano, replica lei. Immaturit nel controllo
degli impulsi fu la diagnosi di un'assistente sociale
quando Anna era in terza elementare. La definizione le 
rimasta,  entrata nel lessico famigliare. Grazie a Dio c'
qualcuno che dice quello che le passa per la testa, penso io.
E se tu ti trovassi a dover affrontare un atteggiamento
ostile da principio? Non offenderti, hai capito cosa intendo.
Sei in grado di farcela?
Avr il tuo cd per rompere il ghiaccio, rispondo.
Era un po' questa l'idea. Mi fa piacere che tu sia
d'accordo. Senti, devo scappare adesso, tra mezz'ora ho
le prove. Non ti succeder nulla?
Perch i miei figli mi trattano come se fossi deficiente
o un'invalida? Come se non avessi insegnato spagnolo per
vent'anni inculcando a migliaia di ragazzi delle scuole superiori
la differenza tra ser e estar. Due dei miei migliori
studenti sono esercitatori linguistici nei Peace Corps, una
ragazza particolarmente brillante ha tradotto le poesie pi
amate di Marti. Sono citata nei ringraziamenti, primo paragrafo,
terza frase. Chi osa dire che ho avuto scarso successo
nella vita? Anzi che facciano pure, so ben io che significa.
Oh oh, la mamma s' persa di nuovo nello spazio. Terra
chiama Mamma, Terra chiama Mamma, mi senti?, dicevano
bonariamente i miei figli. Oppure, feriti: Lascia
perdere, te lo dir quando mi darai ascolto. Ero un'isola
separata dal resto del mondo. Algeria significa le isole
in arabo, me l'ha detto Aissa. Gli scriver quando avr
qualche notizia. Qualche buona notizia. Ne ha gi avute
abbastanza, di cattive notizie, nella sua vita.
Ma certo che non mi succeder nulla E per dimostrare
ad Anna che ha la mia attenzione, e per fare il mio
dovere, le dico: Il nome di tuo fratello, che mi chiedevi
prima,  Kamel.
Ah, come Amahl e i visitatori della notte. Si assomigliano.
Significa perfetto, aggiungo.
Vedi? mi d un bacio e corre via, in un turbinio di
sciarpe, ricci, frange. Si dar una ravviata prima di prendere
il suo strumento in mano.
Ho incontrato Friedrich per strada. Si lamenta, come
sempre negli ultimi tempi, di avere perduto la memoria.
Lo salutano, e lui non ha idea di chi siano.
A me, mi hai riconosciuto, gli faccio notare. Ma
vediamo un po'. Se ti invito a cena stasera, ti ricorderai
di venire? Ti posso chiamare per rammentartelo, se vuoi.
Non sar necessario, risponde risentito, e si presenta
alle otto in punto con il solito mazzo di rose rosse. Fiori
severi dalle tante spine.
Resiste, ma poi accetta un primo e anche un secondo
bicchiere di vino.
Racconta le solite, vecchie storie di un insegnante di
francese che chiudeva l'aula a chiave e faceva entrare gli
alunni cantando La Marsigliese. A Berlino, nel '38. Nella
primavera del '39 era stato l'insegnante di inglese a prenderlo in disparte per chiedergli: Cosa ci fai ancora qui? e
si era dato da fare perch fosse mandato in una scuola di
quaccheri nel Surrey. Aveva appena sedici anni. Sua sorella,
pi piccola di lui, era rimasta in Germania. In tutti gli
anni che l'abbiamo conosciuto non ci ha mai parlato di lei.
Aveva dodici anni nel '41, racconta ora. Si chiamava
Lisette. Mio padre si butt dal treno.
Se  una femmina, potremmo chiamarla Leila. Significa
notte. Wally non aveva esitato a vantar diritti sulla
mia pancia. Mi fece piacere quell'intimit improvvisa,
quel senso di inclusione, come se, infine, si sentisse libero
di accettare la forza dei propri sentimenti, ma ricordo di
essermi chiesta, perch Notte? Chi chiama Notte la propria
figlia? Poi rammentai Le mille e una notte. Leila era
il risultato delle nostre serate di racconti. Oppure Notte
era il nome di una bellezza dai capelli scuri, una tentatrice,
una donna (ma prima ancora una neonata e poi una
bambina) irriverente di convenzioni e decoro. Come in
signora della notte?
Poi me ne dimenticai, perch ero certa di aspettare un
bambino. Sto parlando del bambino che ho abortito, e
quanto ho dovuto lottare per il diritto di potermi sbarazzare
di quel fardello infamante. Allora lo asportavano con
un cucchiaio, un cucchiaio di metallo. Prima dilatavano la
cervice con un gelido strumento a cono, avrebbe fatto un
male del diavolo da sveglia, ma tutto accadeva nel sonno,
sotto anestesia generale. Era somministrata dal chirurgo
stesso, mi sembra. O forse ero gi in stato confusionale
quando, sul punto di addormentarmi, il dottor Vidal mi
sorrise e disse Tu nous apportes le soleil. Ci porti il sole.
Aristotele insegnava che le donne svolgono un ruolo
trascurabile nella riproduzione, in quanto meri recipienti
dell'omuncolo impiantatovi dal maschio. I miei pensieri
erano pi o meno in questi termini: io ero invisibile, e di
conseguenza il mio sesso. Non mi sembrava concepibile
che Kamel, il mio bambino perfetto, potesse essere una
femmina. Perdendolo, persi una parte di me stessa. Una
parte che mor senza un lamento. Se solo potessi imparare
a lamentarmi, figlie mie, avrei qualcosa da raccontarvi.
Sono stata una buona madre, coscienziosa, giocosa. Ho
inventato canzoncine, ritornelli e giochi per divertire ed
educare i miei figli. Ma sono una nonna terribile, perch
mi basta vedere Nisha per soffrire. La guardo e vedo Leila.
Ingorda che sono a volerla ora,  un'idiozia, dopo tutti
questi anni, ma  cos. Guardo la mia nipotina, bellissima,
con i suoi capelli castano ramati e i grandi occhi scuri, e
mi sento in lutto, derelitta, bisbetica. Prego di riuscire a
superare questa tristezza paralizzante. Intanto la camuffo
con nuove canzoncine. Nisha impara in fretta. Il suo repertorio
 ogni volta pi ampio.
Dei miei tre, anzi quattro figli, la mia figlia maggiore
 la sola a meditare sul significato della vita.  la pi eloquente,
la pi esigente, mi chiede di dar voce ai miei pensieri
e sentimenti pi intimi per intrecciarli in paradigmi pi ampi.
 angustiata, ora che le ho finalmente svelato ogni cosa.
Ma hai mai pensato che tutti questi anni hanno avuto
un peso non solo per questo tuo figlio (ma lo sai almeno
come si chiama?), ma anche per noi? E non sto parlando
dell'abitudine che hai di scomparire nel bel mezzo di una
conversazione, ma di qualcosa di pi profondo. Capisci a
cosa mi riferisco? Credo di poter immaginare cos' successo.
Hai sacrificato mio fratello a una sorta di ambizione,
come se ti sentissi destinata a pi grandi imprese, ma perdendolo,
hai perduto anche la tua ambizione... e cos le
tue figlie sono costrette a partire da zero. Siamo rimaste
con il mistero... che dire, della totale abdicazione dell'esercizio
dei tuoi talenti. Possono sembrarti parole dure,
lo so, ma non mi sono ancora fatta un'idea chiara. No, sul
serio, perch hai aspettato tanto?
Meglio tardi che mai, rispondo. Ha bisogno di fermezza
in questi momenti di profonda insicurezza interiore.
Mi ci sono voluti anni per comprenderlo. Nel frattempo 
stata dura per entrambe.
Vabbe', ti perdoniamo per averci tenuto nascosto delle
cose tanto a lungo. Ma devi capire che a questo punto
potrebbe essere difficile per noi fidarci di te, in futuro.
Quali altri oscuri segreti nascondi? Sei mai stata in Congo?
Scherzo. Comunque, questa  la tua chance di liberarti
la coscienza una volta per tutte, conclude in tono tra il
serio e il faceto.  la pi posata dei miei figli, come dimostravano,
da neonata, al mio seno, i profondi sospiri che
la scuotevano tutta. Prende le cose a cuore, e il suo cuore
si espande per far posto a ogni cosa (Devi voler bene ai
tuoi clienti per essere un bravo avvocato).
No, sul serio, perch hai aspettato tanto? Oppure pensavi
che il babbo sarebbe stato geloso?  spaventosamente
geloso, prova a metterti nei suoi panni, lo saresti anche
tu.  troppo chiuso, certo, sempre troppo imbarazzato al
pensiero di una scenata. Ma io non sono cos. Perci, dimmi,
chi ti manca di pi, il figlio che non hai praticamente
conosciuto o il padre di cui, a quanto pare, eri follemente
innamorata, anche se ci hai offerto ben pochi dettagli al
riguardo? D'accordo, ne hai tutto il diritto. Ma mi chiedo
se tutto questo ti sia chiaro, almeno. Magari stai attraversando
una crisi di mezza et e questa vecchia fiamma  la
strada pi semplice per ritrovare la tua giovent perduta.
Capisci? Gi, perch se ce l'hai tenuto nascosto fino ad
ora, per quale motivo parlarcene adesso, eh?
Avresti preferito che non lo facessi? domando alla
mia appassionata cercatrice di verit.
Non lo so, risponde dopo qualche istante, con una
gravit che rischia di sembrare assurda.  stata come
una bomba. Ci devo ancora fare l'abitudine. Devo ripensare
a quello che  stato inserendoci questo elemento nuovo.
Per esempio, c' stata una volta, nell'86, subito dopo
la morte di Irene, che tu e il babbo avete litigato e noi abbiamo
pensato che tu volessi chiedere il divorzio. Aveva
a che fare con questa storia?
Non ricordo. Probabilmente no.
Allora non hai nostalgia della Vie en Rose. Era la vostra canzone?
Era gi vecchia, negli anni Sessanta.
Pare proprio che tu non ti renda conto, prorompe
mia figlia al culmine dell'indignazione, che se avessi saputo
di avere un fratello pi grande in Nordafrica, avrei
vissuto una vita completamente diversa.
In che senso? domando. Non potevo essere pi triste,
ma cercai di rimanere impassibile. Due crolli simultanei
non ci avrebbero certo giovato.
Sarei andata a conoscerlo, quella volta che sono stata
in Marocco, quando avevo diciott'anni. Non posso credere
di avere passato tutto il tempo a cercare un paio di babbucce.
Te le ricordi? Color ruggine, di seta, con il bordo
dorato. Peccato che non le abbia pi. Ma parla inglese, almeno?
Come comunicheremo?
Posso aiutarvi io. L'idea mi toglie il fiato. Tutti i
miei figli seduti attorno a un tavolo, intenti a chiacchierare
vivacemente, con me come interprete. Il primo round
di discorsi di pace, presto seguiti da altri.
Sono davvero curiosa, sai, confessa mia figlia con
un gridolino esultante. E cos il mio piccolo inquisitore:
raspa e scava finch non riesce a trovare qualcosa che la
rassicuri, e d'improvviso il suo umore si schiarisce e lei si
rilassa. S, la vita pu andare avanti, tutto sommato.
Potrei persino offrirmi di rappresentarlo, se volesse
citarti per abbandono, ha aggiunto. Scherzavo, di, non
fare quella faccia preoccupata. E poi non hai nessun capitale
su cui rifarsi. Ma non hai risposto alla mia domanda. O
forse s. Ci sono delle cose di cui non vuoi parlare. Il che fa
pensare... eh... ha emesso un melodrammatico sospiro.
 chiaro, provi ancora qualcosa per quel tipo, malgrado
tutto. Povero pap. Non  pi lui negli ultimi tempi,
pu anche darsi che tu non te ne sia accorta, ma io s.
Quindi, per concludere, stavo pensando che forse dovresti
lasciare le ricerche ai tuoi figli. I tuoi figli americani,
intendo.  la cosa pi sensata, sotto ogni punto di vista.
Dopo tutto siamo suoi coetanei, non abbiamo alle spalle
quello che hai tu... Scusa, ma  cos. Capisci?
Capisco perfettamente,  venuto il mio turno di sospirare,
moderatamente. Del resto sono discorsi ipotetici
finch non l'avr trovato, le ricordo, per guadagnarmi
uno spazio di respiro.
Devi provare su internet, il web  un universo, un'enciclopedia
di tutte le persone viventi, almeno a partire dal
1983. Quanti anni avr avuto? Diciotto? Diciannove? Non
riesco a credere che non sai usare un computer. Perch non
te ne fai comperare uno da Isaac, hai provato a parlargli?
Altrimenti posso farlo io. Cosa aspetti?
Senza attendere risposta, prosegue con il suo interrogatorio.
Certo che avrebbe anche potuto fare uno sforzo lui,
a questo punto. Era questo che speravi? Mi sembra perfettamente
legittimo. E poi dov' il nostro uomo del mistero?
Che cosa lo trattiene? Perch non si d una mossa
e non viene lui a cercare noi?
Una domenica alla fine dello scorso anno, affaticata, ma
altrimenti in buona salute a giudicare dal suo aspetto, mia
madre mi disse di non piangere quando fosse arrivato il suo
momento. Era felice di andarsene. C'erano talmente tante
cose che non amava del mondo d'oggi. Odio il New
York Times, tutti quegli annunci immobiliari, residenze
di lusso, appartamenti a Park Avenue, quei supplementi
cos pesanti. E le pagine a colori, negli ultimi tempi le piego
per non essere costretta a vederle. Detesto i computer
e tutto quello che portano con s. Allontanano la gente.
Anche tu un tempo mi scrivevi.
Ma viviamo nella stessa citt...
Beh certo... un tempo viaggiavi spesso.
Viagger e ti scriver, le promisi. Avevo appena
accennato alla mia fuga in Algeria.
Lo so cos'hai in mente, signorina. Walt ne  al corrente?
Spero che tu non intenda trascinartelo dietro alla
sua et, ci manca solo questo.
Oh, gli risparmier quest'avventura. E non star via
molto, un paio di settimane in tutto, e poi sar a posto,
forse per sempre.
Bene, non cercher di dissuaderti perch so che non
servirebbe. Ma mi piacerebbe sapere cosa stai cercando
di dimostrare. Non sei mica il Dipartimento di Stato, non
hai fondi da distribuire. Non sei Condi Rice, ridacchi,
e io pure.
N Madeleine Albright. O Hillary. Sono solo tua figlia.
Lo so chi sei. Anche meglio di te. Ci scommetto che
non ti ricordi quando facevi la terza elementare e portavi
a casa le tue compagne perch volevi che mangiassero la
mia zuppa di piselli con i Wurstel. Ti dispiaceva per quei
loro sandwich con la marmellata.
Ti ho fatto lavorare.
Non pi di tanto. La zuppa di piselli si allunga facilmente,
basta aggiungere un po' di latte. Quella ragazzina,
come si chiamava, aveva un nome irlandese, con quei bei
boccoli rossi, aveva avuto la tubercolosi. Per lei aggiungevo
un po' di panna. Finiva tutto quello che aveva nel piatto
e ne chiedeva ancora. Mi piacerebbe sapere cosa puoi ottenere
in appena due settimane.
Non  questo il motivo di questo viaggio. Ci sono
delle cose che mi interessa vedere...
Non va affatto bene... Mia madre scosse la testa.
Portava ancora i capelli come quando aveva tredici anni.
Non ha mai cambiato pettinatura: lisci, appena sotto le
orecchie, con la frangia;  l'unica ad avere i capelli lisci in
famiglia, una lontana eredit, ma di chi? La sua  la prima
generazione nata negli Stati Uniti, dal nulla. Suo padre era
morto quando aveva dodici anni.
Non sei tipo da andare a fare la turista. Mi ricordo
come vivevate in Ecuador. Ma allora era diverso, tu eri pi
giovane, avevi dei bambini piccoli, che assorbivano tutte
le tue energie, e Walt quelle che restavano. Hai bisogno
di un progetto, di uno scopo...
Ce l'ho, dissi.
S?
Te ne parler uno di questi giorni, risposi evasivamente
come se ci fosse tutto il tempo del mondo. Tre
settimane dopo mor nel sonno. Raggomitolata in una
rilassata posizione fetale, come suo solito, con la radio a
tutto volume. Prima spensi la partita di baseball. Poi le
coprii il viso col lenzuolo:  stata la cosa pi difficile che
io abbia dovuto fare nella mia vita. Avrei voluto scivolare
sotto quel lenzuolo con lei, ma mi trattenni. Telefonai
a mio fratello a Chicago. Venne il giorno dopo con la
moglie e si occuparono delle formalit e di un decoroso
funerale in una sala in affitto. No, c'era stata un'altra
cosa pi difficile.
Il padre di mio marito combatt per la Germania nella
prima guerra mondiale, mio marito combatt contro la
Germania nella seconda guerra mondiale. Nostro figlio 
nato a New York durante la guerra in Vietnam.
Un maschio, eh? Un altro per lo Zio Sam, comment
l'inserviente giamaicano che stava girando per la stanza
a passo di valzer con lo straccio.
Faremo di tutto per evitarlo, fu la nostra promessa
e lasciammo il paese quando era ancora in fasce.
Di ritorno negli Stati Uniti, nel 1980, con l'intensificarsi
della corsa agli armamenti, tememmo che avrebbe dovuto
combattere in una terza guerra mondiale quando scoppi
il caos al confine tra le due Germanie.
Non avremmo mai immaginato che sarebbe diventato
un profittatore delle guerre del ventunesimo secolo. N se
l'aspettava lui, questo  certo. Fond la sua societ nella
stanza che condivideva con i suoi compagni d'universit,
l'ultimo anno di corso in Ingegneria. L'idea era quella di
fare fortuna progettando videogame meno violenti e sessisti
di quanto venisse propinato ai ragazzini di nove anni di
quei tempi. Ide un gioco che aveva come obiettivo quello
di aiutare alcune rane in via d'estinzione a ripopolare un
habitat bonificato. Gli suggerii di chiamarlo Froggy went a
courtin'. mi rispose che non l'avrebbe comprato nessuno.
L'anno seguente acquist un piccolo ufficio in Lower
Broadway che dava su un pozzo di ventilazione e assunse
un brasiliano da poco immigrato negli Usa con uno stile fumettistico
cos barocco da risultare quasi illeggibile, affinch
disegnasse i personaggi coinvolti nel salvataggio delle
rane. Mio figlio si sarebbe occupato della progettazione del
software per l'interfaccia visiva/computazionale. Quando
dice di assorbire linguaggi come una spugna, si riferisce a
quelli di programmazione. Parla solo inglese. Si trasfer in
quel desolante ufficetto dove visse di pizze stantie e bibite
tiepide (niente birra per questi giovani astemi). Sei mesi
di notti in bianco fruttarono solo un bagaglio di nuove
conoscenze nel campo della programmazione contabile.
Era con quelle che si pagavano l'affitto, ma finirono per
sabotare il progetto originale. Il fumettista si spazient e
port il suo talento a Hollywood: fu la fine di Froggy. Il
laureato in Ingegneria continu a disegnare software per
il settore in espansione della gestione dati.
Poi un gigante della Silicon Valley gli fece un'offerta
che non pot rifiutare e cambi il logo sulla porta, arred
l'ufficio e sostitu le vecchie tende sdrucite con delle
veneziane nuove. Assunse una segretaria full time. Dopo
l'11 settembre la societ californiana vendette il proprio
software a una compagnia di estrazione dati che lavorava
per il Dipartimento di sicurezza degli Interni. Mio figlio
ha beneficiato dell'enorme budget inatteso della guerra
contro il terrorismo.
Il successo non l'ha guastato. Isaac  lo stesso ragazzo
di sempre con i piedi per terra. Un po' rigido, come il suo
omonimo, un bisnonno ebreo tedesco proprietario di una
fabbrica di pennelli a Dresda che allo scoppio del primo
conflitto mondiale aveva investito tutti i suoi risparmi in
fondi di guerra tedeschi perdendo tutto. Isaac Kirstein, il
padre di Irene, era un uomo perbene, alto, curvo, gentile
e riservato, con una grande passione, oltre alla famiglia:
la storia romana, bench detestasse viaggiare: visit Roma
una sola volta.
Sto cominciando a credere che anche mio figlio abbia
una passione segreta: il fratello che non conosce. Che cosa
rappresenta Kamel per lui? La parte di s che ha preferito
nascondere a due sorelle dispettose? Il beneficiario ideale
della sua filantropia? Isaac ama prendersi cura degli altri.
Anche da bambino, a scuola, faceva amicizia con i compagni
che avevano bisogno di protezione, un ragazzino mezzo
cieco in quinta elementare che faceva sempre a pugni per
dimostrare di non essere da meno degli altri, un piccolo ladruncolo
alle medie, che era stato disconosciuto dal padre.
Avrei dovuto parlartene prima, di Kamel, gli ho
detto di recente. La sua risposta  stata eloquente.
Se me ne avessi parlato prima, sarei stato troppo impegnato.
Ricordi quando lavoravo ventiquattr'ore su ventiquattro
per Froggy. Quando sono finito in ospedale per
quella disfunzione renale,  stata tutta colpa del sonno arretrato,
mi hanno detto. Adesso invece sono in condizione
di fare qualcosa per un nuovo membro della famiglia,
anche se non siamo in grado di comunicare.
Sono tanti, nella Bibbia, gli esempi di ostilit tra fratelli.
Caino e Abele, Isacco e Ismaele, Giacobbe ed Esau.
Non  una cosa che spaventa mio figlio. La Genesi era tra
i testi del corso di lettere all'universit, una settimana di
lettura tra tante. Il pessimismo biblico non significa nulla
per lui. Il suo film preferito (anche a me piace)  Incontri
ravvicinati del terzo tipo. Kamel  un'anima gemella intergalattica
che lo attende nel remoto universo arabo.
Che eccitazione quando infine ho trovato nella posta
un pacchettino piatto dell'ambasciata d'Algeria a Washington.
L'ho preso e l'ho baciato come facevo con le lettere
di Wally da l-bas anni luce prima. Ma quando l'ho
aperto, c'era solo il mio passaporto, con le sue paginette
tristemente vuote, senza traccia di visto. A quanto pare
il regime algerino condivide il motto del vecchio impero
britannico: Niente scuse, niente spiegazioni, mai. Sono
andata a fare una passeggiata per calmarmi e ho telefonato
a Isaac da una cabina per dirglielo.
Sabato pomeriggio vengo. Nel frattempo non ti angustiare.
Andr tutto a posto. Come al solito. Dobbiamo
solo far scattare il piano B.
Considerato il ruolo che hanno avuto i computer nella
mia vita,  ora che impari qualcosa anche tu, ha annunciato
quel sabato. Adesso puoi iniziare la tua ricerca
virtuale, ha detto scartando il grosso pacco che conteneva
il mio primo computer, un portatile arancione che
assomigliava a una pantagruelica conchiglia. I colori sullo
schermo sono comparsi tremolando come velati da acque
limpide. Un mondo attraverso lo specchio sulla punta delle
dita. Quando  arrivato il tecnico per il collegamento
alla linea telefonica, Isaac aveva gi trapanato il muro e
collegato i vari fili per l'allacciamento. Aveva esordito come
idraulico high tech, intrecciando network attraverso
intercapedini nel soffitto dove nessuno si avventurava da
decenni. Ragni velenosi, generazioni di eternit e polvere
allergizzante erano all'ordine del giorno.
Con tutta la fatica che aveva fatto, non mi restava altro
che imparare a navigare nel web. Si dice ancora cos? Internet
 una grande corsia di memoria con infinite viuzze
laterali, vicoli ciechi, deviazioni. Kamel Ouali ha migliaia
di omonimi che sono incapace di distinguere gli uni dagli
altri. Contadini, economisti, star del calcio, persino un terrorista
ucciso in un'imboscata nelle montagne dell'Algeria
occidentale nel 1996.
Per grazia di Dio, Kamel Ouali non compare nella lista
delle vittime massacrate nel corso della recente guerra civile.
Questi elenchi faticosamente compilati da gruppi di
attivisti per i diritti umani sono notoriamente incompleti.
Il fatto che il suo nome non vi sia menzionato  una magra
consolazione. Alla fine ho inventato una storia che lo
salvava: me lo immaginavo lontano da ogni pericolo, seduto
in una stanza chiss dove che suonava la chitarra. In
Patagonia o nel Saskatchewan, o addirittura a Brooklyn.
Come sta andando? ha telefonato mio figlio dal lavoro.
Non benissimo. E se fosse un povero pastore sperduto
sui monti? Mi ero appena imbattuta in un sito delle
Nazioni Unite che diceva che dieci milioni di algerini sopravvivono
con l'equivalente di due dollari al giorno.
Vorr dire che gli regaleremo una capanna con l'aria
condizionata. Un camion Toyota, quello che preferisce.
Decider lui. Hai cominciato a restringere il campo delle ricerche?
 difficile. Ci sono cos tanti siti. Mi perdo facilmente
Non volevo che ci restasse male, cos non gli ho confessato
quello che pensavo, che una ricerca su internet 
come un solitario, ti deruba del tuo tempo svuotandoti il
cervello. Dopo due settimane on-line avevo una lista di cinquecento
siti tra i miei preferiti. Preferiti, del resto, non
 la parola giusta, meglio chiamarli lugubri promemoria.
Mi pareva che il potere senza precedenti di internet fosse
arrivato giusto in tempo per registrare la moltiplicazione
senza precedenti delle miserie universali. Oppure, io
avevo guardato i siti sbagliati. Per non rimanere indietro,
si doveva trascorrere le proprie ore on-line, senza pi un
minuto per aiutare un vero essere umano, n per porgere
orecchio alla sua richiesta di soccorso.
Non  affatto cos, mi ha corretto mio figlio con la
sua garbata risolutezza. Internet ci permette di sentire grida
d'aiuto che altrimenti non potrebbero mai raggiungerci.
Sentire? Io non ho sentito una sola voce sinora, solo rumori robotici.
Se vuoi l'audio, possiamo metterlo, ma mi pare che
tu soffra gi da eccesso d'informazioni.
 cos che si chiama?
Succede a tutti all'inizio. La cura  semplice.
Vale a dire?
Lascia perdere per qualche giorno. Stacca la spina.
Sabato vengo io. Hai aspettato tanto...
Mi vergognavo di dirgli che non mi poteva aiutare. Il
computer non mi poteva dare quello che volevo. Volevo
Kamel ragazzino, a dieci anni, non un uomo ombroso di
quaranta con opinioni radicate e un'innata litigiosit. Kamel
decenne mi spezzava il cuore, Kamel quarantenne mi
spaventava a morte. Era pi vecchio di suo padre il giorno
che l'avevamo concepito in un alberghetto di Perpignan.
Isaac  venuto a controllare cosa stavo combinando col
computer nuovo.
Che cos' questa tastiera tutta sporca? Non si vedono
neanche pi le lettere.
Mi ero messa del kohl sugli occhi, devo essere scoppiata
a piangere ed  colato sui tasti. Non ti preoccupare,
te lo pulisco prima che lo porti via.
Vuoi davvero che lo porti via? Era deluso. Ma si 
ripreso in fretta.
Vabbe', vorr dire che mi occuper io delle ricerche
d'ora in avanti. Dopo tutto sono io l'esperto del settore,
il detective high tech. Abbiamo appena ottenuto un grosso
contratto con... ops, non dovrei dirlo.
Wally chiamava Kamel le beau cadeau evitando di
usare il suo nome. Un escamotage, un eufemismo. Che
non ingannava n me n lui. Per Kamel potrebbe davvero
essere un beau cadeau, da parte mia ai miei figli americani.
In mezzo a tante guerre, la guerra contro il terrorismo,
la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan, in Somalia,
in Kashmir, in Congo,  la loro possibilit di scoprire
il significato della parola fraternit. I figli, non solo i miei,
hanno un gran desiderio di buone notizie. Per questa ragione
e anche altre che non ho particolare voglia di indagare,
il loro imbarazzo alla rivelazione della mia disordinata
vita giovanile, i loro timori nei confronti della stabilit
del matrimonio dei propri genitori (mio marito si riferisce
a Wally chiamandolo il tuo uomo delle sardine), i miei
figli hanno colto la palla al balzo. La nostra famiglia Robinson
 cresciuta in relativo isolamento sulle Ande. Ho fatto
da maestra ai miei figli per anni leggendo loro i classici
ogni pomeriggio. Un giorno, con un rumoroso temporale
fuori, gli ho raccontato la storia di un bambino che viveva
in un paese dove non pioveva quasi mai e se scoppiava
un acquazzone tutti smettevano di lavorare e correvano a
guardare le pozzanghere per strada. Grazie a Kamel, i miei
figli sembrano avere ritrovato la solidariet di quei tempi:
un certo orgoglio di famiglia, o dedizione chiss,  riaffiorato
nella lettera che hanno scritto l'ultimo fine settimana,
dopo essere venuti a cena da noi, ridendo, scherzando
e parlando dell'assente come se da un momento all'altro
dovesse fare capolino dalla porta.
Adesso che il mio segreto non  pi un segreto, mi succede
di pensare a quelli degli altri, a tutte le storie che Walt
non mi ha mai raccontato. Vista la differenza di et tra
noi, ce ne devono pur essere. Non  che lui sia reticente,
ma ha un modo di guardare al passato, astratto, speculativo,
o forse la parola che sto cercando  rassegnato, o filosofico,
che mi confonde. Tutti i suoi sentimenti finiscono
forse nei suoi dipinti? E non gli rimane nessun tarlo dentro?
Devo provare a stanarlo e ascoltare con pi attenzione,
per scoprire qualcosa. Dopo trentacinque anni insieme
 giunto il momento di andare in cerca di qualche verit.
Oggi, mentre dipingeva, visto che dipingere  un'attivit
che occupa solo il suo inconscio, lasciando la mente
libera di vagare nel tempo e nello spazio, gli ho chiesto:
Ti ha mai spezzato il cuore qualcuno?
Ha risposto cos in fretta e senza difficolt che ho quasi
sospettato che non fosse sincero. Questa volta, per, mi sono
sforzata di percepire i toni nascosti di un vecchio dolore.
Tre giorni prima che ci mandassero in battaglia, Irma
mi ha scritto che aveva conosciuto un altro.
Conoscevo gi nomi e date. Irma era la sua fidanzata
nel 1945. (Tu eri all'asilo, mi ricorda quando viene fuori
il suo nome). Lei era a New York quell'anno e lui appena
approdato nelle Filippine, braccio destro del colonnello
durante lo sbarco a Luzon.
 il motivo per cui sei rimasto gravemente ferito? Ti
sei offerto al fuoco nemico?
No, no, era venuto il generale quel giorno e aveva
detto che dovevamo avere pi feriti. Date qualche medaglia,
aveva detto al colonnello. Eravamo in una brutta
posizione, i giapponesi erano ben trincerati sulla collina.
Quella notte morirono un mucchio di ragazzi con cui avevo
combattuto dall'inizio della guerra. Io avevo finito le
munizioni, ho sguainato la baionetta, ma lui mi ha sparato
per primo...
Impossibile immaginare Walt combattere, ma lascer
quest'enigma insolubile per un altro giorno. Adesso stiamo
parlando d'amore.
Ma poi l'hai dimenticata?
Quando sono rimasto ferito, credevano che non ce
l'avrei fatta, mi misero in quella tenda sigillata per lasciarmi
morire in pace. Mi sono concentrato sulla mia sopravvivenza
e questo ha preso tutte le mie energie. Mi piaceva
chiacchierare con l'infermiera dell'ospedale da campo in
Nuova Guinea, era la figlia di un senatore, era comparsa
su LIFE. Nell'esercito non capita spesso di incontrare
qualcuno con cui poter parlare.
Aveva appena cominciato e gli ho permesso ancora una
volta di defilarsi. A quel punto, come accadeva spesso,
malgrado le mie migliori intenzioni, ho perso la concentrazione
e sono partita per la tangente. Una tangente che
si chiamava Aissa.
Allora tu diresti che quando si deve affrontare una
perdita, la cosa migliore  rischiare la morte...?
Oppure innamorarsi di nuovo... Non parlava di me,
naturalmente, io sono arrivata molto pi tardi.
E se invece...
Se ti piacciono le donne, se ne incontra sempre una.
Non  difficile. Quello che  difficile  trovarne una da
sposare.
Tu ci sei riuscito, ho commentato, in cerca di complimenti.
Ho avuto l'aiuto di mia madre, anche se devo dire
che in circostanze normali poteva essere un elemento di
disturbo per noi. Intende dire per te, ovverosia per
me, ma la sua innata delicatezza lo spinge a scegliere un
pronome pi benevolo.
Perch tutte queste domande, eh? Il tono  affettuoso
ma distratto. Il pittore in corsa contro l'oscurit, la
luce che si sta spegnendo, deve mantenere il ritmo, magari
persino accelerare appena. Forza, forza, ci siamo quasi.
Domani  un altro giorno.
Sto pensando a una persona che conosco. Non ho
parlato a Walt di come ho aperto il mio cuore a uno sconosciuto,
vale a dire Aissa. Se un giorno dovessero incontrarsi
sar diverso. Nel frattempo mi domando, avr una
madre che si preoccupa per lui, Aissa? Cerco di ricordare
quel poco che mi ha raccontato. Se solo non avessi parlato tanto, quel giorno.
...
.
...
Aissa.
...
.
...
 passato un anno da quel breve viaggio a New York.
Meglio che ci sia andato prima dell'invasione in Iraq. Molte
persone intorno a me dicono di voler boicottare gli Stati
Uniti finch le truppe non lasciano Baghdad, e non viene
chiuso Guantanamo, e che altro? Ah, s, finch non aboliranno
quella pratica abominevole di prenderti le impronte
digitali quando entri nel paese. Benvenuti, sospetti. Buon
soggiorno.
Per quel che mi riguarda, mi piacerebbe una moratoria
sui comandanti americani in Iraq che studiano gli scritti
dei criminali di guerra francesi. Criminali di guerra come
il colonnello Trinquier e il generale Aussaresses, e persino
piccoli comandanti di campo quale l'insignificante tenente
David Galula, assurto al ruolo di teorico della lotta anti-
insurrezione e acclamato da generali americani con tanto
di dottorato in Storia, forse perch lui, Galula, fu invitato
ad Harvard nel 1962. Nei suoi diari di guerra ripubblicati
da poco, Galula sostiene di avere conquistato nel 1956 il
cuore e la mente dei guardinghi algerini di campagna grazie
al suo approccio amichevole e alla sua sensibilit culturale,
ma a me pare evidente, come lo sarebbe a qualsiasi
algerino della mia generazione o di quella di mio padre,
che si tratta di un idiota arrogante e illuso, se non di un
vero e proprio bugiardo. Ma non mi sorprende che ci siano
degli americani potenti che lo rispettano. Parla come
loro. Il segretario della Difesa Rumsfeld che sdrammatizza
il ruolo della tortura (io davanti alla scrivania sto in piedi
per otto ore al giorno) si esprime nello stesso identico modo
del tenente Galula che indossava una tuta da lavoro sopra
l'uniforme per avviarsi allegramente al grosso forno in
muratura dove durante gli interrogatori i suoi prigionieri
venivano minacciati di essere bruciati vivi.
Insomma, una moratoria della stupidit, se possibile. Ma
non credo nei boicottaggi. Credo nella legge delle conseguenze
impreviste, che possono intervenire soltanto quando
le persone si mescolano e assumono dei rischi. Quella
settimana a New York ha avuto su di me un impatto insospettato.
Da quando sono tornato, ho trascorso un anno
di silenzio, un anno di introspezione, dietro ai miei pensieri
incostanti. Perch ad esempio Ahmed Ouali, Wally
di Louise, mi  rimasto nella mente? Non  il tipo d'uomo
con cui mi piacerebbe passare il tempo, troppo loquace,
estroverso, seduttore, chiacchierone, eppure non ho scelta,
perch continua a popolare i miei sogni.
La scorsa settimana ho sognato Sayyid Qutb che giocava
a domino in un piccolo caff di una cittadina dell'Algeria
occidentale. Naturalmente sapevo, lo sapeva la mia mente
cosciente, che Qutb ha trascorso gli ultimi dieci anni
della sua vita nelle prigioni di Nasser, torturato e infine
impiccato. In cella ha scritto i libri la cui lettura si dice sia
richiesta tra le fila di al-Qaeda.
Nel sogno brontolava che il domino  un gioco di fortuna
e quindi haram, vietato, nonch un'enorme perdita di tempo.
Ahmed Ouali cercava di rabbonirlo.
Per un giocatore provetto come voi, signore, l'abilit
conta ben pi della fortuna.
Qutb ha vinto la mano. Mentre mescolava le tessere,
Ahmed Ouali gli ha visto le dita mutilate. (Anch'io le ho
viste, nel sogno).
Zio, cosa ti hanno fatto?, ha domandato sconcertato.
La replica di Qutb  stata brusca. Sta' zitto. E gioca.
Ahmed Ouali si  radicato nel mio inconscio come una
sorta di simbolo,  l'algerino medio, modesto, allegro, cordiale,
che dimostra quanto sia aberrante l'orrenda violenza
della nostra guerra civile. Ed  stata un'aberrazione, non
una guerra civile ma piuttosto una guerra contro i civili,
come abbiamo imparato a chiamarla. Dev'essere un segno
della mia disperazione se proprio lui  diventato un debole
faro, una vecchia lampada a cherosene, primitiva ma
ancora funzionante, nelle tenebre sempre pi fitte.  una
metafora. Sto pensando a Baghdad rimasta al buio questa settimana sotto i bombardamenti.
Sto pensando alla mia condizione precaria. L'altro giorno
sulla Rer un vecchio disgraziato dormiva sul sedile dietro
di me. Sentivo il suo respiro pesante. Ha continuato anche
quando il treno  arrivato a destinazione, in periferia. Ho
preso una banconota dal portafogli e mentre scendevo gli
ho battuto su una spalla. Il poveretto  rabbrividito, si 
raddrizzato e ha esclamato, Sale arabe.
Attacchi tanto duri sono rari di questi tempi. Forse
quel tipo mi aveva notato mentre si addormentava e aveva
provato un'istantanea avversione per me. Succede. I
nostri paesi hanno una storia alle spalle. Oppure involontariamente l'ho offeso.
Quando Ahmed Ouali rassicurava teneramente i suoi
bambini, Vous n'tes pas d'ici, stava facendo loro una
promessa: la vita vera comincer a casa, in Algeria. Per me,
esiliato dall'Algeria, e di certo non accolto a braccia aperte
in Francia, come mi  appena stato rammentato, dove
e quando comincer la vita vera?
A New York ho parlato al fantasma di Said. A Parigi
questa settimana ho parlato alla sua vedova alla celebrazione
del decimo anniversario della sua morte per mano di
un assassino. Non amo queste occasioni in cui ci si riunisce
in una stanza dal soffitto basso, al secondo piano nel
diciannovesimo arrondissement, cos traboccante di dolore
contenuto che si ha quasi la sensazione che l'edificio
potrebbe crollare a faccia in gi sull'asfalto. Se accadesse,
non uno di noi alzerebbe un dito per tirar fuori il vicino
dalle macerie. La mancanza di solidariet tra noi esuli  il nostro tratto pi triste.
 perch ho commesso l'errore di dire che avevo visto
Said sulla Trentunesima Est a Manhattan? Una ripugnante
piet  trapelata dalle donne che conoscevano la storia
di mio zio Amar, brillante linguista finito a dormire sotto
i ponti insieme ai mendicanti del Quartiere Latino negli
anni Cinquanta. Sospettano che mi stia avviando per la stessa strada.
Un irato ex collega mi ha domandato perch credessi
di meritare l'attenzione postuma di un uomo che, in vita,
era a malapena consapevole della mia esistenza. Quando
lui e tutti gli altri se ne furono andati, la vedova di Said
mi ha condotto alla finestra. Unendo i nostri sforzi siamo riusciti ad aprirla.
Con il rumore del traffico del tardo pomeriggio in sottofondo
mi ha assicurato dell'affetto che suo marito provava
per me. Voleva che lo sapessi. Poi, tra l'ironico e l'indulgente, mi ha chiesto:
Allora l'hai visto a New York? Dimmi, era amareggiato?
Amareggiato? Niente affatto. Anzi, mi ha incoraggiato
a giudicare gli altri con minor severit.
Mi fa piacere. Io non ho avuto l'onore di nessuna visita.
 colpa mia, immagino, i nostri due figli sono adolescenti
e occupano tutto il mio tempo e le mie attenzioni.
Avranno la cittadinanza di entrambi i paesi, se Dio vorr.
C'erano, oggi pomeriggio? Mi sarebbe piaciuto vederli.
Avevano le prove di una commedia che stanno preparando
a scuola. Mi  parso che fosse pi importante di
qualsiasi commemorazione. Ma dimmi, cos'altro hai fatto
in questi ultimi tempi?
Intendeva, oltre a parlare ai fantasmi. Una donna forte,
poco incline a sentimentalismi e a una facile accondiscendenza.
Mi ricordava mia moglie. Meritava una risposta migliore.
Dei sogni interessanti.
Bene, mi fa piacere, i sogni sono spesso l'inizio di una
fase nuova, si diceva nella mia famiglia, a Bja'ia.
Bja'ia La nostra bella citt dai novantanove santi.
Infine un messaggio di Louise. Poveretta, mi dispiace
per lei e per tutte le vite che  sul punto di mandare in
frantumi. E anche per me, dal momento che propone di trascinarmi nella mischia.
Aprile 2003.
Caro amico,
i miei figli hanno preso in mano la questione e promettono
rapidi risultati. Non credo di potercela fare senza
l'aiuto di un intervento esterno, neutrale. Quando troveranno
Kamel, lei sar disposto a farci da raqqas? Amo
questa parola che significa danzatore ma anche, secondo il
mio insegnante di arabo, chiunque faccia la spola tra due
punti, una spia, un corriere, un messaggero, una vedetta,
un pendolare, un intermediario, un sensale. E il termine
giusto? Sto imparando l'arabo per Kamel. Il francese suona
cos snob in certi contesti. Non sono sicura di sapere
con precisione che cosa comporti il ruolo di raqqas. Far
in modo che non sia troppo oneroso.
Lo sapeva che ragazzo, in italiano, deriva da raqqas?
Uno dei tanti doni segreti dell'arabo (una sorta di bomba
a orologeria di lirismo) all'altra costa del Mediterraneo.
Passo le notti sveglia ad angustiarmi. L'altro giorno ho
trovato questa frase del filosofo francese Lvinas, lo conosce?
Riconoscere l'altro significa riconoscere una fame.
 andata cos nella stanza di Wally, il giorno della nostra
prima visita. Certo, noi avevamo i nostri progetti e i
nostri pregiudizi. E lui i suoi. Era un algerino che intratteneva
due sconosciuti giunti dalla parte opposta della
terra. L'Algeria poteva andare fiera del proprio posto nel
mondo. Lui stava imparando qualcosa, stava dimostrando
qualcosa, e forse quella ragazza dagli occhi scuri che era
comparsa inaspettatamente sarebbe prima o poi finita nel
suo letto, se lui non aveva dimenticato come avvicinare una
donna. Ma prima di tutto questo, al di l di tutto questo,
per un'ora o due o forse non sono cose che si possono
misurare con l'orologio, perch stati d'animo e sentimenti
diversi coesistono c' stata ospitalit, apertura agli altri,
l'offerta di un'amicizia disinteressata per tutti.
Ho scritto a Louise dicendole che avrei fatto quanto potevo per aiutarla.
...
.
...
PARTE TERZA.
...
.
...
Capitolo primo.
...
.
...
Louise.
...
.
...
Aissa mi port quei tulipani arancioni, perch mai arancioni?
Perch New York era grigia quel giorno, aveva piovuto.
Li pos sul tavolo come su una tomba: fu un segno,
mi stava preparando alla notizia che mi avrebbe dato un
anno pi tardi. Mi ha chiamato una settimana fa, senza
fiato, appena tornato da Grenoble, dove aveva parlato con
la figlia di Wally. Il mio fedele messaggero, galante e premuroso,
l'ha fatto subito per non lasciar passare un istante
di pi tra il racconto che aveva udito e il suo. Vorrei
non averlo incontrato mai, la vita sarebbe stata pi facile
senza di lui. Prima ero ignorante e impotente, adesso che
so, la mia impotenza non  minore. E questa la condizione
umana? Sono pi umana adesso di prima della sua telefonata?
Non darti delle arie.
Sono tornata in quel caff, oggi pomeriggio, perch 
qui che abbiamo parlato un anno fa e trovarmi in un luogo
pubblico mi aiuta a tener duro. Fuori  diverso, per strada
le lacrime rispuntano ogni cinque minuti, come facevano
dopo l'11 settembre con tutti quei volantini che sventolavano
dai lampioni, come tante steli di ferro sparse per la
citt... O xein aggelein lakedaimoniois ote tede. Oh, straniero,
di ai Lacedemoni che qui giaciamo... Ho dimenticato
il resto di quel discorso dalla tomba. La tomba.
Aissa dice che solo gli uomini possono accompagnare
il cadavere al cimitero, e presenziare alla sepoltura. Dice
che le donne sono dispensate.  uno spettacolo troppo
doloroso. Amina era furibonda all'idea di dover abbandonare
suo fratello a una banda di ragazzi che lo conoscevano
a stento e, se pure in passato l'avevano conosciuto, si
erano dimenticati di lui prima che il martirio lo rendesse
celebre. I martiri di Ottobre.
Secondo Amina, semmai, era uno spettacolo troppo doloroso
per loro, quei ragazzini, cos li ha chiamati, ragazzini,
anche se avevano vent'anni, come Karim. Quando era
cominciata la guerra civile, chi si era unito ai facinorosi
islamici, e aveva attaccato le stazioni di polizia e le postazioni
militari, non era spinto tanto da ragioni teologiche o
ideologiche, quanto piuttosto dal disgusto per il massacro
rimasto impunito, senza cordoglio, eccezion fatta per quel
giorno d'ottobre in cui Amina era stata lasciata indietro,
nel cortile dello zio, aggrappata al cancello scheggiato, forse
persino sbarrato dall'esterno.
Fanno davvero cose del genere? ho chiesto io.
Mi ha risposto che non era da escludere.
In tutto il paese, durante le ultime settimane del 1988,
ragazzi dell'et di Karim, il mio Karim (posso permettermi
di chiamarlo cos? No, non ne ho il diritto), adolescenti,
giovani di poco pi di vent'anni, videro amici e compagni
trascinati via, avvolti in quei lenzuoli verdi con grandi
scritte bianche sopra, a lettere calligrafiche cubitali. Chieder
a Bechir che cosa ci fosse su quei lenzuoli, una preghiera
forse? Non potrei desiderare un insegnante migliore
di questo giovane raffinato e cortese. Mi ha offerto le
sue scuse per avermi fatto leggere la parola tabout, bara,
quando  comparsa nel manuale di arabo per principianti.
Non voglio turbarlo con la mia morbosa curiosit, ma ho
bisogno di conoscere ogni dettaglio.
E poi dovr andare a visitare il cimitero del villaggio
vicino a Tiaret. Bechir dice che ci sono diversi gruppi religiosi
che organizzano dei viaggi per visitare la citt natale
di sant'Agostino, Souk Ahras, vicino al confine con la Tunisia.
Mi suggerisce di partire con loro per poi andarmene
in giro da sola una volta arrivata, la distanza  tanta, da
oriente a occidente, ma conosce qualcuno che mi pu aiutare.
Devo imparare a essere intraprendente, viviamo in
un paese in guerra, siamo in tempo di guerra, abbiamo un
presidente di guerra, ci sono caduti ogni giorno. Odio
questi uomini in giacca e cravatta capaci solo di sventolare
opinioni. Aissa balbetta quando  eccitato, si blocca sulla
lettera d, forse Bechir mi pu spiegare anche questo,
che ci siano parole che cominciano con la d che mettono
in difficolt i francofoni? Aissa col suo balbettio vale
cento di questi uomini saccenti che in TV riversano fiotti
di parole come acqua profumata in un costoso bagno di
bolle di sapone. Guerrieri da vasca da bagno. Non piangere.
Non piangere.
Aissa ha detto che un giorno ci incontreremo in Francia.
Verr anche Amina. Come fa a dirlo? Ha un certo
ascendente su di lei? Forse  a questo che alludeva, con
discrezione. Rimasero a parlare tutta la notte al laboratorio
che Amina conduce per conto di un autorevole biochimico
di Grenoble. Un lavoro prestigioso, mi  parso. Ho
pensato che a Wally avrebbe fatto piacere, voleva che le
proprie figlie facessero strada nella vita, la rivincita delle
generazioni prigioniere delle mura di casa, ne abbiamo
parlato spesso, Je te lejure, Louise, te lo giuro. Ma Aissa
ha detto di no, la figlia di Wally, nata dalla moglie (ma
lgitime) tre mesi dopo la nascita di Karim in quell'ospedale
svizzero, adesso avr, quanto?, quasi quarant'anni,
 solo una sorta di supersegretaria di un uomo brillante,
uno scienziato fascinoso e dispotico che non ha la minima
idea di cosa lei si sia lasciata alle spalle emigrando, n di
cosa abbia portato con s. Lei e mezzo milione di algerini
fuggiti dal paese a partire da quello stesso anno, il 1988.
Quand' che gli algerini potranno vivere nel loro paese
in pace, senza essere costretti ad andarsene? Bechir mi ha
narrato la storia di Djeha, eroe di mille truffe e inganni,
che vendette la propria casa tenendosi soltanto un vecchio
chiodo arrugginito a partire dal quale, col tempo, riusc a
riconquistarla. Che anche tu possa riottenere la tua casa,
caro Aissa, che hai insistito a ripetermi che Karim non era
solo, che  stata la storia, la sorte, a decidere che io non
avrei mai e poi mai, in questa vita (ma in un'altra chiss?),
potuto salvarlo dal suo destino.
Karim aveva ventiquattro anni, fate un po' i conti, io li
ho fatti e li far, ma  dura. Se avessi saputo dieci o quindici
anni fa quello che so adesso, non sarei stata in grado
di crescere i miei figli, gli altri. Se la notizia mi avesse
raggiunto allora, nel 1988, ne avrebbero pagato le spese i
miei figli e il povero Walt, che non ha nessuna colpa. Chi
pu dire che non l'abbiano fatto comunque, o che non dovranno
farlo, in qualche modo terribile e imprevisto, quando
conosceranno la verit? Isaac sta gi mostrando i segni
della crisi di mezza et, questo lo scombussoler del tutto.
Ehi, ragazzi, avete un fratello, ma  stato ucciso da un
proiettile, per strada, a Sidi Bel Abbes, all'alba di venerd
7 ottobre 1988. Forse era un proiettile vagante. Chi ha sparato?
Era stato chiamato l'esercito per ripristinare l'ordine
durante la rivolta, ma non furono svolte indagini e pi tardi
fu concessa un'amnistia generalizzata, per tutti: assassini,
torturatori e ragazzi che tiravano pietre ai poliziotti.
Karim era tra i rivoltosi? ho chiesto.
Amina dice di no. Era un musicista, suonava la chitarra,
non era uno di quelli che passavano le giornate per
strada, ad aspettare che la vita cominciasse anche per loro.
Aveva ereditato l'entusiasmo del padre. Il padre di
entrambi. Come l'aveva chiamato Amina? Non Wally, ma
mio padre e a volte, sovrappensiero, baba, pap.
Sono venuta qui per cercare di schiarirmi le idee, c'
chi va in chiesa per mettere un po' di ordine in testa, io
sono venuta in questo caff. Sono rassicuranti le torte sulle
alzatine, assomigliano ai santi sui loro piedistalli in una
chiesa romana.
Ma la curva d'apprendimento  troppo ripida, non ce la
faccio ad arrampicarmi. Cosa significa sul terreno, coi
numeri alla mano, fino all'ultimo? Parlano tutti come
se fossero in Iraq insieme alle truppe, a testa alta, ecco
un'altra di quelle espressioni. Wally non ha mai parlato
cos, suo padre era stato nell'esercito, ma lui era sfuggito
a quel linguaggio corrotto, semmai era di music-hall che
era intriso, la mmepiaffe.
Wally, un'informazione che Aissa non mi ha offerto
spontaneamente, ho dovuto chiederglielo io,  vissuto giusto
il tempo per seppellire il figlio maschio pi piccolo. Due
anni dopo  morto anche lui. Di cancro ai polmoni. A quel
punto ho smesso di fare domande. Avevo raggiunto il limite.
Avrei dovuto prendere appunti durante la telefonata di
Aissa. Devo farmi un'idea chiara, per dirlo ai ragazzi, gli
altri miei figli. Prima di tutto, il nome di vostro fratello
non  Kamel, ma Karim.  o era? Comincer dicendo .
...
.
...
Capitolo secondo.
...
.
...
Perch Aissa mi ha telefonato nel bel mezzo della notte?
Era troppo sconvolto dalla notizia per tenerla per s
un minuto di pi. Quando si  scusato di avermi svegliata,
gli ho detto che aveva fatto bene e anzi gliene ero grata.
Lui ha fatto una pausa e ha detto: Adesso sei una di noi.
Quelle parole mi hanno colpito come uno schiaffo. Ho
scostato il telefono perch non sentisse i singhiozzi che
lottavano per affiorare. Dove hanno origine i singhiozzi,
in fondo alla gola come le lettere arabe kha e rha? Ho riportato
il telefono a una distanza che mi permettesse di
ringraziarlo di avermi inclusa in quel noi. Ha detto che
non era sicuro che si trattasse di un onore, visti gli ultimi
decenni di storia.
Vabbe', cercher lo stesso di esserne degna, ho detto
e ho pensato a Bechir e Souk Ahras. Forse sarebbe venuto
con me a farmi da guida e interprete. I tunisini guardano
l'Algeria con orrore e piet. Gli algerini considerano i tunisini
dei conigli, incapaci di affrontare le sofferenze che
loro hanno dovuto sopportare per ottenere l'indipendenza.
Per privare i ribelli del sostegno popolare, i francesi allontanarono
due milioni di algerini dai loro villaggi chiudendoli
in campi che furono blandamente definiti di trasferimento,
dietro al filo spinato, dove i bambini morivano
di fame e dissenteria, e l'esercito si occupava insieme
dei servizi sociali e della tortura. Non  dunque strano che
alla madre adottiva di Karim, allora appena adolescente,
quel soggiorno non giovasse e quando, in seguito, si scopr
che non poteva avere figli, il marito Hamid avrebbe potuto
divorziare o prendersi una seconda moglie. Sarebbe
stata relegata a una vita d'amarezza, dietro le quinte. Rinunciando
a mio figlio e permettendo a lei di allevarlo sin
dalla pi tenera et come se fosse il suo, avevo, per quanto
inconsapevolmente, salvato il suo matrimonio concedendole
di conoscere le gioie della maternit, per qualche
anno almeno, perch mor presto. Karim aveva quindici
anni quando fu stroncata da un cancro allo stomaco. Non
aveva ancora quarant'anni.
Aissa intendeva dire che ero stata la sua benefattrice?
Quel sei una di noi mi ha legittimata ad ascoltare
molte tristi verit quella notte, malgrado i valenti sforzi
del mio interlocutore di indorare la pillola.
Aissa era stato invitato a parlare a un gruppo di pensionati
della citt di Grenoble, un accordo preso pi di un
anno prima quando era ancora al culmine della sua celebrit
presto sfumata. Amina arriv in ritardo sedendosi in
ultima fila, con l'idea di dare un'occhiata e poi sgattaiolarsene
via senza una parola. Quel che le fece cambiare idea,
confess in seguito, fu una cosa di cui Aissa non aveva alcun
merito. Al termine dell'incontro, gli si era avvicinato
un uomo corpulento, d'et avanzata. Del braccio destro
gli rimaneva un moncherino che utilizzava per stringere
qualcosa al torace, una busta che recuper con la mano sinistra
porgendola goffamente ad Aissa, il quale aveva accettato
quella strana offerta senza dimostrare il minimo
turbamento, con aria rilassata e cordiale, ringraziandolo
educatamente. L'et, la mutilazione, non lasciavano alcun
dubbio, si doveva trattare di un veterano dei cosiddetti
eventi d'Algeria. Pi di trentamila ragazzi francesi sono
morti nella guerra.
Il che dimostrava, come diceva spesso il padre di Amina,
che la Francia aveva ben poco a cuore il destino dei propri
figli. Ad Aissa fece piacere sentirla citare quella frase del
padre senza ironia. I suoi amici francesi lo avevano spesso
canzonato perch faceva lo stesso. Un rispetto spropositato
per le massime paterne, non poteva negarlo, s'intesseva
nella sua mente a immagini di anziani nei caff che conversavano
a suon di proverbi, la cigolante saggezza patriarcale
della razza. Insomma, gli parve che ci sarebbe stato ampio
terreno comune da esplorare quella sera.
Da principio Amina, invece, si dimostr riluttante, anzi,
in certo qual modo, addirittura ostile: mostr ad Aissa
un pacchetto che le era stato spedito da New York, una
manciata di fotografie, un cd di musica classica e un breve
messaggio da parte di Isaac, molto discreto. Riferiva
di avere sentito parlare di Aissa da qualcuno che poteva
garantirne la buona volont.
Perch Isaac non me ne aveva parlato? Sperava di risparmiarmi
il dolore di una porta in faccia? Preferiva aspettare
prima di rivelarmi le buone notizie scovate nel datastream?
Oppure proteggeva chiss quale fonte segreta in quel modo
inquietante che aveva assunto da qualche tempo?
Amina, da parte sua, conosceva il nome di Aissa e non
aveva ragione di temere che si trattasse di un infiltrato,
una spia del regime algerino o del suo alleato post 11 settembre,
la CIA. Era della mia autenticit, e di conseguenza
di quella di tutta la mia famiglia, che dubitava, piuttosto.
E ne aveva buoni motivi, dichiar ad Aissa, divertito del
suo sguardo truce.
Cosa pu avere spinto questa gente a irrompere insensatamente
nelle nostre esistenze? esclam. L'11 settembre?
 stato quello a turbare i loro ricordi? Supponendo
che si tratti di ricordi, e non di invenzioni. E com' che
c' finito immischiato in questa storia, lei?
Aissa le disse che sarebbe stato pi che felice di spiegarle
ogni cosa, oppure, se preferiva, avrebbe altrettanto
volentieri evitato, come si suol dire, di svegliare la vespa
addormentata. Potevano scambiarsi una stretta di mano
e dirsi addio. Punto e basta. Le porse il proprio biglietto
da visita. Si aspettava quasi che lo accartocciasse e glielo
tirasse addosso. Invece Amina si addolc.
No, vediamo di chiudere la questione stasera. E
disse che aveva del lavoro da sbrigare in laboratorio, ma se
non gli dispiaceva, nel frattempo avrebbero potuto parlare
e lui rispose: Nient'affatto. Non sapeva di che laboratorio,
n di che genere di lavoro parlasse. Ma fu pi che contento
di attraversare la citt, dietro a lei di qualche passo,
per il piacere di guardarla muoversi. Amina camminava
nell'oscurit con l'andatura disinvolta ma determinata di
una donna le cui nonne hanno vissuto nella prigione delle
pareti domestiche dai dodici ai sessant'anni.
Quando Aissa la vide col camice bianco inamidato, comprese
perch desiderasse affrontare quella conversazione l
piuttosto che in un caff o sotto un lampione (e il freddo?)
Quella veste accecante era la sua armatura. Il laboratorio
si sostituiva alla trib e alla famiglia per questa donna che
pareva sola al mondo. E metteva Aissa al proprio posto,
quello di un uomo qualunque di fronte a un'alta sacerdotessa
della scienza. O un'accolita dell'alto sacerdote, forse,
lo stimato professore che alle dieci di sera del venerd,
uscendo dal proprio ufficio in cerca della sua preziosa assistente,
fu sorpreso di trovarla in compagnia di un nordafricano
sconosciuto. Amina present Aissa al professor
Cellier come un cugino delle sue parti.
Aissa si domand il perch di quella commedia e decise
che Amina desiderava proteggere la propria privacy. Oppure
la prontezza di quella bugia a suo favore era il segno
di qualcosa di pi? Disperazione? Fiducia? Aissa era impaziente
che il vecchio se ne andasse cos che i cugini putativi
potessero andare al sodo. Il professore si allontan,
ricordando ad Amina di far indossare un camice al cugino.
Per la sua sicurezza e per quella del laboratorio, Aissa
obbed prontamente.
Non mi avevi detto che aspettavi qualcuno, comment
il professore corrucciato, indugiando un momento
ancora sulla soglia. Due arabi equivalgono a una cospirazione?
O era gelosia, possessivit maschile? E in tal caso,
su quali basi?
 stata una sorpresa, rispose Amina, il che era vero.
Non ci vediamo da anni E anche quello era vero:
gli anni delle rispettive esistenze. Il professore li lasci soli
in quella grande stanza piena di microscopi e sofisticati
computer, e per un'oretta lei fu assorbita da fogli e grafici,
distraendosi giusto il tempo di servirgli un t riscaldato
nel microonde e di aprire un pacchetto di datteri di Bou
Saada accompagnato dal saluto tradizionale:
Marhaba, comme on dit, attenuandolo con la stessa
formula ironica che anche Aissa aveva tante volte usato
con i suoi ospiti francesi.
Grazie, cugina, rispose lui, ma non ottenne nessuna
reazione.
Amina continu a ignorarlo: lui attese, leggendo gli
avvisi, osservando quell'attrezzatura misteriosa da cui di
quando in quando si levavano sommessi ronzii e brevi fischi
acuti. Nulla di tutto ci sembrava allarmare Amina,
n era di alcun interesse per lui, che si trov invece a fissare
la bella testolina china sul proprio lavoro, i ricci scuri
tirati all'indietro e trattenuti da una matita gialla numero
due. S, la disinvolta civetteria di quell'ornamento lo incuriosiva.
Infine lei lo raggiunse dov'era seduto e gli si ferm accanto,
in fondo al laboratorio. Aissa avvicin uno sgabello
anche per lei. Amina esord scusandosi per l'onere che gli
avevano imposto gli autori di quella lettera da New York.
Proprio una sciocchezza, disse. Ma poi, pian piano, con il
linguaggio cauto di una donna cresciuta in uno stato di polizia
misogino, cominci a parlare del passato pi recente.
Aissa ebbe cura (a differenza di me) di non interromperla
quando gli rivel la notizia, quella terribile notizia. Per
lei non era una novit, sottoline Amina, da quindici anni
viveva con la consapevolezza della morte anzi, si corresse,
dell'assassinio di suo fratello, e per quel che riguardava la
perdita di suo padre... Ma desiderava chiarire subito che
non nutriva la minima intenzione di contattare il firmatario
di quella lettera n alcun membro della sua famiglia.
Lasciava quel compito ad Aissa, che era libero, aggiunse,
di fare quanto riteneva pi giusto.
Quando ebbe concluso il suo discorsetto, il gran rifiuto,
parve rilassarsi. Dal t passarono a una bottiglia aperta di
bordeaux di cui il professore teneva sempre una cassetta,
per gli straordinari. Un uomo che desiderava solo il meglio,
sia nel lavoro che nei momenti di relax, a detta di Aissa.
Il professore non gli piace,  chiaro, lo ha chiamato uno
stanco patriarca, un giogo non meno pesante di quello
che Amina avrebbe potuto aspettarsi di trovare in Algeria.
Si  scusato per i commenti sdegnati di Amina, che
pur si  sentito in dovere di riportare. Mi ha consigliato
di non dar loro troppo peso. A dire il vero, quello scontro
a distanza era a suo modo utile, anche se Amina non l'avrebbe
mai ammesso. In Algeria il codice sociale chiede
uno stoico silenzio. Qualunque atrocit si sia conosciuta
durante le guerre, gli altri hanno sofferto di peggio. Non
ci si lamenta.  una proibizione estetica oltrech morale,
rafforzata da una pesante dose di censura istituzionale.
Ma la gente ha bisogno di piangere e di strapparsi i capelli
(il dolore non digerito condusse a un'epidemia di ulcera
gastrica la generazione del padre di Aissa). La lettera
di Isaac aveva permesso ad Amina di sfogarsi quella sera.
Il che, a giudizio di Aissa, non era affatto una cattiva cosa,
tutto sommato.
Amina cominci ammettendo con infinita tristezza che
da molto tempo ormai, nella sua vita presente, non c'era
nessuno che conoscesse suo fratello o il suo mondo, nessuno
con cui parlare della sua vita negli anni in cui era soltanto
la sua vita e non un preludio al martirio. Esecrata parola.
Le nostre esistenze correvano su strade parallele, -
disse ad Aissa. Io e Karim eravamo due rette che si incontrano
all'infinito. Ma l'infinito  un concetto, un'idea.
Aissa tradusse con il vecchio proverbio Ghir ejbal l
mayat laqawch. Solo le montagne non si incontrano mai.
Noi non eravamo montagne, aveva replicato Amina
con un leggero tremito nella voce, mi ha raccontato Aissa,
senza commentare. Poi ha aggiunto: Si potrebbe dire
che erano quasi gemelli. Lo sapeva che Amina  nata appena
tre mesi dopo Karim? S. Wally mi aveva mandato
quella foto di lei seduta sulle sue gambe con una chiave e
un cacciavite nelle manine grassocce. Prefigurazione delle
competenze future.
Quasi gemelli, d'accordo, ma non cresciuti nella stessa
casa. Amina conosceva Karim come un lontano cugino
che viveva in un povero villaggio polveroso, lontano dalla
linea ferroviaria, a centoventi chilometri a sud di Bel Abbes,
la citt della sua infanzia. Il padre di Karim, il padre
adottivo, vendeva erbe e spezie ai mercati girando di citt
in citt in autobus. I fratelli di Amina avevano un soprannome
crudele per Karim, Koro wa boro, che a quanto
pare significa qualcosa tipo negato. Lo prendevano in
giro per gli scarponi di gomma neri, lucidi, alla caviglia,
senza calze. Quanti anni doveva avere allora, sei, sette anni?
Erano troppo grandi, quegli scarponi. Per non perderli,
Karim doveva spingere la punta delle dita verso l'alto
quando correva. Era costretto a rallentare. Se li sarebbe
tolti, se suo padre non avesse detestato vederlo scalzo. Di
tanto in tanto Wally gli comprava delle scarpe nuove. Non
erano mai della misura giusta. Impossibile comperare un
paio di scarpe per un ragazzo che sta crescendo e non 
con te quando le comperi, perch cresce troppo in fretta
mentre non lo vedi. Ed  andata cos sempre, disse Amina.
Le attenzioni di suo padre per Karim non conobbero
cedimenti, n successi.
Ma che tipo era, cosa diceva? ho chiesto, interrompendolo
ancora una volta. Non riuscivo a farmi un'idea.
Da bambino o da uomo? mi ha domandato Aissa.
Ma era cos giovane, come poteva essere un uomo?
ho protestato.
Non  quello che ho sentito, ha replicato Aissa, confondendomi.
Ma ha fatto del suo meglio per colmare gli
enormi vuoti. Amina rammentava un lungo viaggio, caldo
e faticoso, fino al villaggio di Karim, appisolata sulla spalla
del padre nella cabina del camion che avevano preso in
prestito dal vecchio Fernandez. Alla fine, quando Karim
era corso fuori ad accoglierli, aveva dimenticato la fame,
la sete, l'intorpidimento. Amina, a dieci anni, era in quel
precario limbo pre-sessuale che le permetteva ancora, se
correva abbastanza in fretta, di seguirlo come con un fratellino
pi piccolo. Karim non aveva fratelli. Era una cosa
rara in Algeria, un figlio unico.
Erano corsi verso lo oued, ma senza le fionde perch il
padre di Amina li aveva rimproverati: Ogni giorno gli
uccelli devono trovare tanto cibo quanto pesano in un territorio
cos arido, credete sia facile? Per loro  Ramadan
tutto l'anno, ne leur compliquez pas l'exstence.
Aveva una scorta di frasi collezionate durante gli anni in
Francia, neanche avesse memorizzato le pagine rosa in mezzo
al Petit Larousse, con le massime di tutto il mondo. Non
era per vantarsi di conoscere la lingua del nemico, aggiunse
Amina. Ce l'aveva dentro, stampata a fuoco nel cervello.
Amina ricordava quella visita perch Karim, correndole
davanti, era inciampato, finendo nell'abbraccio di un grosso
fico d'india. Aveva osservato lo zio Hamid immergere
le mani di Karim nell'olio di oliva e, senza che lui dicesse
una parola, estrarre un centinaio di minuscole spine invisibili
mentre zia Zohra gli metteva in bocca una cucchiaiata
dopo l'altra di minestra e il padre di Amina faceva su e gi
per la stanza senza possibilit di rendersi utile.
Quando Karim li veniva a trovare in citt, i fratelli di
Amina lo costringevano a svuotare le tasche e per ogni seme
di cumino o di finocchio, tracce del commercio paterno,
gli rifilavano un pugno sul braccio. I semi di cardamomo
valevano doppio. Amina non cap mai perch Karim non
se le ripulisse quando suo padre lo metteva sull'autobus.
Non reagiva mai, era un mammone, dicevano i fratelli di
Amina. Sostenevano che quando zio Hamid non c'era, Karim
dormiva con la madre. Amina aveva sentito parlare i
suoi genitori. Sua madre disapprovava. Suo padre aveva
scrollato le spalle.
Amina, paladina dei deboli, aveva sempre preso le parti
di Karim, rendendo cos in qualche modo inevitabile la
loro avventura da adolescenti.
Non fu una vera avventura, ha precisato Aissa.
Impossibile allora, da noi, con le nostre madri che ci tenevano
d'occhio come falchi.
Karim aveva quindici anni. Sua madre era morta nell'inverno
del 1980. Arriv a Bel Abbes all'inizio dell'estate,
con i libri di scuola con le orecchie, i pantaloni larghi, a
campana, cos datati, cos anni Settanta, e l'accento di chi
vive in campagna. I cugini, spietati, non ne volevano sapere
di lui, se non fosse stato per Amina, che ancora una volta
lo prese sotto la sua protezione con specifiche istruzioni
da parte del padre di insegnargli l'ortografia francese e la
matematica, finch riusciva a tenerlo seduto ad ascoltare.
Sarebbe stato il ritorno a casa di Karim, se avessero conosciuto
la storia. Non la conosceva nessuno, all'infuori di
Wally, che sperava di cementare il legame con una settimana
di vacanza sulla costa, non lontano da casa.
Ash bajjad jayni man Hajb? Cosa separa il mio occhio
dal ciglio, esclamava, rispondendo: Appena un soffio,
 bon entendeur salut. A buon intenditore poche parole.
Piantarono la tenda sopra una piccola baia a ovest di
Mostaganem.
Il padre di Amina si era procurato in qualche modo
una grossa tenda per le donne. I maschi dormivano nel camion
di Fernandez. Si lavavano in mare. L'acqua lasciava
un gran pizzicore sulla pelle. Erano bianchi di sale e unti
d'olio d'oliva come lucide sardine. Il sogno di Wally, il
suo piccolo sogno borghese, lo chiam Amina, era stato di
entrare in affari da solo, un'ambizione che quell'anno, il
1980, sotto il nuovo presidente, veniva considerata meno
oltraggiosa che in passato.
Il mare era meno inquinato allora e compravano ogni
mattina sardine fresche da un pescatore che passava dalla
baia. Karim usciva in mare con una sgangherata barchetta
a remi, corteggiando la madre di Amina con il pesce, gi
pulito, che lei cuoceva sulla griglia per colazione. C'era
un'intesa tra i due, di cui Amina era quasi gelosa. I suoi
fratelli maggiori potevano andarsene in giro sulla spiaggia
a tutte le ore. Karim era arrivato al momento giusto per
prendere il loro posto, un provvidenziale figlio minore da
coccolare. Ouarda gli rammendava i jeans, gli comprava camicie
nuove e insisteva perch Wally gli tagliasse i capelli.
Avrebbe preferito vietare quell'uscita mattutina su quella
vecchia barchetta a remi: Wally dichiarava che Karim era
sotto speciale protezione promettendo che gli avrebbe insegnato
a nuotare.
Se Karim aveva imparato a nuotare, l'aveva fatto pi
tardi, disse Amina ad Aissa, dopo essere stato cacciato da
quel loro paradiso di sardine.
 stata colpa mia,  stata colpa sua, non  stata colpa
di nessuno, raccont col tono di una novella delle Mille
e una notte. C'era e non c'era una volta...
Ci fu e non ci fu un lungo pomeriggio senza sorveglianza
tra i carrubi in una caletta nascosta, dove lei cerc di
interessare il cugino alle equazioni di secondo grado finch
non fu distratta da una mano che le avvolgeva la caviglia.
La mano di Karim. Lei lo guard e lui, timidissimo, distolse
lo sguardo. Non si tratt di un tentativo di seduzione,
erano tutti e due giovani e innocenti. Ma fu Amina, confess,
a chinarsi su di lui e afferrarlo per i capelli attirando
il suo viso a pochi centimetri dal proprio, cos vicino
che la vista si fece sfocata e non poterono fare altro che
chiudere gli occhi, baciarsi, subito ritrarsi, e ricominciare.
Fu la prima e l'unica volta, ma fu sufficiente. Due adolescenti
provano la forza d'attrazione dell'istinto e una famiglia
subisce un crollo quasi irreparabile. Retaggio della
nostra follia ancestrale, disse Amina ad Aissa, che sapeva
con esattezza cosa stava dicendo. Fu probabilmente il fratello
maggiore di Amina, arrogandosi l'antico ruolo di primogenito
e guardiano della moralit della famiglia, a fare
la spia. Ma fu il padre di lei, l'uomo che ho sempre chiamato
Wally, a rispedire Karim nel suo villaggio il giorno
seguente. Amina avrebbe voluto gridare: Cos' successo
all'occhio e al ciglio?, ma tenne la bocca chiusa. E presto
non ci fu pi nessuno a cui gridarlo, con la madre chiusa
in un amaro silenzio dopo l'annuncio che il padre sarebbe
partito per i campi petroliferi in Kuwait: aveva firmato
un contratto da saldatore per un nuovo oleodotto, un
lavoro da uomini molto pi giovani di lui. Se ne and per
due lunghi anni.
Prima di partire, il padre di Amina la port con s sulla
spiaggia per una lunga passeggiata, dicendole quanto
fosse orgoglioso dei suoi successi scolastici e predicendole
un grande futuro in medicina o nel campo scientifico,
e aggiungendo che contava nei suoi progressi durante la
propria assenza. E poi, come per sottolineare quel piccolo sermone, le rivel una verit sconcertante. Karim non
era un cugino, bens un fratello, anche se solo per met.
Vuoi dire tuo e di zia Zohra? domand lei ingenuamente.
Suo padre scosse un dito con vigore.
Sua madre  una donna che conobbi in Francia.
Amina non era mai stata in Francia. Non era in grado di
immaginare di che genere di donna parlasse. N voleva
essere costretta a farlo. Pens a Karim, cittadino di seconda
classe nella repubblica famigliare.
Non  giusto nei confronti di Karim. Lui sa quello
che mi hai detto? ricordava di avere chiesto.
La risposta del padre era stata elusiva. Hamid  un
buon uomo. Lasciamolo in pace.
 seguito un lungo silenzio all'altro capo del filo.
Ci sei? ho domandato alla fine.
Sto cercando di ricordare, ha confessato Aissa.
Amina l'aveva colpito, era evidente. E perch no, dopo
tutto? Io avevo notato Wally sin dal primo momento.
Coup de foudre in una stanza ammobiliata. Mi  balenata
davanti agli occhi la mia intera esistenza, simultaneamente,
non in sequenza. Era pi di quanto il mio cervello
fosse in grado di contenere. Ho temuto che mi potesse
esplodere la testa, prima ancora del cuore.  nella testa
che io vivo, non nel cuore, per cattiva sorte delle persone
che amo.
Avrai ancora modo di parlare ad Amina, credi? ho
domandato ad Aissa.
Immagino di s.
Allora dille, anzi no, non  necessario che tu glielo dica,
non ha alcuna importanza per lei. Ma non  stato l'11
settembre a fare la differenza. Non lo pensi anche tu, vero?
Fu vedere la mia nipotina neonata, due anni fa, con
quei capelli scuri, schiacciati sulla fronte come un cagnolino
appena nato. Un momento di gioia, quello della nascita
del primo nipote, ma io provai soltanto la sofferenza
della separazione da Karim, come il primo giorno. Mi
vergogno a dirlo: quel dolore fu galvanizzante. Qualcuno,
chiss dove, premette un tasto e io tornai a essere viva.
Come un mostro scricchiolante in un film di fantascienza.
Vorrei poter ringraziare Zohra per tutto quello che ha
fatto.  presunzione la mia, vero? Non ho alcun diritto
io. Assolutamente nessuno.
Oppure, come dicevamo Wally e io nel 1962, l'anno del
cessate il fuoco, C'est n'estpas prvu dans les accords. Il
trattato non lo prevede.
Interstiziale, defin Amina la carriera del padre nella
nuova Algeria. Non c'era spazio per lui nei grandi progetti
industriali della nuova nazione. Era un disadattato,
un piantagrane. Col tempo Amina comprese perch.
Se in Francia i suggerimenti non richiesti di un operaio venivano raramente accolti e mai premiati, in Algeria
esibire un'intelligenza pratica o un'innata sagacia creava
risentimento, ostilit, timore nel contesto delle nervose
manovre della nuova burocrazia per ottenere il controllo assoluto.
Il padre di Amina prefer restarne fuori. Per dodici anni
gest un'officina insieme al vecchio amico Fernandez, un
sopravvissuto spagnolo rifugiatosi in Nordafrica alla caduta
della Spagna, nel '39, in attesa della morte di Franco
per tornare a casa. Fernandez aveva il dono di Wally per
il bricolage, lo stesso istinto frugale per il riciclo prima ancora
che fosse coniato il termine. Non c'era macchinario
che loro due insieme non fossero in grado di resuscitare.
Fernandez, che era presente alla violenta dissoluzione della
colonia francese nell'estate del '62, aveva recuperato dal
caos un'enorme quantit di pezzi di ricambio ormai obsoleti.
Al suo ritorno in Spagna nel '78, lasci ogni cosa a
Wally, compresa una vecchia chitarra che lui pass a Karim,
quella cocente mattina d'agosto alla stazione, a mo'
di consolazione per essere stato scacciato.
Vedi che ci puoi fare, gli disse. Ma si era preoccupato
di sostituire le corde.
Amina, nel suo inamidato camice bianco non somigliava
a una cariatide quanto piuttosto alla colonna che la sostiene,
quando recuper quell'episodio da tempo sepolto
per raccontarlo ad Aissa, il quale lo ha riferito a me. Una
chitarra spagnola e un cuore spezzato, Wally aveva offerto
a Karim gli strumenti della sua vocazione: avrebbe scritto
canzoni. Il cuore di Amina era spezzato, anche se lei non
lo sapeva ancora.
Te l'ha detto lei? ho domandato ad Aissa.
Non esplicitamente. Ma so decifrare i segnali.
Per poi rivelarli a me, perch voleva che sapessi che
Karim era stato amato.
...
.
...
Capitolo terzo.
...
.
...
E cos il povero Aissa si  ritrovato con una bolletta telefonica
che non finiva pi e il mal di gola, e non so come
sia riuscito a resistere tanto tempo senza una sigaretta, a
meno che non abbia smesso di fumare da quando l'ho conosciuto.
Ma non volevo mollarlo, continuavo a pensare:
e se fosse l'ultima volta che lo sento, non ci conosciamo
tanto bene in fondo, potrebbe anche dirsi che ormai ha
fatto il proprio dovere, e addio. Con la guerra civile appena
conclusa, chiss quante telefonate di condoglianze gli
saranno toccate, abbastanza per una vita intera, e quanti
anni avr, neanche quaranta, come mio figlio. I miei figli.
Comunque, quando ho smesso di parlare, di fare domande,
Aissa ha ripreso il filo e mi ha detto quello che volevo
sentire, lasciandosi trasportare dal racconto, gli piaceva
parlare di Amina come a me piaceva parlare di Wally, e
forse per la stessa ragione: per averli vicini.
Quattro anni dopo, Amina and a far spese a Orano
con alcuni amici, a Sidi Blel, il grande, fiorente bazar dove
i trabendistes, piccoli contrabbandieri, giovani abituati
a vivere di espedienti, senza licenze d'importazione n zii
al ministero del Commercio, vendevano per strada autentici
profumi francesi, scarpe italiane e biancheria spagnola.
Lungo il marciapiede, in mezzo agli altri, c'era anche Karim.
Amina esclam: Qash man shafek.  vita vederti.
Le erano appena scappate di bocca quelle parole che si
ritrov a lottare con i propri sentimenti. Suo padre disprezzava
quella classe di commercianti in embrione.
Siamo diventati una nazione di negozianti senza negozi,
ammassati sui marciapiedi, muli carichi di merce da
trasportare di qua e di l. I suoi figli erano ingegneri diplomati,
tra i primi a laurearsi nelle nuove universit algerine.
Un giorno, grazie a loro e ai loro coetanei, il made in
Algeria avrebbe girato il mondo. Nel frattempo, per, Mo
faceva l'insegnante di sostegno di matematica in un'affollata
scuola superiore, mentre Ali, assunto fresco di laurea
insieme ad altri dieci compagni di corso dalla famosa industria
televisiva Bel Abbes, riempiva le giornate lavorative
di interminabili tornei di domino.
 come al villaggio, al caff del nostro prozio, con la
sola differenza che la casa non offre pi da bere, diceva
Ali scherzando. Non si preoccupava, stava sviluppando
un'attivit parallela, vendeva film stranieri pirata.
Era un prodigio che Amina avesse riconosciuto Karim,
pi alto di quasi tutta la testa, con lunghi capelli ricci scuri,
un prominente pomo d'Adamo e un bel naso aquilino.
Stordita, si dovette sedere sul marciapiede, facendo attenzione
a evitare le cassette che vi erano accatastate. Erano
cassette pirata? Non aveva intenzione di giudicarlo. Lui
finse di scambiarla per una normale cliente.
Karim, non mi hai riconosciuto? Sono tua... Si
trattenne giusto in tempo. Sono tua cugina, non ricordi
quando cercavo di insegnarti matematica? Non eri granch.
Hai trovato la carriera che fa per te, allora?  questa?
Perch lo derideva quando invece avrebbe voluto
abbracciarlo e implorarne il perdono per come era stato
scacciato dalla famiglia dalla sera alla mattina?
Quel Karim cresciuto le rispose dall'alto della sua nuova
statura. Non vendeva cassette pirata, le disse. Erano
sue, di diritto. Lavorava in un piccolo studio di registrazione
che produceva i successi di una nuova star. Amina
riconobbe il nome, ma credeva di avere sentito che si fosse
trasferito a Parigi quell'anno. No, faceva ancora avanti
e indietro: sobrio a Parigi, a Orano beveva e arrivava
allo studio troppo ubriaco per reggersi in piedi. Karim, il
loro Karim, era stato assunto per fargli da suggeritore e a
volte, disse, ci infilava qualcosa di suo. Un verso o un ritornello
che aveva in testa da tempo o che gli capitava di
improvvisare.
Mi sono sempre chiesta perch nel rat ci siano tante
citazioni di vecchie canzoni, proverbi, preghiere e dispute
tra innamorati, lo stuzzic Amina.
Una canzone non  un teorema matematico, replic
Karim, per dimostrare che anche lui ricordava il loro
disastroso approccio su quella splendida spiaggia dove ormai
regnava, dietro alte mura, in solitudine, un sultano
del nuovo ordine.
Sempre prima della classe? domand Karim. Ahim
s, dovette ammettere Amina; a lezione di biochimica i
compagni, tutti maschi, le avevano chiesto di rallentare
il ritmo perch alzava troppo la curva, diventava difficile
ottenere voti passabili. Le parve un'imperdonabile vanteria
e corresse il tiro concludendo: Potrei abbandonare
tutto, uno di questi giorni, e darmi al basket.
Non te lo consiglio, disse Karim. Non sembra che
gli sport femminili avranno un futuro roseo in questo paese.
Le fazioni islamiche stavano cercando di vietare le
attivit sportive femminili nelle universit. Non ci erano
ancora riuscite. E l'opposizione si faceva sentire. Karim
le porse alcune cassette.
Per tuo padre, con i miei rispetti.
Come far a riconoscere i tuoi versi? Era determinata
a nascondere il terrore che provava in sua presenza.
Terrore e sconfitta. Quattro anni perduti.
Ah, se ti fossi fatta sentire ogni tanto, non dovresti
chiedermelo, rispose lui divertito. Come aveva fatto l'impacciato
bambino di zio Hamid a trasformarsi in quel giovane
accattivante, cos sicuro di s? Pi tardi Amina sent
parlare i propri fratelli. Si diceva che Karim vivesse con
una donna che aveva il doppio della sua et. Doveva averla
conosciuta nel fosco mondo del rai che sino a quel momento
Amina aveva osservato da lontano con vago disprezzo.
Secondo Aissa il rai  l'unica creazione originale dell'Algeria
liberata. In un paese tormentato da scissioni e faide
senza fine,  una perla rara, una felice fusione delle musiche
di nozze dei beduini e delle preghiere dei Sufi erranti
con il jazz, il rock, la samba e tutto quanto si pu mescolare
con un sintetizzatore. La madre del rai era una vecchia
nata poverissima che doveva avere quasi l'et di Edith
Piaf, ma molta pi grinta, e aveva adottato il provocatorio
nome di scena di Remitti (in francese algerinizzato, falle
il pieno). La spregiudicatezza del rai era deplorata tanto
dal regime che ne aveva bandito le canzoni dalla radio
quanto dagli islamici, che non appena ne ebbero l'occasione
lo misero al bando tout court. Ma era la linfa vitale di
quegli anni, che circolava liberamente su cassette a buon
mercato come quelle che vendeva Karim sul marciapiede
il giorno che Amina ritrov lui e i propri sentimenti in un
unico respiro mozzato in gola.
Quella notte, mentre tutti dormivano, Amina ascolt
una di quelle cassette che le aveva dato Karim. La voce
del cantante avviluppava tra le sue spire flessuose una
vecchia massima: Khoud errai elli ybakkik, mashi errai elli
ydaHkek (Segui il consiglio che ti fa piangere, non quello che ti fa ridere).
Le parve di sentire lo zio Hamid. Sapeva che suo figlio
andava in giro a vendere quell'amara saggezza contadina
sui marciapiedi della citt del peccato? Se ne rammaricava?
Presumibilmente Hamid aveva seguito il consiglio che
lo faceva ridere risposandosi a sessant'anni. Adesso era
padre di due bambine, orgoglio dei suoi lombi. Il nuovo
matrimonio aveva senza dubbio accelerato l'emancipazione
di Karim alle strade della citt.
Hai incontrato il nostro mercante di melodie, allora, -
esclam suo padre, interrompendola. Amina spense
il registratore.
Tu lo sapevi che fine aveva fatto?
Certo, l'ho sempre tenuto d'occhio.
L'occhio e il ciglio, disse Amina.
Precisamente, rispose suo padre. Ma lei ne era stata
lasciata all'oscuro.
Dopo il loro incontro casuale a Orano, Karim cominci
a presentarsi di tanto in tanto nell'appartamento di
Bel Abbes. Sempre di sorpresa e di corsa. Mangiava tutto
quello che c'era a disposizione, chiedeva a Wally un piccolo
prestito, scambiava qualche battuta con Ali e spariva,
lasciandosi dietro vaghe scuse.
Ho promesso di incontrare qualcuno, diceva, oppure:
Ho detto a degli amici che sarei passato pi tardi, sottolineando
la propria indipendenza dal loro piccolo nucleo. Non
erano gli unici fan, lasciava intendere con quel suo distacco.
E aveva imparato dopo la bella lezione ricevuta a non
fidarsi troppo della propria, cosiddetta, famiglia.
Lei e Karim non furono amanti, ha detto Aissa. Nessuno
dei due desiderava spingersi in quel territorio inesplorato.
E neanche amici intimi, per quello ci sarebbe voluto pi
tempo di quanto non fu loro accordato. Furono compagni
di giochi (una definizione cui Aissa aveva chiaramente dedicato
qualche riflessione). Mai sicuri fino in fondo l'uno
dell'altra, ma pronti a stupirsi, come quel giorno a Orano.
Avanti veloce sino al 1988. Amina  all'universit, dove
studia chimica organica e copia a mano i libri di testo
quando non sono reperibili in altro modo in quegli anni di
tagli generalizzati e pesante disoccupazione, in cui chi si 
ritirato dagli studi senza un diploma e chi ha una laurea con
magre prospettive rimane a poltrire nei quartieri popolari,
appoggiato contro un muro, e sono in tanti, e cos assidui
al loro posto, che  stato coniato un nomignolo per quella
loro occupazione: hittistes, da het, muro, e shattabat,
insulto feroce, ramazze trascinate per strada. Loro si rifacevano
disturbando il traffico cittadino. Qualsiasi donna
con una meta era un bersaglio ambito. Fuori dal suo quartiere
Amina era costretta a subire una giostra quotidiana
di canzonature, minacce e proposte oscene. Abbastanza
da farle desiderare di andarsene.
Persino Karim si mise di mezzo, sabotatore non intenzionale,
ha commentato Aissa in tono quasi paterno.
Forse pensava di salvarla da se stessa, dalla sua tendenza
a non mollare mai, fino allo sfinimento. Khoud errai ybakkik.
Segui il consiglio che ti fa piangere. Anche Amina si
preoccupava per Karim, venditore ambulante, illusionista,
ladruncolo. Ma quando Karim si present una sera tardi
con quel regalo per lei, non gli chiese come se lo fosse procurato.
Era un dono troppo grande, troppo bello, e inatteso.
Un canestro da basket fissato a un palo di plastica
rinforzata montato su una base quadrata dotata di rotelle.
Dove l'hai trovato? domand. Karim non rispose.
Se ti vanno male gli esami, hai il rimedio pronto.
Come per magia dall'oscurit tir fuori un pallone da basket
e glielo lanci.
Fa' attenzione, trattenere  fallo.
Amina part in una serie di dribbling impetuosi, contrastati
con discrezione da Karim.
niente contatto fisico: le regole del gioco lo vietavano,
e cos pure la loro religione, e i feroci parenti da ambo
le parti: zie, zii, fratelli e cugini fino all'ennesimo grado.
Amina fece il primo canestro proprio sopra la testa di Karim.
Dopodich lui approfitt poco cavallerescamente della
sua titubanza (e se si fossero scontrati accidentalmente?) e
mise a segno cinque punti in rapida successione.
Aveva un talento naturale, suo fratello Karim, per il
basket. Che spreco, disse Amina ad Aissa, il quale
concord. Quanti talenti trascurati nella nostra generazione:
avremmo potuto giocare in centinaia di campionati
brillanti invece di buttarci, come sarebbe accaduto qualche
anno dopo, in gruppi armati, cellule terroristiche, milizie
di autodifesa, squadre della morte, polizia, esercito, ninja
ed emiri, l'intero suicidio collettivo della nostra cosiddetta
guerra civile.
Alla fine della partita salirono entrambi in casa, facendo
piano per non svegliare gli altri, Amina diede a Karim
un asciugamano per il sudore, gli prepar un piatto di uova
fritte e peperoni, e poi chiacchierarono un po' finch lui
non se ne and come al solito senza dire dove, n quando
si sarebbe fatto rivedere. Un momento privilegiato.
La mattina dopo si era sparsa la voce e l'intera popolazione
maschile delle case popolari lottava per il proprio
turno per esibirsi. Il chiasso era assordante. Amina chiuse
le finestre e si tuff nella chimica organica.
Nessuno fu sorpreso qualche giorno pi tardi quando i
proprietari inviarono un paio di energumeni a recuperare
il canestro rubato. I due fecero irruzione nel bel mezzo di
una partita, ignorando urla e schiamazzi staccarono il palo
dal muro e lo gettarono nel cassone del loro camion nuovo
fiammante, dove rimase l disteso come una giraffa nel
rigor mortis. E s'allontanarono salutati da una grandinata
di sassi da parte dei ragazzi dai tredici ai trent'anni a cui
avevano interrotto la partita. Amina li avrebbe ricordati,
quei sassi, perch uno la colp alla caviglia lasciandole una
piccola cicatrice, presagio di quel che era a venire.
...
.
...
Capitolo quarto.
...
.
...
In che modo cominci? Non con i gruppi islamici, che
uscirono allo scoperto in massa solo dopo quella prima settimana,
e da allora diventarono i padroni delle strade. Non
con il partito comunista clandestino, i cui leader erano gi
in prigione. Eppure, all'improvviso, il pomeriggio di mercoled
5 ottobre 1988 le strade di Algeri si riempirono di
ragazzi infuriati, molti spaventosamente giovani: Aissa dice
di aver visto tredicenni tirare in aria le Nike rubate negli
odiati centri commerciali, le riserve del regime, al grido
tanto assurdo quanto appassionato di Siamo uomini!
Non avevamo nessun piano in mente, ha continuato
Aissa. Nessuna lista di richieste. Dopo venticinque anni
di governo militare eravamo semplicemente stufi marci di
veder sperperare la nostra buona volont, i soldi dei nostri
giacimenti petroliferi, la nostra intelligenza, il nostro sole,
il nostro incomparabile litorale mediterraneo, la nostra
gioia di vivere, il nostro talento calcistico, la nostra lingua
vernacolare, la nostra capacit di tenerezza, la nostra fecondit,
la nostra virilit, la nostra dignit, i nostri ultimi
brandelli d'onore, i nostri... Era senza fiato, dentro fino
al collo come allora, nella stessa rabbia di quei giorni.
C'eri anche tu quel giorno per strada? S, c'era anche lui.
Erano tutti dalla nostra parte, le donne sui balconi e
sulle terrazze che lanciavano ai ragazzi bottiglie d'acqua,
panini, cerotti. Ci acclamavano con gli youyou, i loro elettrizzanti
ululati, e noi rispondevamo con battute e canti.
Una grande festa di strada cui sarebbe stato giusto concedere
il diritto di essere celebrata.
Dimmi cosa hai visto. Non dimenticare nulla.
Furono i pi giovani a incendiare le auto e gettare pietre
contro le finestre delle stazioni di polizia, ad assalire
le associazioni dei reduci, un gesto spontaneo di emancipazione
da parte di una generazione cresciuta nel segno
di una colpevole deferenza per l'eroico esercito di liberazione.
Lo stesso esercito che quel giorno fu incaricato di
sgombrare le strade.
Il gioved pomeriggio arrivarono carri armati e autoblindo
a occupare gli incroci, come in una folle replica della
battaglia d'Algeri, la versione cinematografica. Con la
differenza che non stavamo combattendo contro i francesi,
ma contro il nostro esercito, la spina dorsale della
nazione. Inconcepibile. Lo shock, capisci,  stato simile
a quello dell'11 settembre per i newyorkesi, un momento
di grande rottura. L'esercito israeliano usava proiettili
di gomma contro l'intifada, l'avevamo visto in televisione,
sui canali controllati dallo stato. Sapevamo che erano
in grado di fratturare le ossa. Ad Algeri le nostre truppe
usarono vere munizioni contro ragazzi disarmati. Dopo i
primi funerali, la rivolta scoppi anche in altre citt. Ci
furono il coprifuoco, arresti in massa e... qui Aissa ha
esitato, per la vergogna mi  venuto da pensare, torture
di massa. In alcune citt ricorsero a pallottole dum-dum.
Da pazzi criminali.
Ma Karim, in tutto questo, dov'era?
Mi dispiace, ecco, mi dispiace davvero, davvero tanto.
Sembrava ubriaco. Stava bevendo? Aveva parlato
per due ore, senza interruzione, a mio beneficio. L'ambasciatore
porta pena.
Sidi Bel Abbes rimase tranquilla nei primi giorni di
rabbia incendiaria, i finestrini dei treni che arrivavano da
Orano e Algeri erano neri di insulti contro gli uomini del
posto. La madre di Amina piangeva lacrime di gratitudine
stringendo le mani di Mo, che era rimasto in casa per tutta
la settimana. Ali faceva dentro e fuori con la macchina
fotografica, in attesa dei fuochi d'artificio. Di Karim non
si sapeva nulla, non avevano idea se stesse saccheggiando
qualche grande magazzino di Orano o se fosse finito in una
cella di tortura di Ain Taya. Quel gioved sera quando le
sirene cominciarono a suonare e dalle finestre entrarono
i primi sbuffi di fumo, Amina strapp una camicetta immergendone
i lembi nell'aceto contro i gas lacrimogeni, in
modo da poter uscire in cerca del fratello: lei, Ali e il padre.
Ouarda, tremante, li blocc. Il tremore era comparso
da qualche mese: in mano a lei i piatti sbattevano, le ciotole
di minestra si rovesciavano. Le caviglie sempre gonfie
per via delle ore in fila ogni mattina all'alba per comprare
pane e olio, e degli appuntamenti alle tre di notte con il
rubinetto della cucina quando la siccit si protraeva per
giorni e giorni.
Cos gli uomini uscirono a cercare Karim, mentre Amina
metteva la madre a letto e le rimboccava le lenzuola.
Non ha mai fatto del male a nessuno, disse Ouarda.
Siamo sempre andati d'accordo. L'attesa fu insopportabile,
raccont Amina, finch non arriv Karim, zoppicando,
appoggiato al braccio del padre, e l'euforia prese il
posto del panico. Aveva i jeans strappati, le ginocchia ferite,
sanguinanti, le mani scorticate dalle cadute per fuggire
ai poliziotti, come i ragazzi palestinesi al telegiornale
della notte.
Ali comparve qualche minuto dopo.
Hanno sparato a due ragazzi, non l'ho visto con i miei
occhi, ma la mitragliatrice, quella s che l'ho sentita, diavolo!
Maled i bey turchi, i generali francesi da Bugeaud e
Lamoricire a De Gaulle, Salan, Massu, e i loro scellerati
successori algerini.
Il padre di Amina pul le ferite del figlio e le fasci con
gli ultimi brandelli della camicetta strappata. Alla fine le
sirene si placarono e il puzzo mortale dei pneumatici in
fiamme cominci ad attenuarsi. Mma si riprese e domand
a Karim se aveva fame. Fu quella sera che venne davvero
accolto in casa, disse Amina. Legatelo. Non permettetegli
di sparire, sussurr al padre.
 un uomo libero, replic Wally. Ma credo sia in
grado di capire quando sta bene, e rivolse a Karim uno
sguardo che Amina non sapeva descrivere, anche se le sembrava
di averlo ancora davanti agli occhi, disse ad Aissa.
Rimasero svegli tutta la notte in un fervore d'incredulit.
Dopo tanta violenza, cosa sarebbe accaduto? Ou va
l'Algerie?
Fu Ali a parlare quella notte. Era necessario ricominciare
da zero, ripartire col piede giusto questa volta, disse.
Aveva ben chiara in mente ogni cosa. Il suo progetto
di salvezza nazionale, Il Grande Palliativo, come lo chiamava
lui, da mettere in pratica al pi presto: contemplava
la proiezione di film all'aperto, tutta la notte, sulle pareti
delle case popolari, per chi non aveva un letto cui fare ritorno:
i ragazzi dei muri, morti di noia e d'abbandono.
I grandi classici del cinema (basta Rambol) avrebbero insegnato
loro la pazienza e l'astuzia, preparandoli a governare
il paese quando sarebbe giunto il momento.
Dopo la morte di Karim, Ali accanton i suoi progetti.
Disse che l'Ottobre aveva dimostrato che quel momento
non sarebbe giunto mai, i generali alla guida del paese
avrebbero sacrificato un'intera generazione di giovani
piuttosto che rinunciare ai propri privilegi. Fu il primo in
famiglia a emigrare. Il Canada gli concesse un visto senza
grandi problemi, vive a Montral, dove riceve un assegno
di disoccupazione e trascorre i pomeriggi nei cinema d'essai.
Ha visto La strada venti volte. Manda alla sorella lettere
intessute di proverbi criptici.
Ma jand el mous ma yaddi man khuh? Cosa strapperebbe
un coltello al proprio fratello? Amina piange, leggendo
quelle lettere.
Il venerd mattina Karim usc di buon'ora a comperare
il pane. Fu allora che il cecchino lo colp, un unico proiettile
alla nuca. Non ci furono testimoni, ma quando il vicino
arriv di corsa, sconvolto, a bussare alla porta del loro
appartamento, si era gi raggruppata una piccola folla per
strada, un capannello di uomini di ritorno dalle preghiere
del mattino. L'imam era seduto sul marciapiede con Karim
riverso sulle ginocchia, il dito indice puntato al cielo,
a indicare che al ragazzo era stata accordata una morte da
martire. Oppure stava semplicemente indicando il tetto
sul quale il giorno prima era stato avvistato un cecchino.
Stavo andando io a comperare il pane, gemette
la madre di Amina, mordendosi le mani. Come faccio
sempre, di buon'ora, prima che la fila diventi una catena
lunghissima, ma ha detto che ci andava lui, e se nel frattempo
mettevo su il caff, quando tornava, ne avrebbe
bevuto una tazza. Ce l'ho qui pronto, fumante. Dovevo
andare io. Dovevo essere io, ripet graffiandosi le guance
con troppo poco vigore per potersi ferire. Amina era
terrorizzata da quel che poteva dire o fare suo padre. Ma
non disse nulla, e non c'era nulla che potesse fare perch
la polizia s'impossess del corpo di Karim e lo trattenne
per dieci giorni, per le indagini, dissero, ma indagini non
ce ne furono: solo l'ordine di ritardare i funerali finch la
rabbia non si fosse acquietata.
Ma quella non si spegner mai, cosa credono? esclam
Amina.
Karim non  stato il solo. Non  stato un caso isolato,
deve capire, ha insistito Aissa. Quella settimana furono
uccisi seicento ragazzi per strada, forse un migliaio.
Non se ne conoscono i nomi, non sono mai stati pubblicati
elenchi: niente funerali pubblici, niente scuse. Nessuna
cerimonia commemorativa. Solo cadaveri sepolti in
fosse comuni. Centinaia di giovani torturati nelle stazioni
di polizia e nei quartieri generali della polizia segreta. I
francesi ci avevano governato cos e cos noi ci siamo governati.
 la nostra storia, il nostro destino, chiss. Allah
yahdina. No, risparmiamocelo il nome di Dio, lasciamolo
fuori. Non c'era nulla che lei, o qualcun altro potesse fare.
Aissa voleva aiutarmi, ma si sbagliava. Karim non avrebbe
dovuto morire. Con una madre, e zii e zie americani?
Ora che non ci sono pi e io sono anziana, vedo con maggior
chiarezza nei loro cuori.
Nora avrebbe amato quel ragazzo con un'intensit quasi folle.
Fammelo vedere, non  Omar Sharif, eh? Ma con le
giuste cure, una buona alimentazione e un'educazione in
una public school britannica... andr alla scuola di James,
nel Gloucestershire, con una borsa di studio, penser lui a tutto.
Potrebbe essere un ottimo atleta, sapete, di solito gli
algerini lo sono, avrebbe detto James assecondandola,
schermando i propri sentimenti dietro alla sua leggerezza.
Avvialo al tennis, se vuoi il mio consiglio. Il rugby  troppo violento.
Lo zio Sid avrebbe colto nel segno.
Arabi ed ebrei sono cugini, se non proprio fratelli. Un
giorno ci placheremo e riusciremo a farcelo entrare in testa.
Intanto noi ci preoccuperemo di fare in modo che a questo
piccolo precursore non debba mancare nulla. A proposito,
 davvero bellino. Ha preso dal padre, eh?
Il mio primo errore fu quello di lasciar andare Karim
appena nato. Il secondo, di dare ascolto a Irene che, malgrado
la sua nobilt d'animo, non appena ebbe dei nipoti,
si fece sopraffare da un meschino sentimento dinastico. Per
ogni bambino che diedi alla luce con lo stampo e il sigillo
del DNA del figlio, mi ricompens con un orologio d'oro,
una spilla, una collana d'argento. Medaglie al merito. Avrei
dovuto gettargliele addosso o almeno rifiutarmi di continuare
a mentire al figliolo adorato. Karim, alla deriva fin
dai primi anni dell'adolescenza, figlio usa-e-getta di una
generazione usa-e-getta: certo che avrei potuto salvarlo,
Aissa. Anche tu lo sai. Sarebbe stato necessario coraggio,
accortezza e denaro che non avevo. Ma oggi sarebbe vivo,
a insegnare chitarra, magari, in una scuola progressista
del Midwest. Suonerebbe nella metropolitana, nella
stazione dell'Ottantunesima Ovest, vendendo i suoi cd a
una folla sdegnosa. Potrebbe... perch torturarmi? Aissa
mi offriva rahma, misericordia. L'accettai.
A bientt, ha detto Aissa alla fine, ma non intendeva
a presto, nient'affatto, era solo un modo educato di svignarsela.
 bientt, ho risposto. E abbiamo chiuso, a Parigi e New York. Amen.
Walt, a letto, sta leggendo il New York Times. Sei stata al telefono due ore.
Mi fa spesso la predica, per il mio bene, perch detesta
vedermi rimuginare, e mi rammenta il corso della storia
e come sia stata una continua catena di orrori, e che tutti
hanno delle storie, basti pensare alla famiglia di sua madre,
quarantadue zii, zie e cugini deportati nei campi di
concentramento. Lui stesso ha rischiato di morire in battaglia,
pronto a uccidere per primo quanti pi nemici potesse
malgrado la violenza fosse contraria alla sua natura
e ai suoi principi, ma la guerra  la guerra, e il colonnello,
difficile incontrare un uomo migliore, morto di infarto
prima del giorno della vittoria sul Giappone, cosa credevo che fosse la vita?
Questa volta ha detto semplicemente: Torna a letto,
stai tremando, ti porter qualcosa di caldo da bere. 
tornato qualche minuto dopo con un bicchierino di brandy.
A quest'ora? ho protestato.
Ti aiuter a dormire. Hai una faccia...
Ma siccome  anziano e troppo stanco per un'altra crisi
intestina o rivoluzione fatta in casa, e forse geloso, infelice,
della mia infedelt mentale, del logorante, continuo,
ansioso riandare al passato dello scorso anno, sollecitato
ogni giorno ormai dalla guerra in Iraq, il giorno dopo ha
detto una cosa crudele.
Ti  andata bene. Ci aveva pensato, concludendo
che sarebbe stato pi semplice, per entrambi, piangere un
figlio morto che non dover affrontare uno straniero cui
avevo fatto un grave torto, uno sconosciuto che poteva
anche essere un terrorista, un imbroglione, un inetto, o
un irresistibile seduttore.
Conoscendoti, ha detto Walt, gli avresti dato tutto
quello che possiedi, rimanendo senza un centesimo per
la tua vecchiaia.
Era quello il problema? Il denaro? Stava parlando il rifugiato
arrivato negli Stati Uniti con dieci dollari in tasca?
No, stava parlando un uomo che sapeva di avere gli anni
contati. Chi si sarebbe preso cura di me alla sua morte?
Non aveva paura di morire, o quanto meno non era in
grado di dar voce, di concepire forse, tale timore, se non
pensando alla fine della nostra vita a due e all'impossibilit
di proteggermi. Dopo tanti anni insieme la nostra immaginazione
 ormai intrecciata in maniera indissolubile.
Colpita dalla spaventosa crudelt di quel che gli avevo
fatto passare in quell'ultimo anno, mi sono domandata se
sarei stata tanto sciocca (per riprendere le parole di Amina)
da avviare quella ricerca sapendo che sarebbe risultata
vana. Anzi, peggio.
Pariepas de malheur, mi diceva spesso Wally. In quel
momento difficile mi parve quasi di averlo al mio fianco,
a guidarmi, a dirmi con la sua solita lucidit: L, franchement,
ma chre Louise, tu exagres. Laisse ton mari tranquil.
Lascialo in pace, tuo marito. Ha combattuto una guerra,
 sufficiente. Non trascinarlo nei nostri disastri algerini.
Tu non lo conosci. Lasciami in pace. Volevo che Walt
si rimangiasse quello che aveva detto. Quelle parole non
erano degne di lui.
Karim aveva solo ventiquattro anni. Tu dov'eri a
ventiquattro anni? l'ho incalzato. Era la prima volta che pronunciavo
il nome di mio figlio ad alta voce in sua presenza.
Ci hanno arruolato subito dopo Pearl Harbor, stavo
facendo l'addestramento in South Carolina.
Imparavi a tenere un'arma in mano?
Da principio ci hanno dato dei vecchi fucili Springfield.
Soltanto pi tardi abbiamo avuto il nuovo M1.
Karim non era armato. Stringeva in pugno una pagnotta di pane.
Les salauds, ha esclamato Walt. E in grado di parlare
francese, quando l'occasione lo richiede.
E adesso cosa farai? mi ha chiesto dopo qualche minuto.
Sono aperta a suggerimenti, ho risposto, sollevata
di sentire che condivideva la mia rabbia e il mio sfiduciato
dolore. Non credo che decider di invadere l'Algeria.
Purch tu non debba allontanarti troppo.
Dici che Lower Manhattan pu andare?
Mi ha rivolto un tale sguardo di gratitudine che ho rischiato
di mettermi a piangere.
Col tempo mi riconciliai con mio padre. Diventammo
prudenti amici. E sempre stato una miniera di utili massime.
Provenivano in gran parte dal Devil's Dictionary.
Se fosse vivo ora, gli chiederei consiglio solo per sentirlo ripetere il vecchio detto: Finito il lutto, organizzati.
...
.
...
Capitolo quinto.
...
.
...
Non so quando Wally vide i vecchi film con Spencer
Tracy e Katharine Hepburn. Forse quando uscirono, e allora
fu a Orano, durante la guerra. La sua introduzione
all'America, Tanti-Peste. Non amava la Hepburn, diceva
che era troppo secca, ma Spencer Tracy, Spanseer Traasi
lo chiamava, era il suo attore preferito. Aveva classe da
vendere, quell'uomo.
Aissa non voleva parlarmi di Wally. Ho dovuto supplicarlo:
Se non mi dir nulla, immaginer qualcosa di
molto, molto pi terribile.
Ha sospirato e mi ha offerto in pillole quello che doveva
avergli detto Amina nel corso della loro conversazione
notturna. Forse ha fatto qualche aggiustamento, determinato
a proteggermi, ma quello che ha detto mi  parso vero.
Amina temeva che dopo il funerale e la cerimonia commemorativa,
il padre crollasse. Quando lo vedeva scomparire
nella sua officina, nell'angolo del garage di un amico,
si domandava se non fosse per costruire un ordigno con
cui colpire gli assassini di suo figlio. Disse che sarebbe stata
felice di aiutarlo, se lui glielo avesse chiesto. I massimi
voti in chimica organica dovevano pur servire a qualcosa.
Dopo la rivolta sospese gli studi invece di iscriversi alla
facolt di Medicina. Stavano accadendo troppe cose a
casa, e per strada. Mma era sull'orlo della depressione, o
forse era davvero caduta in depressione, parlava talmente
poco che era difficile dirlo. Si alzava ogni mattina e si dava
da fare in casa, ma verso mezzogiorno andava in pezzi:
Amina cercava di scuoterla, ma lei si limitava a starsene
seduta sul letto, a spalle chine, scuotendo la testa, con le
lacrime che le rigavano le guance.
Il progetto segreto di Wally non era un ordigno esplosivo,
naturalmente, ma una favolosa radio: un vecchio modello
racchiuso in una delicata custodia in legno a forma di
arco moresco. Anche all'interno era un anacronismo miracolosamente
resuscitato: funzionava a valvole. Amina riconobbe
la delicatezza del gesto, un ritorno al loro passato:
Mma si limit a fissare la radio inorridita. Comprese all'istante
che si trattava di un dono d'addio. Non l'accese mai.
Qualche giorno pi tardi, infatti, Wally disse ad Amina:
J'ai la bougeotte, che in francese indica un'irrequietezza
legata a un vivace ottimismo. L'intero paese aveva la bougeotte
nel 1989. I Figli d'Ottobre, come furono chiamati,
avevano pagato col sangue una nuova costituzione, una
nuova apertura democratica, la nascita di sessanta partiti
politici. Centinaia di quotidiani e riviste in tutte le lingue
del paese chiedevano riforme. Fiori un'inaudita libert
d'associazione, gruppi per i diritti umani, per il femminismo,
cineteche in ogni citt e provincia. Fu riaperto il
confine col Marocco.
Avevamo tutto quello che una democrazia pu desiderare,
eccetto il rispetto della legalit, ha detto Aissa.
E anche quello sembrava a portata di mano ormai.
Pronto a lanciare il suo attacco all'impunit, parola d'ordine
sui giornali nuovi, Wally si mise sulle tracce degli assassini
di Karim, affinch venissero consegnati alla giustizia.
Amina si domand in seguito se il padre credesse davvero
in quella ricerca o se fosse uno stratagemma per stemperare
la disperazione. Come c'era da aspettarsi, ignorando l'assortimento
di nuovi gruppi di pressione si mise in marcia
da solo, come un cowboy solitario o un novello ispettore
Maigret. Torn prima di ogni altra cosa all'edificio dov'era
stato avvistato il cecchino, per vedere se riusciva a raccogliere
qualche informazione. Non ottenne nulla. Wally
lavorava su due teorie. Il tiratore era una recluta nervosa
e assonnata incaricata di far rispettare il coprifuoco mattutino,
oppure un agente provocatore con il compito di
fomentare e diffondere la rivolta in quella citt pigra. Inviato
da chi? Il padre di Amina credeva davvero di potersi
addentrare nelle confuse faide tra le fazioni rivali del
regime sfociate sulle strade?
Il muro di Berlino era caduto, ha detto Aissa. Ceausescu
morto e sepolto. Credevamo di essere sullo stesso
treno anche noi. Ci sbagliavamo.
Wally aveva un informatore nel regime: la figlia Nour
aveva sposato un rappresentante della crme del paese. Il
marito di Nour era figlio di un colonnello dell'esercito di
liberazione che aveva controllato un'intera provincia nel
1962. Il suo nome appare nei libri di storia. Quale maresciallo
di Napoleone aveva esclamato boriosamente Sono
un capostipite? Ecco, il nostro uomo era un capostipite.
Mio padre, disse Amina, era solo mio padre. Per
quella gente, Nour, la nostra regina, era una semplice ragazza
di campagna carina.
Viveva in una bella villa in un quartiere residenziale
sul mare, appena fuori Algeri, destinato ai pi ricchi e potenti,
protetto da guardie e cancelli. Arrivarono in tempo
per ammirare il tramonto da un'alta terrazza sulla baia di
Algeri, lo spettacolo pi bello del mondo a detta di qualcuno.
Amina disse che lo spettacolo pi bello del mondo
era Nour, a testa china, le dita volteggianti sul suo ricamo.
La protagonista di un dipinto di Delacroix in un abito
di taffet con volant sul petto e calzoni a sbuffo, non le
vecchie braghe di lana consunte che indossava il nonno,
bens un'ironica versione parigina. Nour faceva shopping
a Parigi due volte l'anno.
Prepotente quando era ancora una ragazzina, umorale,
esigente, viziata, sotto tanta vivacit esteriore adesso era
sottomessa e malinconica. La famiglia del marito la disprezzava.
Che avesse abbandonato gli studi (di Medicina, che
altro?) per allevare le figlie, non le aveva fatto guadagnare
la loro gratitudine. Quella famiglia di nobili dell'ultima
ora voleva un erede, un maschio. Nour non ne poteva
sfornare uno a comando, vero?, domand preoccupata ad
Amina. Lei leggeva le riviste scientifiche, quali rimedi poteva
offrire la Scienza? La disperazione aveva spinto Nour
a rivolgersi a un marabutto e spendere una fortuna per un
amuleto, una piccola pochette di pelle con i quattro lati
cuciti. Sapeva d'acqua di rose, scorza d'arancia e polvere.
Le era stato prescritto di tenerla nella tasca dei pantaloni
del marito appesi nell'armadio.
Amina era sbalordita e lo fu ancor pi quando la sorella
domand: Perch sei venuta? Hai conosciuto qualcuno?
Baba sta cercando di dividervi? Dovrai fuggire prima
o poi,  il destino della pi piccola.
Amina rivel lo scopo della sua visita e subito se ne
pent, perch al nome di Karim la sorella si fece nervosa
ed evasiva. Il cugino squattrinato venuto da chiss dove,
musicista di strada, piccolo contrabbandiere: la sua morte,
cos scandalosamente pubblica, era stata causa d'imbarazzo per lei.
Amina non gliene voleva: Nour praticamente non l'aveva
conosciuto Karim. La famiglia del marito la teneva
sotto controllo. Non poteva negare la violenza d'Ottobre,
ma neanche rammaricarsene, per lei rimaneva fuori, l dove
terminavano i curati giardini dei potenti e cominciavano
le strade piene di gente, di traffico, di polvere.
La prigioniera del palazzo di vetro, chiamava Wally la
sua amata Nour. Dopo un'amara lotta interiore aveva rinunciato
a lei e trasferito le sue speranze sulle nipotine.
Nour doveva avere parlato con il marito che quella sera
si rivolse affabilmente al suocero: Mi pare di capire
che avete in mente una piccola missione. Se  di risposte
che siete in cerca, e chi non ne chiede di questi tempi,
posso procurarvele io. Ci pu volere del tempo,  chiaro.
Il paese sta crescendo e dobbiamo essere pazienti. Stiamo
ancora muovendo i primi passi. E insistette perch
avessero la sua vettura con autista il giorno seguente. Per
meglio spiarne i movimenti, pens Amina. Wally concord tristemente.
Il successivo viaggio ad Algeri sort una reazione opposta.
Non un pesante manto di riserbo e sorveglianza segreta,
bens un'irriverenza scandalosa, un inaudito atteggiamento
di sfida che spingeva a chiedersi: Dove credono
di vivere i giovani reporter di questo giornale nuovo, in
Danimarca, in Australia, forse?
Wally glielo domand e ottenne questa risposta:
Un paese  sempre in costruzione. Gli diamo vita attraverso
le nostre azioni. Abbiamo avuto paura per troppo
tempo. Non abbiamo mai espresso quello che avevamo nel
cuore, neanche ai nostri amici pi intimi, tenendo sempre nascosto qualcosa.
Amina li defin il pessimista, l'ottimista e l'osservatore.
Erano degli esibizionisti, dei commedianti. Forse avevano
gi compreso, come avrebbe detto suo fratello Ali, di svolgere
il ruolo di comparse in un film sperimentale destinato
ad avere brevissimo successo.
Esordirono annunciando allegramente che soltanto
qualche giorno prima erano stati convocati negli uffici del
temuto scu militane e ammoniti da un colonnello severo:
Noi siamo il cuore del paese.
Allora questo paese non ha cuore, ribatt Wally.
La troika lo guard sorpresa. Erano un po' arroganti,
disse Amina, credevano di essere i pi furbi.
Peccato che non eri con noi l'altro giorno, disse
l'ottimista a Wally. Devo confessare che noi, per deferenza,
non abbiamo replicato. Le vecchie abitudini sono
dure a morire.
Soprattutto quando ci sono state inculcate con pugni
e scarponi dalla punta d'acciaio, sottoline il pessimista.
Ma non ci hanno toccati, obiett il primo. Ci hanno offerto t e pasticcini!
Certo, ammise l'altro. Ma intendevano ricordarci
che il Nordafrica non  l'Europa dell'Est.
L'ottimista continu: E nel caso remoto in cui dovessero
avere i giorni contati, volevano assicurarsi che
avessimo un debito nei loro confronti. Potremmo ridurvi
in poltiglia, sapete, ma non lo facciamo, ci asteniamo.
Cos, tra un anno o due, se saremo chiamati a rispondere
di qualcosa in un'aula di tribunale, voi potrete attestare la nostra correttezza.
A meno che non si finisca noi sul banco degli imputati, gli fece eco il pessimista.
Sembravano i tre marmittoni, disse Amina, per come
si davano la battuta l'un l'altro finch, come a un segnale
convenuto, non si fecero seri e scuri in volto e domandarono
al padre di Amina il motivo della sua visita. E lui glielo
spieg, senza tante parole, con franchezza. I suoi saccenti
interlocutori avevano la risposta pronta.
Indagini, confessioni, processi pubblici sono fuori
discussione per il momento. Ma se scoprite qualcosa e lo
mettete nero su bianco, un giorno qualcuno pagher, sugger l'ottimista.
Wally si spazient. Non ho paura di correre dei rischi,
se  a questo che state pensando. Alla mia et non ho pi niente da perdere.
L'ottimista lanci un'occhiata di solidariet ad Amina
come a dire: Tuo padre sta dimenticando qualcuno. In imbarazzo
per l'attenzione indesiderata, lei abbass gli occhi, fissando il linoleum chiazzato.
Quell'edificio, mi ha spiegato Aissa, era una caserma
dell'esercito francese, prima che il regime lo offrisse
alla stampa ad affitto zero. Quel che viene dato, pu essere
tolto. Vivevamo in uno spazio di cui non eravamo padroni
quell'anno. Lo sapevamo. Quel che non potevamo prevedere
era che non fossimo neanche padroni dei nostri giorni.
Quattro anni dopo, all'inizio della guerra civile, quei
giovani giornalisti furono tutti e tre assassinati nel giro di
qualche settimana. I gruppi islamici volevano sbarazzarsi
di loro, ma non erano gli unici nemici che avevano. Non
fu mai compiuta un'indagine credibile. Nemmeno quello
che Amina defin il pessimista avrebbe potuto immaginarsi
che sarebbe andata a finire cos.
Quando Wally chiese loro qualche suggerimento, i tre
si sforzarono di immaginare a chi potesse rivolgersi. C'era
stato un rimpasto nel regime dopo le morti di Ottobre. Le
tessere del domino erano state rimescolate. Alcuni vertici
erano stati spediti in pensione con ricche rendite e altri
inviati in ambasciate all'estero. Altri, per ragioni imperscrutabili,
erano finiti in remote postazioni nel deserto.
 da loro che devi andare, dissero a Wally. Hanno vecchi conti da saldare.
Ho sempre voluto vedere il deserto prima di morire,
rispose lui. Posso contare su di voi pour quelques bonnes addresses?
Srement, monsieur, replic l'ottimista con lo stesso francese brioso di Wally.
E ci  andato nel Sahara? Cos'ha trovato? ho chiesto
ad Aissa. Durante la nostra prima visita a Wally, io e
Charles avevamo discusso nel nostro modo infantile se la
sua Repubblica fosse un'isola o un'oasi. E se non fosse stata
n l'una n l'altra? Se la Repubblica di Wally fosse piuttosto
un camion sconquassato con troppi chilometri sul groppone,
come il vecchio Citroen lasciatogli da Fernandez al
momento di tornarsene in Spagna, nel 1978? Wally aveva
promesso di continuare a usarlo per lealt nei confronti del
suo proprietario, mantenendo la parola col sudore dei figli.
Erano i fratelli di Amina a ripararlo, distesi nella polvere,
sotto il motore. Amina si occup del nuovo impianto elettrico.
Il camion ricambi tanta devozione non andando mai
in panne a pi di dieci chilometri da casa.
Fino a quel fatale viaggio a In Salah, dove si blocc sulle
alture a nord di Djelfa, un giorno spazzato da gelidi venti
di sabbia. Un camionista li train in citt. Passarono la
notte dietro il garage, Amina in cabina, Wally nel cassone,
sotto alcune coperte prestate, cullati dalle folate di vento.
La mattina dopo l'aria era tranquilla e nella gola di Wally
si era insinuata una tosse secca e ostinata, quasi vi avesse
fatto il nido una creatura dotata di volont propria. Uno
scorpione. Il camion non era in condizioni migliori. Era
necessario sostituire la pompa dell'acqua, da ordinare ad
Algeri, e poteva volerci una settimana. Amina avrebbe voluto
salire sul primo autobus diretto a sud. Wally ripesc
una delle sue spensierate massime francesi per ridere della
propria mala sorte. Reculer pour mieux sauter. Grande
oppositore della superstizione in passato, dichiar che l'irriducibilit
senza precedenti del loro camion era il segnale
che stavano andando nella direzione sbagliata. Segnale di
chi?, domand Amina. Discussero nel cortile del meccanico,
lei, Wally e quella tosse incalzante, sgarbata, che interrompeva
ogni frase con il suo messaggio insistente, che
Amina rifiutava di ascoltare.
La discussione prosegu nel caff pi vicino, dove al
televisore sopra il banco c'era una vecchia partita degli
Harlem Globetrotters contro una squadra francese, figli
di immigrati senegalesi e martinicani senza una sola chance
di vittoria malgrado il loro talento.
Karim aveva il basket nel sangue, disse Wally dopo
un sorso di caff caldo che scacci la tosse per qualche
istante. Fa parte della sua eredit.
E cos, lontano da casa e da chiunque li conoscesse, nella
libert non ancora conquistata del deserto non ancora
raggiunto, il padre di Amina descrisse alla figlia la madre
di Karim. Col favore di quella chiassosa partita a pallacanestro,
Amina venne a sapere di una donna americana,
ebrea, un groviglio di riccioli neri, la pelle chiara, come
quella di qualche famiglia che viveva nella porzione araba
della citt natale di Wally quando era ragazzo. Quei vicini
avevano bisogno di lui per accendere la stufa, il venerd
sera. Lo ripagavano con dolci e candele. Wally vide le loro
sofferenze dopo l'armistizio, nel 1940, quando i compagni
ebrei furono cacciati dalla scuola elementare da un
giorno all'altro, i padri rastrellati e deportati nei campi di
concentramento nel profondo Sud.
Era ebrea? domand Amina sconcertata, vergognandosi
subito di non essere stata risparmiata dall'irrigidimento
che aveva colpito il paese a partire dal 1962.
Karim lo sapeva? chiese.
Sai quant' difficile adottare un bambino nel nostro
paese. Qualche bugia ci permise di evitare la procedura
legale. Poi ho lasciato che fosse Hamid a decidere. Era
suo diritto.
E adesso dov'? volle sapere Amina, e scopr di un
incidente in bicicletta, a New York, nel 1975, di una giovane
donna travolta da un autobus. Aveva battuto la testa
contro il marciapiede. Aveva perso la vita sul colpo.
 morta per strada, disse il padre di Amina. Non
fu necessario aggiungere tale madre, tale figlio. Amina
vide le lacrime negli occhi del padre, ma insistette. Non
avrebbe dovuto accanirsi, disse ad Aissa. Erano partiti
per interrogare qualche giudice o poliziotto in pensione
e invece era suo padre che stava mettendo sotto torchio.
Ma sapevi dov'era, eravate in contatto?
Ci scrivevamo regolarmente, ma quando lei si spos,
decisi di interrompere per qualche tempo. Non volevo
essere un elemento di disturbo per la sua nuova famiglia.
Non sarebbe stato giusto.
E hai lasciato Karim all'oscuro di tutto?
Non gli ho detto la verit. Ho cercato di rimediare
in modo diverso.
Cos Wally si sbarazz di me prima del tempo. Una
bicicletta, un autobus, una strada di citt. Sacre Louise.
Pauvre Louise. Dopo anni di domande, dove sar adesso,
sar viva o morta, se fosse viva avrei avuto notizie, si fabbric
una piccola, amara certezza. Arrivata in sogno, chiss.
Anch'io avevo sognato Wally che si rifiutava di parlarmi.
In entrambi i casi il messaggio era brutalmente chiaro:
ci eravamo allontanati troppo per riuscire a comunicare.
Ora si rende conto perch quella lettera da New
York abbia provocato una simile reazione, ha detto
Aissa. Amina non sapeva cosa pensare.
E la missione nel deserto? L'hanno abbandonata?
Si fecero dare un passaggio fino a casa da un camionista
che veniva dai pozzi petroliferi con un carico di sabbia
del deserto. Abbracci la loro causa, si offr di fare una
deviazione per passarli a prendere e riportarli a sud. Ma
era destino che non andasse cos. La tosse di Wally peggior.
Medici, raggi X, diagnosi ebbero la meglio. Il cancro
ai polmoni divenne padrone della sua vita e nel giro
di pochi mesi lo port alla morte, all'inizio del 1990. Si  perso un turpe decennio di guerra civile.
...
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...
Capitolo sesto.
...
.
...
Aissa.
...
.
...
Una barbarit, quella telefonata, che io non debba mai
pi farne un'altra. Ad Algeri l'avrei invitata a casa di mia
madre a bere un t, lei le si sarebbe seduta accanto sul divano,
tenendole la mano mentre io facevo il mio triste racconto.
Non  nostra abitudine lasciare solo chi si trova ad
affrontare un lutto.
Quel che non ho detto a Louise perch non ce n' stato
il tempo o perch l'ho giudicato fuori luogo o gravemente
prematuro (Kul ta kheer fih khir, diceva mia madre
quando ero in ritardo per la scuola: Arrivar tardi ha i suoi
vantaggi)  sufficiente per riempire un libro intero. Non
le ho detto di come quella matita gialla numero due tra i
capelli di Amina fosse diventata un'ossessione. Se non me
ne fossi impossessato entro la fine della serata, mi sarebbe
parso che la vita ci sbattesse ancora una volta la porta
in faccia. Tuttavia, non c'erano parole n gesti che potessi
fare per ottenerla. Doveva arrivarmi di suo proprio impulso o niente.
Non ho detto a Louise che Amina aveva insegnato chimica
alle superiori mentre assisteva la madre nel corso
del rapido declino che nel '94 la condusse alla morte. Poi,
Amina era immigrata in Francia perch, mi disse, La situazione
era torbida: l'eufemismo usato da uno stato di
polizia per descrivere autobombe, assassinii, ogni notte
i quartieri pi poveri sotto l'assedio della polizia e delle
gang dei giovani islamici. Aveva vissuto in Francia per anni
con un visto turistico scaduto. Essendo una donna non
era automaticamente oggetto di terrore e di disprezzo, ma
senza documenti validi le possibilit di impiego erano limitate.
Alla fine era riuscita a farsi assumere nel laboratorio
in cui  impiegata ora, occupandosi del magazzino finch
il professore non l'ha scoperta e consacrata sua assistente.
Non c'era bisogno di riferire a Louise, non ancora,
com' andata a finire la missione intrapresa da Wally.
Non  finita, ha detto Amina: all'inizio della guerra civile
si  metastatizzata. Mi ha mostrato un pacco di
volantini stampati a inchiostro che aveva appena ricevuto
dall'Algeria. Una decina di pagine di ritratti formato
tessera, tutti ragazzi tra i sedici e i trent'anni: minacciosi,
imbronciati, sorridenti (quelli ti spezzano il cuore),
scomparsi durante la guerra e di cui, dieci anni dopo,
non si sa ancora nulla.
Questo ragazzo di sedici anni aveva dei problemi mentali.
Fu sequestrato dalla milizia, a Relizane, lo chiusero
dentro il bagagliaio della macchina. Il padre li implor di
prendere lui al suo posto, ma si rifiutarono.
Per ogni volto, una storia: Amina le conosceva tutte.
Diceva: No, non ancora, ma forse un giorno. Si procede lentamente.
Il Cile, l'Argentina hanno avuto le loro commissioni
d'inchiesta. Noi abbiamo bavagli e manganelli.
Non c'era bisogno di dire a Louise che a quel punto,
mentre una luce lattiginosa striava le finestre, il professore
aveva chiamato Amina, per darle la sveglia. Lei aveva risposto
davanti a me, e per tutta la telefonata mi aveva parlato
con le sopracciglia. Ho visto sul suo viso espressivo comparire
prima una piccola smorfia, poi la fronte farsi aggrottata,
quindi l'ombra di un sorriso, e un ultimo, impaziente
cenno d'assenso col capo.
Il professor Cellier mi ricorda che luned prossimo
deve arrivare un gruppo di scienziati svedesi. Vuole
decorare il laboratorio con fronde di pino per farli sentire a
casa. Era incerta tra le lacrime e il riso.
Capisci perch gli voglio bene? Non ha la minima
idea! Di niente! Credi che mio padre ci trovasse la stessa
cosa nella sua fidanzata americana? La sua ignoranza poteva
essere un rifugio... ha esclamato con uno sguardo di complicit.
Senti, sar dura per tutti. Perch non le parlo io, per
primo? Questo almeno posso farlo...
Come vuoi, mi ha risposto. Ma poi si  addolcita.
Non ho letto il tuo libro, non ho tempo di leggere, solo
articoli scientifici e un po' di storia, ma ti andrebbe di
scrivere di Karim? In modo breve, conciso: la sua esistenza
precocemente interrotta. Puoi raccontare la vita di un
ragazzo di ventiquattro anni che non hai conosciuto? Ma
anche tu avevi la stessa et quell'anno, o sbaglio?
Ha lasciato una caterva di cassette. Ali non ha voluto
farmele vedere, ma dice che Karim scambiava le etichette
per confondere i clienti. I fan del rai si ritrovavano ad
ascoltare i sermoni infuocati di qualche imam dello Yemen
e i bigotti venivano contaminati dal veleno della nuda voce
femminile di Cheba Fadela. Ali conosceva mio fratello
meglio di me. Tieni, ecco il suo indirizzo.
Non ho detto a Louise che quando Amina si  sfilata
la matita gialla dai capelli, le  scesa una ghirlanda di
riccioli scuri sulle orecchie mentre mi porgeva quel dono
inaspettato.
Che ci devo fare? Quella matita, quel semplice pezzetto
di legno, vista la sua provenienza, era una miniera di
informazioni delicate.
Scusa, ero sovrappensiero, ha risposto lei. Ma forse
era una bugia. Credi di essere in grado di riempire i vuoti?
I vuoti sono controversi per propria natura, non trovi?
Il vuoto di un uomo pu essere l'enciclopedia di un altro.
Ecco, vedi, sei molto pi bravo di me con le parole.
E hai la distanza necessaria. Poi, dal momento che era
giorno e gi ora di rimettersi in moto, mi ha chiesto se volevo
accompagnarla a tagliare qualche ramo di pino per gli
scienziati svedesi. Al volante si  trasformata in un demonio,
soddisfatta soltanto quando  riuscita a superare una
Mercedes su una micidiale strada di montagna.
Perch? ho chiesto mentre il pover'uomo alle nostre
spalle slittava su insidiose lastre di ghiaccio.
Non hai visto la targa di Parigi? Credono di essere
i padroni della strada. Bisogna ricordargli che si sbagliano.
 una questione di principio E quello  stato l'inizio
di una mattina che mi ha ricordato i viaggi nell'entroterra
al seguito di mio padre, ingegnere agricolo che i
contadini amavano mettere alla prova con tutti i trucchi
a loro disposizione, nell'attesa di uno scivolone che giustificasse
l'inveterata sfiducia nel ministero che l'aveva
incaricato di riorganizzare le loro esistenze.
Amina ha parcheggiato su un pendio scosceso. Nel bagagliaio
c'era un equipaggiamento da roccia completo: catene
da neve, piccozza, corde e un paio di robusti scarponi da trekking.
Mi dispiace, ma non ho un paio di scarponi anche
per te, ha detto avviandosi attraverso un acquitrino di
fango e neve, neanche nel corso della notte tutti i ghiacciai
delle Alpi si fossero arresi a temperature troppo miti,
su per uno stretto sentiero tra le rocce, finch non siamo
arrivati al boschetto di pini che cercava. Sembrava conoscere
ogni centimetro di quei boschi, come un maquisard clandestino.
Sicura di non essere stata alla macchia nel 1956? ho
commentato. Mi stava mettendo alla prova oppure l'aria
aperta le aveva spazzato la mente da inutili garbugli, tanto
da essersi del tutto dimenticata di me?
Dopo aver segato i rami, mi ha permesso di trasportarne
un po': pungenti, appiccicosi di resina. Ho maledetto il
professore per averci costretti a quel lavoro assurdo. Una
volta posato il carico nel bagagliaio, Amina si  girata verso
di me: Bene, adesso hai un po' di colore sulle guance,
ma... oh, cos' successo alle tue scarpe?
Si erano disintegrate come cartone.
Dai, siediti, mi ha detto spingendomi sul sedile.
Togliti 'sta roba bagnata e fammi dare un'occhiata.
Un istante dopo i miei piedi gelati erano nudi al sole.
Rischi di beccarti i geloni. Scusa, cercher di fare piano,
si  messa a massaggiarmi i piedi abilmente, anche
se all'inizio  stato doloroso, confesso. Non ho raccontato
a Louise, non l'ho detto nemmeno a me stesso, cosa  successo dopo.
Come diceva mia madre, arrivar tardi ha i suoi vantaggi.
Amina mi ha lasciato alla stazione prima di tornare al laboratorio.
Non dormi mai? le ho domandato mentre ci salutavamo.
La vita  breve, dormir quando sar morta, sono
state le ultime parole che le ho sentito dire quel giorno. Ha
fatto in fretta, si  liberata di me e di Louise in un colpo
solo, con grazia e sicurezza.
Sul treno per Parigi mi sono addormentato e ho sognato
un uccellino scuro di non so bene quale specie appollaiato
in cima a un pino svettante. Da allora ho avuto molte
conversazioni con Amina, pi intime, e di maggior respiro,
ma devo ancora ascoltare dalle sue labbra quello che
l'uccellino mi ha cinguettato in sogno: Perch senza figli, dici? Karim  nostro figlio.
...
.
...
Ultime da Manhattan.
...
.
...
(New York, New York, maggio 2003).
...
.
...
Tariq.
Salve boss,
mi fa piacere sentire che tornerai presto a New York.
Mi raccomando di farmi sapere la data e l'ora precisa del
tuo arrivo. Avrai bisogno di qualcuno che si prenda cura
di te, chi meglio del sottoscritto? Nel frattempo ti dar
un'idea del clima di questi giorni: ecco il bollettino meteorologico
della settimana.
Non avevo intenzione di avvicinarmi a Ground Zero
l'altro giorno, ma alla fine la curiosit ha avuto la meglio,
o  il mio passato da autista d'ambulanza che non mi vuole
mollare, chiss. Comunque, dopo un viaggio in aeroporto
all'alba, sono passato davanti al lugubre edificio degli
uffici federali a Lower Manhattan. A Roma la diresti una
roccaforte dell'era fascista. Questo tetro grattacielo si erge
su un'ampia piazza senza un albero affossata rispetto
alla strada: somiglia a una piscina prosciugata in uno zoo
chiuso da anni. Oggi era il luogo d'incontro di un'unica
specie: uomini musulmani dai sedici anni in su, non accalcati,
non c'era calca, dovevano essere almeno trecento
a una stima approssimativa, assembrati l davanti, in fila
ad aspettare, pazienti, assonnati. La fila si avvolgeva su
se stessa come un arabesco, detesto usare questa parola,
ma ti servir a farti un'idea. Raddrizzata, sarebbe arrivata
fino al ponte di Brooklyn. Ma magari l'idea non te la fai
lo stesso perch non conosci abbastanza bene New York.
Comunque erano tutti li, quel branco di esuli rifugiati,
turisti, studenti, sposi novelli (s, anche loro!), in una
gran mescolanza di nazionalit, razze e classi sociali. A
dire il vero, non credo esista altro luogo, al di fuori della
Mecca durante Yhadj, in cui sia possibile trovare una variet
cos ampia di fedeli riuniti per obbedire alla legge.
Non la legge divina in questo caso, ma quella terrena, anzi
neanche una legge, un decreto o, come lo chiamano qui,
un ordine esecutivo. Un bel problema! In una repubblica
le leggi vengono approvate dai rappresentanti del popolo
eletti negli organi deliberanti, ma questa non  una legge,
sar anche extralegale, ma a detta di molti  illegale punto
e basta. In realt ci sono stati dei dibattimenti, ma senza
nessun risultato. Vive la rpublique, pourvu qu'elle dure.
Viva la repubblica, purch duri.
I presenti non erano certo nella condizione di poter
contestare quel decreto-ordine esecutivo, n di rifiutarsi
di comparire tutti, alla stessa ora dello stesso giorno, mese
e anno, garantendo cos quell'ingorgo lento e gigantesco.
Ad Algeri, dove la gente non ha pi nulla da perdere,
ci sarebbe stato un caos generalizzato, ma qua, dove da
perdere qualcosa c' ancora, e non poco, sono tutti umili,
pazienti, ordinati. Addirittura persuasi di essere nel torto.
Avevano avuto sei mesi per ubbidire al decreto-ordine
esecutivo, a partire dal gennaio scorso, per la precisione.
Dovevano presentarsi di persona, con i loro visti scaduti,
i permessi non pi validi, le licenze di matrimonio appena
rilasciate o qualsiasi altro pezzo di carta che potesse attestare
il loro diritto a respirare in questi United Snakes of
America, come li chiamava un vecchio tizio cui ho dato un
passaggio un giorno, di ritorno dall'aeroporto Kennedy.
Quelli di oggi erano i procrastinatori, che rispondevano
all'ultima chiamata utile. Una specie di giorno del giudizio
riservato ai musulmani, inclusi quelli del Bangladesh. Eccoci
qua, troppo tardi, non ci saranno proroghe, e i negligenti,
gli svogliati, i recalcitranti rischiano la deportazione.
Ma lo stesso, si scopre, vale per le migliaia che si sono
affrettati a presentarsi nei mesi scorsi. A dire il vero, ce
ne sono ancora centinaia rinchiusi in qualche soffocante
cella di contea o centro di detenzione per immigrati. Nel
mio lavoro mi capita di sentir parlare di questi posti, venti
brande stipate in un'unica stanza, bagni senza porta,
sandwich rancidi, manette, catene, insulti, ma che paese
 questo? Vive la rpublique, pourvu quelle dure.
Dunque come biasimare i ritardatari, gli ansiosi, gli ottimisti
impenitenti di oggi che hanno nutrito la speranza
che l'ordine venisse revocato e la vita potesse andare avanti
come prima, e i figli avrebbero preso il diploma e studiato
medicina, ingegneria o economia finanziaria, mentre i
padri guidavano i loro taxi o vendevano quotidiani nella
metropolitana e riso pilaf e frutta e verdura matura su qualche
bancarella per strada, come quella dove ti ho comprato
un mango succoso il giorno in cui sei arrivato in citt.
Gli uomini in testa alla fila erano l che aspettavano l'apertura
degli uffici dalle due del mattino! Fortunatamente
 stata una notte mite. Mi sono chiesto perch non distribuissero
dei numeri, come fanno in qualsiasi gastronomia
ebrea di questa citt, almeno quei poveretti potevano andare
fino a Chinatown a fare colazione e tornare ritemprati.
Tutto quel su e gi forzato in una giornata destinata a
diventare caldissima, senza un angolo all'ombra, nessuna
possibilit di sedersi, neanche una fontanella, aveva tutta
l'aria di una punizione preventiva degli innocenti, se devo
esser sincero.
E dov'erano i venditori ambulanti? Una decina di bar e
pizzerie nel raggio di due isolati e nessuno a offrire caff,
bevande, sigarette, biglietti della lotteria. Non  necessario
essere cittadini americani per vincere alla lotteria. In
un paese civile ci sarebbe stata della musica. Magari, perch
no, a Dio piacendo, una band di Dixieland che suona
When the Sants Go Marchng In, come fanno a certi funerali
che mi  capitato di seguire. ,
 pur vero che in quella prigione all'aria aperta nessuno
di quei ragazzi con i jeans con la piega n di quegli uomini
pi anziani in giacca e cravatta, accompagnati da mogli nervose
e cognate dall'aria capace (le loro carte sono in regola da
anni), era dell'umore giusto per un accompagnamento musicale.
Scambiavano a stento due parole tra di loro, ognuno
stretto al proprio gruppo famigliare, che tristezza, cos poche
tracce della nostra famosa solidariet musulmana! Non ho
sentito una sola battuta, giusto qualche discreto brontolio
sconsolato. Un medico pachistano afflitto all'idea di perdere
mezza giornata di lavoro (ottimista) al pronto soccorso
dell'Elmhurst Hospital. Un giovane studente marocchino
che temeva di aver fatto naufragare il proprio visto evitando
tutti gli altri corsi dell'ultimo semestre eccetto chimica organica.
(Lavorava come tassista tre notti alla settimana. Con
un visto da studente? Un po' stiracchiato di questi tempi).
Se hanno studiato chimica organica, capiranno, ha
commentato, per incoraggiarlo, una donna di una certa
et. Il giovane si  voltato verso di lei come per una sorta
di fototropismo, era un ragazzo di una ventina d'anni,
dal viso liscio, abituato a confidare in una madre energica
a casa. Anch'io mi sono girato verso di lei.
Indossava sopra i vestiti una T-shirt sovrabbondante
con il logo di un gruppo di Brooklyn che si batteva per i
diritti civili e, durante la settimana, aveva lanciato diversi
appelli alla radio per raccogliere un po' di volontari. Ne
avevo notati altri di quei bravi cittadini in mezzo alla folla.
Un po' di vanit a volte non guasta, avrei voluto dirle.
Anzi, poteva renderla pi credibile agli occhi della gente
vestita di tutto punto per questa giornata al banco degli
imputati, come se la propria vita dipendesse dalla cravatta
giusta. Poteva legarsi la T-shirt al collo per le maniche,
che so, drappeggiandola sulle spalle come un mantello, uno
stendardo, un paio d'ali. Si  accorta che la stavo guardando,
ma ha continuato a parlare al ragazzo preoccupato.
Di' che parlerai soltanto davanti al tuo avvocato. 
un tuo diritto. E chiama uno di questi numeri, ha detto
porgendogli un volantino. Ecco un quarto di dollaro
per la telefonata, se ti dovesse servire. Anzi, tieni anche
questi. Non si sa mai. E lei invece? ha domandato rivolgendosi
a me. Ce l'ha un avvocato?
Louise Berlin! ho esclamato. Avevo raccattato per
strada a Manhattan un suo vecchio amico, un anno fa.
Una tua ammiratrice, le ho procurato un'intervista con
te. Non mi'hai mai detto com' andata. Non ero sorpreso
di rivederla l quella mattina: la Baghdad sull'Hudson ha
traiettorie misteriose. L'avrei riconosciuta prima se non
fosse stato per quella T-shirt penitenziale. Sono un gran
fisionomista, ricordo anche le facce che ho intravisto un
istante nello specchietto retrovisore.
Lei invece non mi ha riconosciuto. Alla fine ho dovuto
dirle chi ero. Mi ha gettato le braccia al collo in una calorosa
versione americana di un bise francese.
Oh, Tariq, sono felice di vederla! Lei  proprio la persona che ci vuole!
Era l dalle sei di mattina a distribuire volantini alle
poche persone interessate. Non aveva avuto molta fortuna, ha confessato.
Sono spaventati. Non vogliono neanche pensare al
peggio. E forse non si fidano di noi. Del resto, ci guardi,
per quel che ne sanno potremmo essere degli infiltrati dell'FBI.
Quelli l si sono persino rifiutati di parlarmi, ha
detto indicando un trio di ragazzi magri magri che avevano
l'aria di una squadra di calcio intenta a mettere a punto
la nuova strategia durante l'intervallo.
L'idea, mi ha spiegato Louise, era quella di raccogliere
informazioni sulla gente che entrava in modo da
poterne conoscere numero, nazionalit, professione, et,
per essere in grado di stabilire, alla fine, quanti uomini e
quanti ragazzi erano stati trattenuti. Arrestano anche i
minorenni, se ne rende conto? Entrano e non escono pi.
Ci credo che sono tutti terrorizzati.
Mi  parsa un po' sbalestrata anche lei. Ma potrei sbagliarmi.
La guerra in Iraq ci ha scombussolato un po' tutti.
Che gran pasticcio! Gi, ha convenuto.
La biblioteca di Baghdad  in fiamme. Non sopporto
che distruggano le biblioteche.
Abbiamo chiacchierato un po'. Mi ha detto che Friedrich,
il vecchio che avevo ripescato dal marciapiede un
anno fa, andava sempre in giro per strada con grande energia,
ma aveva perso la memoria.
Tanto parlare di guerra quest'anno l'ha disorientato.
Crede di essere nel 1939. Continua a correre al parco di
notte: crede sia la stazione di Berlino.
Un bell'impegno, per lei, ho commentato invitandola
a bere un caff in un posto l davanti. Impossibile.
Le ho detto che avevo la macchina poco lontano, se voleva
andare a casa a riposarsi e tornare pi tardi. Era chiaro
che si sarebbe trattato di una lunga maratona.
Caro Tariq, ha risposto guardandomi negli occhi.
Mi piacerebbe davvero poter parlare un po' con lei. Ho
talmente tante cose da raccontarle. Non si immagina neanche
quanto io sia in debito con lei. Ma non oggi, d'accordo?
Come preferisce, chre madame Ci siamo stretti
la mano, a quel punto, come due adulti ragionevoli.
 stato davvero gentile, ha ripetuto. Ma guardi che
situazione, ha detto indicando la folla che continuava a
crescere. Rimango qui fino all'ultimo. Non mi arrendo.
...
.
...
FINE.